Berlusconi ha messo il turbo e per garantirsi un posto nel pantheon
della "patria" ha dato il via ad uno spettacolo pirotecnico fatto di
dichiarazioni eclatanti e di proposte mirabolanti, accompagnato
però da fatti concreti significativi: l'aumento della pressione
repressiva dello Stato con la militarizzazione del decreto Maroni e le
regalie fiscali ai ceti medi alti con l'abolizione dell'ICI prima casa.
Con le dichiarazioni d'intenti del ministro Scajola sul nucleare siamo
ad una chiara dimostrazione della volontà di costruzione di un
immaginario collettivo e condiviso, fondato sulla fiducia nella
meravigliose prospettive di uno sviluppo industriale e tecnologico
illimitato, foriero di felicità per tutti, poveri e ricchi,
nordisti e sudisti. Non a caso, insieme al nucleare è riapparso
il rilancio degli OGM, del ponte sullo stretto di Messina e delle
infrastrutture varie come TAV e consimili. Insomma cemento a piene
mani, garantito dal segreto di Stato e dal suo esercito, in salsa
geneticamente modificata e radioattiva.
Riguardo al nucleare che dire? Siamo nel pieno di una mistificazione
colossale che nei prossimi mesi raggiungerà il suo apice
sostenuta da una campagna pubblicitaria degna del più schifoso
detersivo. La promessa di ottenere energia abbondante, a basso costo,
pulita ed ecologica tanto da permettere il rilancio dell'economia
italica e il contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici fa il
paio con quella dei biocombustibili che dovrebbero liberare il mondo
dalla dipendenza dell'inquinante petrolio, ma che in realtà
stanno scatenando aumenti di prezzo della materia prima tali da
condannare intere regioni del mondo alla miseria e alla fame.
Senza alcun fondamento scientifico si propagandano bugie e favolette,
utili per il chiacchiericcio quotidiano. Fortunatamente ci sono ancora
scienziati e tecnici che non si sono venduti e che ci forniscono dati
tali da confutare in profondità quanto gli Scajola di turno (ma
anche i Bersani del governo Prodi) vanno sostenendo.
In poche parole, l'energia nucleare attualmente copre solo circa un
decimo del fabbisogno mondiale di energia con tendenza a scendere in
percentuale. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica
delle Nazioni Unite (AIEA), di uranio fissile nel mondo ce n'è
solo per 35 anni, con i consumi attuali. Di uranio non fissile ce
n'è molto di più, ma trasformandolo in materiale fissile
si ottiene plutonio, pericolosissimo non solo per la salute (un
milionesimo di grammo è sufficiente a provocare la morte per
inalazione), ma anche per la facilità con quale può
essere utilizzato nella fabbricazione di bombe.
La questione delle scorie: si calcola attualmente che nel mondo ci
siano 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi in attesa di stoccaggio
definitivo. La vita delle centrali: poche decine di anni e alti costi
di smantellamento e di messa in sicurezza dei residui radioattivi.
Sulla sicurezza: basterebbe fare un elenco della lunga lista di
incidenti avuti nelle centrali nucleari sia per motivi interni legati
al funzionamento, che quelli esterni provocati da eventi (come il
terremoto che ha colpito poche settimane fa la Cina) per comprendere
che non esistono centrali sicure come Scajola, Marcegaglia e compagnia
vorrebbero farci credere. E la promessa delle centrali intrinsecamente
sicure – quelle di quarta generazione – ci fa ricordare quella del
lombardo Formigoni che agitava l'auto all'idrogeno come soluzione alla
chiusura dell'Alfa Romeo di Arese.
Il prototipo dovrebbe essere pronto non prima del 2025, ma già
ora il Nobel per la Fisica Carlo Rubbia giudica il programma di
realizzazione insufficiente.
Poi c'è la questione della salute degli addetti alle centrali e
delle popolazioni vicine, comunque sottoposte ad un rilascio, per
quanto minimo sia, di radiazioni.
Sull'economicità dell'energia prodotta dal nucleare poi parlano
i dati: negli USA è dal 1978 che non si mette in cantiere una
sola centrale, come pure nell'area OCSE dagli inizi degli anni '90,
Giappone escluso. Il costo crescente per le misure di sicurezza, i
costi dell'intero ciclo di produzione, dalla progettazione allo
smaltimento, fanno si che le centrali non siano per nulla competitive e
che possano essere imposte al mercato solo da una politica di pesante
sostegno statale, con i soldi in sostanza dei contribuenti.
A questo punto si può pienamente capire la portata del decreto
del "federalista" Maroni sull'impiego dell'esercito nelle aree
dichiarate di interesse strategico nazionale e sull'imposizione del
segreto di Stato su quanto in esse avviene.
Max.var.