Umanità Nova, n.20 del 1 giugno 2008, anno 88

Nucleare. Miti e bugie


Berlusconi ha messo il turbo e per garantirsi un posto nel pantheon della "patria" ha dato il via ad uno spettacolo pirotecnico fatto di dichiarazioni eclatanti e di proposte mirabolanti, accompagnato però da fatti concreti significativi: l'aumento della pressione repressiva dello Stato con la militarizzazione del decreto Maroni e le regalie fiscali ai ceti medi alti con l'abolizione dell'ICI prima casa.
Con le dichiarazioni d'intenti del ministro Scajola sul nucleare siamo ad una chiara dimostrazione della volontà di costruzione di un immaginario collettivo e condiviso, fondato sulla fiducia nella meravigliose prospettive di uno sviluppo industriale e tecnologico illimitato, foriero di felicità per tutti, poveri e ricchi, nordisti e sudisti. Non a caso, insieme al nucleare è riapparso il rilancio degli OGM, del ponte sullo stretto di Messina e delle infrastrutture varie come TAV e consimili. Insomma cemento a piene mani, garantito dal segreto di Stato e dal suo esercito, in salsa geneticamente modificata e radioattiva.
Riguardo al nucleare che dire? Siamo nel pieno di una mistificazione colossale che nei prossimi mesi raggiungerà il suo apice sostenuta da una campagna pubblicitaria degna del più schifoso detersivo. La promessa di ottenere energia abbondante, a basso costo, pulita ed ecologica tanto da permettere il rilancio dell'economia italica e il contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici fa il paio con quella dei biocombustibili che dovrebbero liberare il mondo dalla dipendenza dell'inquinante petrolio, ma che in realtà stanno scatenando aumenti di prezzo della materia prima tali da condannare intere regioni del mondo alla miseria e alla fame.
Senza alcun fondamento scientifico si propagandano bugie e favolette, utili per il chiacchiericcio quotidiano. Fortunatamente ci sono ancora scienziati e tecnici che non si sono venduti e che ci forniscono dati tali da confutare in profondità quanto gli Scajola di turno (ma anche i Bersani del governo Prodi) vanno sostenendo.
In poche parole, l'energia nucleare attualmente copre solo circa un decimo del fabbisogno mondiale di energia con tendenza a scendere in percentuale. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite (AIEA), di uranio fissile nel mondo ce n'è solo per 35 anni, con i consumi attuali. Di uranio non fissile ce n'è molto di più, ma trasformandolo in materiale fissile si ottiene plutonio, pericolosissimo non solo per la salute (un milionesimo di grammo è sufficiente a provocare la morte per inalazione), ma anche per la facilità con quale può essere utilizzato nella fabbricazione di bombe.
La questione delle scorie: si calcola attualmente che nel mondo ci siano 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi in attesa di stoccaggio definitivo. La vita delle centrali: poche decine di anni e alti costi di smantellamento e di messa in sicurezza dei residui radioattivi.
Sulla sicurezza: basterebbe fare un elenco della lunga lista di incidenti avuti nelle centrali nucleari sia per motivi interni legati al funzionamento, che quelli esterni provocati da eventi (come il terremoto che ha colpito poche settimane fa la Cina) per comprendere che non esistono centrali sicure come Scajola, Marcegaglia e compagnia vorrebbero farci credere. E la promessa delle centrali intrinsecamente sicure – quelle di quarta generazione – ci fa ricordare quella del lombardo Formigoni che agitava l'auto all'idrogeno come soluzione alla chiusura dell'Alfa Romeo di Arese.
Il prototipo dovrebbe essere pronto non prima del 2025, ma già ora il Nobel per la Fisica Carlo Rubbia giudica il programma di realizzazione insufficiente.
Poi c'è la questione della salute degli addetti alle centrali e delle popolazioni vicine, comunque sottoposte ad un rilascio, per quanto minimo sia, di radiazioni.
Sull'economicità dell'energia prodotta dal nucleare poi parlano i dati: negli USA è dal 1978 che non si mette in cantiere una sola centrale, come pure nell'area OCSE dagli inizi degli anni '90, Giappone escluso. Il costo crescente per le misure di sicurezza, i costi dell'intero ciclo di produzione, dalla progettazione allo smaltimento, fanno si che le centrali non siano per nulla competitive e che possano essere imposte al mercato solo da una politica di pesante sostegno statale, con i soldi in sostanza dei contribuenti.
A questo punto si può pienamente capire la portata del decreto del "federalista" Maroni sull'impiego dell'esercito nelle aree dichiarate di interesse strategico nazionale e sull'imposizione del segreto di Stato su quanto in esse avviene.

Max.var.

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