Umanità Nova, n.21 dell'8 giugno 2008, anno 88

Antifascismo. Ritorno al presente


Brusco risveglio a sinistra, proprio mentre il dibattito politico s'interrogava sul presunto superamento delle ideologie del Novecento, attorno all'abito nuovo del postfascista Fini e in merito alla vittoria elettorale della destra populista. Forse non siamo ancora al fascismo, inteso almeno come regime, ma di certo i fascisti ci sono e sono pericolosamente attivi.
Il recente assassinio di un giovane a Verona, assieme ad una crescente serie di raid squadristici e aggressioni particolarmente gravi, sovente intrecciate a spedizioni xenofobe e pogrom anti-rom, confermano una tendenza in atto ormai da anni ma costantemente sottovalutata.
Ma, oltre all'errore di una generalizzata sottovalutazione politica di centinaia di attentati, pestaggi e persino stupri compiuti da aderenti all'estrema destra, responsabili anche di almeno cinque omicidi, i partiti parlamentari e i governi hanno colpevolmente isolato, irriso e criminalizzato l'antifascismo.
Anche di fronte alle ultime violenze, il copione scelto è quello consueto della banalizzazione delle azioni nazifasciste, presentate come intemperanze giovanili, e in parallelo della colpevolizzazione degli antifascisti, accusati di essere degli estremisti fuori dal tempo.
Nient'altro, a ben ricordare, che una rivisitazione della teoria degli "opposti estremismi" di democristiana memoria.
Il tutto inserito dentro una continua opera di vandalismo storiografico, di cui Giampaolo Pansa risulta capofila e beneficiario, volta a mettere sotto accusa la resistenza partigiana e a riabilitare invece gli italiani che combatterono per l'ordine hitleriano.
Basti un esempio: lo scorso primo maggio, lo stesso giorno in cui  a Verona veniva assassinato per mano fascista Nicola Tommasoli, sul quotidiano comunista "Il manifesto" era possibile leggere il resoconto di un'assemblea degli iscritti di Rifondazione Comunista, svoltasi il giorno prima a Roma, durante cui era stato affermato che l'antirazzismo etico e l'antifascismo erano ormai armi spuntate.
Può darsi che non siano sufficienti per riconquistare un clima sociale diverso, ma certo se si rinuncia a questi principi solidali e a queste pratiche di opposizione, difficilmente il presente sarà più libero e vivibile.
Infatti, forti di appoggi istituzionali ad ogni livello, i raggruppamenti dell'estrema destra stanno intensificando il loro attivismo violento, inserendosi nel clima intossicato dell'ostilità contro gli immigrati, della prevaricazione sessista-omofoba e della paranoia securitaria, atteggiandosi a ribelli verso un sistema di cui, in ultima analisi, sono i più strenui guardiani.
Loro stessi, d'altra parte, si proclamano custodi della tradizione e nemici della sovversione.
Esattamente come le prime squadre fasciste degli anni Venti che svolsero la loro funzione reazionaria per conto degli industriali e degli agrari, inneggiando alla rivoluzione antiborghese.
D'altra parte, così come già sperimentato anni addietro in Germania, l'acuirsi delle tensioni interetniche e dell'odio razziale, offre ai governi un ulteriore pretesto per promulgare misure legislative contro migranti e rom, sostenendo che senza la repressione dello stato si incentiva il razzismo.
In questo senso, quanto dichiarato del ministro dell'interno Maroni sulle recenti aggressioni xenofobe sembra ricalcare fedelmente tale schema: "Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari che finiscono pure in tv. Il pacchetto sicurezza cerca di evitare reazioni che sono ovviamente da condannare".
Se però la posizione di Maroni, da leghista quale è, appare quasi scontata, va altresì osservato che analoga impostazione è da anni riscontrabile anche nelle argomentazioni di esponenti e militanti che vantano una cultura di sinistra: per evitare che l'intolleranza divenga razzismo, è necessario incrementare lo stato di polizia contro l'immigrazione.
E, mentre, le istituzioni si preoccupano di sorvegliare, rastrellare, schedare, espellere, reprimere, incarcerare gli esseri umani colpevoli del reato di clandestinità, proliferano indisturbate le formazioni dell'estrema destra che poi, puntualmente, salgono agli onori della cronaca nera per le loro imprese.
Le sigle sono sempre le stesse: soprattutto Forza Nuova e Fiamma Tricolore, con tutto il corollario delle strutture minori, affiliate o autonome, che abbracciano l'intero panorama nazi-fascista, dai rudi bonehead all'integralismo cattolico. Un arcipelago con diffuse e solide relazioni con i partiti della destra ufficiale che, anche di fronte ai misfatti meno difendibili commessi dai camerati, sono sempre pronti a sollevare l'alibi delle violenze compiute dalla sinistra radicale, dai centri sociali o dagli anarchici. Tanto è vero che il centro-destra da anni stipula con l'estrema destra accordi elettorali, sia a livello nazionale che locale, con il dichiarato favore dello stesso Berlusconi che ha mandato in parlamento anche la Mussolini e l'editore fascista Ciarrapico come rappresentati del Popolo della Libertà.
Nei suoi undici anni di esistenza, i militanti e i dirigenti di Forza Nuova hanno collezionato centinaia di denunce, sia per reati connessi all'attivismo politico e alla propaganda ideologica che per imputazioni legate alla delinquenza comune, compresi spaccio e rapine compiute da personaggi iscritti al partito sino al giorno prima; eppure Forza Nuova continua ad essere considerata da istituzioni e stampa un'associazione politica come tante.
Anche nei più recenti fatti di Verona e Roma, Forza Nuova è risultata pesantemente coinvolta.
Stesso dicasi per Fiamma Tricolore che, dopo aver raccolto anche gruppi "naziskin" responsabili di ogni genere di provocazioni e violenze, ha subito una condanna collettiva per "manifestazioni usuali del disciolto partito fascista"; alle ultime elezioni politiche si è presentata nel cartello comune con La Destra di Storace, Buontempo e della salottiera Santanchè, tutti tardivi fuoriusciti da Alleanza Nazionale.
Un capitolo a parte meriterebbero le cosiddette Occupazioni Non Conformi, covi neonazi che a Roma sono promossi come alternative ai centri sociali di sinistra. Va comunque ricordato che l'affermazione delle ONC è stata possibile anche grazie alla compiacenza dimostrata a Roma dalla precedente giunta di centrosinistra presieduta dallo stesso Veltroni che oggi si dichiara preoccupato per le azioni delle bande neofasciste. Tra le ONC romane, l'attività di Casa Pound è in questo senso esemplare, in quanto è divenuta il laboratorio e il crocevia dell'estrema destra capitolina. Pur essendo legata a Fiamma Tricolore, tanto che la sua organizzazione giovanile, Blocco Studentesco, è nata proprio tra le sue mura, i dirigenti di Casa Pound negli ultimi mesi hanno ricevuto cameratescamente sia il dirigente di Forza Nuova, Roberto Fiore, che quello de La Destra, Francesco Storace, entrambi a pesca di voti e appoggi.
Il tutto tra rivendicazioni sociali, slogan antiamericani, disprezzo per le guardie, rimasticature del futurismo, bandiere nere e testate di giornali in rossonero, tanto per giocare ambiguamente su una presunta identità rivoluzionaria, proprio nel momento in cui la sinistra sembra avere timore persino della propria ombra.
Sarebbe comunque errato ritenere che oggi l'estrema destra sia circoscrivibile alla realtà mostrata dal film "Nazirock", dato che ben oltre i concerti, le teste rasate e le croci celtiche, esiste un'elaborazione e una produzione culturale con protagonisti assai diversi ed ormai ritenuti interessanti persino in ambienti e contesti di dibattito di sinistra. Infatti, quella "Nuova Destra" fatta rinascere da Alain De Benoist in Francia e da Marco Tarchi in Italia sulle rovine neofasciste degli anni Settanta, risulta oggi essere un soggetto in grado di penetrare ed influenzare riflessioni sulla metapolitica, sulla globalizzazione o sul differenzialismo che non fanno meno vittime di quelle degli squadristi con le mazze chiodate.
Per queste ragioni è quanto mai necessario sviluppare, congiuntamente, critica ed azione antiautoritaria.

KAS

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