Brusco risveglio a sinistra, proprio mentre il dibattito politico
s'interrogava sul presunto superamento delle ideologie del Novecento,
attorno all'abito nuovo del postfascista Fini e in merito alla vittoria
elettorale della destra populista. Forse non siamo ancora al fascismo,
inteso almeno come regime, ma di certo i fascisti ci sono e sono
pericolosamente attivi.
Il recente assassinio di un giovane a Verona, assieme ad una crescente
serie di raid squadristici e aggressioni particolarmente gravi, sovente
intrecciate a spedizioni xenofobe e pogrom anti-rom, confermano una
tendenza in atto ormai da anni ma costantemente sottovalutata.
Ma, oltre all'errore di una generalizzata sottovalutazione politica di
centinaia di attentati, pestaggi e persino stupri compiuti da aderenti
all'estrema destra, responsabili anche di almeno cinque omicidi, i
partiti parlamentari e i governi hanno colpevolmente isolato, irriso e
criminalizzato l'antifascismo.
Anche di fronte alle ultime violenze, il copione scelto è quello
consueto della banalizzazione delle azioni nazifasciste, presentate
come intemperanze giovanili, e in parallelo della colpevolizzazione
degli antifascisti, accusati di essere degli estremisti fuori dal tempo.
Nient'altro, a ben ricordare, che una rivisitazione della teoria degli "opposti estremismi" di democristiana memoria.
Il tutto inserito dentro una continua opera di vandalismo
storiografico, di cui Giampaolo Pansa risulta capofila e beneficiario,
volta a mettere sotto accusa la resistenza partigiana e a riabilitare
invece gli italiani che combatterono per l'ordine hitleriano.
Basti un esempio: lo scorso primo maggio, lo stesso giorno in cui
a Verona veniva assassinato per mano fascista Nicola Tommasoli, sul
quotidiano comunista "Il manifesto" era possibile leggere il resoconto
di un'assemblea degli iscritti di Rifondazione Comunista, svoltasi il
giorno prima a Roma, durante cui era stato affermato che l'antirazzismo
etico e l'antifascismo erano ormai armi spuntate.
Può darsi che non siano sufficienti per riconquistare un clima
sociale diverso, ma certo se si rinuncia a questi principi solidali e a
queste pratiche di opposizione, difficilmente il presente sarà
più libero e vivibile.
Infatti, forti di appoggi istituzionali ad ogni livello, i
raggruppamenti dell'estrema destra stanno intensificando il loro
attivismo violento, inserendosi nel clima intossicato
dell'ostilità contro gli immigrati, della prevaricazione
sessista-omofoba e della paranoia securitaria, atteggiandosi a ribelli
verso un sistema di cui, in ultima analisi, sono i più strenui
guardiani.
Loro stessi, d'altra parte, si proclamano custodi della tradizione e nemici della sovversione.
Esattamente come le prime squadre fasciste degli anni Venti che
svolsero la loro funzione reazionaria per conto degli industriali e
degli agrari, inneggiando alla rivoluzione antiborghese.
D'altra parte, così come già sperimentato anni addietro
in Germania, l'acuirsi delle tensioni interetniche e dell'odio
razziale, offre ai governi un ulteriore pretesto per promulgare misure
legislative contro migranti e rom, sostenendo che senza la repressione
dello stato si incentiva il razzismo.
In questo senso, quanto dichiarato del ministro dell'interno Maroni
sulle recenti aggressioni xenofobe sembra ricalcare fedelmente tale
schema: "Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti
commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze
sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari
che finiscono pure in tv. Il pacchetto sicurezza cerca di evitare
reazioni che sono ovviamente da condannare".
Se però la posizione di Maroni, da leghista quale è,
appare quasi scontata, va altresì osservato che analoga
impostazione è da anni riscontrabile anche nelle argomentazioni
di esponenti e militanti che vantano una cultura di sinistra: per
evitare che l'intolleranza divenga razzismo, è necessario
incrementare lo stato di polizia contro l'immigrazione.
E, mentre, le istituzioni si preoccupano di sorvegliare, rastrellare,
schedare, espellere, reprimere, incarcerare gli esseri umani colpevoli
del reato di clandestinità, proliferano indisturbate le
formazioni dell'estrema destra che poi, puntualmente, salgono agli
onori della cronaca nera per le loro imprese.
Le sigle sono sempre le stesse: soprattutto Forza Nuova e Fiamma
Tricolore, con tutto il corollario delle strutture minori, affiliate o
autonome, che abbracciano l'intero panorama nazi-fascista, dai rudi
bonehead all'integralismo cattolico. Un arcipelago con diffuse e solide
relazioni con i partiti della destra ufficiale che, anche di fronte ai
misfatti meno difendibili commessi dai camerati, sono sempre pronti a
sollevare l'alibi delle violenze compiute dalla sinistra radicale, dai
centri sociali o dagli anarchici. Tanto è vero che il
centro-destra da anni stipula con l'estrema destra accordi elettorali,
sia a livello nazionale che locale, con il dichiarato favore dello
stesso Berlusconi che ha mandato in parlamento anche la Mussolini e
l'editore fascista Ciarrapico come rappresentati del Popolo della
Libertà.
Nei suoi undici anni di esistenza, i militanti e i dirigenti di Forza
Nuova hanno collezionato centinaia di denunce, sia per reati connessi
all'attivismo politico e alla propaganda ideologica che per imputazioni
legate alla delinquenza comune, compresi spaccio e rapine compiute da
personaggi iscritti al partito sino al giorno prima; eppure Forza Nuova
continua ad essere considerata da istituzioni e stampa un'associazione
politica come tante.
Anche nei più recenti fatti di Verona e Roma, Forza Nuova è risultata pesantemente coinvolta.
Stesso dicasi per Fiamma Tricolore che, dopo aver raccolto anche gruppi
"naziskin" responsabili di ogni genere di provocazioni e violenze, ha
subito una condanna collettiva per "manifestazioni usuali del disciolto
partito fascista"; alle ultime elezioni politiche si è
presentata nel cartello comune con La Destra di Storace, Buontempo e
della salottiera Santanchè, tutti tardivi fuoriusciti da
Alleanza Nazionale.
Un capitolo a parte meriterebbero le cosiddette Occupazioni Non
Conformi, covi neonazi che a Roma sono promossi come alternative ai
centri sociali di sinistra. Va comunque ricordato che l'affermazione
delle ONC è stata possibile anche grazie alla compiacenza
dimostrata a Roma dalla precedente giunta di centrosinistra presieduta
dallo stesso Veltroni che oggi si dichiara preoccupato per le azioni
delle bande neofasciste. Tra le ONC romane, l'attività di Casa
Pound è in questo senso esemplare, in quanto è divenuta
il laboratorio e il crocevia dell'estrema destra capitolina. Pur
essendo legata a Fiamma Tricolore, tanto che la sua organizzazione
giovanile, Blocco Studentesco, è nata proprio tra le sue mura, i
dirigenti di Casa Pound negli ultimi mesi hanno ricevuto
cameratescamente sia il dirigente di Forza Nuova, Roberto Fiore, che
quello de La Destra, Francesco Storace, entrambi a pesca di voti e
appoggi.
Il tutto tra rivendicazioni sociali, slogan antiamericani, disprezzo
per le guardie, rimasticature del futurismo, bandiere nere e testate di
giornali in rossonero, tanto per giocare ambiguamente su una presunta
identità rivoluzionaria, proprio nel momento in cui la sinistra
sembra avere timore persino della propria ombra.
Sarebbe comunque errato ritenere che oggi l'estrema destra sia
circoscrivibile alla realtà mostrata dal film "Nazirock", dato
che ben oltre i concerti, le teste rasate e le croci celtiche, esiste
un'elaborazione e una produzione culturale con protagonisti assai
diversi ed ormai ritenuti interessanti persino in ambienti e contesti
di dibattito di sinistra. Infatti, quella "Nuova Destra" fatta
rinascere da Alain De Benoist in Francia e da Marco Tarchi in Italia
sulle rovine neofasciste degli anni Settanta, risulta oggi essere un
soggetto in grado di penetrare ed influenzare riflessioni sulla
metapolitica, sulla globalizzazione o sul differenzialismo che non
fanno meno vittime di quelle degli squadristi con le mazze chiodate.
Per queste ragioni è quanto mai necessario sviluppare, congiuntamente, critica ed azione antiautoritaria.
KAS