Nell'ultimo periodo del mese di maggio il ministro Gelmini
annunciava la volontà di creare una task force (termine
d'origine militare che indica un organismo ad hoc) contro il bullismo
che abbia anche il compito di indagare sul cosiddetto disagio
giovanile. In attesa della creazione della task force ministeriale,
come si è potuto apprendere dalle notizie del sito del Ministero
dell'Interno, il 4 giugno veniva firmato a Ferrara un "Protocollo
d'intesa per la prevenzione e la lotta ai fenomeni del bullismo e della
devianza giovanile ". Si tratta di un documento che istituisce un
organismo speciale composto da vari enti coordinati dalla Prefettura di
Ferrara. Oltre a quest'ultima, sono firmatari la Provincia, il Comune,
l'Ufficio Scolastico Provinciale, la Questura, il Comando Provinciale
della Guardia di Finanza, il Comando Provinciale dei Carabinieri e
l'Azienda U.S.L. Locale.
Come si apprende dagli articoli 1 e 2 del protocollo, gli enti
firmatari vanno a costituire un Gruppo di Lavoro che con scadenza
annuale farà un bilancio della propria attività,
elaborerà un nuovo piano di lavoro, presenterà una
relazione alla Conferenza Provinciale Permanente e predisporrà
un "patto educativo territoriale". Il protocollo ha durata triennale,
successivamente si potrà procedere ad eventuali modifiche (art.
11).
I dirigenti scolastici – come i Comuni della provincia – vengono
invitati ad aderire "allo scopo di prevenire i fenomeni del bullismo e
della devianza giovanile nelle scuole" attivando " il raccordo con le
Amministrazioni interessate" (art. 4). A questo proposito si specifica
che "lo svolgimento dell'attività di vigilanza all'esterno e
presso le scuole verrà assicurata anche tramite operatori di
Polizia Municipale e sarà concordata in sede di Comitato
Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica [...]. I dirigenti scolastici,
al fine di garantire l'attuazione di un'efficace attività
preventiva, appronteranno ogni consentita collaborazione con gli
operatori di Polizia secondo un criterio di reciprocità" (art.
8). Inoltre, "i dirigenti scolastici concordano con la Prefettura -
UTG, con le Forze di Polizia, con gli Enti locali, con l'Ufficio
Scolastico provinciale e con l'A.U.S.L. lo svolgimento di seminari,
incontri, dibattiti finalizzati ad una diffusione della cultura di
legalità e di prevenzione per contrastare i fenomeni del
bullismo e della devianza giovanile" (art. 9).
Particolarmente interessante è l'art. 5: "Le Forze dell'ordine
forniranno agli Enti Locali ed all'AUSL ogni possibile collaborazione
facendosi carico di informare i cittadini che ad essi si rivolgono –
sia tramite i numeri di emergenza e di pubblica utilità - 112,
113 e 117 - sia tramite il Poliziotto ed il Carabiniere di Quartiere -
della possibilità di contattare gli uffici che tali enti
individueranno al fine di segnalare le eventuali situazioni di disagio
percepite ["percepite"!]. Ciò sarà fatto solo qualora non
[!] si ravvisino situazioni criminogene o comunque tali da dover essere
approfondite nelle opportune sedi". Inoltre, "analoga iniziativa
assumerà la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di
Ferrara per le segnalazioni ricevute dai cittadini" (art. 6). Il fatto
che questo tipo di intervento si debba verificare quando non si
ravvisano situazioni criminogene (che comunque non sono criminali) da
un lato è ovvio, in quanto vi è la necessità di
non "sovrapporsi alle procedure istituzionali già esistenti
curate dagli organi competenti" (come sostenuto nel "premesso che" del
protocollo), dall'altro mette in evidenza l'azione di sorveglianza
estesa extra-ordinaria che si vuole porre in essere e su cui torneremo
poi.
Per concludere con il testo del documento, leggiamo l'articolo 7 dove
si spiega che "le Amministrazioni che aderiscono al protocollo si
impegnano a raccogliere e gestire le informazioni, in qualsiasi modo
ricevute [!], nel rispetto delle normative vigenti, con particolare
riguardo a quelle relative alla protezione dei dati personali
nonché al Codice Penale. Si impegnano altresì a
concordare in sede di 'Gruppo di Lavoro' i luoghi e le modalità
con cui procederanno all'acquisizione diretta di segnalazioni da parte
dei cittadini (moduli, interviste telefoniche o altro)". Qui troviamo
dunque l'annuncio di schedature (raccolta e gestione delle
informazioni), nonché l'enunciazione di tecniche finalizzate
alla ulteriore sollecitazione alla partecipazione diretta dei cittadini
nel progetto delatorio fondato, come si diceva prima, sulla
"percezione" del disagio e finalizzato alla sorveglianza diffusa.
Il protocollo di Ferrara può essere facilmente indicato come
tassello del puzzle composito dell'ormai celebre delirio securitario.
Liquidarlo così, tuttavia, sarebbe semplicistico. Infatti,
esso può essere visto come un altro campanello d'allarme
significativo da ricondurre ad un fenomeno peculiare, cioè il
"tentativo di creare apparati con compiti di polizia che agiscano
parallelamente, e preventivamente, a quelli già esistenti" -
come avevo avuto modo di definirlo in un precedente articolo
(Umanità Nova, n° 37, dicembre 2007) riguardante l'"editto
anti-sbandati" di Cittadella, provincia di Padova, che continua a
riscuotere consensi e a produrre emulazioni.
Se si pensa anche al dibattito sull'istituzionalizzazione delle ronde
(che comprende pure litigi sulla composizione delle squadre addette a
ripulire il territorio), si può notare come il fenomeno vada
arricchendosi di un elemento chiave. Gli inviti alla partecipazione
attiva della popolazione e i meccanismi che la sollecitano, inseriti in
un contesto che fomenta la delazione e il diffondersi di un clima di
sospetto, rappresenta una torsione, non certo imprevedibile, dei
benintenzionati valori miranti alla democrazia partecipativa. Del 5
giugno è la notizia, riportata nel sito de il Resto del Carlino,
dell'avvio a Bologna, ad opera della Lega e di Bologna Capitale, del
"progetto 'Sentinella' un modo per raccogliere le segnalazioni dei
residenti sullo stato di degrado ed insicurezza della citta' attraverso
un messaggio col telefonino", che mette a disposizione un numero
telefonico ed un sito internet per le segnalazioni.
Il recupero istituzionale della partecipazione popolare viene
canalizzato in iniziative e organismi speciali che, a modo loro
avvicinando la cittadinanza alle istituzioni, si propongono di ampliare
il controllo poliziesco.
Idea fondamentale è la "prevenzione", che tradotta in
esperimenti concreti definisce strategie di disciplinamento non
limitate al piano "culturale" (come può essere ad esempio la
comunicazione mass-mediatica), ma che provvedono invece a mettere in
piedi organismi dotati di una certa stabilità in cui possano
sedimentarsi pratiche quotidiane molto concrete, in cui certi
comportamenti sociali si rafforzino divenendo abitudini e stimolando,
quindi, il raggiungimento di un nuovo livello di normalità
sociale che includa uno stato di polizia "democratizzato".
Il caso del protocollo di Ferrara è anche un buon esempio di
come la democratizzazione dello stato di polizia si stia specializzando
attraverso il decentramento sul territorio, raffinando e adeguando le
strategie disciplinari ai peculiari contesti locali.
Le varie "emergenze" odierne divengono reali nel momento in cui si
materializzano anche nella maggiore sofisticazione delle tecniche volte
a risolvere (sempre parzialmente, ma più o meno pericolosamente
a seconda dei contesti storico-sociali) il secolare problema
dell'inserimento delle masse negli apparati di governo della
società.
Uno degli effetti è naturalmente l'allargamento dello spazio di
terra bruciata attorno a chi è più inadeguato alle
normalizzazioni e, conseguentemente, più soggetto alle
repressioni. In questo senso è importante non perdere di vista
il fatto non secondario che l'inasprimento delle azioni repressive
contro soggetti scomodi o indicati come nemici si appoggia al
contemporaneo disciplinamento su ampia scala, contro il quale la
denuncia della repressione non è sufficiente, dato che il
disciplinamento ha anche la funzione di inibire le sensibilità,
ed è dunque necessario riflettere su strategie specifiche che lo
mettano quanto meno in discussione.
S.L.