Umanità Nova, n.22 del 15 giugno 2008, anno 88

Il protocollo di Ferrara. Verso uno stato di polizia democratizzato


Nell'ultimo periodo del mese di maggio il ministro Gelmini annunciava la volontà di creare una task force (termine d'origine militare che indica un organismo ad hoc) contro il bullismo che abbia anche il compito di indagare sul cosiddetto disagio giovanile. In attesa della creazione della task force ministeriale, come si è potuto apprendere dalle notizie del sito del Ministero dell'Interno, il 4 giugno veniva firmato a Ferrara un "Protocollo d'intesa per la prevenzione e la lotta ai fenomeni del bullismo e della devianza giovanile ". Si tratta di un documento che istituisce un organismo speciale composto da vari enti coordinati dalla Prefettura di Ferrara. Oltre a quest'ultima, sono firmatari la Provincia, il Comune, l'Ufficio Scolastico Provinciale, la Questura, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, il Comando Provinciale dei Carabinieri e l'Azienda U.S.L. Locale.
Come si apprende dagli articoli 1 e 2 del protocollo, gli enti firmatari vanno a costituire un Gruppo di Lavoro che con scadenza annuale farà un bilancio della propria attività, elaborerà un nuovo piano di lavoro, presenterà una relazione alla Conferenza Provinciale Permanente e predisporrà un "patto educativo territoriale". Il protocollo ha durata triennale, successivamente si potrà procedere ad eventuali modifiche (art. 11).
I dirigenti scolastici – come i Comuni della provincia – vengono invitati ad aderire "allo scopo di prevenire i fenomeni del bullismo e della devianza giovanile nelle scuole" attivando " il raccordo con le Amministrazioni interessate" (art. 4). A questo proposito si specifica che "lo svolgimento dell'attività di vigilanza all'esterno e presso le scuole verrà assicurata anche tramite operatori di Polizia Municipale e sarà concordata in sede di Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica [...]. I dirigenti scolastici, al fine di garantire l'attuazione di un'efficace attività preventiva, appronteranno ogni consentita collaborazione con gli operatori di Polizia secondo un criterio di reciprocità" (art. 8). Inoltre, "i dirigenti scolastici concordano con la Prefettura - UTG, con le Forze di Polizia, con gli Enti locali, con l'Ufficio Scolastico provinciale e con l'A.U.S.L. lo svolgimento di seminari, incontri, dibattiti finalizzati ad una diffusione della cultura di legalità e di prevenzione per contrastare i fenomeni del bullismo e della devianza giovanile" (art. 9).
Particolarmente interessante è l'art. 5: "Le Forze dell'ordine forniranno agli Enti Locali ed all'AUSL ogni possibile collaborazione facendosi carico di informare i cittadini che ad essi si rivolgono – sia tramite i numeri di emergenza e di pubblica utilità - 112, 113 e 117 - sia tramite il Poliziotto ed il Carabiniere di Quartiere - della possibilità di contattare gli uffici che tali enti individueranno al fine di segnalare le eventuali situazioni di disagio percepite ["percepite"!]. Ciò sarà fatto solo qualora non [!] si ravvisino situazioni criminogene o comunque tali da dover essere approfondite nelle opportune sedi". Inoltre, "analoga iniziativa assumerà la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Ferrara per le segnalazioni ricevute dai cittadini" (art. 6). Il fatto che questo tipo di intervento si debba verificare quando non si ravvisano situazioni criminogene (che comunque non sono criminali) da un lato è ovvio, in quanto vi è la necessità di non "sovrapporsi alle procedure istituzionali già esistenti curate dagli organi competenti" (come sostenuto nel "premesso che" del protocollo), dall'altro mette in evidenza l'azione di sorveglianza estesa extra-ordinaria che si vuole porre in essere e su cui torneremo poi.
Per concludere con il testo del documento, leggiamo l'articolo 7 dove si spiega che "le Amministrazioni che aderiscono al protocollo si impegnano a raccogliere e gestire le informazioni, in qualsiasi modo ricevute [!], nel rispetto delle normative vigenti, con particolare riguardo a quelle relative alla protezione dei dati personali nonché al Codice Penale. Si impegnano altresì a concordare in sede di 'Gruppo di Lavoro' i luoghi e le modalità con cui procederanno all'acquisizione diretta di segnalazioni da parte dei cittadini (moduli, interviste telefoniche o altro)". Qui troviamo dunque l'annuncio di schedature (raccolta e gestione delle informazioni), nonché l'enunciazione di tecniche finalizzate alla ulteriore sollecitazione alla partecipazione diretta dei cittadini nel progetto delatorio fondato, come si diceva prima, sulla "percezione" del disagio e finalizzato alla sorveglianza diffusa.
Il protocollo di Ferrara può essere facilmente indicato come tassello del puzzle composito dell'ormai celebre delirio securitario. Liquidarlo così, tuttavia, sarebbe semplicistico. Infatti,  esso può essere visto come un altro campanello d'allarme significativo da ricondurre ad un fenomeno peculiare, cioè il "tentativo di creare apparati con compiti di polizia che agiscano parallelamente, e preventivamente, a quelli già esistenti" - come avevo avuto modo di definirlo in un precedente articolo (Umanità Nova, n° 37, dicembre 2007) riguardante l'"editto anti-sbandati" di Cittadella, provincia di Padova, che continua a riscuotere consensi e a produrre emulazioni.
Se si pensa anche al dibattito sull'istituzionalizzazione delle ronde (che comprende pure litigi sulla composizione delle squadre addette a ripulire il territorio), si può notare come il fenomeno vada arricchendosi di un elemento chiave. Gli inviti alla partecipazione attiva della popolazione e i meccanismi che la sollecitano, inseriti in un contesto che fomenta la delazione e il diffondersi di un clima di sospetto, rappresenta una torsione, non certo imprevedibile, dei benintenzionati valori miranti alla democrazia partecipativa. Del 5 giugno è la notizia, riportata nel sito de il Resto del Carlino, dell'avvio a Bologna, ad opera della Lega e di Bologna Capitale, del "progetto 'Sentinella' un modo per raccogliere le segnalazioni dei residenti sullo stato di degrado ed insicurezza della citta' attraverso un messaggio col telefonino", che mette a disposizione un numero telefonico ed un sito internet per le segnalazioni.
Il recupero istituzionale della partecipazione popolare viene canalizzato in iniziative e organismi speciali che, a modo loro avvicinando la cittadinanza alle istituzioni, si propongono di ampliare il controllo poliziesco.
Idea fondamentale è la "prevenzione", che tradotta in esperimenti concreti definisce strategie di disciplinamento non limitate al piano "culturale" (come può essere ad esempio la comunicazione mass-mediatica), ma che provvedono invece a mettere in piedi organismi dotati di una certa stabilità in cui possano sedimentarsi pratiche quotidiane molto concrete, in cui certi comportamenti sociali si rafforzino divenendo abitudini e stimolando, quindi, il raggiungimento di un nuovo livello di normalità sociale che includa uno stato di polizia "democratizzato".
Il caso del protocollo di Ferrara è anche un buon esempio di come la democratizzazione dello stato di polizia si stia specializzando attraverso il decentramento sul territorio, raffinando e adeguando le strategie disciplinari ai peculiari contesti locali.
Le varie "emergenze" odierne divengono reali nel momento in cui si materializzano anche nella maggiore sofisticazione delle tecniche volte a risolvere (sempre parzialmente, ma più o meno pericolosamente a seconda dei contesti storico-sociali) il secolare problema dell'inserimento delle masse negli apparati di governo della società.
Uno degli effetti è naturalmente l'allargamento dello spazio di terra bruciata attorno a chi è più inadeguato alle normalizzazioni e, conseguentemente, più soggetto alle repressioni. In questo senso è importante non perdere di vista il fatto non secondario che l'inasprimento delle azioni repressive contro soggetti scomodi o indicati come nemici si appoggia al contemporaneo disciplinamento su ampia scala, contro il quale la denuncia della repressione non è sufficiente, dato che il disciplinamento ha anche la funzione di inibire le sensibilità, ed è dunque necessario riflettere su strategie specifiche che lo mettano quanto meno in discussione.

S.L.


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