Umanità Nova, n.23 del 22 giugno 2008, anno 88

Strage senza limiti. UE: settimana di 60 ore, mentre ogni giorno il lavoro uccide


Continua lo stillicidio quotidiano di morti sul lavoro, mentre il governo e Confindustria vogliono "singolarizzare" il rapporto di lavoro. Mentre nove lavoratori morivano in un sol giorno in Italia, venticinque su ventisette ministri del lavoro della UE approvavano un disegno di direttiva (che dovrà essere approvato dal Parlamento europeo, in base al quale viene meno ogni limite all'orario di lavoro fino ad oggi legalmente e contrattualmente previsto: il singolo lavoratore potrà "liberamente" accordarsi con il proprio datore di lavoro per una settimana lavorativa anche di 60 o 65 ore. Rafforzati da Francia e Italia, Inghilterra e Germania hanno spinto, assieme ai tanti nuovi entrati nell'Unione, per mettere in soffitta le 48 ore di lavoro alla settimana. Alla notizia, il sottosegretario Sacconi non stava più nella pelle dall'emozione: un'altro duro, durissimo, colpo all'esercizio e alla difesa collettiva dei propri diritti da parte dei lavoratori. Perchè la conquista delle otto ore e della settimana di 48 ore sono "la" storia del movimento dei lavoratori e poter finalmente, dopo 120 anni azzerare l'orologio dei rapporti di forza di capitale e lavoro, dà certo i brividi di piacere a quei macellai in cravatta e colletto inamidato che pontificano sulla necessità per i lavoratori di essere "flessibili", di contrattare individualmente con il datore di lavoro le condizioni di lavoro, di lasciarsi alle spalle le "ideologie del '900". Perchè, insomma, questi accademici, professori, avvocati, fini giuristi, politici, parlamentari, sottosegretari, ministri ecc. ecc., sanno benissimo cosa significa una modifica, anche piccola, di una normativa di tutela del lavoro: più insicurezza, più infortuni, più morti. Ma a lorsignori frega niente, anzi: si mettono di buzzo buono a studiare il cavillo, la parolina da mettere o togliere, perchè sia più facile lo sfruttamento, meno "rigido" il lavoro, maggiore il profitto e meno grave la conseguenza per il padrone. Ipocriti che sanno bene in cosa consista il loro lavoro: migliorare la macchina dello sfruttamento, affinarla, perfezionarla, oliarla, perchè la carne, il sangue, la vita che macina, che trita, sia più malleabile, non insozzi o intoppi (letteralmente), le magnifiche sorti e progressive del "processo produttivo".
La storia ci ha insegnato che esiste un limite oltre il quale gli uomini e le donne dicono basta, non fanno un altro passo indietro, resistono e contrattaccano. Di solito quando sono con le spalle al muro: ed evidentemente questo momento non è ancora arrivato. E solo insieme ad altri, quell'essere singolare-collettivo che è il lavoratore (esiste un lavoratore "solo"?), può ri-conquistare libertà e autonomia. Oggi, invece, diritti conquistati, letteralmente, con il sangue, a costi pazzeschi in termini di energie, galera, sofferenze, vite umane, svaporano giorno dopo giorno. Ma non abbastanza, ci sono ancora milioni di esseri umani che stanno peggio, molto peggio di noi. E allora avanti, un altro piccolo passo verso lo sfruttamento più bieco dell'uomo sull'uomo, sotto la bandiera della modernità, del nuovo: ed il futuro ha i contorni di un passato di cui si era persa, purtroppo (e certo questo è uno dei nodi che andranno affrontati) la memoria.

W.B.

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