Continua lo stillicidio quotidiano di morti sul lavoro, mentre il
governo e Confindustria vogliono "singolarizzare" il rapporto di
lavoro. Mentre nove lavoratori morivano in un sol giorno in Italia,
venticinque su ventisette ministri del lavoro della UE approvavano un
disegno di direttiva (che dovrà essere approvato dal Parlamento
europeo, in base al quale viene meno ogni limite all'orario di lavoro
fino ad oggi legalmente e contrattualmente previsto: il singolo
lavoratore potrà "liberamente" accordarsi con il proprio datore
di lavoro per una settimana lavorativa anche di 60 o 65 ore. Rafforzati
da Francia e Italia, Inghilterra e Germania hanno spinto, assieme ai
tanti nuovi entrati nell'Unione, per mettere in soffitta le 48 ore di
lavoro alla settimana. Alla notizia, il sottosegretario Sacconi non
stava più nella pelle dall'emozione: un'altro duro, durissimo,
colpo all'esercizio e alla difesa collettiva dei propri diritti da
parte dei lavoratori. Perchè la conquista delle otto ore e della
settimana di 48 ore sono "la" storia del movimento dei lavoratori e
poter finalmente, dopo 120 anni azzerare l'orologio dei rapporti di
forza di capitale e lavoro, dà certo i brividi di piacere a quei
macellai in cravatta e colletto inamidato che pontificano sulla
necessità per i lavoratori di essere "flessibili", di
contrattare individualmente con il datore di lavoro le condizioni di
lavoro, di lasciarsi alle spalle le "ideologie del '900".
Perchè, insomma, questi accademici, professori, avvocati, fini
giuristi, politici, parlamentari, sottosegretari, ministri ecc. ecc.,
sanno benissimo cosa significa una modifica, anche piccola, di una
normativa di tutela del lavoro: più insicurezza, più
infortuni, più morti. Ma a lorsignori frega niente, anzi: si
mettono di buzzo buono a studiare il cavillo, la parolina da mettere o
togliere, perchè sia più facile lo sfruttamento, meno
"rigido" il lavoro, maggiore il profitto e meno grave la conseguenza
per il padrone. Ipocriti che sanno bene in cosa consista il loro
lavoro: migliorare la macchina dello sfruttamento, affinarla,
perfezionarla, oliarla, perchè la carne, il sangue, la vita che
macina, che trita, sia più malleabile, non insozzi o intoppi
(letteralmente), le magnifiche sorti e progressive del "processo
produttivo".
La storia ci ha insegnato che esiste un limite oltre il quale gli
uomini e le donne dicono basta, non fanno un altro passo indietro,
resistono e contrattaccano. Di solito quando sono con le spalle al
muro: ed evidentemente questo momento non è ancora arrivato. E
solo insieme ad altri, quell'essere singolare-collettivo che è
il lavoratore (esiste un lavoratore "solo"?), può ri-conquistare
libertà e autonomia. Oggi, invece, diritti conquistati,
letteralmente, con il sangue, a costi pazzeschi in termini di energie,
galera, sofferenze, vite umane, svaporano giorno dopo giorno. Ma non
abbastanza, ci sono ancora milioni di esseri umani che stanno peggio,
molto peggio di noi. E allora avanti, un altro piccolo passo verso lo
sfruttamento più bieco dell'uomo sull'uomo, sotto la bandiera
della modernità, del nuovo: ed il futuro ha i contorni di un
passato di cui si era persa, purtroppo (e certo questo è uno dei
nodi che andranno affrontati) la memoria.
W.B.