Nella divertente parodia radiofonica che ne fa Rosario Fiorello, il
ministro della difesa Ignazio La Russa è un esagitato
militarista che non perde mai occasione di dimostrare la propria
energica e virile propensione all'aggressività. Talmente duro e
maschio da non definirsi ministro della difesa bensì
"dell'attacco"e abituato a utilizzare ogni mattina il napalm al posto
del dopobarba. Il fatto è che questa caricatura di La Russa ci
pare addirittura benevola vista la recente decisione del ministro
(quello vero) di utilizzare 2.500 soldati da impiegare con funzioni di
polizia e pubblica sicurezza sulle quindici aree metropolitane del
paese.
Il provvedimento rientra nel cosiddetto pacchetto sicurezza ed è
il frutto di un accordo tra La Russa e il ministro dell'interno Maroni,
altro personaggio dal portentoso pedigree democratico, che hanno
redatto a quattro mani un emendamento al disegno di legge con cui il
governo Berlusconi sta di fatto restringendo drasticamente quel poco di
libertà civili che erano rimaste in piedi.
L'azione «di pattugliamento e perlustrazione nelle città
metropolitane» da parte dell'esercito dovrebbe essere portata
avanti insieme a polizia e carabinieri. Con l'intento malcelato di non
creare troppi allarmi e indorare un po' la pillola, La Russa ha
chiarito che l'ideale sarebbe utilizzare militari che hanno avuto
esperienze nelle missioni di pace. Noi che abbiamo la memoria lunga non
possiamo fare a meno di preoccuparci e di ricordare gli stupri e le
torture della Folgore in Somalia, o i più recenti attacchi dei
soldati tricolore alle ambulanze irachene durante feroci battaglie per
la conquista di ponti strategici. Erano tutte missioni di pace o,
almeno, così dicevano.
Ma per La Russa l'obiettivo prefigurato è che si passi
«dal poliziotto di quartiere di giorno a una pattuglia mista
nelle ore prevalentemente serali, quando maggiori saranno le esigenze
di sicurezza». Infine, bontà sua, il ministro ha
specificato che «le modalità saranno decise dal ministro
dell'Interno» e i prefetti avranno un ruolo di coordinamento.
Questa commistione tra difesa e affari interni, tra esercito e
ufficiali di pubblica sicurezza è davvero un brutto pasticcio
istituzionale che spiega abbastanza bene la caratura dei soggetti in
questione.
La situazione è talmente paradossale da aver suscitato forti
malumori persino tra i poliziotti veri e propri tanto che un sindacato
di polizia, il Consap, ha stigmatizzato il provvedimento lamentando che
il governo a fronte di una cronica mancanza di personale (punti di
vista, n.d.r.) non trovi di meglio da fare che affidare il controllo
delle città alle forze armate, creando una sconcertante analogia
con i «compiti di polizia svolti in paesi dilaniati dalla
guerra». Ma per l'ineffabile La Russa quello che si
appresterebbero a fare le forze armate «è un sacrificio,
perché non abbondiamo di personale, ma lo facciamo molto molto
volentieri e questa disponibilità aumenta il merito dei nostri
soldati».
Per La Russa il sogno di una vita diventa realtà: vigorosi
soldati entreranno nelle città per pattugliare le strade,
controllare e sorvegliare siti di interesse nazionale (come le
discariche di imminente apertura fortemente osteggiate da intere
popolazioni), inflessibili soldati irromperanno nelle città per
far rispettare la legge e l'ordine come nella migliore (o peggiore,
fate voi) tradizione totalitarista. Così alla prossima barricata
o, più semplicemente e frequentemente, al prossimo corteo – i
cittadini rischieranno di vedersela pure con l'esercito.
Nonostante l'evidente effetto propagandistico, l'idea in sé
è proprio aberrante ma quello che più inquieta è
la generale indifferenza – se non addirittura il manifesto
compiacimento – espressa da vasti settori dell'opinione pubblica per
provvedimenti di questo genere. La voglia di sicurezza indotta
artificiosamente è così sedimentata che davvero a poco
servono i malumori espressi dall'opposizione parlamentare la cui
credibilità è così scarsa proprio in virtù
di una ormai consolidata condivisione politica dei temi repressivi e
securitari con la maggioranza di governo.
Rimpiangiamo che quella fatta da Fiorello sia solo una caricatura del
ministro della difesa. Purtroppo la realtà, ancora una volta, ha
superato la fantasia.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria