Umanità Nova, n.23 del 22 giugno 2008, anno 88

L'esercito in strada. La realtà batte la fantasia


Nella divertente parodia radiofonica che ne fa Rosario Fiorello, il ministro della difesa Ignazio La Russa è un esagitato militarista che non perde mai occasione di dimostrare la propria energica e virile propensione all'aggressività. Talmente duro e maschio da non definirsi ministro della difesa bensì "dell'attacco"e abituato a utilizzare ogni mattina il napalm al posto del dopobarba. Il fatto è che questa caricatura di La Russa ci pare addirittura benevola vista la recente decisione del ministro (quello vero) di utilizzare 2.500 soldati da impiegare con funzioni di polizia e pubblica sicurezza sulle quindici aree metropolitane del paese.
Il provvedimento rientra nel cosiddetto pacchetto sicurezza ed è il frutto di un accordo tra La Russa e il ministro dell'interno Maroni, altro personaggio dal portentoso pedigree democratico, che hanno redatto a quattro mani un emendamento al disegno di legge con cui il governo Berlusconi sta di fatto restringendo drasticamente quel poco di libertà civili che erano rimaste in piedi.
L'azione «di pattugliamento e perlustrazione nelle città metropolitane» da parte dell'esercito dovrebbe essere portata avanti insieme a polizia e carabinieri. Con l'intento malcelato di non creare troppi allarmi e indorare un po' la pillola, La Russa ha chiarito che l'ideale sarebbe utilizzare militari che hanno avuto esperienze nelle missioni di pace. Noi che abbiamo la memoria lunga non possiamo fare a meno di preoccuparci e di ricordare gli stupri e le torture della Folgore in Somalia, o i più recenti attacchi dei soldati tricolore alle ambulanze irachene durante feroci battaglie per la conquista di ponti strategici. Erano tutte missioni di pace o, almeno, così dicevano.
Ma per La Russa l'obiettivo prefigurato è che si passi «dal poliziotto di quartiere di giorno a una pattuglia mista nelle ore prevalentemente serali, quando maggiori saranno le esigenze di sicurezza». Infine, bontà sua, il ministro ha specificato che «le modalità saranno decise dal ministro dell'Interno» e i prefetti avranno un ruolo di coordinamento. Questa commistione tra difesa e affari interni, tra esercito e ufficiali di pubblica sicurezza è davvero un brutto pasticcio istituzionale che spiega abbastanza bene la caratura dei soggetti in questione.
La situazione è talmente paradossale da aver suscitato forti malumori persino tra i poliziotti veri e propri tanto che un sindacato di polizia, il Consap, ha stigmatizzato il provvedimento lamentando che il governo a fronte di una cronica mancanza di personale (punti di vista, n.d.r.) non trovi di meglio da fare che affidare il controllo delle città alle forze armate, creando una sconcertante analogia con i «compiti di polizia svolti in paesi dilaniati dalla guerra». Ma per l'ineffabile La Russa quello che si appresterebbero a fare le forze armate «è un sacrificio, perché non abbondiamo di personale, ma lo facciamo molto molto volentieri e questa disponibilità aumenta il merito dei nostri soldati».
Per La Russa il sogno di una vita diventa realtà: vigorosi soldati entreranno nelle città per pattugliare le strade, controllare e sorvegliare siti di interesse nazionale (come le discariche di imminente apertura fortemente osteggiate da intere popolazioni), inflessibili soldati irromperanno nelle città per far rispettare la legge e l'ordine come nella migliore (o peggiore, fate voi) tradizione totalitarista. Così alla prossima barricata o, più semplicemente e frequentemente, al prossimo corteo – i cittadini rischieranno di vedersela pure con l'esercito.
Nonostante l'evidente effetto propagandistico, l'idea in sé è proprio aberrante ma quello che più inquieta è la generale indifferenza – se non addirittura il manifesto compiacimento – espressa da vasti settori dell'opinione pubblica per provvedimenti di questo genere. La voglia di sicurezza indotta artificiosamente è così sedimentata che davvero a poco servono i malumori espressi dall'opposizione parlamentare la cui credibilità è così scarsa proprio in virtù di una ormai consolidata condivisione politica dei temi repressivi e securitari con la maggioranza di governo.
Rimpiangiamo che quella fatta da Fiorello sia solo una caricatura del ministro della difesa. Purtroppo la realtà, ancora una volta, ha superato la fantasia.

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