Umanità Nova, n.24 del 29 giugno 2008, anno 88

La ricetta Tremonti. Lavoro senza vincoli


"Non accetto la demagogia sulla pelle della povera gente. Non accetto i frequentatori dei salotti che scrivono articoli facendo speculazioni sulla pelle della povera gente....Non c'erano alternative alla riduzione della spesa pubblica, che in questi decenni è salita a velocità molto forte".
Giulio Tremonti

Due fatti, a questo punto, sono chiari: Giulio Tremonti non ama i frequentatori dei salotti altrui soprattutto se scrivono articoli.
Eppure ci risulta che, in tempi lontani, anch'egli scrivesse articoli, in particolare per "Il Manifesto", giornale obiettivamente salottiero e di sinistra.
Ma tant'è, ora non scrive articoli se non quando ne ha vaghezza e provvede a fare in modo che la povera gente si accresca in modo da poterla beneficare in vari modi.
D'altro canto, è noto che senza povera gente la gente non povera non avrebbe modo di fare beneficenza con gli effetti che possiamo immaginare per il suo benessere spirituale.
Il governo ha progettato, infatti, una carta prepagata con cui comprare prodotti alimentari e ottenere uno sconto sulla bollette. Naturalmente, e senza bisogno di aderire a particolari ipotesi sovversive, si potrebbe far notare che basterebbe concedere qualche aumento, per quanto modesto, delle pensioni minime per ottenere lo stesso effetto.
Si dimentica però l'effetto spettacolare della carta prepagata, una sorta di tessera del pane che renderà visibili a tutti i beneficati dal governo, un marchio e un segnale di benevolenza.
Stabilito che ad alcuni, non molti, verrà data questa carta prepagata, resta la gran parte della working class e della middle class.

Limitandoci al 2009, la legge Finanziaria prevede di tagliare:
3,4 miliardi di euro sugli enti locali
3,1 miliardi di euro sul pubblico impiego
1,1 miliardi di euro mediante altre razionalizzazioni
1 miliardo di euro sulla sanità
1 miliardo di euro mediante dismissioni
Visto che sono previste misure di analoga rilevanza per il 2010 ed il 2011, è evidente che siamo di fronte ad una vera e propria operazione di ingegneria sociale.
Alcune delle misure in esame paiono, di primo acchito, ragionevoli: si parla di abolire le province da quando avevo i calzoni corti e sospetto che ai lavoratori da simile taglio non verrebbe alcun danno. Si tratta, però, di comprendere bene di cosa si parla.
Un'assieme di misure di questa rilevanza implica una riduzione secca del personale del settore pubblico, nella sola scuola le previsioni oscillano da 70.000 a 100.000 posti di lavoro, oltre ad un evidente degrado del servizio... basta, a questo proposito, pensare a cosa avverrà nella sanità.
È ben vero che è stata annunciata l'assunzione di 1.472 poliziotti ma in questo caso, quando si tratta di garantire la sicurezza dei cittadini, il governo non si tira certo indietro.

Vale la pena, a questo punto, di vedere cosa prevede la legge finanziaria per quanto riguarda il mercato del lavoro:
Semplificazione dei contratti di apprendistato con la possibilità di una regolazione affidata agli accordi tra parti sociali ed enti bilaterali in caso di formazione esclusivamente aziendale. Per chi non lo sapesse, gli enti bilaterali sono carrozzoni, finanziati con il denaro dei lavoratori e gestiti congiuntamente da associazioni padronali e sindacati concertativi.
Semplificazione dell'utilizzo dell'apprendistato di alta formazione con la possibilità di utilizzarlo anche per i dottorati di ricerca con lo scopo di "favorire il raccordo fra mondo del lavoro e università", in altri termini di fornire forza lavoro qualificata a basso costo a studi professionali, centri di ricerca et similia.
D'altro canto, visto che quanto si è stabilito per l'apprendistato non copre tutte le necessità padronali, sono previsti buoni prepagati per Regolarizzare i lavori occasionali (per esempio, lavori di giardinaggio, baby sitting, lavori stagionali under 25, vendemmia, è inoltre previsto il Lavoro ripristino del lavoro intermittente al fine di "regolarizzare" gli spezzoni lavorativi in servizi come la ristorazione.
Per quanto riguarda, poi, i contratti a termine, si prevede la possibilità di derogare dagli attuali vincoli sulla base di accordi fra associazioni padronali e sindacali.
Deroghe saranno possibili, d'altro canto, anche per quanto riguarda gli orari di lavoro sulla base di accordi fra le parti sociali.
Vengono ridotte o abolite le sanzioni per il lavoro nero e per l'abuso dello straordinario, viene eliminata la norma che obbliga a dare le dimissioni dal lavoro usando un modulo del Ministero del Lavoro, modulo che era stato introdotto per impedire ai padroni di far firmare ai lavoratori (e soprattutto, alle lavoratrici) le dimissioni in bianco al momento delle assunzioni.
Si rida alle imprese la possibilità di derogare dall'assunzione di lavoratori portatori di handicap mediante il subappalto di attività a cooperative sociali e si elimina la responsabilità della ditta appaltante su quanto fanno le ditte subappaltatrici.
È, insomma, evidente che la finanziaria si propone di ridare slancio e libertà al dispotismo padronale ma è interessante rilevare che molte deroghe, ovviamente in peggio, sono affidate alla contrattazione e, di conseguenza, concorrono a rafforzare il ruolo del sindacato concertativo in luogo di marginalizzarlo.
Contemporaneamente prende slancio la compagna contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione.
Va detto, d'altro canto, qualche colpetto al sistema di potere della sinistra lo da come dimostra l'ipotesi di aumentare la tassazione sulle cooperative.
Come è noto, le proposte del governo avevano trovato un'attitudine benevola di CISL ed UIL ed una non malevola di una CGIL oggi assolutamente ragionevole.
Il clima si è scaldato, non solo dal punto di vista fisico, quando il governo ha deciso di fare scoppiare un po' di fuochi di artificio proponendo di vincolare all'1,7% gli aumenti retributivi.
Dopo tanti belati sulla mediocrità dei salari, dopo il riconoscimento che l'inflazione c'è e morde, è evidente che un'ipotesi del genere è uno schiaffo ai lavoratori.
Persino gli eroi del sindacalismo concertativo hanno dovuto, a questo punto, fare la faccia feroce.
Raffaele Bonanni, conducator della CISL ed eroe del pubblico impiego in salsa marsicana ha dichiarato a "La Stampa" "un dato inverosimile" che rischia di mettere subito a repentaglio le condizioni favorevoli alla trattativa". Detto da lui che, come è noto, è amico di ogni possibile governo, qualcosa vuol dire.
Più espansivo il volpino Luigi Angeletti della UIL "I prezzi vanno per conto loro e non capisco perché si devono programmare i salari. Il modello che si riferisce all'inflazione programmata è morto. Ecco perché va cambiato il modello contrattuale. L'inflazione programmata non ci interessa e non sarà il punto di riferimento per il rinnovo dei contratti, per i quali continuiamo a pensare all'inflazione reale. Confindustria puo' darsi che non sia d'accordo, anzi diamolo per scontato. Ma é la sua opinione e non la nostra. Il Governo l'unica cosa che non può pensare o programmare é quella di ridurre i salari sulla base di una finta inflazione... Si possono dimenticare di limitare gli aumenti nel pubblico impiego, se é la loro intenzione".
Non è, per la verità la prima volta che Angeletti si mostra capace di una certa qual verve. Che la UIL sia pronta alle barricate resta un po' dubbio ma tant'è.
L'algido Guglielmo Epifani della CGIL, infine, rileva che con il tasso di inflazione programmata all'1,7%, stante l'inflazione reale, "un salario di 25mila euro perderebbe mille euro nel biennio". Epifani ha sottolineato che "se al terzo anno dovesse continuare così si raggiungerebbe una cifra vicina a 1500 euro... con questo tasso di inflazione programmata il governo fa la scelta di abbassare esplicitamente il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati. Se a questo si unisce il fatto che non c'è restituzione fiscale ai lavoratori dipendenti il governo sceglie la strada di ridurre i salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori".
È, d'altro canto, un fatto che gli esponenti del governo si sono affrettati ad affermare che l'inflazione programmata è solo un indicatore e che il vero obiettivo è quello di legare gli aumenti retributivo al merito, all'andamento delle aziende e via discettando.
Siamo, insomma, alle prime mosse di una partita complicata e che andrà seguita con attenzione.

Cosimo Scarinzi

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