"Non accetto la demagogia sulla
pelle della povera gente. Non accetto i frequentatori dei salotti che
scrivono articoli facendo speculazioni sulla pelle della povera
gente....Non c'erano alternative alla riduzione della spesa pubblica,
che in questi decenni è salita a velocità molto forte".
Giulio Tremonti
Due fatti, a questo punto, sono chiari: Giulio Tremonti non ama i
frequentatori dei salotti altrui soprattutto se scrivono articoli.
Eppure ci risulta che, in tempi lontani, anch'egli scrivesse articoli,
in particolare per "Il Manifesto", giornale obiettivamente salottiero e
di sinistra.
Ma tant'è, ora non scrive articoli se non quando ne ha vaghezza
e provvede a fare in modo che la povera gente si accresca in modo da
poterla beneficare in vari modi.
D'altro canto, è noto che senza povera gente la gente non povera
non avrebbe modo di fare beneficenza con gli effetti che possiamo
immaginare per il suo benessere spirituale.
Il governo ha progettato, infatti, una carta prepagata con cui comprare
prodotti alimentari e ottenere uno sconto sulla bollette. Naturalmente,
e senza bisogno di aderire a particolari ipotesi sovversive, si
potrebbe far notare che basterebbe concedere qualche aumento, per
quanto modesto, delle pensioni minime per ottenere lo stesso effetto.
Si dimentica però l'effetto spettacolare della carta prepagata,
una sorta di tessera del pane che renderà visibili a tutti i
beneficati dal governo, un marchio e un segnale di benevolenza.
Stabilito che ad alcuni, non molti, verrà data questa carta
prepagata, resta la gran parte della working class e della middle class.
Limitandoci al 2009, la legge Finanziaria prevede di tagliare:
3,4 miliardi di euro sugli enti locali
3,1 miliardi di euro sul pubblico impiego
1,1 miliardi di euro mediante altre razionalizzazioni
1 miliardo di euro sulla sanità
1 miliardo di euro mediante dismissioni
Visto che sono previste misure di analoga rilevanza per il 2010 ed il
2011, è evidente che siamo di fronte ad una vera e propria
operazione di ingegneria sociale.
Alcune delle misure in esame paiono, di primo acchito, ragionevoli: si
parla di abolire le province da quando avevo i calzoni corti e sospetto
che ai lavoratori da simile taglio non verrebbe alcun danno. Si tratta,
però, di comprendere bene di cosa si parla.
Un'assieme di misure di questa rilevanza implica una riduzione secca
del personale del settore pubblico, nella sola scuola le previsioni
oscillano da 70.000 a 100.000 posti di lavoro, oltre ad un evidente
degrado del servizio... basta, a questo proposito, pensare a cosa
avverrà nella sanità.
È ben vero che è stata annunciata l'assunzione di 1.472
poliziotti ma in questo caso, quando si tratta di garantire la
sicurezza dei cittadini, il governo non si tira certo indietro.
Vale la pena, a questo punto, di vedere cosa prevede la legge finanziaria per quanto riguarda il mercato del lavoro:
Semplificazione dei contratti di apprendistato con la
possibilità di una regolazione affidata agli accordi tra parti
sociali ed enti bilaterali in caso di formazione esclusivamente
aziendale. Per chi non lo sapesse, gli enti bilaterali sono carrozzoni,
finanziati con il denaro dei lavoratori e gestiti congiuntamente da
associazioni padronali e sindacati concertativi.
Semplificazione dell'utilizzo dell'apprendistato di alta formazione con
la possibilità di utilizzarlo anche per i dottorati di ricerca
con lo scopo di "favorire il raccordo fra mondo del lavoro e
università", in altri termini di fornire forza lavoro
qualificata a basso costo a studi professionali, centri di ricerca et
similia.
D'altro canto, visto che quanto si è stabilito per
l'apprendistato non copre tutte le necessità padronali, sono
previsti buoni prepagati per Regolarizzare i lavori occasionali (per
esempio, lavori di giardinaggio, baby sitting, lavori stagionali under
25, vendemmia, è inoltre previsto il Lavoro ripristino del
lavoro intermittente al fine di "regolarizzare" gli spezzoni lavorativi
in servizi come la ristorazione.
Per quanto riguarda, poi, i contratti a termine, si prevede la
possibilità di derogare dagli attuali vincoli sulla base di
accordi fra associazioni padronali e sindacali.
Deroghe saranno possibili, d'altro canto, anche per quanto riguarda gli
orari di lavoro sulla base di accordi fra le parti sociali.
Vengono ridotte o abolite le sanzioni per il lavoro nero e per l'abuso
dello straordinario, viene eliminata la norma che obbliga a dare le
dimissioni dal lavoro usando un modulo del Ministero del Lavoro, modulo
che era stato introdotto per impedire ai padroni di far firmare ai
lavoratori (e soprattutto, alle lavoratrici) le dimissioni in bianco al
momento delle assunzioni.
Si rida alle imprese la possibilità di derogare dall'assunzione
di lavoratori portatori di handicap mediante il subappalto di
attività a cooperative sociali e si elimina la
responsabilità della ditta appaltante su quanto fanno le ditte
subappaltatrici.
È, insomma, evidente che la finanziaria si propone di ridare
slancio e libertà al dispotismo padronale ma è
interessante rilevare che molte deroghe, ovviamente in peggio, sono
affidate alla contrattazione e, di conseguenza, concorrono a rafforzare
il ruolo del sindacato concertativo in luogo di marginalizzarlo.
Contemporaneamente prende slancio la compagna contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione.
Va detto, d'altro canto, qualche colpetto al sistema di potere della
sinistra lo da come dimostra l'ipotesi di aumentare la tassazione sulle
cooperative.
Come è noto, le proposte del governo avevano trovato
un'attitudine benevola di CISL ed UIL ed una non malevola di una CGIL
oggi assolutamente ragionevole.
Il clima si è scaldato, non solo dal punto di vista fisico,
quando il governo ha deciso di fare scoppiare un po' di fuochi di
artificio proponendo di vincolare all'1,7% gli aumenti retributivi.
Dopo tanti belati sulla mediocrità dei salari, dopo il
riconoscimento che l'inflazione c'è e morde, è evidente
che un'ipotesi del genere è uno schiaffo ai lavoratori.
Persino gli eroi del sindacalismo concertativo hanno dovuto, a questo punto, fare la faccia feroce.
Raffaele Bonanni, conducator della CISL ed eroe del pubblico impiego in
salsa marsicana ha dichiarato a "La Stampa" "un dato inverosimile" che
rischia di mettere subito a repentaglio le condizioni favorevoli alla
trattativa". Detto da lui che, come è noto, è amico di
ogni possibile governo, qualcosa vuol dire.
Più espansivo il volpino Luigi Angeletti della UIL "I prezzi
vanno per conto loro e non capisco perché si devono programmare
i salari. Il modello che si riferisce all'inflazione programmata
è morto. Ecco perché va cambiato il modello contrattuale.
L'inflazione programmata non ci interessa e non sarà il punto di
riferimento per il rinnovo dei contratti, per i quali continuiamo a
pensare all'inflazione reale. Confindustria puo' darsi che non sia
d'accordo, anzi diamolo per scontato. Ma é la sua opinione e non
la nostra. Il Governo l'unica cosa che non può pensare o
programmare é quella di ridurre i salari sulla base di una finta
inflazione... Si possono dimenticare di limitare gli aumenti nel
pubblico impiego, se é la loro intenzione".
Non è, per la verità la prima volta che Angeletti si
mostra capace di una certa qual verve. Che la UIL sia pronta alle
barricate resta un po' dubbio ma tant'è.
L'algido Guglielmo Epifani della CGIL, infine, rileva che con il tasso
di inflazione programmata all'1,7%, stante l'inflazione reale, "un
salario di 25mila euro perderebbe mille euro nel biennio". Epifani ha
sottolineato che "se al terzo anno dovesse continuare così si
raggiungerebbe una cifra vicina a 1500 euro... con questo tasso di
inflazione programmata il governo fa la scelta di abbassare
esplicitamente il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati. Se a
questo si unisce il fatto che non c'è restituzione fiscale ai
lavoratori dipendenti il governo sceglie la strada di ridurre i salari
e peggiorare le condizioni dei lavoratori".
È, d'altro canto, un fatto che gli esponenti del governo si sono
affrettati ad affermare che l'inflazione programmata è solo un
indicatore e che il vero obiettivo è quello di legare gli
aumenti retributivo al merito, all'andamento delle aziende e via
discettando.
Siamo, insomma, alle prime mosse di una partita complicata e che andrà seguita con attenzione.
Cosimo Scarinzi