Umanità Nova, n.27 del 7 settembre 2008, anno 88

Voto di condotta. A scuola di disciplina


Finalmente possiamo stare tranquilli. Nelle scuole torna ad avere effetto il voto di condotta (o meglio la "valutazione del comportamento") ai fini della promozione; ci si metterà il grembiule che, secondo l'ineffabile ministra Gelmini, "servirà a ripristinare ordine e uguaglianza"; si studierà "Cittadinanza e costituzione" per 33 ore in un anno, un'insegnamento che prende il posto della vecchia "Educazione civica" con lo scopo di creare cittadini "consapevoli". Ci voleva così poco a ridare smalto e lustro alla scassata scuola italiana!
"Bentornata severità" titolano i giornali i quali "informano" che consensi numerosissimi giungono da intellettuali, psicologi e associazioni delle famiglie e Berlusconi non perde l'occasione per unirsi al coro intimando agli studenti indisciplinati di andare "dietro la lavagna" (peccato che sia impossibile, visto e considerato che le "lavagne" odierne sono affisse al muro...).
La lotta al "bullismo" nelle scuole si salda così alla campagna sicuritaria che il governo ha lanciato in grande stile dando il via sia alla militarizzazione sia alle molteplici misure che sul territorio sindaci "creativi" hanno preso per ristabilire "la buona educazione". In un crescendo di "grida" manzoniane si vieta di tutto e di più, dal bere da una bottiglia per strada allo sdraiarsi nei parchi, dal divieto di raduno all'accattonaggio, fino al rovistare nella spazzatura in cerca di un po' di cibo o di qualche vestito... Si multa chi non cede il posto agli anziani, chi siede in modo scomposto sulle gradinate, chi mangia in luoghi pubblici...
A fronte di un innegabile degrado della vita collettiva, particolarmente evidente nei centri metropolitani – e che ha ben altre cause, dalla pauperizzazione crescente, alla carenza degli alloggi, all'insicurezza del lavoro, all'alienazione di una vita/merce priva di senso - la cura pare essere una sola: il ritorno al "vecchio" mondo, ad un modello di vita che ha già dimostrato i suoi limiti nel corso del processo di "modernizzazione" del paese, a partire dagli anni '60. La logica del "buon padre di famiglia" che accompagna, sia a destra che a sinistra, la pratica del ceto politico dominante si dimostra però del tutto ideologica, incapace di misurarsi con l'insieme dei problemi posti da una società in completa trasformazione. Mentre crescono le sfide in un mondo contrassegnato da profonde diseguaglianze e da politiche di guerra si pensa di rispondere allo stato di malessere in cui soggiaciono gran parte delle vecchie e nuove generazioni, in preda ad uno stato di precarietà esistenziale, incrementando la lista delle ordinanze punitive e tagliando i fondi destinati alla trasmissione delle conoscenze, alla cultura, al sociale. Lo Stato si intromette sempre più nel privato per imporre comportamenti a suo dire virtuosi, ma poiché il civismo, il vivere sociale non si può imporre con la forza, il risultato sarà un incremento dei comportamenti "antisociali" con la conseguente spirale perversa azione-reazione in un continuum senza fine.
Le misure che l'onnipresente Gelmini, alla spasmodica ricerca di notorietà, continua ad elargire con un'incredibile faccia tosta – le ultime a carattere razzista sulla scarsa, a sua dire, preparazione degli insegnanti meridionali – rientrano in questo progetto. A fronte di tagli per la scuola di 7 miliardi e 832 milioni entro il 2012, di soppressione di 87mila docenti e 43mila ATA nell'organico del personale (e qualcuno snocciola cifre ben più grandi), ci si preoccupa di grembiuli e di condotta! Non ci si deve stupire. Poiché chi ne pagherà le spese sono ovviamente i lavoratori della scuola, gli studenti ed i genitori soprattutto per l'aumento del numero minimo di studenti per classe e per scuola, dovuto alla contrazioni delle classi e delle scuole che, soprattutto nelle zone montane, nelle isole, nelle zone periferiche del paese, hanno costituzionalmente un basso numero di studenti. Ma l'aumento del numero di studenti per classe (magari con il ritorno al docente unico nelle scuole elementari, come da tempo va chiedendo Bossi) non incide solo sull'occupazione dei lavoratori della scuola, bensì sulla generale qualità del processo di apprendimento. Sarà sempre più difficile lavorare nelle classi, nei laboratori, nelle palestre, con 30-35 studenti per classe, con insiemi sempre più eterogenei per cultura e provenienza, senza ausili didattici, senza sostegni linguistici. Consci di questo vogliono mettere indietro le lancette degli orologi, ritornare al mitico "voto di condotta" (visto che la via delle punizioni corporali è poco praticabile...), alla irreggimentazione degli studenti dentro grembiuli ed uniformi, al ripristino dell'autorità del signor maestro/a. A tal proposito non guasta ricordare la proposta di Ignazio La Russa, attuale ministro della guerra, di inserire la cerimonia dell'alzabandiera all'inizio delle lezioni. E se poi non bastasse il voto di condotta si può sempre pescare a piene mani all'esperimento che ci viene dal Texas ove in un piccolo distretto scolastico, l'Harrold Independent School District, si è stabilito che gli insegnanti potranno presentarsi in classe armati. "La sicurezza è una grossa preoccupazione, vediamo troppa rabbia in questa nostra società e in passato abbiamo avuto corsi di docenti aggrediti" ha detto l'irreprensibile preside.
Chiedersi da dove deriva tanta rabbia e tanto malessere è forse troppo per questi signori: dovrebbero mettere in discussione la gerarchia e la proprietà sulle quali è costruita questa società.
Più consapevole Ernesto Galli della Loggia che sul "Corriere della Sera" del 21 agosto firma un editoriale che rilancia la necessità di una scuola basata sul concetto dell'idea di Nazione convinto che la crisi della scuola sia la crisi dell'idea Italia. Ricollegarsi con il passato, alle radici, alla tradizione: questa la soluzione della crisi (!!).
Intanto Laura Biagiotti, Moschino e Blu marine prendono la palla al balzo: a voi la condotta, a noi i bozzetti per le divise di ordinanza che a breve saranno a disposizione dei presidi. Il "made in Italy" è sempre una garanzia.

max.var.


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