Umanità Nova, n.27 del 7 settembre 2008, anno 88

La finanziaria d'estate 1. Spot e mazzate


A leggere i giornali ed a guardare la televisione durante l'estate sembra di vedere sempre lo stesso copione replicato ogni volta.
Si trova la sparata di Bossi sotto ferragosto, che monopolizza il dibattito politico per due o tre giorni, e poi si risolve, sempre, in una bolla di sapone.
Si dà grande risalto agli appelli alle partenze intelligenti ed alla guida prudente fatti dal Papa di turno che, evidentemente, oltre al potere temporale, aspira anche alla carica di presidente dell'Automobil Club.
Ci sono i consueti servizi sul caldo, come se in estate dovesse far freddo ed i servizi-marchetta sulle località di vacanza, fatti dal giornalista amico del sindaco (o ospitato gratuitamente dalla proloco), per convincere gli indecisi dell'ultimo minuto a preferire quella località per le proprie vacanze.
Ogni anno qualcosina di diverso però c'è.
Quest'anno ci sono state le olimpiadi in Cina, con la consueta retorica patriottarda, la celebrazione della maestosità cinese e, ovviamente, il richiamo al Tibet con la voluta confusione fatta spacciando lo stato teocratico preesistente all'invasione cinese con l'identità culturale negata al popolo tibetano.
È mancato "il delitto dell'estate", quell'efferato fatto di cronaca che viene annualmente utilizzato da Bruno Vespa nell'inverno, quando non vuole parlare di altri argomenti, per riempire il palinsesto del suo salotto televisivo.
E, ad agosto, c'è stata la "Finanziaria" triennale del governo Berlusconi, approvata alla camera il 5 agosto e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 21 scorso.
La differenza rispetto al passato è in parte di facciata ed in parte reale.
La parte di facciata è quella che fa finta di trasformare la consueta manovra di giugno (posticipata a causa delle elezioni) in qualcosa di diverso. Ogni anno, infatti, quando cominciano a conoscersi i dati semestrali del bilancio dello stato, visto che raramente coincidono con le previsioni fatte sei mesi prima (quando si approva la Finanziaria, quella vera), il Ministro del Tesoro opera delle manovre correttive per rispettare i saldi contabili.
Che si tratti di una bufala se n'è accorto persino Napolitano, che ha ricordato che, se si vuole fare una legge finanziaria, prima va redatto il progetto di bilancio dello stato "a legislazione vigente", cioè il bilancio come sarebbe stato se non ci fossero modifiche legislative, e, successivamente, si possono approvare le modifiche contenute nella finanziaria.
Facile gioco ha avuto il duo Tremonti Berlusconi a spiegargli che era tutto un trucco, visto che, per quanto riguarda il bilancio dello stato, non si va oltre le indicazioni contenute abitualmente nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DPEF). Tanto che la legge individua il rapporto deficit/PIL come "obiettivo di indebitamento", non come saldo del bilancio dello stato.
La legge stessa, mica si chiama "Finanziaria", ma è la conversione di un Decreto legge (quelli fatti dal governo per motivi di necessità e d'urgenza e che valgono solo 60 giorni se non sono convertiti in legge) con il titolo: "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria".
Alcuni interventi hanno come unico scopo proprio la propaganda pubblicitaria: è il caso, ad esempio, della disposizione "taglia leggi" con cui vengono formalmente abrogate 3574 leggi. Si tratta di un atto solo formale visto che è relativo a leggi inefficaci, perchè sostituite da leggi successive, o scadute, ma mai formalmente abrogate. Si va dalla n. 1636 del 24/1/1864 "Sull'affrancamento dei canoni enfiteutici, livelli, censi decime ed altre prestazioni dovute ai corpi morali" alla 365 del 11/7/96 sul "Differimento del termine di applicazione dall'Art. 57, comma 6 del D.Lgs. 3/2/1993 n. 29". Insomma una norma utile solo a dire in televisione che "hanno delegificato abrogando più di 3500 leggi!" senza, in realtà, modificare nulla.
La cosiddetta "Robin tax" è una vera presa in giro anche ai danni di Robin Hood. Se questi, di 100 monete d'oro che prendeva agli esattori dello sceriffo di Nottingham o ai ricchi monaci cattolici, ne avesse distribuite solo 4 ai poveri, sicuramente non sarebbe divenuto un personaggio leggendario e proverbiale! Eppure questo è proprio quello che viene fatto con la "Robin tax". Dalle aumentate imposte ascrivibili alle norme riferite a questa tassa, è atteso un gettito di 5 miliardi di euro. Solo 200 milioni verranno spesi per la cosiddetta "social card": 400 euro da dare, una tantum, ai soggetti meno abbienti (con requisiti ancora da individuare), invece dei 10.000 euro che avrebbero avuto se gli si fosse devoluto l'intero gettito della tassa!
Per finire, come ciliegina sulla torta, c'è il fatto che, senza i decreti d'attuazione (quasi tutti ancora da emanare), rimarrà solo una lista di propositi ed intendimenti, dello stesso valore giuridico dei programmi elettorali.
Non bisogna credere però che sia la solita fuffa di Berlusconi in cerca di pubblicità.
Pur stabilendo relativamente poco in sede dispositiva, questa legge dà la possibilità giuridica ai ministri di emanare, nei prossimi mesi, decreti che saranno il vero fulcro della manovra. Il tutto con poca pubblicità, tranne quella che i ministri stessi vorranno farsi.
Alcuni decreti già sono stati emanati o sono in corso di emanazione e gli effetti si cominciano a vedere: è il caso della scuola, o del massacro dei dipendenti pubblici, argomenti in parte già  affrontati da questo giornale.
L'unico modo per evitare la devastazione sociale che si annuncia è che il prossimo autunno sia davvero caldo, a cominciare dalla scuole e dalle università, dove l'attacco a studenti e lavoratori è già iniziato.

Fricche


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