Lo sciopero e le manifestazioni di Milano e Roma del 17 ottobre sono
stati, con ogni evidenza, l'apertura di una fase conflittuale
interessante.
Il primo dato da cogliere appieno è la riuscita delle manifestazioni.
Innegabilmente questa è stata determinata in misura
significativa, ma tutt'altro che esclusiva, dalla riuscita della
mobilitazione nella scuola pubblica.
Il tentativo di CGIL-CISL-UIL-Snals e Gilda di recuperare nella scuola
con lo sciopero del 30 ottobre si è rivelato un fallimento
clamoroso. La scuola ha infatti scioperato in misura significativa e ha
riempito le piazze.
Va detto che la mobilitazione della scuola ha rilevanti caratteri di
autonomia, anche se molti scioperanti e manifestanti si sono mobilitati
non sulla base di una rottura secca ed irreversibile con il
sindacalismo concertativo, ma sull'obiettivo di dare un segnale forte
sia al governo che agli stessi sindacati concertativi. Una dinamica per
certi versi ambigua - ma quale movimento di massa reale non è
segnato da ambiguità? - che pone l'opposizione sociale ed il
sindacalismo di base di fronte a nuove responsabilità.
D'altro canto, soprattutto nel trasporto urbano, vi sono state adesioni
allo sciopero se possibile maggiori che nella scuola. Anche in questo
caso siamo di fronte ad un segnale importante di radicalità da
cogliere appieno.
Nei cortei, d'altro canto, la presenza di lavoratrici e di lavoratori
dell'industria e del settore privato era rilevante e combattiva. Questa
è la riprova che vi è oggi un'area di proletari che
sentono nei fatti l'esigenza di esprimere il proprio scontento.
Una scommessa vinta, dal nostro punto di vista, non deve essere
l'occasione per sciocchi autocompiacimenti; al contrario deve essere di
stimolo per spingere più oltre l'iniziativa sulle questioni oggi
centrali, da quella del taglio dei servizi sociali ai contratti in
scadenza, dalla campagna contro le spese militari e il razzismo, alle
lotte dei precari.
Le energie manifestatesi il 17 non vanno disperse, al contrario vanno
sviluppate lotte a livello aziendale, territoriale, categoriale.
Soprattutto, si deve andare oltre la pratica dell'autorappresentazione: le lotte devono colpire con forza i nostri avversari.
È questa la richiesta che viene dai lavoratori e dalle
lavoratrici più combattivi. Già iniziative che vanno in
questa direzione vi sono state durante lo sciopero del 17 ottobre. Sul
territorio infatti si sono tenuti partecipati presidi ed assemblee.
Come sempre è essenziale che quanto si accumula nello sciopero
come disponibilità all'azione diretta non sia utilizzato da
soggetti istituzionali per ridare spazio a illusioni parlamentari o
paraparlamentari.
Contribuire a dare voce all'autonomia di classe, insomma, è il compito che ci attende.
Cosimo Scarinzi