Umanità Nova, n.34 del 26 ottobre 2008, anno 88

Sciopero generale del 17 ottobre. Oltre l'autorappresentazione


Lo sciopero e le manifestazioni di Milano e Roma del 17 ottobre sono stati, con ogni evidenza, l'apertura di una fase conflittuale interessante.
Il primo dato da cogliere appieno è la riuscita delle manifestazioni.
Innegabilmente questa è stata determinata in misura significativa, ma tutt'altro che esclusiva, dalla riuscita della mobilitazione nella scuola pubblica.
Il tentativo di CGIL-CISL-UIL-Snals e Gilda di recuperare nella scuola con lo sciopero del 30 ottobre si è rivelato un fallimento clamoroso. La scuola ha infatti scioperato in misura significativa e ha riempito le piazze.
Va detto che la mobilitazione della scuola ha rilevanti caratteri di autonomia, anche se molti scioperanti e manifestanti si sono mobilitati non sulla base di una rottura secca ed irreversibile con il sindacalismo concertativo, ma sull'obiettivo di dare un segnale forte sia al governo che agli stessi sindacati concertativi. Una dinamica per certi versi ambigua - ma quale movimento di massa reale non è segnato da ambiguità? - che pone l'opposizione sociale ed il sindacalismo di base di fronte a nuove responsabilità.
D'altro canto, soprattutto nel trasporto urbano, vi sono state adesioni allo sciopero se possibile maggiori che nella scuola. Anche in questo caso siamo di fronte ad un segnale importante di radicalità da cogliere appieno.
Nei cortei, d'altro canto, la presenza di lavoratrici e di lavoratori dell'industria e del settore privato era rilevante e combattiva. Questa è la riprova che vi è oggi un'area di proletari che sentono nei fatti l'esigenza di esprimere il proprio scontento.
Una scommessa vinta, dal nostro punto di vista, non deve essere l'occasione per sciocchi autocompiacimenti; al contrario deve essere di stimolo per spingere più oltre l'iniziativa sulle questioni oggi centrali, da quella del taglio dei servizi sociali ai contratti in scadenza, dalla campagna contro le spese militari e il razzismo, alle lotte dei precari.
Le energie manifestatesi il 17 non vanno disperse, al contrario vanno sviluppate lotte a livello aziendale, territoriale, categoriale.
Soprattutto, si deve andare oltre la pratica dell'autorappresentazione: le lotte devono colpire con forza i nostri avversari.
È questa la richiesta che viene dai lavoratori e dalle lavoratrici più combattivi. Già iniziative che vanno in questa direzione vi sono state durante lo sciopero del 17 ottobre. Sul territorio infatti si sono tenuti partecipati presidi ed assemblee.
Come sempre è essenziale che quanto si accumula nello sciopero come disponibilità all'azione diretta non sia utilizzato da soggetti istituzionali per ridare spazio a illusioni parlamentari o paraparlamentari.
Contribuire a dare voce all'autonomia di classe, insomma, è il compito che ci attende.

Cosimo Scarinzi

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