Un ex Presidente della Repubblica, di un paese di quelli
definiti democratici, suggerisce, in un intervista, come si possono
contrastare i movimenti d'opposizione. L'occhio di riguardo è in
particolar modo riservato a quelli che manifestano con insistenza nelle
piazze.
Non è difficile, lui lo ha anche sperimentato nella sua carica
di Ministro degli Interni, è sufficiente infiltrarsi nelle
proteste con dei provocatori a servizio del governo. Il loro compito
è quello di provocare disordini in cui coinvolgere gli
oppositori così da screditare questi ultimi agli occhi
dell'opinione pubblica.
Preparato il terreno, anche grazie ad un'opportuna campagna
"d'informazione", disponendo del compiacente appoggio di qualche
direttore di testata, si potrà passare alla fase due .... quella
della repressione.
A questo punto non si va per il sottile, alla prima occasione le forze
di polizia procedono con arresti e botte; in linea di massima le sirene
delle ambulanze devono sovrastare l'ululato delle volanti, qualche
ferito servirà per capire bene da che parte tira il vento.
E se ci scappa il morto? Questo il Presidente non lo dice, ma ... sarebbe ancora meglio!
Ulteriore bagaglio delle sue precedenti esperienze?
Badate, in questo caso non è stato necessario attendere
l'apertura degli archivi segreti dello Stato, dopo la scomparsa dei
protagonisti. Per ascoltare queste parole è bastato
l'indebolimento di qualche connessione neuronale o, forse, la sicurezza
della propria impunità.
Questa seconda ipotesi non sarebbe da scartare, considerando che nessun
sincero democratico che siede in Parlamento è sobbalzato sulla
poltrona e neanche si è rivolto ad un magistrato.
Del resto, se questi consigli giungono da un ex Ministro degli Interni
- ex Presidente della Repubblica avranno certamente una copertura
legale, quindi perché indignarsi.
Che il rispetto della legalità sia sempre al centro dell'etica
statale è stato, dopo poco, comunque confermato dalle minacce di
un altro Ministro degli Interni di più recente nomina. Con
accento padano egli ha affermato che il diritto alla protesta e al
dissenso, per ora, sono garantiti ma: "stiano attenti gli studenti che
occupano le università e le scuole superiori, per loro ....
scatterà la denuncia".
L'Osservatore birmano