Livorno ore 19 del 19 ottobre: un giovane di 27 anni di origine ceka
senza fissa dimora, clandestino per gli sceriffi e i benpensanti,
è stato aggredito da 15 giovani armati di bastoni e cinghie
mentre lui se ne stava seduto sui gradini di un monumento. Secondo le
testimonianze di alcuni presenti, e del quotidiano "il Tirreno",
è che avrebbe disturbato una ragazza. Secondo altre
testimonianze, a cui c'è da credere, dato il vento che tira.…,
la ciurma di balordi mentre colpivano selvaggiamente quel povero Cristo
gridavano: torna al tuo paese carogna porco bastardo lui essendo per
terra hanno continuato a colpirlo anche a calci. Poi si sono dileguati
a corsa o in scooter. Arrivata l'ambulanza e portato nel vicino
ospedale, ridotto in una maschera di sangue i medici ospedalieri al
momento credevano fosse in pericolo di vita, ma per fortuna in
realtà le condizioni si sono un poco migliorate trattenendolo in
ospedale sotto osservazione.
Questi neo fascistelli indottrinati e influenzati da signori
rispettabili, perbenisti, democratici con il loro motto di merda (dio,
patria e famiglia) con le loro prediche: lavorare di più per
essere premiati e considerati dall'imprenditore, non scioperare, non
manifestare nelle piazze e quando vedi una o più persone seduti
sui gradini di un palazzo o sul sagrato di una chiesa a mangiare un
panino e sorbire una bibita, avverti il primo poliziotto che trovi
così ti puoi considerare un vero italiano, bravo!
Compagni e compagne, come già nel nostro giornale è stato
scritto più volte, che il fascismo non è dietro l'angolo
ma è già presente lo dimostrano i fatti. In strada, in
autobus, nei mercati più volte udiamo il linguaggio (becero)
rivolto ai rom, neri, cinesi, latino americani: tornate a casa vostra
bastardi che ci togliete la casa e il lavoro. Oppure genitori
preoccupati nel vedere i propri bambini a scuola con i bambini
stranieri.
Io sono incazzato perchè quasi mai o raramente si sente dire che
i padroni sono dei parassiti e i politici, corrotti, assetati di voti
che li conducono al potere e ai banchetti (mangiamiliardi). Oppure le
missioni di merda delle truppe armate portatrici di democrazia e di
civiltà in nome di dio denaro.
Per concludere. Compagni e compagne noi continueremo a lottare come
sempre anche se la lotta è ancora più dura perchè
in questo terzo millennio in particolare i giovani ne vedranno di
quelle belle. Viva l'Anarchia.
Beppe
Da quasi una settimana, le ruspe sono già entrate dentro il
Dal Molin, almeno 6, oltre ad altri mezzi, ed hanno avviato i lavori di
demolizione delle vecchie strutture dell'aeroporto, a partire da una
palazzina.
Ovviamente, senza alcun preavviso e fregandosene anche dei divieti
comunali di circolazione relativi ai veicoli non autorizzati, tanto che
i vigili urbani con l'approvazione del sindaco Variati hanno multato
ruspe, furgoni, autocarri e auto dei vigilantes con sanzioni da 71 euro
ciascuna.
Tutto questo a poche settimane dagli incontri sulle "compensazioni"
promosse dal sindaco con le forze politiche cittadine (compresa la
lista Vicenza Libera-No Dal Molin) e il suo viaggio a Roma per
consegnare a Letta e Veltroni i risultati della vana consultazione
popolare del 5 ottobre.
Da parte del Presidio permanente, si continua ancora a denunciare il
mancato rispetto di diritti, democrazia e trasparenza, scoprendo
altresì l'illegalità a stelle e strisce. Paradossale a
tal proposito la dichiarazione del solito portavoce: "Vigileremo in
viale Ferrarin, per controllare se entrano e escono mezzi pesanti che
lavorano alla demolizione delle vecchie strutture dell'aeroporto.
E faremo segnalazioni alla polizia municipale per la contravvenzione
all'ordinanza che vieta il transito di mezzi pesanti in viale dal
Verme".
Situazione non seria, ma drammatica.
K.A.S.
Il cielo sopra Torino era carico di pioggia la prima domenica di
novembre: ma più scuro del cielo era l'angolo tra via Cottolengo
e piazza della Repubblica. La strada, dove ogni domenica si svolge il
mercato abusivo degli immigrati, era chiusa da polizia, carabinieri,
alpini. C'erano persino le unità cinofile. Una scena di guerra,
"normale" in Iraq e in Afganistan, nei posti dove gli alpini della
Brigata Taurinense sono soliti prestare servizio, sempre più
frequente all'ombra della Mole.
Già tre settimane prima, il 12 ottobre, la polizia aveva bloccato la strada, impedendo il mercato.
La settimana successiva una partita di calcio organizzata dagli
antirazzisti aveva adunato in via Cottolengo una folla tanto vasta da
consigliare una prudente ritirata agli uomini in divisa, che la
domenica dopo non si erano nemmeno fatti vedere.
Poi l'offensiva del comitato spontaneo del quartiere, la rinnovata
attenzione del fogliaccio fascista Cronacaqui, la comparsa di
manifestini con le facce di alcuni antirazzisti, additati come
indesiderabili, hanno rimesso in moto la macchina repressiva.
I sinistri esponenti di "The Gate", la sinistra associazione che
gestisce la riqualificazione in Chiampa style di Porta Palazzo, sono
entrati in campo a gamba tesa, cercando di indurre i bancarellari a
spostarsi in un'altra via, più defilata.
I soliti antirazzisti hanno aperto i banchetti in mezzo a piazza della
Repubblica, dove nel corso della mattinata si erano adunati come di
consueto tanti abitanti del quartiere. Dopo non molto alcuni venditori
di alimentari si sono spostati nella stessa zona degli antirazzisti.
Pochi banchi tra pioggia e paura che un controllo portasse via ogni cosa hanno lavorato per un paio d'ore.
A pochi metri dalla postazione di polizia e militari qualche gessetto
ha fatto la magia di far comparire un nuovo murale sui muri della
piazza. Sopra la scritta "Dai un fiore all'alpino" una mano dal balcone
getta un vaso di fiori che prende in pieno il capo di un alpino di
passaggio. Una folla benevola ha coperto i graffitari antimilitaristi:
gli alpini, pochi metri più in là, non si sono accorti di
nulla.
Poi la pioggia si è mangiata tutto. Alla fine i militari, fieri
di aver impedito lo smercio di pane e menta, sono andati via. Anche gli
antirazzisti si sono sciolti sotto l‘acquazzone.
Un paio di venditori sono però rimasti sulla piazza, incuranti
del diluvio, con i pani zuppi e la menta che spandeva in aria il suo
profumo. Il profumo della vita, che, ostinata, resiste.
La partita continua.
R. Em.
Giovedì si è svolto come preannunciato, nella nostra
sede di Milano, il dibattito pubblico sul tema della sanità,
organizzato dall'Ateneo Libertario.
Si sono confrontate l'esperienze sul campo della CUB Sanità
(presente il segretario provinciale), dell'USI sanità (il
segretario e dipendente del S.Raffaele), della Conf. Cobas
(presente il responsabile prov .della Sanità ), un compagno
medico di base.
L'opportunità di tale confronto prendeva le mosse dagli ultimi
scandali di criminalità sanitaria, scoppiati nelle strutture
ospedalieri milanesi, dal S. Raffaele al S. Rita, della quale è
stata decretata la chiusura per alcuni mesi.
Tutti concordavano nell'affermare come gli episodi di mala
sanità - che hanno portato alla denuncia di medici e
amministratori - siano emersi solo in minima parte:, casi in cui gli
ospedali hanno incassato su prestazioni mai avvenute, su prestazioni in
cui la patologia è stata aggravata o, ancor peggio, è
stata inventata fino a causare decessi di pazienti ignari.
Sicuramente non si tratta di casi accidentali, ma di una vera e propria
stortura del sistema, derivante in gran parte dall'applicazione della
legge 502, che stabilisce una tariffa per ogni prestazione. Tutto
questo ha sviluppato nel campo della sanità una logica perversa
per cui la salute diventa una merce e la struttura di cura un'azienda.
Una logica che ha investito sia gli ospedali ex pubblici e ancor
più quelli privati, che nascono già con l'intento di far
profitto.
Nella situazione che si è creata l'etica declamata sulla difesa
della salute viene spazzata via. E' Il pretesto dell'etica invece a
essere utilizzato nei confronti dei lavoratori della sanità come
arma di ricatto per indurre la categoria ai sacrifici dei propri
diritti a favore dell'utenza. Una contrapposizione di cui si
avvantaggiano unicamente i gestori del potere e del profitto nella
sanità.
Per uscire da questa contrapposizione occorre da una parte difendere le
condizioni salariali, dei carichi di lavoro e della salvaguardia della
salute da parte dei lavoratori in piena autonomia, combattendo le
logiche degli appalti, di esternalizzazioni e di precarizzazioni che
svuotano la difesa dei diritti dei lavoratori; dall'altra parte occorre
un percorso unificante negli obbiettivi e forme di lotta tra i
lavoratori della sanità ed i cittadini utenti, partendo dalla
considerazione che i lavoratori sono anche utenti e viceversa. Solo
così si può acquisire quella dimensione sociale che
può invertire l'attuale rotta.
Come sta avvenendo nella scuola, dove l'alleanza tra studenti,
lavoratori e genitori sta diventando un importante volano per far
crescere una protesta generalizzata e diffusa.
Enrico
Il 31 ottobre scorso un impiegato dell'Azienda Casa Emilia Romagna e
quattro vigili urbani senza alcun diritto legale hanno violato il
domicilio di un appartamento del quartiere Bolognina, vuoto da tempo e
ultimamente scelto come propria casa da due ragazze. Con atteggiamento
violento sono entrati, hanno chiamato rinforzi (diverse macchine di
vigili, carabinieri e digos) e hanno proceduto allo sgombero. Di fronte
alla resistenza passiva delle occupanti i vigili hanno cominciato a
minacciare la galera e le hanno portate fuori di peso. Nel
frattempo diverse persone erano sopraggiunte a portare la propria
solidarietà. Secondo i tutori dell'ordine le ragazze non
avevano diritto alla casa perché non assegnatarie nelle liste
ufficiali: l'abitazione doveva andare ai legittimi assegnatari. Peccato
che poco dopo si sono curati di chiamare quattro muratori per far
distruggere i sanitari e murare la porta di accesso (così come
hanno fatto con altri due appartamenti vicini, per evitare che qualcuno
vi entrasse "abusivamente"). La famiglia Bresci, gruppo di compagne e
compagni che da anni è in lotta per il diritto alla casa, nel
suo comunicato scrive: "da oggi quindi, oltre alle due ragazze che non
hanno più un tetto, in Bolognina ci sono tre appartamenti
assegnabili in meno, con il conseguente allungamento delle liste per
chi da anni ormai aspetta. L'ACER non amministra il patrimonio statale
nell'interesse del pubblico, ma nell'interesse dei privati e dell'UPPI
(Unione "Piccoli" Proprietari Immobiliari) che hanno buon gioco
nell'alzare i prezzi delle case in affitto fintanto che l'edilizia
popolare rimane paralizzata dalla mala gestione. Oggi l'ACER e la
polizia municipale rimuovendo con la forza le due ragazze dal loro
nucleo abitativo, hanno dimostrato chiaramente quanto falso e ipocrita
sia il loro muoversi per ristabilire la legalità. Accecati dal
progetto securitario e repressivo del pacchetto sicurezza del governo,
recepito dalle giunte di sinistra con entusiastico plauso, non si
accorgono di calpestare con questi atti vergognosi i più
basilari principi del diritto umano. (…) La nostra vita, la nostra
creatività, i nostri desideri, il nostro bisogno incessante di
migliorare le nostre condizioni di vita, il nostro respirare,
sanciscono di momento in momento questo principio universale. Nessuna
legge può impedire la nostra volontà di costruire e
vivere un presente più dignitoso. Non ci sono muri che la nostra
volontà di libertà non potrà scavalcare". Famiglia
Bresci fa parte di un neonato coordinamento che ha l'obiettivo di
estendere e riaffermare con forza il diritto alla casa.
Per approfondire : www.inventati.org/famigliabresci/
Redb