Umanità Nova, n.36 del 9 novembre 2008, anno 88

informAzione


Livorno: Spedizione punitiva razzista

Livorno ore 19 del 19 ottobre: un giovane di 27 anni di origine ceka senza fissa dimora, clandestino per gli sceriffi e i benpensanti, è stato aggredito da 15 giovani armati di bastoni e cinghie mentre lui se ne stava seduto sui gradini di un monumento. Secondo le testimonianze di alcuni presenti, e del quotidiano "il Tirreno", è che avrebbe disturbato una ragazza. Secondo altre testimonianze, a cui c'è da credere, dato il vento che tira.…, la ciurma di balordi mentre colpivano selvaggiamente quel povero Cristo gridavano: torna al tuo paese carogna porco bastardo lui essendo per terra hanno continuato a colpirlo anche a calci. Poi si sono dileguati a corsa o in scooter. Arrivata l'ambulanza e portato nel vicino ospedale, ridotto in una maschera di sangue i medici ospedalieri al momento credevano fosse in pericolo di vita, ma per fortuna in realtà le condizioni si sono un poco migliorate trattenendolo in ospedale sotto osservazione.
Questi neo fascistelli indottrinati e influenzati da signori rispettabili, perbenisti, democratici con il loro motto di merda (dio, patria e famiglia) con le loro prediche: lavorare di più per essere premiati e considerati dall'imprenditore, non scioperare, non manifestare nelle piazze e quando vedi una o più persone seduti sui gradini di un palazzo o sul sagrato di una chiesa a mangiare un panino e sorbire una bibita, avverti il primo poliziotto che trovi così ti puoi considerare un vero italiano, bravo!
Compagni e compagne, come già nel nostro giornale è stato scritto più volte, che il fascismo non è dietro l'angolo ma è già presente lo dimostrano i fatti. In strada, in autobus, nei mercati più volte udiamo il linguaggio (becero) rivolto ai rom, neri, cinesi, latino americani: tornate a casa vostra bastardi che ci togliete la casa e il lavoro. Oppure genitori preoccupati nel vedere i propri bambini a scuola con i bambini stranieri.
Io sono incazzato perchè quasi mai o raramente si sente dire che i padroni sono dei parassiti e i politici, corrotti, assetati di voti che li conducono al potere e ai banchetti (mangiamiliardi). Oppure le missioni di merda delle truppe armate portatrici di democrazia e di civiltà in nome di dio denaro.
Per concludere. Compagni e compagne noi continueremo a lottare come sempre anche se la lotta è ancora più dura perchè in questo terzo millennio in particolare i giovani ne vedranno di quelle belle. Viva l'Anarchia.

Beppe

Vicenza: Partono i lavori al Dal Molin

Da quasi una settimana, le ruspe sono già entrate dentro il Dal Molin, almeno 6, oltre ad altri mezzi, ed hanno avviato i lavori di demolizione delle vecchie strutture dell'aeroporto, a partire da una palazzina.
Ovviamente, senza alcun preavviso e fregandosene anche dei divieti comunali di circolazione relativi ai veicoli non autorizzati, tanto che i vigili urbani con l'approvazione del sindaco Variati hanno multato ruspe, furgoni, autocarri e auto dei vigilantes con sanzioni da 71 euro ciascuna.
Tutto questo a poche settimane dagli incontri sulle "compensazioni" promosse dal sindaco con le forze politiche cittadine (compresa la lista Vicenza Libera-No Dal Molin) e il suo viaggio a Roma per consegnare a Letta e Veltroni i risultati della vana consultazione popolare del 5 ottobre.
Da parte del Presidio permanente, si continua ancora a denunciare il mancato rispetto di diritti, democrazia e trasparenza, scoprendo altresì l'illegalità a stelle e strisce. Paradossale a tal proposito la dichiarazione del solito portavoce: "Vigileremo in viale Ferrarin, per controllare se entrano e escono mezzi pesanti che lavorano alla demolizione delle vecchie strutture dell'aeroporto.  E faremo segnalazioni alla polizia municipale per la contravvenzione all'ordinanza che vieta il transito di mezzi pesanti in viale dal Verme".
Situazione non seria, ma drammatica.
 
K.A.S.

Torino: Pane e menta

Il cielo sopra Torino era carico di pioggia la prima domenica di novembre: ma più scuro del cielo era l'angolo tra via Cottolengo e piazza della Repubblica. La strada, dove ogni domenica si svolge il mercato abusivo degli immigrati, era chiusa da polizia, carabinieri, alpini. C'erano persino le unità cinofile. Una scena di guerra, "normale" in Iraq e in Afganistan, nei posti dove gli alpini della Brigata Taurinense sono soliti prestare servizio, sempre più frequente all'ombra della Mole.
Già tre settimane prima, il 12 ottobre, la polizia aveva bloccato la strada, impedendo il mercato.
La settimana successiva una partita di calcio organizzata dagli antirazzisti aveva adunato in via Cottolengo una folla tanto vasta da consigliare una prudente ritirata agli uomini in divisa, che la domenica dopo non si erano nemmeno fatti vedere.
Poi l'offensiva del comitato spontaneo del quartiere, la rinnovata attenzione del fogliaccio fascista Cronacaqui, la comparsa di manifestini con le facce di alcuni antirazzisti, additati come indesiderabili, hanno rimesso in moto la macchina repressiva.
I sinistri esponenti di "The Gate", la sinistra associazione che gestisce la riqualificazione in Chiampa style di Porta Palazzo, sono entrati in campo a gamba tesa, cercando di indurre i bancarellari a spostarsi in un'altra via, più defilata.
I soliti antirazzisti hanno aperto i banchetti in mezzo a piazza della Repubblica, dove nel corso della mattinata si erano adunati come di consueto tanti abitanti del quartiere. Dopo non molto alcuni venditori di alimentari si sono spostati nella stessa zona degli antirazzisti.
Pochi banchi tra pioggia e paura che un controllo portasse via ogni cosa hanno lavorato per un paio d'ore.
A pochi metri dalla postazione di polizia e militari qualche gessetto ha fatto la magia di far comparire un nuovo murale sui muri della piazza. Sopra la scritta "Dai un fiore all'alpino" una mano dal balcone getta un vaso di fiori che prende in pieno il capo di un alpino di passaggio. Una folla benevola ha coperto i graffitari antimilitaristi: gli alpini, pochi metri più in là, non si sono accorti di nulla.
Poi la pioggia si è mangiata tutto. Alla fine i militari, fieri di aver impedito lo smercio di pane e menta, sono andati via. Anche gli antirazzisti si sono sciolti sotto l‘acquazzone.
Un paio di venditori sono però rimasti sulla piazza, incuranti del diluvio, con i pani zuppi e la menta che spandeva in aria il suo profumo. Il profumo della vita, che, ostinata, resiste.
La partita continua.

R. Em.

Milano: Quando la salute è una merce e l'ospedale un'azienda

Giovedì si è svolto come preannunciato, nella nostra sede di Milano, il dibattito pubblico sul tema della sanità, organizzato dall'Ateneo Libertario.
Si sono confrontate l'esperienze sul campo della CUB Sanità (presente il segretario provinciale), dell'USI sanità (il segretario e dipendente del S.Raffaele),  della Conf. Cobas (presente il responsabile prov .della Sanità ), un compagno medico di base.
L'opportunità di tale confronto prendeva le mosse dagli ultimi scandali di criminalità sanitaria, scoppiati nelle strutture ospedalieri milanesi, dal S. Raffaele al S. Rita, della quale è stata decretata la chiusura per alcuni mesi.
Tutti concordavano nell'affermare come gli episodi di mala sanità - che hanno portato alla denuncia di medici e amministratori - siano emersi solo in minima parte:, casi in cui gli ospedali hanno incassato su prestazioni mai avvenute, su prestazioni in cui la patologia è stata aggravata o, ancor peggio, è stata inventata fino a causare decessi di pazienti ignari.
Sicuramente non si tratta di casi accidentali, ma di una vera e propria stortura del sistema, derivante in gran parte dall'applicazione della legge 502, che stabilisce una tariffa per ogni prestazione. Tutto questo ha sviluppato nel campo della sanità una logica perversa per cui la salute diventa una merce e la struttura di cura un'azienda. Una logica che ha investito sia gli ospedali ex pubblici e ancor più quelli privati, che nascono già con l'intento di far profitto.
Nella situazione che si è creata l'etica declamata sulla difesa della salute viene spazzata via. E' Il pretesto dell'etica invece a essere utilizzato nei confronti dei lavoratori della sanità come arma di ricatto per indurre la categoria ai sacrifici dei propri diritti a favore dell'utenza. Una contrapposizione di cui si avvantaggiano unicamente i gestori del potere e del profitto nella sanità.
Per uscire da questa contrapposizione occorre da una parte difendere le condizioni salariali, dei carichi di lavoro e della salvaguardia della salute da parte dei lavoratori in piena autonomia, combattendo le logiche degli appalti, di esternalizzazioni e di precarizzazioni che svuotano la difesa dei diritti dei lavoratori; dall'altra parte occorre un percorso unificante negli obbiettivi e forme di lotta tra i lavoratori della sanità ed i cittadini utenti, partendo dalla considerazione che i lavoratori sono anche utenti e viceversa. Solo così si può acquisire quella dimensione sociale che può invertire l'attuale rotta.
Come sta avvenendo nella scuola, dove l'alleanza tra studenti, lavoratori e genitori sta diventando un importante volano per far crescere una protesta generalizzata e diffusa.

Enrico

Bologna: Lotta per il diritto alla casa.

Il 31 ottobre scorso un impiegato dell'Azienda Casa Emilia Romagna e quattro vigili urbani senza alcun diritto legale hanno violato il domicilio di un appartamento del quartiere Bolognina, vuoto da tempo e ultimamente scelto come propria casa da due ragazze. Con atteggiamento violento sono entrati, hanno chiamato rinforzi (diverse macchine di vigili, carabinieri e digos) e hanno proceduto allo sgombero. Di fronte alla resistenza passiva delle occupanti i vigili hanno cominciato a minacciare la galera e le hanno portate fuori  di peso. Nel frattempo diverse persone erano sopraggiunte a portare la propria solidarietà.  Secondo i tutori dell'ordine le ragazze non avevano diritto alla casa perché non assegnatarie nelle liste ufficiali: l'abitazione doveva andare ai legittimi assegnatari. Peccato che poco dopo si sono curati di chiamare quattro muratori per far distruggere i sanitari e murare la porta di accesso (così come hanno fatto con altri due appartamenti vicini, per evitare che qualcuno vi entrasse "abusivamente"). La famiglia Bresci, gruppo di compagne e compagni che da anni è in lotta per il diritto alla casa, nel suo comunicato scrive: "da oggi quindi, oltre alle due ragazze che non hanno più un tetto, in Bolognina ci sono tre appartamenti assegnabili in meno, con il conseguente allungamento delle liste per chi da anni ormai aspetta. L'ACER non amministra il patrimonio statale nell'interesse del pubblico, ma nell'interesse dei privati e dell'UPPI (Unione "Piccoli" Proprietari Immobiliari) che hanno buon gioco nell'alzare i prezzi delle case in affitto fintanto che l'edilizia popolare rimane paralizzata dalla mala gestione. Oggi l'ACER e la polizia municipale rimuovendo con la forza le due ragazze dal loro nucleo abitativo, hanno dimostrato chiaramente quanto falso e ipocrita sia il loro muoversi per ristabilire la legalità. Accecati dal progetto securitario e repressivo del pacchetto sicurezza del governo, recepito dalle giunte di sinistra con entusiastico plauso, non si accorgono di calpestare con questi atti vergognosi i più basilari principi del diritto umano. (…) La nostra vita, la nostra creatività, i nostri desideri, il nostro bisogno incessante di migliorare le nostre condizioni di vita, il nostro respirare, sanciscono di momento in momento questo principio universale. Nessuna legge può impedire la nostra volontà di costruire e vivere un presente più dignitoso. Non ci sono muri che la nostra volontà di libertà non potrà scavalcare". Famiglia Bresci fa parte di un neonato coordinamento che ha l'obiettivo di estendere e riaffermare con forza il diritto alla casa.
Per approfondire : www.inventati.org/famigliabresci/

Redb

 

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