Dopo essere stato designato da Nicolas Sarkozy come Ministro
dell'Immigrazione, dell'Identità Nazionale e della Cooperazione,
Brice Hortefeux continua a ripetere che il suo operato è di
"grandissima umanità" e che lui, nonostante l'ingrato compito di
impartire disposizioni alle forze dell'ordine, non persegue altro scopo
che la felicità della gente... ma la gente non capisce, talmente
è radicata nell'uomo l'ingratitudine…
Dunque, bisognerebbe rendere giustizia a questo grande filantropo:
d'altra parte, non ha inventato lui l'OQTF (Ordre de Quitter le
Territoire Français), né i CRA (Centre de
Rétention Administratif, l'equivalente dei nostri CPT),
né le espulsioni forzate, né le retate sui posti di
lavoro o all'uscita di scuola o perfino all'interno della stessa? No,
lui, semplicemente, applica le norme in materia con una "coscienza
professionale" ammirevole. L'obiettivo? Contribuire alla perpetuazione
di una società dove i capitali circolino più facilmente
che gli individui (o dove gli individui circolino alla stregua dei
capitali, fate voi) e dove, dunque, l'immigrato possa essere scelto in
funzione della sua attitudine a svolgere questo o quel mestiere, della
sua flessibilità, capacità di adattarsi e obbedire al suo
padrone/datore di lavoro. E' Lui (il Capitale) e nessun altro che
sceglie dove debbano vivere i lavoratori, e se devono o meno spostarsi
ecc.
E' quindi per coordinare le politiche di "regolazione dei flussi
migratori in Europa", che il ministro ha convogliato i suoi omonimi
colleghi a Vichy per il summit del 3 e 4 novembre. Che dire, ci si
può fidare di loro, possiamo dormire tranquilli a cominciare
dalla scelta della sede del summit, l'infausta Vichy, già
capitale del collaborazionista Petain durante l'occupazione nazista.
Il ministro francese continua a ripetere che il passato va dimenticato,
ma è compito degli anarchici mantenere desta l'attenzione
e viva la memoria: sappiamo bene quali atrocità si nascondono
dietro la macchina amministrativa fredda e ben collaudata di un regime.
La scelta di Hortefeux è una provocazione pura e
semplice.
Per queste ragioni, la Federazione Anarchica Francese non è
rimasta a guardare ma ha prontamente risposto e fatto eco all'appello
per la manifestazione del 3 novembre a Vichy contro lo svolgimento del
summit, sapendo bene che ciò che oggi viene riservato agli
immigrati è solo il preludio di un attacco generalizzato a tutta
la popolazione.
Raggiungere Vichy, per i manifestanti, non è stata affatto
un'impresa facile. Riservare un treno era assolutamente impossibile
già da settimane. Sindacati, gruppi organizzati di studenti,
associazioni e partiti organizzano dei pullman che però
arriveranno a manifestazione già iniziata, a causa dei controlli
da parte delle forze dell'ordine: a Lyon e a Grenoble i passeggeri
vengono perquisiti e identificati alla partenza (con tanto di
fotografie di chi sale a bordo!). L'abuso di potere della BAC (Brigade
Anti-Criminelle) si fermerà solo all'arrivo dei giornalisti
chiamati da alcuni dei manifestanti.
Il raduno è previsto per le 16:30 a Cusset, piccolo centro non
lontano da Vichy. Ci sono diverse realtà presenti: dal Partito
Comunista Francese alla CGT, dai Gruppi Studenteschi alla CNT e agli
anarchici che, nelle loro diversità, rappresentano comunque lo
spezzone più nutrito. Purtroppo, bisogna prendere nota della
assenza dei soggetti protagonisti: gli immigrati.
Nella mattinata si è svolta una piccola manifestazione che,
teatralmente, ha messo in scena delle deportazioni, manifestazione poco
gradita alle forze dell'ordine che hanno presto provveduto all'arresto
di alcuni dei manifestanti.
Verso le 18:00 la manifestazione si incammina verso il centro di Vichy,
dove è stata allestita dalla polizia francese una Zona Rossa al
fine di garantire l'opportuno svolgimento del summit.
Gli slogan tuonano forti: "Pètain revient, t'as ublié tes
chiens!" (Petain ritorna che hai dimenticato qui i tuoi cani),
"Première, deuxième, troisième
génération, nous sommes tous des enfants
d'immigrés!" (Prima, seconda, terza generazione: siamo tutti
figli di immigrati), "Détruisons les centres de
rétentions, pierre par pierre, mur par mur!" (Distruggiamo i
Centri di Detenzione, pietra per pietra, muro per muro).
Il corteo procede lento perché ancora non abbastanza folto (ma
presto arriveranno i pullman) e, alla fine, in circa 3000 (2000 per le
forze dell'ordine) procediamo lungo il corso principale di Vichy.
La maggior parte dei negozi sono aperti; la gente nascosta dietro le
finestre, luci spente e serrande abbassate. Il corteo, autorizzato,
dovrebbe seguire un itinerario ben preciso ma, alle 18:50, quando si
è ormai dispiegato per il corso principale che dalla Stazione
porta alla Zona Rossa, ecco che parte la prima carica della polizia e i
lacrimogeni cominciano a piovere sui manifestanti sorpresi. Un corteo
fino a quel momento ordinato e pacifico è costretto a
disperdersi per le stradine laterali per cercare riparo dal gas.
Asciugate le lacrime, serriamo le fila e torniamo compatti in strada.
Le grida sono ancora più forti: "Pètain revient, t'as
ublié tes chiens!". Non riusciamo ad avanzare nemmeno di un
metro: appena il corteo riesce a radunarsi di nuovo lungo il corso,
ecco che parte la seconda carica della polizia: ancora lacrimogeni
(sparati anche frontalmente sui manifestanti) e scontri alla testa del
corteo. Il messaggio non può essere più chiaro: la
manifestazione non deve avere luogo. Sarkozy e Hortefeux intendono far
ben vedere ai loro colleghi europei come va trattato il dissenso. Il
corteo si disperde nuovamente e si raduna nel corso parallelo per
ripiegare verso la piazza della stazione: si cerca di continuare la
manifestazione, anche se si è costretti ad invertire il
percorso, incalzati dai lacrimogeni e dalle cariche della polizia: si
va verso l'espace Chambon, a circa 3 km da Vichy, luogo in cui,
comunque, il corteo sarebbe dovuto terminare.
I manifestanti gridano con quanto fiato in gola: "Police partout,
justice nulle part!" (Polizia dappertutto, giustizia da nessuna parte).
La gente si barrica in casa, i negozi chiudono svelti, vetrine vengono
infrante, macchine date alle fiamme, un elicottero col suo faro scruta
i nostri movimenti… veniamo letteralmente buttati fuori dalla
città a forza.
Sono le 20, siamo letteralmente sotto assedio costretti a rifugiarci
dentro l'espace Chambon, dove, almeno, la polizia non osa entrare:
nella piazza antistante ancora scontri e arresti, i blindati e le
camionette della polizia non si contano, l'elicottero continua a
sorvolare la zona.
La polizia è dappertutto, volanti sfrecciano e sirene spiegate;
la gente per strada è fermata dai posti di blocco. Ma gli
addetti sono già al lavoro per ripulire la città dai
segni della lotta e della protesta: l'indomani Vichy si
sveglierà nell'ignoranza o nell'oblio di ciò che è
accaduto…
Dei 30 manifestanti fermati dalle forze dell'ordine, il giorno dopo una
dozzina sono ancora guardati a vista. I notiziari e i giornali
dedicheranno poche e chiare parole alla manifestazione: ovviamente
parleranno dei casseurs e della violenza dei manifestanti e
dell'esemplare risposta delle forze dell'ordine.
E' evidente che sul terreno dell'immigrazione (e dell'identità
nazionale, come dicono in Francia) non è tollerata alcuna
opposizione. Gli immigrati non sono esseri umani, sono mano d'opera,
sono merce, sono capitali da investire e spostare a piacimento. I
flussi migratori vanno quindi regolati in base alle esigenze della
scala economica di un paese, di una nazione, dell'Europa tutta: questo
il progetto criminale di Hortefuex e dei suoi colleghi. Sembra che il
ministro francese abbia insistito molto coi suoi colleghi europei
dell'importanza dell'inno nazionale: tutti, anche gli immigrati,
debbano conoscere a memoria la Marseillaise, compresa la data di
composizione: insomma che si torni ai buoni propositi di Petain e del
suo governo ed ai veri e saldi principi morali di Dio, Patria e
Famiglia!
Dal canto nostro, noi anarchici, non ci stancheremo mai di ripetere che
è soltanto attraverso la chiusura di tutti Centri di Detenzione
(CRA, CPT…) e con l'assoluta libertà di circolazione e
installazione, dovunque nel mondo, dei migranti che passa il processo
d'integrazione fra gli uomini.
Giuseppe Lo Piccolo