Umanità Nova, n.37 del 16 novembre 2008, anno 88

Détruisons les centres de rétentions


Dopo essere stato designato da Nicolas Sarkozy come Ministro dell'Immigrazione, dell'Identità Nazionale e della Cooperazione, Brice Hortefeux continua a ripetere che il suo operato è di "grandissima umanità" e che lui, nonostante l'ingrato compito di impartire disposizioni alle forze dell'ordine, non persegue altro scopo che la felicità della gente... ma la gente non capisce, talmente è radicata nell'uomo l'ingratitudine…
Dunque, bisognerebbe rendere giustizia a questo grande filantropo: d'altra parte, non ha inventato lui l'OQTF (Ordre de Quitter le Territoire Français), né i CRA (Centre de Rétention Administratif, l'equivalente dei nostri CPT), né le espulsioni forzate, né le retate sui posti di lavoro o all'uscita di scuola o perfino all'interno della stessa? No, lui, semplicemente, applica le norme in materia con una "coscienza professionale" ammirevole. L'obiettivo? Contribuire alla perpetuazione di una società dove i capitali circolino più facilmente che gli individui (o dove gli individui circolino alla stregua dei capitali, fate voi) e dove, dunque, l'immigrato possa essere scelto in funzione della sua attitudine a svolgere questo o quel mestiere, della sua flessibilità, capacità di adattarsi e obbedire al suo padrone/datore di lavoro. E' Lui (il Capitale) e nessun altro che sceglie dove debbano vivere i lavoratori, e se devono o meno spostarsi ecc.
E' quindi per coordinare le politiche di "regolazione dei flussi migratori in Europa", che il ministro ha convogliato i suoi omonimi colleghi a Vichy per il summit del 3 e 4 novembre. Che dire, ci si può fidare di loro, possiamo dormire tranquilli a cominciare dalla scelta della sede del summit, l'infausta Vichy, già capitale del collaborazionista Petain durante l'occupazione nazista.
Il ministro francese continua a ripetere che il passato va dimenticato, ma  è compito degli anarchici mantenere desta l'attenzione e viva la memoria: sappiamo bene quali atrocità si nascondono dietro la macchina amministrativa fredda e ben collaudata di un regime. La  scelta di Hortefeux  è una provocazione pura e semplice.
Per queste ragioni, la Federazione Anarchica Francese non è rimasta a guardare ma ha prontamente risposto e fatto eco all'appello per la manifestazione del 3 novembre a Vichy contro lo svolgimento del summit, sapendo bene che ciò che oggi viene riservato agli immigrati è solo il preludio di un attacco generalizzato a tutta la popolazione.
Raggiungere Vichy, per i manifestanti, non è stata affatto un'impresa facile. Riservare un treno era assolutamente impossibile già da settimane. Sindacati, gruppi organizzati di studenti, associazioni e partiti organizzano dei pullman che però arriveranno a manifestazione già iniziata, a causa dei controlli da parte delle forze dell'ordine: a Lyon e a Grenoble i passeggeri vengono perquisiti e identificati alla partenza (con tanto di fotografie di chi sale a bordo!). L'abuso di potere della BAC (Brigade Anti-Criminelle) si fermerà solo all'arrivo dei giornalisti chiamati da alcuni dei manifestanti.
Il raduno è previsto per le 16:30 a Cusset, piccolo centro non lontano da Vichy. Ci sono diverse realtà presenti: dal Partito Comunista Francese alla CGT, dai Gruppi Studenteschi alla CNT e agli anarchici che, nelle loro diversità, rappresentano comunque lo spezzone più nutrito. Purtroppo, bisogna prendere nota della assenza dei soggetti protagonisti: gli immigrati.
Nella mattinata si è svolta una piccola manifestazione che, teatralmente, ha messo in scena delle deportazioni, manifestazione poco gradita alle forze dell'ordine che hanno presto provveduto all'arresto di alcuni dei manifestanti.
Verso le 18:00 la manifestazione si incammina verso il centro di Vichy, dove è stata allestita dalla polizia francese una Zona Rossa al fine di garantire l'opportuno svolgimento del summit.
Gli slogan tuonano forti: "Pètain revient, t'as ublié tes chiens!" (Petain ritorna che hai dimenticato qui i tuoi cani), "Première, deuxième, troisième génération, nous sommes tous des enfants d'immigrés!" (Prima, seconda, terza generazione: siamo tutti figli di immigrati),  "Détruisons les centres de rétentions, pierre par pierre, mur par mur!" (Distruggiamo i Centri di Detenzione, pietra per pietra, muro per muro).
Il corteo procede lento perché ancora non abbastanza folto (ma presto arriveranno i pullman) e, alla fine, in circa 3000 (2000 per le forze dell'ordine) procediamo lungo il corso principale di Vichy.
La maggior parte dei negozi sono aperti; la gente nascosta dietro le finestre, luci spente e serrande abbassate. Il corteo, autorizzato, dovrebbe seguire un itinerario ben preciso ma, alle 18:50, quando si è ormai dispiegato per il corso principale che dalla Stazione porta alla Zona Rossa, ecco che parte la prima carica della polizia e i lacrimogeni cominciano a piovere sui manifestanti sorpresi. Un corteo fino a quel momento ordinato e pacifico è costretto a disperdersi per le stradine laterali per cercare riparo dal gas. Asciugate le lacrime, serriamo le fila e torniamo compatti in strada. Le grida sono ancora più forti: "Pètain revient, t'as ublié tes chiens!". Non riusciamo ad avanzare nemmeno di un metro: appena il corteo riesce a radunarsi di nuovo lungo il corso, ecco che parte la seconda carica della polizia: ancora lacrimogeni (sparati anche frontalmente sui manifestanti) e scontri alla testa del corteo. Il messaggio non può essere più chiaro: la manifestazione non deve avere luogo. Sarkozy e Hortefeux intendono far ben vedere ai loro colleghi europei come va trattato il dissenso. Il corteo si disperde nuovamente e si raduna nel corso parallelo per ripiegare verso la piazza della stazione: si cerca di continuare la manifestazione, anche se si è costretti ad invertire il percorso, incalzati dai lacrimogeni e dalle cariche della polizia: si va verso l'espace Chambon, a circa 3 km da Vichy, luogo in cui, comunque, il corteo sarebbe dovuto terminare.
I manifestanti gridano con quanto fiato in gola: "Police partout, justice nulle part!" (Polizia dappertutto, giustizia da nessuna parte). La gente si barrica in casa, i negozi chiudono svelti, vetrine vengono infrante, macchine date alle fiamme, un elicottero col suo faro scruta i nostri movimenti… veniamo letteralmente buttati fuori dalla città a forza.
Sono le 20, siamo letteralmente sotto assedio costretti a rifugiarci dentro l'espace Chambon, dove, almeno, la polizia non osa entrare: nella piazza antistante ancora scontri e arresti, i blindati e le camionette della polizia non si contano, l'elicottero continua a sorvolare la zona.
La polizia è dappertutto, volanti sfrecciano e sirene spiegate; la gente per strada è fermata dai posti di blocco. Ma gli addetti sono già al lavoro per ripulire la città dai segni della lotta e della protesta: l'indomani Vichy si sveglierà nell'ignoranza o nell'oblio di ciò che è accaduto…
Dei 30 manifestanti fermati dalle forze dell'ordine, il giorno dopo una dozzina sono ancora guardati a vista. I notiziari e i giornali dedicheranno poche e chiare parole alla manifestazione: ovviamente parleranno dei casseurs e della violenza dei manifestanti e dell'esemplare risposta delle forze dell'ordine.
E' evidente che sul terreno dell'immigrazione (e dell'identità nazionale, come dicono in Francia) non è tollerata alcuna opposizione. Gli immigrati non sono esseri umani, sono mano d'opera, sono merce, sono capitali da investire e spostare a piacimento. I flussi migratori vanno quindi regolati in base alle esigenze della scala economica di un paese, di una nazione, dell'Europa tutta: questo il progetto criminale di Hortefuex e dei suoi colleghi. Sembra che il ministro francese abbia insistito molto coi suoi colleghi europei dell'importanza dell'inno nazionale: tutti, anche gli immigrati, debbano conoscere a memoria la Marseillaise, compresa la data di composizione: insomma che si torni ai buoni propositi di Petain e del suo governo ed ai veri e saldi principi morali di Dio, Patria e Famiglia!
Dal canto nostro, noi anarchici, non ci stancheremo mai di ripetere che è soltanto attraverso la chiusura di tutti Centri di Detenzione (CRA, CPT…) e con l'assoluta libertà di circolazione e installazione, dovunque nel mondo, dei migranti che passa il processo d'integrazione fra gli uomini.

Giuseppe Lo Piccolo

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