Umanità Nova, n.38 del 23 novembre 2008, anno 88

22 novembre: manifestazione femminista e lesbica a roma


Tra i segnali positivi di queste ultime settimane vi è senza dubbio il moltiplicarsi di iniziative intorno alla manifestazione nazionale del 22 novembre a Roma contro la violenza sulle donne, autorganizzata dalla rete delle Sommosse (vedi http://flat.noblogs.org) per ribadire che la violenza maschile nasce in famiglia, all'interno delle mura domestiche, e non è un problema di ordine pubblico, ma di ordine culturale e politico.
Già un anno fa, il 24 novembre 2007, oltre 150.000 donne – operaie, precarie, disoccupate, casalinghe, studentesse – invadevano Roma «per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne per legittimare politiche securitarie e repressive». Proprio l'organizzazione orizzontale e dal basso di quella mobilitazione faceva emergere come elemento irrinunciabile delle pratiche femministe il carattere antistituzionale, autorganizzato, libertario e separatista. Di là dalla cacciata dal corteo di deputate e ministre, la forza ideale di questa manifestazione è stata quella di aver coniugato il tema della violenza a tutto campo (nella famiglia, nel lavoro, nelle politiche securitarie e xenofobe) proponendo uno sguardo complessivo e non settoriale e mistificante.
Sono le questioni affrontate successivamente nella due giorni tenutasi a Roma il 23 e 24 febbraio 2008: oltre 400 femministe e lesbiche da tutt'Italia si incontrano affrontando in otto tavoli di discussione le strategie di resistenza contro lo stato patriarcale e le forme di lotta per trasformare il mondo autoritario in cui viviamo. Nel documento finale quell'assemblea esprimeva un NO forte e chiaro alle continue strumentalizzazioni da parte dei sindacati istituzionali e di partiti che sostengono politiche familiste e di controllo sui corpi delle donne.
Ed è in questo percorso che si situa la manifestazione del 22 novembre: non si tratta solo di denunciare la violenza maschile, spesso consumata tra le pareti domestiche, ma di mettere in questione l'ideologia del familismo, la deriva autoritaria sessista e razzista, l'attacco alle donne sul posto di lavoro, le discriminazioni strutturali che ne minano l'indipendenza economica, le leggi criminalizzanti contro le prostitute, la cultura dell'odio e dell'intolleranza xenofoba. Oggi lo Stato ha bisogno del doppio lavoro delle donne: sul posto di lavoro e in famiglia, come fattore di tenuta interna di una società che sta andando in pezzi. Stato e Chiesa vorrebbero fare della famiglia un ammortizzatore non solo della crisi economica, ma anche della crisi di "senso" di un mondo che si scopre fragile, brutale, degradato, a rischio. La crescente violenza maschile sulle donne non è dunque solo un dato di cronaca: essa deriva dalla volontà di far accettare alle donne un ruolo predefinito, di funzionalizzarle al sistema, di ingabbiarle entro un rinnovato blocco sociale reazionario, con lo scopo di filtrare, controllare, eliminare i conflitti.
Di fatto, le recenti direttive europee e nazionali sulla famiglia costituiscono un attacco violento contro l'autodeterminazione delle donne. A ciò occorre rispondere con forza, unite, solidali, in un fronte comune a partire dalle specifiche situazioni: scuola, fabbrica, università, casa, ufficio. E, in tal senso, è necessario esprimere la nostra solidarietà a tutte le donne che oggi stanno subendo attacchi padronali – dall'Alitalia all'Ilva di Taranto e alla Perla di Bologna – per creare momenti di lotta comuni, sia nelle piazze, sia con campagne di opinione e di boicottaggio.
Per tutte queste ragioni la manifestazione del 22 novembre è un passaggio cruciale. Non solo «Non pagheremo noi la vostra crisi!», ma non ci piegheremo ai vostri progetti perché «Siamo tutte cittadine del mondo» e metteremo «Sabbia e non olio nel motore del capitalismo».

Cassandre felsinee


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