Umanità Nova, n.38 del 23 novembre 2008, anno 88

Profili. Pasquale Bulzamini e un falso questurinesco


Pasquale Bulzamini nasce a Imola il 17 aprile 1881 da Ercole e Agnese Zuffi. Operaio marmista, emigra in Svizzera nel 1901 in cerca di lavoro, desta sospetti per la sua condotta politica e, nel 1906, dopo uina inchiesta, la polizia di Ginevra dichiara che il Bulzamini è anarchico.
Costretto a espatriare, si rifugia in Francia, ma non ha vita facile neppure nel paese d'Oltralpe, infatti il 28 dicembre 1906 viene consegnato alle autorità italiane alla frontiera di Ventimiglia e tradotto a Imola. Nella sua città natale rimane per poco perché nell'agosto 1907 la polizia, che non ha mai smesso di sorvegliarlo, dichiara che il nostro dimora in Versilia, tra Viareggio e Pietrasanta ove ha trovato lavoro. Per alcuni anni rimane in provincia di Lucca occupato nei laboratori marmiferi della zona, continua ad essere attentamente sorvegliato e le informazioni fornite dai Carabinieri arrivano al Ministero dell'Interno tramite la prefettura di Lucca, che considera il Bulzamini un anarchico pericoloso.
Quando la crisi economica si aggrava, l'anarchico imolese emigra in Sud America, nel dicembre 1911, secondo il puntuale rapporto della questura di Bologna, risulta risiedere a San Paolo del Brasile fino all'autunno del 1913 quando rientra in Italia, scegliando come sua residenza la città di Viareggio. In Versilia vive e lavora, continua a professare idee anarchiche, è sorvegliato dalla polizia locale che trasmette i suoi rapporti alla prefettura di Lucca. Anche dopo l'avvento del fascismo il Bulzamini, pur nelle difficoltà a cui va incontro un antifascista che vuol rimanere coerente, non cede. Infatti viene sottoposto a maltrattamenti e violenze da parte fascista per essersi rifiutato di aderire al sindacato corporativo (1). Nel 1928 accade il fatto che lo porterà alla sua tragica fine. Il 17 ottobre di quell'anno il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato condanna a morte Michle Della Maggiora, un antifascista che, per motivi politici, in un conflitto a fuoco in provincia di Pistoia uccide due fascisti. La condanna viene immediatamente eseguita e a Viareggio negli ambienti antifascisti la notizia desta rabbia e sconforto. Anche Pasquale Bulzamini critica in pubblico la sentenza ed il fatto giunge all'orecchio dei fascisti locali che decidono di fargliela pagare. Il 20 ottobre, mentre sta rincasando, viene aggredito, percosso a sangue e gettato giù dal ponte della ferrovia nei pressi della stazione. Ricoverato all'ospedale di Viareggio in stato di shock per un trauma cranico, muore nella stessa struttura sanitaria il 31 dello stesso mese, secondo quanto riferisce l'Almanacco Libertario di Ginevra (2).
La versione fornita dalle autorità è completamente diversa. In un telegramma al Ministero dell'Interno spedito il 5 gennaio 1930 il prefetto di Lucca dichiara che il Bulzamini muore "per annegamento essendo stato spinto nel canale Farabola da tal Simonetti Mario, pregiudicato, suicidatosi circa otto mesi dopo, col quale era venuto a collutazione trovandosi entrambi ubriachi"(3). Le due versioni sono evidentemente inconciliabili, ma la cartella clinica compilata dai sanitari che hanno accolto il Bulzamini all'ospedale, smentisce la versione della prefettura, facendo naufragare pietosamente il tentativo delle autorità di coprire le malefatte dei fascisti. Ma tutto ciò è stato scoperto molti anni più tardi, dopo la caduta del fascismo...

italino rossi

NOTE:
(1) Almanacco Libertario per l'anno 1930, Ginevra, Carlo Frigerio Editore, p. 34;
(2) Ibidem;



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