Volevano farlo sparire e invece il movimento ritorna in piazza per ribadire il NO-TAV.
Il popolo NO-TAV scalpita da tempo per ritrovare le strade, per
ricordare ai potenti e al resto del mondo che non si è
squagliato di fronte alle false promesse e alle minacce del potere,
così zelante nel difendere gli interessi dei grandi speculatori.
Il popolo NO-TAV cercava da tempo l'occasione di manifestarsi, il
momento in cui ognuno può esserci e farsi sentire, influire sul
corso della propria vita affinché le decisioni che la
determinano non siano sempre e solo imposte dall'alto, alla faccia
della tanto strombazzata democrazia più o meno partecipata.
Preso atto della defezione della stragrande maggioranza dei sindaci
della valle eletti su programmi NO-TAV e passati al progetto FARE (il
TAV), dopo una serie di incontri a Roma organizzati dal "confidente" di
tutti i governi della repubblica, l'arc. Mario Virano, il movimento -
diventato adulto - avverte la necessità di ripercorrere le
strade della sua valle, di riaffermare il controllo del proprio
territorio, camminando finalmente sulle proprie gambe.
Così si ribadisce con forza la natura autogestionaria,
schiettamente popolare e spontanea del movimento. La sua
capacità di prendere e attuare decisioni senza delegare nessuno,
senza appoggiarsi a terze gambe che si rivelano in realtà
protesi rugginose e traditrici, che intralciano il movimento e tendono
a inchiodarlo.
Un grande movimento popolare senza protettori, leader, politicanti e
strumentalizzatori di professione, finalmente maturo nelle sue
decisioni prese ormai con la consapevolezza della vastità delle
loro potenzialità, limiti e conseguenze. Decisioni condivise
negli incontri periodici dei comitati dove, nella diversità, ci
si allena all'arte del confronto costruttivo, così poco amato
dai fautori della delega politica a entità gerarchicamente
superiori .
Un movimento pacifico che non esita a passare decisamente all'azione
diretta, che si presenta compatto e non si sottrae neanche quando la
prepotenza fatta sistema usa la violenza contro gli inermi e lo scontro
si fa duro, come al Seghino e a Venaus. Luoghi dove la
creatività e il coraggio del popolo NO-TAV hanno seppellito,
sotto barricate, sventolanti guard-rail, sentieri partigiani e
recinzioni divelte da migliaia di mani nude, i manganelli, i caschi,
gli scudi, le pistole, i cellulari, le ruspe blu e i loro mandanti
istituzionali.
Un movimento che superate le asprezze dello scontro ripropone il suo
volto conviviale in grado di accogliere e di aprire i cuori delle vite
e delle esperienze più diverse. Convivialità di altura
dove ai semplici piaceri della carne, mangiare e bere insieme,
accendere un fuoco, si uniscono il piacere delle discussione e della
festa dove tutti sono protagonisti. Un movimento popolare che, di
fronte alle pesanti affermazioni del presidente del consiglio che
minaccia, dopo le divisioni portate dal "governo amico", repressione
dura e violenza di stato in valle - come se per lui fosse una cosa
nuova - si appresta serenamente a rispondere compatto e con la massima
fermezza.
Senza temere neanche i provocatori che super-sbirro Kossiga si vanta di aver infiltrato nei movimenti per distruggerli.
Per tutti gli amanti della libertà.
Osservatorio Ecologico Volante
No Tav Autogestione -
contro tutte le nocività
Info logistiche
L'appuntamento è per le 14,30 alla stazione FS di Susa.
Da Torino Porta Nuova treno alle 13,15 per Susa.
Chi arriva in auto: dall'autostrada del Frejus uscire a Susa, imboccare
la statale 25 e parcheggiare nei pressi della Stazione. C'è un
grande parcheggio anche all'inizio del paese.
Lo spezzone rosso e nero sarà aperto dallo striscione: "No Tav. Azione diretta autogestione"