Umanità Nova, n.39 del 7 dicembre 2008, anno 88

Ricordando...


Luigi Assandri

Il 22 novembre Luigi se ne è andato.
Il suo corpo è stato cremato al cimitero monumentale di Torino. Ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio diverse bandiere rossonere, portate da compagni di tutte le età. Più che novantenne (nato nel 1915) era da qualche anno ricoverato in una casa di cura. Negli ultimi tempi aveva perso la lucidità.
Di famiglia contadina, originario dell'Acquese (basso Alessandrino), era approdato all'anarchismo nel dopoguerra, diceva di aver sentito per la prima volta nominare Bakunin, Kropotkin e il loro pensiero da un soldato russo che si era unito alla sua banda partigiana (a riprova che nemmeno sotto il tallone di Stalin le idee libertarie erano state estirpate). A liberazione avvenuta si arruola in polizia per congedarsene dopo breve tempo. Sua era la frase: "Anche un poliziotto può diventare anarchico, ma un anarchico non può mai trasformarsi in poliziotto".
Trova lavoro alle Ferriere FIAT, la fabbrica dove vi era un consistente numero di anarchici durante il fascismo e la resistenza. Si avvicina al nostro movimento divenendone un attivissimo propagandista. Sostenitore acceso dell'anarcosindacalismo e della rinascita dell'USI, acerrimo avversario della CGIL, si scontra in fabbrica con l'egemonia staliniana (raccontava di essere scampato a una raffica di mitra sparatagli alle spalle all'interno di un reparto) e nel movimento con gli anarchici favorevoli all'entrismo nel sindacato ormai dominato dai comunisti, con cui entrerà in annose polemiche.
Fa parte del gruppo "Bakunin", animato da Ilario Margarita, partecipando nel 1961 al congresso di Rosignano Solvay in qualità di delegato torinese. Il gruppo svolgerà un'intensa attività in sostegno degli anarchici cubani perseguitati dal regime di Castro. Successivamente, quando Ilario assumerà una posizione accesamente anticomunista con venature "filo-occidentali", le loro strade si separeranno.
Il 68 apre una nuova stagione della vita di Luigi, numerosi giovani si avvicinano alle idee anarchiche e lui diventa un importante punto di riferimento torinese. A differenza di altri vecchi compagni, anche se con un glorioso passato ormai piegati dalle disillusioni e dall'isolamento politico in cui erano stati relegati, Luigi ama stare con i ragazzi (i masnà in piemontese), partecipa alle loro iniziative, discute con loro giorno e notte, li riempie di giornali opuscoli libri, li porta a mangiare a casa sua dove la sua compagna, Adele, li colma di attenzioni e, quando sono senza quattrini, compra loro le sigarette. Non è un teorico né un intellettuale, solo un semplice operaio autodidatta dotato di una profonda conoscenza delle idee e della storia dell'anarchismo, ma riesce lo stesso ad insegnare nel senso più profondo del termine, trasmettendo dei valori e una grande determinazione nella loro difesa. Ricordo che una volta, dopo l'assassinio di Pinelli, io e un gruppetto di altri giovani avevamo chiesto il permesso in questura per un volantinaggio con l'esposizione di cartelli davanti la stazione di Porta Nuova, quando venimmo a sapere che contemporaneamente in una piazzetta adiacente si sarebbe tenuto un comizio dei neofascisti di Ordine Nuovo. Ci ritrovammo a discutere se era il caso di fare ugualmente il volantinaggio. Luigi era presente e ci disse senza mezzi termini: "Se oggi non andiamo dove abbiamo preannunciato, possiamo andare a nasconderci e non uscire mai più di casa". Colpiti da queste parole, tenemmo la manifestazione che si svolse senza incidenti. Luigi non era un uomo d'azione ma si sarebbe fatto ammazzare per difendere la propria idea. Pur essendo in relazione con tutti gli anarchici torinesi, resterà tutta la vita un outsider (o, meglio, un cane sciolto) dedicandosi ad una propria attività editoriale individuale svolta interamente a mano. Le ore libere dal lavoro e quelle strappate al riposo le trascorreva al ciclostile da cui sfornava migliaia di opuscoli che diffondeva personalmente per le strade di Torino. In città tutti lo conoscevano e lo stimavano. Ogni occasione era buona per propagandare le idee anarchiche, non solo con la stampa ma soprattutto con la parola: se anche casualmente incontrava qualcuno disposto al dialogo, persino nemici o avversari (fascisti e comunisti) intavolava lunghe e vivaci discussioni sull'anarchia, sulle infamie del capitalismo, dei regimi dittatoriali di destra e di sinistra, della chiesa e del militarismo. Insieme ad Adele partecipava ad ogni iniziativa, manifestazione, meeting congresso o convegno in cui gli anarchici si ritrovavano, sempre carico dei suoi materiali di propaganda.
La morte di Adele, avvenuta nei primi anni Novanta, chiude la fase della sua esistenza militante, pur restando sempre anarchico sino alla fine. Cede la sua biblioteca all'Anarkiviu "Tommaso Serra", smette di diffondere i suoi opuscoletti, dedicandosi unicamente alla ritrovata passione giovanile per il ballo. Fino all'inevitabile declino fisico.
Ciao Luigi.

Tobia

ENRICO ADLER

Se n'è andato un altro compagno, un altro amico.
E' mancato il 23 novembre, all'età di 57 anni, Enrico Adler di Sanremo, insegnante di lettere, a seguito di una inesorabile malattia che gli era stata diagnosticata in primavera.
Enrico, figlio di un famoso partigiano, si era avvicinato – come tanti altri – al movimento anarchico sulla spinta del maggio francese e dell'autunno caldo italiano. Aveva costituito con altri giovani compagni sanremesi un locale gruppo anarchico e partecipato, nel 1971, alla costituzione dell'Organizzazione Anarchica Ligure che rilevanza e peso ebbe nelle vicende del movimento anarchico dei primi anni '70. Militante conosciuto e stimato, Enrico ebbe nelle vicende convulse e accese di quel periodo un ruolo non da primo attore ma sicuramente insostituibile per l'equilibrio e la tranquillità con cui si accostava a tutti i problemi. Esaurita quell'esperienza, Enrico proseguì, per altre vie (alcune non condivisibili da chi scrive), il suo impegno politico e sociale, mai in discussione, e anche il suo approccio prettamente libertario.
Cito solo alcune delle sue molteplici attività:  consigliere comunale per i Verdi, dirigente dell'Arci Provinciale di Imperia, ma anche sindacalista nella scuola (aveva aderito all'Unicobas), fondatore di una comunità per il recupero di ragazzi tossicodipendenti e di un ricovero per animali abbandonati. Tutto questo esercitato con il massimo rigore ed impegno e la caratteristica umanità che lo contraddistingueva in tutto il suo essere. Esaurite queste scarne note, non posso che affidarmi ai ricordi personali e lo faccio volentieri ma con grande tristezza e senso di perdita.
Ci siamo persi di vista alla fine degli anni '70, non per grandi divergenze politiche ma semplicemente per l'esaurimento di un percorso comune. Per anni ho avuto sue notizie indirettamente e molto saltuariamente. Ci siamo ritrovati all'inizio degli anni '90, nell'occasione del tentativo di rilancio della storica sede anarchica di Pegli, e l'ho trovato entusiasta e propositivo come sempre. Poi, di nuovo, parecchi anni di distacco e di notizie indirette. L'ho risentito e rivisto qualche anno fa e da allora siamo rimasti abbastanza in contatto. Discutevamo, anche accanitamente, della prospettiva della costituzione di una rete di gruppi d'autogestione che lui inquadrava in un disegno strategico internazionale e di ampio respiro, mentre per me non era niente di più che una ricetta pratica per sopperire con la solidarietà a piccoli problemi di vita quotidiana. Avrebbe dovuto venire a Genova a parlare del suo progetto, ne avevamo discusso il natale scorso. Poi la cosa è slittata, come spesso avviene in questi casi. Questa primavera mi ha telefonato dicendomi con estrema tranquillità della sua inguaribile e devastante malattia, rassicurandomi che i suoi progetti non si fermavano e che sarebbe comunque venuto a Genova a parlarne. Non ce l'ha fatta.
Ciao Enrico

G.B.

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