– Vedi, anche da questa parte della via c'erano le case; son tutte crollate sotto i bombardamenti dell'ultima guerra.
– Quando c'è stata, nonno, la guerra?
– Più di trent'anni fa.
– E come mai ci sono ancora le case rovinate?
– Perché la gente che ci stava era in affitto, i padroni non se
ne sono interessati e il Comune ha preferito mandare tutti nei nuovi
quartieri, in quelle brutte case tutte uguali, e lasciare lì le
macerie.
– E qui non ci sta quasi più nessuno, e anche le botteghe son
quasi tutte chiuse. Anche di bambini come me ce ne sono pochi e molti
se ne stanno sempre in casa o escono solo coi loro genitori in
macchina... E a me mi tocca spesso giocar da solo!
– Eh già, il mi' nipotino ha detto proprio bene!... Vedi,
proprio qui c'era la bottega di generi alimentari del sor Italo:
quand'ero ragazzo io, con tanti altri bambini si stava attenti a quando
metteva fuori il barile delle aringhe e piano piano, senza farsi
vedere, ognuno di noi andava a strusciare un pezzo di pane asciutto
sulle aringhe e questo pigliava così un po' di sapore.
– E poi?
– E poi, lì al canto de' Pescioni, la sera si stava attenti a
quando la Poldina col carretto finiva di vendere il sanguinaccio di
maiale: ci si faceva dare le briciole rimaste sulla teglia.
– Te che lavoro facevi, nonno?
– Te l'ho detto tante volte... Prima lavoravo in una grossa fabbrica
metalmeccanica, il "fabbricone"; ma i fascisti mi costrinsero a andar
via e mi misi a fare il fabbro per conto mio, in Borg'unto.
– Eh già, te eri anarchico.
– Ero e sono!
– Ma cos'è, nonno, l'anarchia?
– E' un seme messo sotto terra e da cui germoglierà un mondo di liberi ed eguali.
– Chi te l'ha detto?
– L'ho imparato bene in Spagna, quando c'andai a combattere.
– Com'eri vestito?
– Hai visto la foto: calzoni di cuoio nero, berretto blu scuro e stivali... A Barcellona ebbi conferma della verità.
– E cosa successe?
– Tante cose, anche far capire ai fascisti che a loro non è permesso, dalla verità del mondo, dormire su un prato.
– Col fucile?
– Col fucile!
...
– Quando tornavi dal lavoro che facevi?
– S'andava a bere un bicchiere di vino...
– E di che parlavi, di politica?
– Eh sì, anche. Specialmente dopo che venne il fascismo.
– Dei fascisti avevi paura?
– In questo rione, nel '21, fin quando non furono spalleggiate dalle
"guardie regie", le squadracce non ci riuscirono a venire. E anche
dopo, spesso, dalle finestre cadeva sempre qualcosa... E ogni tanto
veniva giù anche qualche fascina di scope accesa...
...
– Ora vieni però, rientriamo in casa, a me m'ha preso il freddo e è l'ora di cena e la tu' mamma c'aspetta.
– Nonno... Dopo cena mi leggi di quando è venuto il figlio del re?!
– Va bene... Ma impara a leggere perbene da te, così quel pezzo di giornale te lo leggerai da solo.
Il colloquio, ovviamente confidenziale e un po' gergale, basato su veri
episodi, è immaginato per la strada principale di uno storico e
popolare quartiere di una città toscana. Ne emerge però
una realtà che forse è simile a quella di tante altre
parti.
Angiolo Cirinei