Questo corsivo è
particolarmente semplice da scrivere. Una notiziola, forse sfuggita ai
più, connessa alla tragedia che sta vivendo il popolo
palestinese, ci da la misura del cancro morale che attanaglia le nostra
società.
La riportiamo per sommi capi, così come ci è pervenuta e sperando che si tratti di una bufala giornalistica.
Nella sostanza il segretario
provinciale romano della Flaica-Cub, Giancarlo Desideri avrebbe
dichiarato la necessità di boicottare tutti i negozi romani
gestiti da ebrei, compilando vere e proprie liste degli esercizi
commerciali di loro proprietà al fine di evitarli. All'obiezione
dell'intervistatore che in quel modo si sarebbe andati alle liste di
proscrizione, come ai tempi delle leggi razziali, Desideri avrebbe
risposto: «Lo sappiamo che avremo tutti contro, ma non possiamo
più passare sotto silenzio quello che succede a Gaza».
Alla successiva obiezione che una cosa è il boicottaggio dei
prodotti israeliani un'altra quello dei commercianti ebrei, avrebbe
ancora replicato:
«Lo so, ma abbiamo pensato che
non era più il caso di fare manifestazioni di piazza che
lasciano il tempo che trovano. Ci siamo accorti» avrebbe
proseguito «che nessuno sapeva di preciso quali erano i negozi i
cui proprietari hanno rapporti con Tel Aviv, e perciò abbiamo
pensato di mettere giù una lista, perché noi, attraverso
i nostri iscritti, li conosciamo. Però ci sono delle
difficoltà, un primo elenco è già lungo più
di tre pagine. E allora abbiamo pensato che forse è meglio dare
le indicazioni riguardo alle strade: non comprate in quella strada
perché la maggior parte di quei negozi è di
proprietà di ebrei. Forse faremo prima a dire in quali strade si
può comprare».
Che il fatto di essere ebrei comporti
automaticamente un boicottaggio nei loro confronti non sembrerebbe aver
preoccupato più di tanto il segretario della Flaica:
«È vero, più si generalizza più si sbaglia,
lo so. Ma di fronte a quello che sta succedendo a Gaza bisogna reagire,
quando si tratta di guerra non ci sono regole, è guerra e basta.
Sono cinquant´anni che ci preoccupiamo degli ebrei perché
hanno subito l´Olocausto, ora dobbiamo preoccuparci dei
palestinesi che sono gli ebrei di oggi». E ancora: «Faremo
i volantinaggi davanti ai grandi centri commerciali, nelle strade dello
shopping». Ovviamente con le liste di proscrizione dei negozi di
ebrei nei quali non entrare.
Riconosciamo che è
un'eccellente idea! Potrebbe essere estesa ad libitum. La nostra
squadra ha perso il derby? Boicottiamo tutti i bar gestiti dai tifosi
della squadra avversa, siano essi gobbi o bibini. Un tale con i capelli
rossi ci ha pestato un piede? Rifiutiamo di entrare nei negozi di
proprietà di fulvocriniti. Le campane della chiesa ci svegliano
la domenica mattina? Indaghiamo su quali sono gli esercizi commerciali
di proprietà cattolica, o islamica (se ci ha svegliato il
muezzin) e non ci mettiamo più piede. E poi invitiamo tutti
parenti, amici, casigliani a fare come noi e che la pratica si estenda
e diventi di massa...
Quello che sembra sfuggire al
Desideri è che la sua idea non è originale, l'hanno
già avuta altri, con le camicie nere o brune, negli anni '30 in
Germania e l'hanno messa in pratica con la tipica efficienza tedesca:
rompendo le vetrine delle botteghe semite, marchiandole con la scritta
Juden raus e consegnando ai loro proprietari a mo' di ricompensa una
graziosa stella gialla e la promessa di una prossima villeggiatura...
Lady Skimmington e Captain Pouch