Umanità Nova, n.3 del 25 gennaio 2009, anno 89

Verità e menzogne sugli anarchici


Che il rapporto con i mezzi d'informazione di massa da parte di tutti gli esclusi dal Circo Mediatico sia per sua natura contraddittorio e conflittuale, è l'unica verità in un mondo dove la menzogna è moneta corrente. Pure, difficilmente ci si abitua ad una realtà che costruisce la notizia dai fatti indipendentemente da come questi ultimi siano dati, vale a dire dalla loro effettiva consistenza. Ne è prova ogni qual volta gli esclusi vengono inclusi, poiché la notizia che i Media producono su quanto è stato fatto (a prescindere dall'attendibilità/verità) è sempre finalizzato ad informare – mettere in forma – il dato al fine di utilizzarlo secondo i loro modi più opportuni.
I lettori di Umanità Nova avranno sicuramente letto quanto il quotidiano "la Repubblica", lo scorso 4 gennaio, ha pubblicato sugli anarchici (ben due pagine), e quanto in seguito il più patinato "Le monde diplomatique" (altre quattro pagine) abbia raccontato degli anarchici/libertari con malcelata simpatia intellettuale, se non altro perché l'interesse dei media è apparso – poteva altrimenti? – pretestuoso, strumentale ed in gran parte mistificatorio. Ciò non ha potuto non suscitare un acceso dibattito all'interno ed ai margini del movimento fra chi ha riaffermato l'inutilizzabilità dei media anche per la più semplice ed innocua visibilità (finalmente si parla, a torto o a ragione, degli anarchici), e chi invece ha nuovamente sottolineato l'importanza di una presenza sulla stampa per riuscire (sebbene fra mille difficoltà) a far conoscere le proprie ragioni ad un pubblico ben più ampio.
In questa diatriba tra possibilisti e rinunciatari (mi si perdoni l'estrema sintesi) si possono cogliere gli elementi di un contraddittorio conflitto sull'utilizzo dei mezzi d'informazione, in quanto in entrambi si riscontra sia la consapevolezza di non poter incidere – in tutto o in parte – sull'ordine del discorso (cosa, in che modo e perché), sia la necessità di rispondere – con gli stessi o con altri strumenti – al potere mediatico. Sicuramente, come in qualsiasi contraddittorio conflitto, è la forza a determinarne l'esito, e se in partenza questa non è certo a favore degli esclusi (esclusi non tanto perché minoritari), tuttavia dare per scontato che lo sia sempre non mi pare possa considerarsi foriero di prospettive. Perché se è fuor di dubbio che la comunicazione del potere utilizza tutto ciò che in quel momento è funzionale all'affermazione dei propri valori fondanti la legittimazione/necessità per rendere saldo lo status quo (fossero anche gli anarchici, soprattutto se rievocano il mito cristiano-germanico del cavaliere), è pur vero che il potere della comunicazione sa sfuggire ad ogni controllo teso a disciplinare il rapporto tra emittente e ricevente (posso dire tutto il male, il peggio, l'orrido sugli anarchici, e non per questo avrò la certezza di averli resi invisi, anzi).
Certo è che, per un movimento anarchico organizzato, la possibilità concreta di rendere coerente e pratica la propria teoria rivoluzionaria dipende essenzialmente dalla capacità di trasmettere e diffondere le proprie idee ed il modo in cui si realizzano. Se, dunque, la capacità organizzativa di creare situazioni di lotta e di opposizione al sistema dominante risulta essere il volano principale della trasmissione della pratica teorica anarchica (in verum factum), l'abilità di smascherare l'imbroglio, la falsità, la calunnia dello Stato è il terreno su cui si misura la resistenza e la forza del movimento rivoluzionario, poiché le armi della comunicazione colpiscono e uccidono quanto l'azione delle armi. Ma rendere la vergogna ancor più vergognosa smascherandola pubblicamente, non significa – a nostro avviso – impegnarsi in un defatigante ripristino della verità sugli anarchici nei confronti di chi per mestiere svolge il compito di calunniatore e mistificatore. Ribattere – ad esempio – alle mistificazioni di un Guido Rampoldi di turno sulla sua verità sugli anarchici è generoso nei confronti di simili figuri ed è pure onesto; ma sarebbe stato di maggiore impatto mediatico che gli anarchici avessero espresso la loro verità su Guido Rampoldi e su quanti –  per rubare la grazia a José Saramago –  «davanti allo specchio della loro vita, sputano tutti i giorni sulla faccia di quel che sono stati lo scaracchio di ciò che sono».
Del resto che gli anarchici siano vituperati dal Potere è legittimo e persino auspicabile, ben più che divenire un occasionale e strumentale interesse nei suoi confronti, poiché esser accettati implica sempre un dover accettare. E allora è meglio esser Giuda il traditore che accusa Cristo di averlo ingannato, che non Cristo il redentore che sfrutta Giuda per aver maggior onore.

gianfranco marelli


home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti