Umanità Nova, n.3 del 25 gennaio 2009, anno 89

informAzione - 1


Carrara: inizia l'anno e continuano le bufale sul Politeama: mattoni vecchi

A Carrara qualcuno, recentemente, ha fatto una singolare scoperta: i mattoni del Palazzo del Politeama, costruito nel 1892, sono vecchi!
La folgorante scoperta è stata fatta a seguito del cedimento di alcuni pilastri dello storico edificio, situato nel centro di Carrara, che non solo contiene il più grande (per capienza) teatro lirico della Toscana, ma è anche sede del Gruppo Germinal-FAI e dell'Archivio Germinal.
Tutto questo accadde nel luglio dello scorso anno, facendo temere il crollo di tutto il palazzo e impedendo lo svolgimento del 40° congresso dell'IFA nel salone soprastante.
Decenni di abusi hanno minato seriamente la staticità del palazzo, il più grosso dei quali, l'innalzamento abusivo del sottotetto che ha trasformato le soffitte in appartamenti, è la causa principale dello schiacciamento dei pilastri del pianoterra.
Di schiacciamento parla esplicitamente la relazione dei vigili del fuoco.
Dopo alcuni mesi di silenzio, in attesa della perizia tecnica che dovrà stabilire le cause delle lesioni, la ditta responsabile della "ristrutturazione", la Caprice, rilascia un'intervista ad un giornale locale nella quale afferma che la causa è da imputarsi all'età dei mattoni.
Non è stato l'incremento dei solai del sottotetto, con gettate di cemento da 40 cm di spessore, ad appesantire la struttura! No, anzi ha dato maggior stabilità all'edificio ed è grazie a quello se non è crollato!
Di quel palazzo non esiste un rilievo strutturale e, nonostante nel 1994 siano stati bloccati i lavori per difformità rispetto alla concessione edilizia che non prevedeva la realizzazione di appartamenti nel sottotetto (dichiarati "indemolibili" nel 2004 e quindi condonati), si è continuato a costruire impunemente e non è stato fatto alcun adeguamento antisismico a seguito del cambio di destinazione d'uso e dell'aumento volumetrico (120 MC in più).
Niente di niente, nonostante le continue denunce del Comitato di Difesa del Palazzo Politeama.
Niente da parte dell'amministrazione comunale, niente da parte del Genio Civile, niente da parte della Soprintendenza.
L'annunciata perizia della Commissione Bartelletti dovrebbe essere oramai in dirittura d'arrivo.
Cosa dirà lo si saprà solo quando sarà resa pubblica. Intanto la maggior proprietà dello stabile decide di intorbidare le acque.
Il tentativo è patetico: dare in pasto all'opinione pubblica una immagine distorta facendola diventare "versione ufficiale" con un grosso risalto mediatico, sia per autoassolversi sia per delegittimare la lotta fino a oggi portata avanti dal Comitato e continuare nei lavori di devastazione dell'edificio con la scusa di mettere in sicurezza i "mattoni vecchi" così che, quando uscirà la tanto attesa perizia ufficiale, più volte annunciata e sempre rimandata (forse perché afferma cose che non sono favorevoli alla proprietà e all'amministrazione comunale), lo scempio sarà a tal punto che non si potrà tornare indietro.
Risultato? Un edificio storico, sede di uno dei più importanti teatri della Toscana, che viene devastato per soddisfare l'ingordigia della lobby affaristica di Carrara che considera questo territorio come una sua esclusiva riserva di caccia da saccheggiare in lungo e in largo.
E tutti a coprire le loro magagne: la proprietà il devastamento dello stabile; l'amministrazione comunale i cinquant'anni di abusivismo edilizio, mai fermato, dentro e intorno all'edificio e che hanno reso di fatto inutilizzabile il teatro; gli altri enti i loro silenzi e la loro complicità nel perpetrare lo scempio (esempio su tutti la demolizione dello splendido scalone in marmo che portava al Germinal).

redc

Arcavacata: l'insolito benvenuto al presidente Napolitano

Attorno al 10 di Gennaio, alcuni organi di informazione territoriale danno notizia che il giorno 15 dello stesso mese il Presidente Napolitano verrà ad Arcavacata (Università della Calabria) per inaugurare l'anno accademico. Qualche giorno dopo il coordinamento dei collettivi universitari convoca un sit-in nel piazzale antistante l'aula magna dell'Unical proprio per giovedì 15 gennaio alle ore 9.00 con lo scopo di dare un "insolito benvenuto" al Presidente.
Cosa succederà? Alle ore 9,00 del 15 gennaio l'Università della Calabria risulta praticamente circondata ed occupata, e intendiamoci non dal popolo dell'Onda ma da Carabinieri, Polizia di Stato, Finanza, Polizia Provinciale, Corpo Forestale, Vigili del fuoco, vigilantes del posto, cacciatori e cecchini sui tetti che presidiano tutti gli accessi. La militarizzazione impedisce ogni espressione di dissenso di studenti e precari, mentre tiene "sequestrata" la comunità che popola le aule, gli uffici, il ponte e le piazze. Lo spazio universitario risulta praticamente occupato per intero dalle istituzioni in divisa e non della democrazia repubblicana: presidenti, generali, amministratori, gerarchie ecclesiastiche, presidi e baronie varie. La tensione sale e gli studenti, i precari, la comunità esclusa cercano di liberare l'università, di riprendersi il ponte ma partono minacce e blocchi per chi osa tanto. Arcavacata è stata praticamente trasformata in una gigantesca zona rossa finalizzata ad escludere e criminalizzare chiunque voglia esprimere il proprio dissenso. Il colmo viene raggiunto con il divieto di esporre degli striscioni. Commentano gli studenti con un loro comunicato: "Ma questo non interessa le alte cariche dello stato che occupano l'aula magna, fra questi il magnifico La Torre, in fondo, questo è il suo giorno, il suo disegno si è realizzato, la riforma che distrugge l'istruzione è passata e le università virtuose incassano i soldi dovuti alla loro fedeltà alla Gelmini. Questo è il suo giorno, questa è la sua passerella, questa è la sua festa, un balletto in maschera dove le divise la fanno da padrone. Noi naturalmente non siamo invitati, e nemmeno vogliamo esserlo perché non c'è un cazzo da festeggiare e non abbiamo maschere da indossare". Alle ore 13 la situazione però muta radicalmente: Il Presidente è in fuga, la festa è rovinata e il magnifico rettore è avvilito. Il movimento degli studenti riesce a dimostrare che è sempre vivo, rioccupa gli spazi e rimette al centro del dibattito le questioni riguardanti il libero accesso al sapere, mentre in solidarietà al popolo palestinese, che vive sulla propria pelle la vigliacca aggressione dell'esercito israeliano, una gigantesca bandiera sventola sul ponte dell'Università, preso a simbolo della lotta per la liberazione. A fine giornata, gli studenti e l'intera comunità esclusi dalla forza in armi delle istituzioni a dare il loro "insolito benvenuto" al Presidente con un comunicato commentano: "Le riforme di distruzione continuano, l'ex decreto legge 180 è stato appena convertito in legge e non abbiamo alcuna intenzione di stare a guardare indifferenti a ciò che si decide sulle nostre teste nelle stanze del potere. L'università è nostra e la difenderemo fin alla fine".

Red del cosentino

Ferrara: dopo l'uccisione di Aldrovandi, continua la repressione 

Poche settimane fa l'ex questore di Ferrara ed attuale questore di Modena, Elio Graziano, ha sporto querela contro dodici persone ree, a suo parere, di averlo diffamato sul blog della madre di Federico Aldrovandi1, ucciso tre anni fa da quattro poliziotti a Ferrara, mettendo in rilievo le sue responsabilità nell'accaduto e nei tentativi di insabbiamento avvenuti in seguito. Per verificare l'identità delle persone che lo avrebbero diffamato il questore modenese ha mobilitato circa una cinquantina di agenti e la polizia postale. Le querele sono state depositate presso la procura di Modena e vi sono già state quattro richieste di rinvio a giudizio, altre arriveranno a breve. Le diffamazioni sarebbero avvenute in diverse occasioni: su internet, tramite diversi blog, con delle mail inviate ad esponenti politici modenesi e con delle lettere inviate al rettore dell'università di Ferrara per protestare contro l'invito a tenere delle lezioni rivolto a Graziano. Dopo tre anni dall'omicidio di Federico il questurino Graziano pensa ancora di potere insabbiare le sue precise responsabilità nell'avere coperto coloro che hanno ammazzato Aldro. Pensa di poter chiudere i conti con delle intimidazioni, intimidazioni che, a guardare la storia dell'indagine, è ben abituato a fare: fin dall'inizio la polizia girò per tutti i palazzi di Via Ippodromo, dove avvenne l'omicidio, intimidendo i possibili testimoni2. Uno, in seguito a queste minacce, arrivò a ritrattare quanto aveva dichiarato. Durante il processo gli sbirri marcarono stretto i genitori di Federico e i suoi amici che dovevano testimoniare, minacciandoli più volte. Ora, evidentemente con l'acqua alla gola, passa ad attaccare persone, esterne all'indagine ma che hanno supportato la volontà della famiglia Aldrovandi di giungere alla verità. In questo modo il questore vuole anche tentare di smarcarsi dalle azioni dei suoi uomini: cerca di dimostrare di essere estraneo a quanto accaduto; che non sapeva di quanto fatto per insabbiare l'omicidio e che le voci sul suo ruolo nei tentativi di occultamento del caso siano solo malevole illazioni. Ma come si può credere che un questore non sappia che i suoi sottoposti si stiano adoperando per nascondere un caso di omicidio? Perchè di omicidio si tratta: Aldro non è morto perchè aveva assunto un mix di droga e alcool, come sostenuto all'inizio dalla questura, non è morto per un improvviso malore. E' morto perchè ha ricevuto una quantità di percosse al di fuori di qualsiasi misura, con una violenza tale da produrre lesioni interne gravissime (tra cui una lesione traumatica al cuore, probabile causa della morte. Questa lesione può essere stata solo provocata da un colpo molto violento o da una forte pressione sul torace)3. E' morto perchè quattro poliziotti hanno deciso che era legittimo pestarlo a sangue così imparava ad andare in giro alle 5 del mattino. Elio Graziano dimostra, così, di essere  un complice e un fiancheggiatore di coloro che, quel 25 settembre 2005, pestarono Aldro fino alla morte, protetti dalle loro divise.

1 http://federicoaldovandi.blog.kataweb.it
2 http://italy.indymedia.org/news/2006/02/983279.php
3 Dalla perizia svolta da Gaetano Thiene, patologo vascolare

lorcon

Torino: un fazzoletto rosso contro le retate

A Torino negli ultimi anni le retate di polizia a caccia di stranieri senza documenti sono diventate un triste rito quotidiano, specie in certi quartieri, dove vivono e lavorano tanti immigrati. Tra loro non sono pochi i clandestini. Gli antirazzisti che fanno riferimento all'Assemblea Antirazzista di Torino cercano di contrastare le retate, mettendosi in mezzo, avvertendo la gente della presenza della polizia, facendo giri di sms per chiamare altri. Qualche risultato c'è ma è solo una goccia nel mare. Non tutti riescono, di fronte a pattuglie schierate, uomini in armi e alla minaccia di una denuncia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a gridare la propria indignazione o a segnalare agli stranieri del quartiere che è in corso un controllo. Da gennaio è partita un'iniziativa che mira ad ampliare il numero degli antirazzisti pronti a rendere la vita difficile ai cacciatori di uomini in divisa. "Sappiamo che sei antirazzista. Dimostralo! Anche un fazzoletto rosso può bastare". Migliaia di copie di un manifestino con questo titolo sono state affisse per le strade della città. Diffusa in italiano, francese, arabo, inglese, rumeno, spagnolo la locandina invita chiunque sia antirazzista a mettersi in tasca un fazzoletto rosso e, in caso di retata, tirarlo fuori e metterlo bene in vista. Lo straniero senza documenti che vede qualcuno con il fazzoletto sa che ci sono in giro le pattuglie e gira alla larga. Naturalmente il gioco funziona solo se la pratica si diffonde ed è conosciuta da tutti. Sabato 17 gennaio i soliti antirazzisti si sono materializzati al mercato di piazza Madama Cristina, nel quartiere di S. Salvario. Armati di megafono, tavolino con fazzoletti rossi, "bugiardini" con le istruzioni per l'uso, per non dire di tre splendidi cartelli illustrativi di scene di vita cittadina, hanno iniziato a diffondere i primi fazzoletti rossi. Numerosi i curiosi, sia italiani che stranieri, che si affollavano intorno al tavolo, chiedendo un fazzoletto, una spiegazione o ridendo per la performance improvvisata in strada per illustrare l'uso del fazzoletto. Il pomeriggio è proseguito con una sorta di presidio itinerante per il quartiere, con numerose soste negli angoli più frequentati. Una pattuglia di vigili urbani, con tanto di cani, manganelli e pistole hanno invitato gli antirazzisti ad andarsene, ottenendo in cambio qualche sberleffo. Non poteva mancare un posto di blocco di polizia al centro del quartiere, cui gli antirazzisti hanno risposto indossando il fazzoletto e piazzandosi ai quattro angoli dell'area avvertendo i passanti della presenza della polizia.
Numerosi stranieri hanno ringraziato per l'iniziativa. Il giorno successivo, ai banchetti antirazzisti che ogni domenica affiancano gli abusivi del mercato antistante il palafuksas, hanno fatto la loro comparsa anche i fazzoletti rossi, andati a ruba tra la gente del mercato. Naturalmente gli antirazzisti hanno avvertito chi prendeva il fazzoletto che segnalare la presenza della polizia è illegale ma nessuno si è tirato indietro: un piccolo segno che di fronte alla barbarie diffusa nella nostra società c'è anche chi resiste. A volte basta qualcosa di semplice ma concreto. Come un fazzoletto rosso.

R. Em.


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