Umanità Nova, n.4 del 1 febbraio 2009, anno 89

La lunga mano di Stalin


Il 19 gennaio scorso in Russia assassini senza volto sono tornati a colpire e ad uccidere: Anastasia "Skat" Baburova, di 25 anni, giornalista della Novaya Gazeta, e Stanislav Markelov, di 34 anni, avvocato, sono stati assassinati nel pieno centro di Mosca. Anastasia era una compagna anarchica, aveva partecipato a diversi momenti della campagna antirepressiva portata avanti dai compagni e dalle compagne locali, alle azioni in solidarietà ai prigionieri politici e alla difesa del dormitorio Yasniy, abitato da profughi della Cecenia, contro lo sgombero da parte della polizia. In quell'occasione venne anche arrestata e denunciata. Aveva messo a disposizione del movimento anche la sua esperienza in materia di giornalismo, partecipando al Social Forum di Malmö in Svezia e organizzando, insieme ad altri compagni, la parte sui mezzi di informazione alternativi al convegno anticapitalista di Mosca nel 2008. Inoltre aveva scritto alcuni articoli per l'ultimo numero del giornale anarchico "Avtonom". Ma lei non era l'obbiettivo dell'agguato. E' stata ammazzata perché si trovava accanto a Stanislav, anche lui compagno e avvocato di movimento. Stanislav aveva molti nemici: dai nazisti, molti dei quali aveva fatto arrestare, ai grandi speculatori fino ai generali dell'esercito russo, alcuni dei quali erano stati condannati per crimini di guerra grazie alle sue azioni penali. Uno di questi, il colonnello Yuri Budanov, fu arrestato il 30 marzo del 2000 e poi condannato a 10 anni di carcere per aver sequestrato, stuprato, torturato e ucciso una diciottenne cecena. La ragazza venne rapita dalla sua casa in un villaggio a sud di Grozny la notte del 26 marzo 2000 da soldati russi comandati dal colonnello e il suo corpo fu ritrovato in una discarica.
Stanislav era l'avvocato di fiducia della famigli della ragazza ed era riuscito ad ottenere la condanna di Budanov. Ma alcuni giorni fa l'alta corte russa aveva pronunciato una sentenza per il rilascio anticipato e Stanislav avrebbe dovuto, il giorno seguente al suo assassinio, presentare ricorso al tribunale internazionale contro tale rilascio.
L'assassinio dei due compagni ha suscitato un forte moto di rabbia e indignazione sia in Russia che in Cecenia, dove Stanislav era conosciuto e stimato. In molte città russe gruppi anarchici e antifascisti hanno organizzato presidii e commemorazioni, partecipate anche da molta gente comune. Martedì 20 gennaio si sono svolte due manifestazioni parallele a San Pietroburgo e a Mosca. A San Pietroburgo più di mille persone si sono radunate nel sottopassaggio della metropolitana Ligovsky, dove nel novembre del 2005 fu ucciso Timur Kacharava. I manifestanti sono stati circondati dalla polizia e solo dopo una lunga contrattazione sono riusciti a fare il corteo fino a Campo di Marte. A Mosca hanno partecipato al corteo duemila persone, in maggior parte giovani. La polizia ha attaccato la manifestazione, causando diversi feriti fra i compagni e arrestando 20 di essi. L'assassinio di Skat e Stanislav si inserisce in un clima sempre più acceso di repressioni, provocazioni e menzogne da parte del governo e della polizia russa. Un clima in cui ogni voce alternativa viene messa a tacere e in nome del patriottismo e della legalità si riempiono le galere, il più delle volte senza nemmeno passare per un processo. E anche la lista degli omicidi politici, compiuti da sicari, dalla polizia o dai nazisti è molto lunga. In Russia si sta combattendo una guerra non dichiarata contro chiunque osi dissentire dalla linea del governo o contro chi semplicemente sia immigrato in Russia in seguito alla dissoluzione dell'URSS. Una guerra fatta di accuse, arresti, sparizioni e morti ammazzati.

R.V.

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