Il 19 gennaio scorso in Russia assassini senza volto sono tornati a
colpire e ad uccidere: Anastasia "Skat" Baburova, di 25 anni,
giornalista della Novaya Gazeta, e Stanislav Markelov, di 34 anni,
avvocato, sono stati assassinati nel pieno centro di Mosca. Anastasia
era una compagna anarchica, aveva partecipato a diversi momenti della
campagna antirepressiva portata avanti dai compagni e dalle compagne
locali, alle azioni in solidarietà ai prigionieri politici e
alla difesa del dormitorio Yasniy, abitato da profughi della Cecenia,
contro lo sgombero da parte della polizia. In quell'occasione venne
anche arrestata e denunciata. Aveva messo a disposizione del movimento
anche la sua esperienza in materia di giornalismo, partecipando al
Social Forum di Malmö in Svezia e organizzando, insieme ad altri
compagni, la parte sui mezzi di informazione alternativi al convegno
anticapitalista di Mosca nel 2008. Inoltre aveva scritto alcuni
articoli per l'ultimo numero del giornale anarchico "Avtonom". Ma lei
non era l'obbiettivo dell'agguato. E' stata ammazzata perché si
trovava accanto a Stanislav, anche lui compagno e avvocato di
movimento. Stanislav aveva molti nemici: dai nazisti, molti dei quali
aveva fatto arrestare, ai grandi speculatori fino ai generali
dell'esercito russo, alcuni dei quali erano stati condannati per
crimini di guerra grazie alle sue azioni penali. Uno di questi, il
colonnello Yuri Budanov, fu arrestato il 30 marzo del 2000 e poi
condannato a 10 anni di carcere per aver sequestrato, stuprato,
torturato e ucciso una diciottenne cecena. La ragazza venne rapita
dalla sua casa in un villaggio a sud di Grozny la notte del 26 marzo
2000 da soldati russi comandati dal colonnello e il suo corpo fu
ritrovato in una discarica.
Stanislav era l'avvocato di fiducia della famigli della ragazza ed era
riuscito ad ottenere la condanna di Budanov. Ma alcuni giorni fa l'alta
corte russa aveva pronunciato una sentenza per il rilascio anticipato e
Stanislav avrebbe dovuto, il giorno seguente al suo assassinio,
presentare ricorso al tribunale internazionale contro tale rilascio.
L'assassinio dei due compagni ha suscitato un forte moto di rabbia e
indignazione sia in Russia che in Cecenia, dove Stanislav era
conosciuto e stimato. In molte città russe gruppi anarchici e
antifascisti hanno organizzato presidii e commemorazioni, partecipate
anche da molta gente comune. Martedì 20 gennaio si sono svolte
due manifestazioni parallele a San Pietroburgo e a Mosca. A San
Pietroburgo più di mille persone si sono radunate nel
sottopassaggio della metropolitana Ligovsky, dove nel novembre del 2005
fu ucciso Timur Kacharava. I manifestanti sono stati circondati dalla
polizia e solo dopo una lunga contrattazione sono riusciti a fare il
corteo fino a Campo di Marte. A Mosca hanno partecipato al corteo
duemila persone, in maggior parte giovani. La polizia ha attaccato la
manifestazione, causando diversi feriti fra i compagni e arrestando 20
di essi. L'assassinio di Skat e Stanislav si inserisce in un clima
sempre più acceso di repressioni, provocazioni e menzogne da
parte del governo e della polizia russa. Un clima in cui ogni voce
alternativa viene messa a tacere e in nome del patriottismo e della
legalità si riempiono le galere, il più delle volte senza
nemmeno passare per un processo. E anche la lista degli omicidi
politici, compiuti da sicari, dalla polizia o dai nazisti è
molto lunga. In Russia si sta combattendo una guerra non dichiarata
contro chiunque osi dissentire dalla linea del governo o contro chi
semplicemente sia immigrato in Russia in seguito alla dissoluzione
dell'URSS. Una guerra fatta di accuse, arresti, sparizioni e morti
ammazzati.
R.V.