Umanità Nova, n.4 del 1 febbraio 2009, anno 89

La memoria al presente


Nella ricorrenza della Giornata della Memoria, è ormai persino scontato che il 27 gennaio l'attenzione maggiore sia principalmente rivolta alla Shoah, lo sterminio del popolo ebraico perpetrato dal nazismo e secondariamente -come recita l'apposita legge n. 211 del 2000- a "le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte".
Eppure, nonostante che l'istituzione di questa giornata sia una risposta ai negazionisti che vorrebbero cancellare l'orrore concentrazionario, soltanto da pochi anni si sta cercando di ricordare, oltre ai milioni di vittime ebree, anche coloro che finirono dietro il filo spinato ben prima degli ebrei: gli oppositori tedeschi al nazismo, gli asociali, le lesbiche, gli omosessuali, i rom e i sinti, i disabili, i Testimoni di Geova, gli immigrati e i profughi.
Per questo i contrassegni triangolari, di diverso colore, cuciti sulle loro sdrucite casacche di prigionieri appartengono tutt'oggi ad una storia in gran parte da scrivere.
In particolare, i Triangoli Neri degli Asociali (termine che tragicamente sta tornando di uso comune) restano quasi invisibili, così come le categorie selezionate come tali e quindi destinate alla loro soppressione.
A loro, vogliamo dedicare questo promemoria.
 
Il 30 gennaio 1933, Hitler veniva designato cancelliere del Reich: iniziava così il regime nazista.
Il 28 febbraio seguente, nella stessa notte dell'incendio del Reichstag, migliaia di dirigenti comunisti e sindacalisti venivano arrestati, almeno 1.500 solo a Berlino. Venne anche emanato il decreto "per la protezione del popolo e dello Stato" che costituì il presupposto legale per la repressione degli oppositori politici che andò integrandosi con quella già attuata illegalmente da SS e SA.
Attraverso tale atto furono decretate alcune "misure protettive contro gli atti di violenza comunista che mettono in pericolo la sicurezza dello Stato"; oltre alla soppressione delle principali libertà formali (opinione, stampa, associazione, assemblea, etc.), veniva introdotta la pena di morte per i reati di incendio doloso, esplosione, grave violazione della quiete pubblica, sabotaggio di impianti ferroviari, sequestro di persona con finalità politiche, insurrezione grave, alto tradimento.
Contemporaneamente, sulla base dei già vigenti decreti che avevano istituito la cosiddetta Custodia preventiva (Schutzhaft), vennero istituiti ufficialmente i campi di concentramento per la detenzione dei "nemici del popolo tedesco" o anche semplicemente sospetti tali, ossia: comunisti, consiliaristi, sindacalisti, anarchici, socialdemocratici, senza partito ed in seguito anche nazisti dissidenti.
La stretta repressiva portò all'arresto di oltre sessantamila attivisti di sinistra, contribuendo ad instaurare un clima di intimidazione e terrore utile anche a rafforzare il partito nazista alle successive elezioni per il Reichstag del 5 marzo successivo.
Il 20 marzo 1933, il comandante delle SS Heinrich Himmler, nominato appena il 9 marzo a capo della polizia di Monaco, annunciava in una conferenza stampa l'apertura per il giorno 22 seguente il lager di Dachau destinato a imprigionare e rieducare "tutti i comunisti e, se necessario, i membri del Reichbanner (formazione paramilitare socialdemocratica) e i funzionari marxisti che rappresentano un pericolo per la sicurezza dello Stato". Himmler aggiunse pure: "Abbiamo preso questa decisione senza badare a considerazioni meschine, ma nella certezza di agire per la tranquillità del popolo e secondo il suo desiderio"
Il lager di Dachau, il primo campo di concentramento "istituzionale", venne ricavato da una fabbrica di munizioni ed esplosivi ormai dismessa presso l'omonima cittadina, a 15 km da Monaco.
Pochi giorni dopo l'apertura, il campo passò sotto il controllo delle SS, ovviamente alle dipendenze di Himmler che, dal 1° aprile, sarebbe divenuto anche comandante della polizia politica della Baviera.
Il primo gruppo di prigionieri risultò composto da una sessantina di militanti di sinistra. Nel 1933, tra marzo e dicembre, il numero degli internati risulta essere stato di 4.821, nel 1934 sarebbero quindi saliti a 6.811; ma comunque in questi primi due anni di attività del campo non esisteva ancora un sistema di registrazione attendibile.
A Dachau, così come negli altri luoghi di detenzione, in questi due anni, oltre ai prigionieri politici contrassegnati col Triangolo Rosso dalla fine del 1937, si andarono aggiungendo altri soggetti comunque ritenuti "parassiti della nazione": nel 1934, dietro il cancello metallico con la scritta "Il lavoro rende liberi" (Arbeit macht frei), risultavano rinchiusi anche circa 350 "renitenti al lavoro" (Arbeitsscheune).
Negli anni seguenti sarebbe sempre più aumentato il numero dei cittadini tedeschi assegnati all'internamento dalla polizia nazista, in quanto considerati sovversivi antinazionali, ma anche perché omosessuali, devianti, pregiudicati o corruttori della moralità pubblica.
Il 17 giugno 1936, Himmler ottenne anche il comando della polizia criminale, la famigerata Kripo, e nel 1937, con l'istituzione dell'ufficio centrale di polizia criminale del Reich, sarebbe stata pianificata ed avviata la persecuzione dei cosiddetti Asociali che, in molti casi, si sarebbe conclusa con l'annientamento.
A tal fine, i nazisti rilevarono quasi integralmente l'apparato burocratico assistenziale, creato negli anni Venti dal precedente governo socialdemocratico durante la repubblica di Weimar, per concedere redditi di sussistenza a disoccupati, invalidi, anziani, ex-prostitute, donne sole con figli.
Agli uffici locali del lavoro e alle centrali di polizia venne ordinato di continuare ad esercitare la funzione di sorveglianza, controllo e schedatura mentre, parallelamente, fu istituita una struttura specifica per la selezione degli emarginati, su basi biologiche e razziali.
La precedente struttura assistenziale, composta da operatori socio-sanitari e da personale amministrativo, raccoglieva quindi informazioni sui singoli individui e le trasmetteva all'organismo che doveva intervenire sul piano della segregazione, e in seguito anche per l'eliminazione, delle persone destinate ad essere internate nei campi di lavoro o nelle tristemente note cliniche psichiatriche.
Una percentuale di queste persone – soprattutto sinti e rom – venne inoltre selezionata per la sterilizzazione coatta, ritenuta "necessaria per impedire il propagarsi di generazioni asociali e criminali", come previsto dalla Legge per la prevenzione di progenie affetta da malattie ereditarie, promulgata il 14 luglio 1933.
In questo contesto, venne quindi individuata la categoria degli Asociali (Asozialen), definiti anche come Estranei alla comunità (Gemeinshaft-sfrede), che nei primi campi di concentramento divennero la maggioranza degli internati, superando per numero gli oppositori politici antinazisti.
Nel marzo del '37 furono incarcerati circa 2.000 "delinquenti abituali e di professione" e "criminali antisociali corruttori della moralità pubblica".
Il 14 dicembre 1937, il Ministro degli interni di Prussia e del Reich, Wilhelm Frick, emanava una circolare relativa alla "prevenzione della criminalità", poi resa operativa attraverso le norme applicative contenute dal decreto secretato del 4 aprile 1938.
La circolare stabiliva alcuni punti con cui venivano definiti i soggetti da discriminare: "Vanno considerati asociali gli individui che si comportano nei confronti della collettività in modo non costituente di per sé un reato, ma che tuttavia rivela la loro incapacità di adattamento". Ossia "Individui che […] dimostrano di non voler adattarsi alla naturale disciplina dello Stato nazionalsocialista, per esempio mendicanti, vagabondi (Zingari), prostitute, alcolizzati, affetti da malattie contagiose, in particolare da malattie veneree, che si sottraggono alle misure delle autorità sanitarie". Inoltre rientravano negli Asociali i "renitenti al lavoro" ossia quanti "hanno provatamente rifiutato in due occasioni offerte di lavoro senza seri motivi o, avendo accettato un lavoro, lo hanno abbandonato dopo breve periodo senza validi motivi"; tale logica produttivista nel gennaio del 1938 avrebbe portato Himmler ad incaricare la Gestapo di attuare una specifica Operazione contro gli oziosi, culminata con la segregazione nel lager di Buchenwald di migliaia di malcapitati, soprattutto mendicanti, senza fissa dimora, zingari e girovaghi, costretti ai lavori forzati.
Le misure coercitive vennero quindi affiancate dalla martellante propaganda nazista per la quale il nemico era sempre caratterizzato come uno che non lavorava, che non conosceva la dignità del lavoro, che ostacolava la produzione.
Alle categorie inizialmente indicate dalla burocrazia nazista, nella categoria degli Asociali vennero fatti rientrare anche innumerevoli altri soggetti che dimostravano "col loro comportamento, ancorché non delinquenziale, di non volersi adeguare alla vita della comunità" nonché i proletari colpevoli di "disseminare il disordine" sui luoghi di lavoro – magari con rivendicazioni salariali – o di ostilità contro rappresentanti delle istituzioni.
A questi venivano aggiunte le persone accusate di presunti comportamenti matrimoniali o sessuali irregolari, così come avveniva per le lesbiche alle quali non veniva riconosciuto neppure il "diritto" di rientrare nella categoria degli Homo contraddistinta dal Triangolo Rosa.
Altri soggetti Asociali erano considerati gli "individui colpevoli del reato di violazione del domicilio" (ossia gli occupanti abusivi di case), i "pagatori morosi di alimenti" (ossia chi faceva la spesa senza pagare), i "perturbatori del traffico stradale" (ossia chi attuava blocchi stradali) e i colpevoli di "resistenza alle forze dell'ordine" (ossia chi reagiva alle violenze naziste). Ed ancora: i propagatori di pubblicazioni oscene, gli psicopatici, i tossicodipendenti, gli attaccabrighe, i funamboli, i ciarlatani, i prosseneti e i perturbatori dell'ordine pubblico in genere.
Il Triangolo Nero, oltre che agli Asociali generalmente di nazionalità tedesca, venne attribuito anche ai detenuti russi non rientranti nella categoria dei prigionieri di guerra.
Invece, per i rom e i sinti venne successivamente creata la specifica categoria degli Zigeuner, segnalata dal Triangolo Marrone, a cui vennero assimilate anche "negri" e "meticci".
Rimane invece da indagare il numero – sicuramente rilevante – degli anarchici e dei comunisti che, per la loro non sottomissione al lavoro, vennero inseriti tra gli Asociali e contraddistinti col Triangolo Nero, invece che essere classificati col Triangolo Rosso degli oppositori politici.
Nell'estate del '38 una larga parte della già rigida legislazione del lavoro venne trasferita nel codice penale, così che la Gestapo poté intervenire direttamente con il suo apparato di terrore contro gli elementi "improduttivi e antisociali" e, subito dopo l'invasione della Polonia, Himmler annunciò l'esecuzione dimostrativa di un comunista reo di essersi rifiutato di lavorare.
Nel gennaio del 1939, il colonnello Greifelt dello stato maggiore SS, nel presentare l'impiego forzato dei "renitenti al lavoro" al servizio dell'economia di guerra, ebbe a dichiarare che "Più di 10.000 di questi Asociali stanno ora subendo un trattamento di educazione al lavoro, in campi di concentramento adatti allo scopo".
Paradossalmente, la loro prigionia e il loro sfruttamento nei lager trovava persino una base giuridica in una legge del 1924, secondo la quale il lavoratore "assistito" non aveva diritto ad un salario in quanto l'opera da lui prestata era parte di un'erogazione assistenziale, al di fuori delle norme di diritto civile regolanti i rapporti di lavoro, mentre il vitto e l'alloggio rientravano nella prestazione concessa dallo Stato.
Ancora nell'agosto del 1939, il capo della Kripo, Nebe, ebbe a confermare: "E' ovvio che nello Stato nazionalsocialista tedesco la lotta contro il nemico politico e quella contro il delinquente asociale sia diretta dalla medesima autorità", alludendo all'unificazione della Gestapo e della Kripo in un unico apparato, la Sicherheitpolizei, alle dirette dipendenze del Gruppenführer delle SS, Reinhard Heydrich. Infatti, ancora nel 1941, vi erano 110.000 Aso tedeschi prigionieri nei lager, contrassegnati dal Triangolo Nero.
Nell'Italia fascista, il termine Asociali fu recepito ed utilizzato dopo il 1938 soprattutto per indicare i rom e i sinti, come ben dimostra un articolo firmato da Guido Landra, direttore dell'Ufficio studi e propaganda sulla razza, pubblicato in «La Difesa della razza» del 5 novembre 1940: "Essi si presentano dolicocefali, con viso allungato, colorito bruno, naso leggermente convesso, occhio a mandorla quando sono soltanto di razza orientale, altrimenti presentano anche leggermente i caratteri delle razze europee con cui si sono mescolati [...] È quindi necessario diffidare di tutti gli individui che vivono vagabondando alla maniera degli zingari e che ne presentano i sopraricordati tratti somatici. Si tratta di individui asociali, differentissimi dal punto di vista psichico dalle popolazioni europee e soprattutto da quella italiana di cui sono note le qualità di laboriosità e attaccamento alla terra".
Parole, pregiudizi, toni e concetti che, purtroppo, ci riportano alle discriminazioni attuali e alla necessaria resistenza di ogni giorno.

emmerre

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