Nella ricorrenza della Giornata della Memoria, è ormai
persino scontato che il 27 gennaio l'attenzione maggiore sia
principalmente rivolta alla Shoah, lo sterminio del popolo ebraico
perpetrato dal nazismo e secondariamente -come recita l'apposita legge
n. 211 del 2000- a "le leggi razziali, la persecuzione italiana dei
cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la
prigionia, la morte".
Eppure, nonostante che l'istituzione di questa giornata sia una
risposta ai negazionisti che vorrebbero cancellare l'orrore
concentrazionario, soltanto da pochi anni si sta cercando di ricordare,
oltre ai milioni di vittime ebree, anche coloro che finirono dietro il
filo spinato ben prima degli ebrei: gli oppositori tedeschi al nazismo,
gli asociali, le lesbiche, gli omosessuali, i rom e i sinti, i
disabili, i Testimoni di Geova, gli immigrati e i profughi.
Per questo i contrassegni triangolari, di diverso colore, cuciti sulle
loro sdrucite casacche di prigionieri appartengono tutt'oggi ad una
storia in gran parte da scrivere.
In particolare, i Triangoli Neri degli Asociali (termine che
tragicamente sta tornando di uso comune) restano quasi invisibili,
così come le categorie selezionate come tali e quindi destinate
alla loro soppressione.
A loro, vogliamo dedicare questo promemoria.
Il 30 gennaio 1933, Hitler veniva designato cancelliere del Reich: iniziava così il regime nazista.
Il 28 febbraio seguente, nella stessa notte dell'incendio del
Reichstag, migliaia di dirigenti comunisti e sindacalisti venivano
arrestati, almeno 1.500 solo a Berlino. Venne anche emanato il decreto
"per la protezione del popolo e dello Stato" che costituì il
presupposto legale per la repressione degli oppositori politici che
andò integrandosi con quella già attuata illegalmente da
SS e SA.
Attraverso tale atto furono decretate alcune "misure protettive contro
gli atti di violenza comunista che mettono in pericolo la sicurezza
dello Stato"; oltre alla soppressione delle principali libertà
formali (opinione, stampa, associazione, assemblea, etc.), veniva
introdotta la pena di morte per i reati di incendio doloso, esplosione,
grave violazione della quiete pubblica, sabotaggio di impianti
ferroviari, sequestro di persona con finalità politiche,
insurrezione grave, alto tradimento.
Contemporaneamente, sulla base dei già vigenti decreti che
avevano istituito la cosiddetta Custodia preventiva (Schutzhaft),
vennero istituiti ufficialmente i campi di concentramento per la
detenzione dei "nemici del popolo tedesco" o anche semplicemente
sospetti tali, ossia: comunisti, consiliaristi, sindacalisti,
anarchici, socialdemocratici, senza partito ed in seguito anche nazisti
dissidenti.
La stretta repressiva portò all'arresto di oltre sessantamila
attivisti di sinistra, contribuendo ad instaurare un clima di
intimidazione e terrore utile anche a rafforzare il partito nazista
alle successive elezioni per il Reichstag del 5 marzo successivo.
Il 20 marzo 1933, il comandante delle SS Heinrich Himmler, nominato
appena il 9 marzo a capo della polizia di Monaco, annunciava in una
conferenza stampa l'apertura per il giorno 22 seguente il lager di
Dachau destinato a imprigionare e rieducare "tutti i comunisti e, se
necessario, i membri del Reichbanner (formazione paramilitare socialdemocratica) e i funzionari marxisti che rappresentano un pericolo per
la sicurezza dello Stato". Himmler aggiunse pure: "Abbiamo preso questa
decisione senza badare a considerazioni meschine, ma nella certezza di
agire per la tranquillità del popolo e secondo il suo desiderio"
Il lager di Dachau, il primo campo di concentramento "istituzionale",
venne ricavato da una fabbrica di munizioni ed esplosivi ormai dismessa
presso l'omonima cittadina, a 15 km da Monaco.
Pochi giorni dopo l'apertura, il campo passò sotto il controllo
delle SS, ovviamente alle dipendenze di Himmler che, dal 1° aprile,
sarebbe divenuto anche comandante della polizia politica della Baviera.
Il primo gruppo di prigionieri risultò composto da una
sessantina di militanti di sinistra. Nel 1933, tra marzo e dicembre, il
numero degli internati risulta essere stato di 4.821, nel 1934
sarebbero quindi saliti a 6.811; ma comunque in questi primi due anni
di attività del campo non esisteva ancora un sistema di
registrazione attendibile.
A Dachau, così come negli altri luoghi di detenzione, in questi
due anni, oltre ai prigionieri politici contrassegnati col Triangolo
Rosso dalla fine del 1937, si andarono aggiungendo altri soggetti
comunque ritenuti "parassiti della nazione": nel 1934, dietro il
cancello metallico con la scritta "Il lavoro rende liberi" (Arbeit
macht frei), risultavano rinchiusi anche circa 350 "renitenti al
lavoro" (Arbeitsscheune).
Negli anni seguenti sarebbe sempre più aumentato il numero dei
cittadini tedeschi assegnati all'internamento dalla polizia nazista, in
quanto considerati sovversivi antinazionali, ma anche perché
omosessuali, devianti, pregiudicati o corruttori della moralità
pubblica.
Il 17 giugno 1936, Himmler ottenne anche il comando della polizia
criminale, la famigerata Kripo, e nel 1937, con l'istituzione
dell'ufficio centrale di polizia criminale del Reich, sarebbe stata
pianificata ed avviata la persecuzione dei cosiddetti Asociali che, in
molti casi, si sarebbe conclusa con l'annientamento.
A tal fine, i nazisti rilevarono quasi integralmente l'apparato
burocratico assistenziale, creato negli anni Venti dal precedente
governo socialdemocratico durante la repubblica di Weimar, per
concedere redditi di sussistenza a disoccupati, invalidi, anziani,
ex-prostitute, donne sole con figli.
Agli uffici locali del lavoro e alle centrali di polizia venne ordinato
di continuare ad esercitare la funzione di sorveglianza, controllo e
schedatura mentre, parallelamente, fu istituita una struttura specifica
per la selezione degli emarginati, su basi biologiche e razziali.
La precedente struttura assistenziale, composta da operatori
socio-sanitari e da personale amministrativo, raccoglieva quindi
informazioni sui singoli individui e le trasmetteva all'organismo che
doveva intervenire sul piano della segregazione, e in seguito anche per
l'eliminazione, delle persone destinate ad essere internate nei campi
di lavoro o nelle tristemente note cliniche psichiatriche.
Una percentuale di queste persone – soprattutto sinti e rom – venne
inoltre selezionata per la sterilizzazione coatta, ritenuta "necessaria
per impedire il propagarsi di generazioni asociali e criminali", come
previsto dalla Legge per la prevenzione di progenie affetta da malattie
ereditarie, promulgata il 14 luglio 1933.
In questo contesto, venne quindi individuata la categoria degli
Asociali (Asozialen), definiti anche come Estranei alla comunità
(Gemeinshaft-sfrede), che nei primi campi di concentramento divennero
la maggioranza degli internati, superando per numero gli oppositori
politici antinazisti.
Nel marzo del '37 furono incarcerati circa 2.000 "delinquenti abituali
e di professione" e "criminali antisociali corruttori della
moralità pubblica".
Il 14 dicembre 1937, il Ministro degli interni di Prussia e del Reich,
Wilhelm Frick, emanava una circolare relativa alla "prevenzione della
criminalità", poi resa operativa attraverso le norme applicative
contenute dal decreto secretato del 4 aprile 1938.
La circolare stabiliva alcuni punti con cui venivano definiti i
soggetti da discriminare: "Vanno considerati asociali gli individui che
si comportano nei confronti della collettività in modo non
costituente di per sé un reato, ma che tuttavia rivela la loro
incapacità di adattamento". Ossia "Individui che […] dimostrano
di non voler adattarsi alla naturale disciplina dello Stato
nazionalsocialista, per esempio mendicanti, vagabondi (Zingari),
prostitute, alcolizzati, affetti da malattie contagiose, in particolare
da malattie veneree, che si sottraggono alle misure delle
autorità sanitarie". Inoltre rientravano negli Asociali i
"renitenti al lavoro" ossia quanti "hanno provatamente rifiutato in due
occasioni offerte di lavoro senza seri motivi o, avendo accettato un
lavoro, lo hanno abbandonato dopo breve periodo senza validi motivi";
tale logica produttivista nel gennaio del 1938 avrebbe portato Himmler
ad incaricare la Gestapo di attuare una specifica Operazione contro gli
oziosi, culminata con la segregazione nel lager di Buchenwald di
migliaia di malcapitati, soprattutto mendicanti, senza fissa dimora,
zingari e girovaghi, costretti ai lavori forzati.
Le misure coercitive vennero quindi affiancate dalla martellante
propaganda nazista per la quale il nemico era sempre caratterizzato
come uno che non lavorava, che non conosceva la dignità del
lavoro, che ostacolava la produzione.
Alle categorie inizialmente indicate dalla burocrazia nazista, nella
categoria degli Asociali vennero fatti rientrare anche innumerevoli
altri soggetti che dimostravano "col loro comportamento,
ancorché non delinquenziale, di non volersi adeguare alla vita
della comunità" nonché i proletari colpevoli di
"disseminare il disordine" sui luoghi di lavoro – magari con
rivendicazioni salariali – o di ostilità contro rappresentanti
delle istituzioni.
A questi venivano aggiunte le persone accusate di presunti
comportamenti matrimoniali o sessuali irregolari, così come
avveniva per le lesbiche alle quali non veniva riconosciuto neppure il
"diritto" di rientrare nella categoria degli Homo contraddistinta dal
Triangolo Rosa.
Altri soggetti Asociali erano considerati gli "individui colpevoli del
reato di violazione del domicilio" (ossia gli occupanti abusivi di
case), i "pagatori morosi di alimenti" (ossia chi faceva la spesa senza
pagare), i "perturbatori del traffico stradale" (ossia chi attuava
blocchi stradali) e i colpevoli di "resistenza alle forze dell'ordine"
(ossia chi reagiva alle violenze naziste). Ed ancora: i propagatori di
pubblicazioni oscene, gli psicopatici, i tossicodipendenti, gli
attaccabrighe, i funamboli, i ciarlatani, i prosseneti e i perturbatori
dell'ordine pubblico in genere.
Il Triangolo Nero, oltre che agli Asociali generalmente di
nazionalità tedesca, venne attribuito anche ai detenuti russi
non rientranti nella categoria dei prigionieri di guerra.
Invece, per i rom e i sinti venne successivamente creata la specifica
categoria degli Zigeuner, segnalata dal Triangolo Marrone, a cui
vennero assimilate anche "negri" e "meticci".
Rimane invece da indagare il numero – sicuramente rilevante – degli
anarchici e dei comunisti che, per la loro non sottomissione al lavoro,
vennero inseriti tra gli Asociali e contraddistinti col Triangolo Nero,
invece che essere classificati col Triangolo Rosso degli oppositori
politici.
Nell'estate del '38 una larga parte della già rigida
legislazione del lavoro venne trasferita nel codice penale, così
che la Gestapo poté intervenire direttamente con il suo apparato
di terrore contro gli elementi "improduttivi e antisociali" e, subito
dopo l'invasione della Polonia, Himmler annunciò l'esecuzione
dimostrativa di un comunista reo di essersi rifiutato di lavorare.
Nel gennaio del 1939, il colonnello Greifelt dello stato maggiore SS,
nel presentare l'impiego forzato dei "renitenti al lavoro" al servizio
dell'economia di guerra, ebbe a dichiarare che "Più di 10.000 di
questi Asociali stanno ora subendo un trattamento di educazione al
lavoro, in campi di concentramento adatti allo scopo".
Paradossalmente, la loro prigionia e il loro sfruttamento nei lager
trovava persino una base giuridica in una legge del 1924, secondo la
quale il lavoratore "assistito" non aveva diritto ad un salario in
quanto l'opera da lui prestata era parte di un'erogazione
assistenziale, al di fuori delle norme di diritto civile regolanti i
rapporti di lavoro, mentre il vitto e l'alloggio rientravano nella
prestazione concessa dallo Stato.
Ancora nell'agosto del 1939, il capo della Kripo, Nebe, ebbe a
confermare: "E' ovvio che nello Stato nazionalsocialista tedesco la
lotta contro il nemico politico e quella contro il delinquente asociale
sia diretta dalla medesima autorità", alludendo all'unificazione
della Gestapo e della Kripo in un unico apparato, la Sicherheitpolizei,
alle dirette dipendenze del Gruppenführer delle SS, Reinhard
Heydrich. Infatti, ancora nel 1941, vi erano 110.000 Aso tedeschi
prigionieri nei lager, contrassegnati dal Triangolo Nero.
Nell'Italia fascista, il termine Asociali fu recepito ed utilizzato
dopo il 1938 soprattutto per indicare i rom e i sinti, come ben
dimostra un articolo firmato da Guido Landra, direttore dell'Ufficio
studi e propaganda sulla razza, pubblicato in «La Difesa della
razza» del 5 novembre 1940: "Essi si presentano dolicocefali, con
viso allungato, colorito bruno, naso leggermente convesso, occhio a
mandorla quando sono soltanto di razza orientale, altrimenti presentano
anche leggermente i caratteri delle razze europee con cui si sono
mescolati [...] È quindi necessario diffidare di tutti gli
individui che vivono vagabondando alla maniera degli zingari e che ne
presentano i sopraricordati tratti somatici. Si tratta di individui
asociali, differentissimi dal punto di vista psichico dalle popolazioni
europee e soprattutto da quella italiana di cui sono note le
qualità di laboriosità e attaccamento alla terra".
Parole, pregiudizi, toni e concetti che, purtroppo, ci riportano alle
discriminazioni attuali e alla necessaria resistenza di ogni giorno.
emmerre