Umanità Nova, n.5 dell'8 febbraio 2009, anno 89

Siamo tutti malfattori


In queste settimane Milano sta subendo un attacco repressivo nei confronti degli spazi sociali: hanno iniziato con il blitz notturno che ha sgomberato Cox, si continua con lo sfratto rimandato ad Aprile dell'ambulatorio popolare e per il 3 Febbraio è fissato lo sfratto del Circolo anarchico di Via Torricelli 19.
Questo articolo, oltre che parlare della repressione che stanno subendo i luoghi liberi e autogestiti di Milano, vuole ricostruire molto brevemente la storia di 33 anni di occupazione e autogestione anarchica del circolo di via Torricelli 19.
Nel Settembre del 1976 è stato occupato tutto lo stabile di via Torricelli 19. Lo stabile era semivuoto, negli appartamenti liberi si stabilirono alcune famiglie senza casa mentre i negozi al piano terra vennero utilizzati come centro sociale dagli ospedalieri anarchici, dalla donne anarchiche, per l'ambulatorio Pinelli e dagli studenti (in particolare del Manzoni, del Parini e Feltrinelli, che in dicembre pubblicarono Azione libertaria, bollettino dei nuclei libertari scuola).
Uno dei primi volantini che produsse il nuovo gruppo di occupanti si intitola "perché occupare le case":
...Perché non ci sono case spaziose e quelle che ci sono costano troppo. Abbiamo occupato case vuote da anni che il padrone voleva abbattere per costruire palazzi nuovi con affitti esosi. Ci siamo prese queste case più grandi perché abitavamo in topaie (due famiglie in due locali). Abbiamo requisito le case vuote perché dove eravamo prima gli affitti erano troppo alti e la vita continua a crescere e non si può più pagare l'affitto almeno che si salta da mangiare noi e i nostri figliā€¦(9 Ottobre 1976).
Le prime lotte, come sempre avviene in questi casi, oltre a manifestazioni e presidi, come iniziative immediate di una casa occupata, vi era la costituzione del comitato di occupazione che comprendeva un esponente per ogni famiglia e un rappresentante per gruppo.
Chiaramente era molto importante una buona organizzazione: basti pensare che il numero degli occupanti era tra 140\150, 60 nuclei familiari da coordinare attraverso l'assemblea generale dell'occupazione.
Questa assemblea si teneva massimo due volte al mese, le decisioni da prendere erano le più svariate: da decidere il salario per la portinaia, a decisioni più complesse che potevano riguardare espulsioni dalla occupazione o al contrario chi fare entrare. Su questo tema è importante ricordare che fu istituita subito una lista di attesa per gli occupanti e una vera e propria graduatoria popolare.
All'interno della occupazione c'era una unità politica anarchica-libertaria sia tra il centro che per le diverse case all'interno dello stabile.
A partire dal 1978 nacque, presso la sede degli ospedalieri anarchici di via Torricelli 19, un ambulatorio di igiene mentale dedicato a Giuseppe Pinelli. L'ambulatorio era gestito da due compagne, una psicologa e una infermiera. L'ambulatorio svolgeva diverse funzioni, da attività di psicoterapia a consulenza, ma soprattutto di controinformazione sulla salute. Si proponeva di affrontare la sofferenza psichica tenendo conto delle sue cause sociali. Si cercava di dare indicazioni alle persone portatrici di minorazioni in fase di inserimento nella scuola o nel lavoro. Diciamo che lo scopo dell'ambulatorio non era quello di sostituirsi ai servizi pubblici, ma di ricercare la capacità di ciascuno di capirsi e quindi curarsi da solo, oppure di essere critico nei confronti di chi lo cura quando da solo non fosse in grado. Purtroppo dopo diversi anni di attività anche questa esperienza si concluse lasciando un vuoto importante nel quartiere.
Parlando dello stabile di via Torricelli 19 è importante soffermarsi ancora su come si svolgeva la vita in una casa occupata.
Nella pratica l'edificio si trasformò in uno spazio liberato, al cui interno il potere normativo statale di fatto sparì. Il gruppo degli occupanti doveva darsi nuove regole, ma dal basso, senza delegare a nessuno le decisioni da prendere, quindi regole condivise da tutti. Occorreva trovare subito una linea da seguire, da utilizzare nei confronti della proprietà e del quartiere; si doveva decidere quali fossero i comportamenti leciti e quali quelli illeciti, e soprattutto come agire con chi non rispettava le regole condivise. Di norma chi non rispettava le decisioni prestabilite dalla assemblea degli occupanti veniva espulso dall'occupazione.
Il neonato comitato di occupazione si trovò subito a dover affrontare un grosso problema, si verificarono episodi di spaccio di stupefacenti all'interno dell'occupazione. Il comitato prese una decisione veloce e chiara: decise di espellerli. Questa decisione avvenne apparentemente senza resistenze, ma nella realtà si aprì un periodo di tensione.
Qualche mese dopo questi fatti degli sconosciuti spararono ad un occupante sulle scale dello stabile di via Torricelli 19 e verso le due del mattino del 10 Novembre del 1979 un ordigno esplosivo scardinò la saracinesca del centro sociale anarchico ai piedi dello stabile, facendola volare fino all'altro lato della via. Fu un puro caso che non si registrarono vittime.
All'inizio degli anni ottanta il comune decide di ristrutturare lo stabile occupato e di assegnare a tutti gli occupanti un appartamento nello stabile di via Torricelli 19 con affitto a contratto popolare e con le condizioni date dalla assemblea degli occupanti. Il centro sociale anarchico accetta di pagare l'affitto fino a quando il comune decide di essere più fiscale e di chiedere molti più soldi di quelli concordati, quindi da fine anni ottanta torna ad essere effettivamente occupato.
Gli anni passano e le attività non smettono, il circolo continua nella sua lotta e propaganda anarchica, promuovendo iniziative di piazza, ma soprattutto con una continua proposta di attività di cultura libertaria, da convegni fino a spettacoli di comici, o attuazioni di danza, concerti, cene popolari, presentazioni i libri......e tante altre, per non annoiare troppo parlerò brevemente di quelle che per me sono state più significative e che ho vissuto in prima persona negli ultimi dieci anni.
Partendo dall'attività più strettamente militante penso che un percorso abbastanza significativo sia quello delle assemblee fatte al circolo per l'organizzazione della manifestazione antifascista del 11 Novembre 2000, che come molti ricordano è stata una manifestazione preceduta da un lungo lavoro organizzativo e assembleare.
Altra attività molto importante sempre di quegli anni 99\2000 è lo sportello per il diritto alla casa, le assemblee venivano fatte in via Lagrange, nello stabile occupato, al circolo o in Gola est; purtroppo questa esperienza per noi anarchici di via Torricelli si concluse con gli sgomberi sia di via Gola che di via Lagrange, avvenuti nella stessa giornata.
Ancora adesso in quartiere esiste un comitato casa e territorio, ma come circolo non ne facciamo parte attiva. Diciamo che ci sarebbero tante altre piccole cose da raccontare, ma forse è ancora troppo presto, quindi passo al 2001 quando come circolo dei malfattori decidiamo di far parte dell'assemblea degli anarchici contro il g8 di Genova, un'assemblea nomade che veniva fatta sempre in centri\circoli differenti fra cui anche il nostro.
Un'esperienza importante, non solo per organizzarci per l'azione diretta contro i potenti nei giorni del vertice, ma per conoscere, incontrare, scambiare idee e posizioni con compagni\e di tutta Italia.
Dal 2002 parte un progetto di biblioteca anarchica e un lavoro di catalogazione di centinaia di libri, opuscoli e video, sempre nello stesso periodo iniziamo con una serie di iniziative (quella che noi abbiamo chiamato Università popolare), invitando vari relatori e organizzando gruppi di studio su varie tematiche.
Non voglio mettermi ad elencare le decine di cene e presentazioni di libri, cineforum, sound system fatte negli anni citerò solamente il convegno contro il cop 9 che abbiamo organizzato con altri gruppi nel 2003 nei locali dell'USI in via Bligni e il convegno organizzato nel 2005 al teatro I dal titolo "Quale presente quale futuro per una critica radicale del nostro tempo", entrambi i convegni andarono molto bene, furono molti i relatori e i dibattiti partecipati.
Proprio pochi mesi fa c'è stato un incontro con O. Alberola e J. Masetti sui libertari a Cuba e poche settimane fa si è conclusa una riuscitissima fiera dell'editoria libertaria.
Penso che non sia difficile capire perché il comune di Milano non ci vuole: la libertà, l'autogestione degli spazi sono atti di resistenza quotidiana che destabilizzano il potere, noi compagni\e del circolo abbiamo deciso di resistere fino alla fine e faremo di tutto per fargli sudare un possibile sfratto.
Abbiamo prodotto un opuscolo sulla storia del circolo per chi fosse interessato scriva a: circmalf@tiscali.it

Andrea

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