In queste settimane Milano sta subendo un attacco repressivo nei
confronti degli spazi sociali: hanno iniziato con il blitz notturno che
ha sgomberato Cox, si continua con lo sfratto rimandato ad Aprile
dell'ambulatorio popolare e per il 3 Febbraio è fissato lo
sfratto del Circolo anarchico di Via Torricelli 19.
Questo articolo, oltre che parlare della repressione che stanno subendo
i luoghi liberi e autogestiti di Milano, vuole ricostruire molto
brevemente la storia di 33 anni di occupazione e autogestione anarchica
del circolo di via Torricelli 19.
Nel Settembre del 1976 è stato occupato tutto lo stabile di via
Torricelli 19. Lo stabile era semivuoto, negli appartamenti liberi si
stabilirono alcune famiglie senza casa mentre i negozi al piano terra
vennero utilizzati come centro sociale dagli ospedalieri anarchici,
dalla donne anarchiche, per l'ambulatorio Pinelli e dagli studenti (in
particolare del Manzoni, del Parini e Feltrinelli, che in dicembre
pubblicarono Azione libertaria, bollettino dei nuclei libertari scuola).
Uno dei primi volantini che produsse il nuovo gruppo di occupanti si intitola "perché occupare le case":
...Perché non ci sono case spaziose e quelle che ci sono costano
troppo. Abbiamo occupato case vuote da anni che il padrone voleva
abbattere per costruire palazzi nuovi con affitti esosi. Ci siamo prese
queste case più grandi perché abitavamo in topaie (due
famiglie in due locali). Abbiamo requisito le case vuote perché
dove eravamo prima gli affitti erano troppo alti e la vita continua a
crescere e non si può più pagare l'affitto almeno che si
salta da mangiare noi e i nostri figliā¦(9 Ottobre 1976).
Le prime lotte, come sempre avviene in questi casi, oltre a
manifestazioni e presidi, come iniziative immediate di una casa
occupata, vi era la costituzione del comitato di occupazione che
comprendeva un esponente per ogni famiglia e un rappresentante per
gruppo.
Chiaramente era molto importante una buona organizzazione: basti
pensare che il numero degli occupanti era tra 140\150, 60 nuclei
familiari da coordinare attraverso l'assemblea generale
dell'occupazione.
Questa assemblea si teneva massimo due volte al mese, le decisioni da
prendere erano le più svariate: da decidere il salario per la
portinaia, a decisioni più complesse che potevano riguardare
espulsioni dalla occupazione o al contrario chi fare entrare. Su questo
tema è importante ricordare che fu istituita subito una lista di
attesa per gli occupanti e una vera e propria graduatoria popolare.
All'interno della occupazione c'era una unità politica
anarchica-libertaria sia tra il centro che per le diverse case
all'interno dello stabile.
A partire dal 1978 nacque, presso la sede degli ospedalieri anarchici
di via Torricelli 19, un ambulatorio di igiene mentale dedicato a
Giuseppe Pinelli. L'ambulatorio era gestito da due compagne, una
psicologa e una infermiera. L'ambulatorio svolgeva diverse funzioni, da
attività di psicoterapia a consulenza, ma soprattutto di
controinformazione sulla salute. Si proponeva di affrontare la
sofferenza psichica tenendo conto delle sue cause sociali. Si cercava
di dare indicazioni alle persone portatrici di minorazioni in fase di
inserimento nella scuola o nel lavoro. Diciamo che lo scopo
dell'ambulatorio non era quello di sostituirsi ai servizi pubblici, ma
di ricercare la capacità di ciascuno di capirsi e quindi curarsi
da solo, oppure di essere critico nei confronti di chi lo cura quando
da solo non fosse in grado. Purtroppo dopo diversi anni di
attività anche questa esperienza si concluse lasciando un vuoto
importante nel quartiere.
Parlando dello stabile di via Torricelli 19 è importante
soffermarsi ancora su come si svolgeva la vita in una casa occupata.
Nella pratica l'edificio si trasformò in uno spazio liberato, al
cui interno il potere normativo statale di fatto sparì. Il
gruppo degli occupanti doveva darsi nuove regole, ma dal basso, senza
delegare a nessuno le decisioni da prendere, quindi regole condivise da
tutti. Occorreva trovare subito una linea da seguire, da utilizzare nei
confronti della proprietà e del quartiere; si doveva decidere
quali fossero i comportamenti leciti e quali quelli illeciti, e
soprattutto come agire con chi non rispettava le regole condivise. Di
norma chi non rispettava le decisioni prestabilite dalla assemblea
degli occupanti veniva espulso dall'occupazione.
Il neonato comitato di occupazione si trovò subito a dover
affrontare un grosso problema, si verificarono episodi di spaccio di
stupefacenti all'interno dell'occupazione. Il comitato prese una
decisione veloce e chiara: decise di espellerli. Questa decisione
avvenne apparentemente senza resistenze, ma nella realtà si
aprì un periodo di tensione.
Qualche mese dopo questi fatti degli sconosciuti spararono ad un
occupante sulle scale dello stabile di via Torricelli 19 e verso le due
del mattino del 10 Novembre del 1979 un ordigno esplosivo
scardinò la saracinesca del centro sociale anarchico ai piedi
dello stabile, facendola volare fino all'altro lato della via. Fu un
puro caso che non si registrarono vittime.
All'inizio degli anni ottanta il comune decide di ristrutturare lo
stabile occupato e di assegnare a tutti gli occupanti un appartamento
nello stabile di via Torricelli 19 con affitto a contratto popolare e
con le condizioni date dalla assemblea degli occupanti. Il centro
sociale anarchico accetta di pagare l'affitto fino a quando il comune
decide di essere più fiscale e di chiedere molti più
soldi di quelli concordati, quindi da fine anni ottanta torna ad essere
effettivamente occupato.
Gli anni passano e le attività non smettono, il circolo continua
nella sua lotta e propaganda anarchica, promuovendo iniziative di
piazza, ma soprattutto con una continua proposta di attività di
cultura libertaria, da convegni fino a spettacoli di comici, o
attuazioni di danza, concerti, cene popolari, presentazioni i
libri......e tante altre, per non annoiare troppo parlerò
brevemente di quelle che per me sono state più significative e
che ho vissuto in prima persona negli ultimi dieci anni.
Partendo dall'attività più strettamente militante penso
che un percorso abbastanza significativo sia quello delle assemblee
fatte al circolo per l'organizzazione della manifestazione antifascista
del 11 Novembre 2000, che come molti ricordano è stata una
manifestazione preceduta da un lungo lavoro organizzativo e assembleare.
Altra attività molto importante sempre di quegli anni 99\2000
è lo sportello per il diritto alla casa, le assemblee venivano
fatte in via Lagrange, nello stabile occupato, al circolo o in Gola
est; purtroppo questa esperienza per noi anarchici di via Torricelli si
concluse con gli sgomberi sia di via Gola che di via Lagrange, avvenuti
nella stessa giornata.
Ancora adesso in quartiere esiste un comitato casa e territorio, ma
come circolo non ne facciamo parte attiva. Diciamo che ci sarebbero
tante altre piccole cose da raccontare, ma forse è ancora troppo
presto, quindi passo al 2001 quando come circolo dei malfattori
decidiamo di far parte dell'assemblea degli anarchici contro il g8 di
Genova, un'assemblea nomade che veniva fatta sempre in centri\circoli
differenti fra cui anche il nostro.
Un'esperienza importante, non solo per organizzarci per l'azione
diretta contro i potenti nei giorni del vertice, ma per conoscere,
incontrare, scambiare idee e posizioni con compagni\e di tutta Italia.
Dal 2002 parte un progetto di biblioteca anarchica e un lavoro di
catalogazione di centinaia di libri, opuscoli e video, sempre nello
stesso periodo iniziamo con una serie di iniziative (quella che noi
abbiamo chiamato Università popolare), invitando vari relatori e
organizzando gruppi di studio su varie tematiche.
Non voglio mettermi ad elencare le decine di cene e presentazioni di
libri, cineforum, sound system fatte negli anni citerò solamente
il convegno contro il cop 9 che abbiamo organizzato con altri gruppi
nel 2003 nei locali dell'USI in via Bligni e il convegno organizzato
nel 2005 al teatro I dal titolo "Quale presente quale futuro per una
critica radicale del nostro tempo", entrambi i convegni andarono molto
bene, furono molti i relatori e i dibattiti partecipati.
Proprio pochi mesi fa c'è stato un incontro con O. Alberola e J.
Masetti sui libertari a Cuba e poche settimane fa si è conclusa
una riuscitissima fiera dell'editoria libertaria.
Penso che non sia difficile capire perché il comune di Milano
non ci vuole: la libertà, l'autogestione degli spazi sono atti
di resistenza quotidiana che destabilizzano il potere, noi compagni\e
del circolo abbiamo deciso di resistere fino alla fine e faremo di
tutto per fargli sudare un possibile sfratto.
Abbiamo prodotto un opuscolo sulla storia del circolo per chi fosse interessato scriva a: circmalf@tiscali.it
Andrea