Umanità Nova, n.4 dell'8 febbraio 2009, anno 89

Infamia di stato


Non passa settimana in cui, al di là dell'abituale avanspettacolo che fa tracimare di guano le televisioni, i giornali e persino il senso comune, non si muova qualcosa di più serio che va a incidere realmente nei rapporti di forza tra politica e governati, tra padroni e salariati.
La guasconeria dei nostri politicanti – in testa l'ormai sempiterno re-imprenditore Silvio – se lascia a volte sfuggire un sorriso o quasi un moto di pena per la loro mediocrità, nasconde con sempre più difficoltà l'operato di una banda di fascisti: neoduci, leghisti, veri e propri nostalgici, fascisti "ripuliti", integralisti cattolici ecc.
A questi si affianca una "opposizione" inabile al più minimo distinguo, capace di offrire come propria "punta di diamante" un altro ibrido fascista-populista, con un sincero passato da falangista, carabiniere, magistrato: il Di Pietro ultimo simbolo di tutti i delusi dalla sinistra.
Sul piano sociale la crisi economica mondiale, che, manco a dirlo, in Italia ha effetti peggiori che altrove, si sta dimostrando un ottimo motivo per Confindustria e padroni di ogni risma per colpire pesantemente i lavoratori, i precari, i disoccupati. Il tentativo di smantellamento del contratto nazionale è la punta dell'iceberg di un attacco a 360 gradi al mondo del lavoro, in cui rientrano tra l'altro: l'erosione del potere d'acquisto; il neoschiavismo a cui si devono piegare centinaia di migliaia di giovani, costretti tra tirocini, stage, periodi formativi a lavorare gratis; l'imminente, ennesimo, attacco al sistema pensionistico, un'ondata di licenziamenti senza pari.
Questo il contesto, il quale, a sua volta, va inquadrato entro un orizzonte di dinamiche sociali mondiali: gli oramai celebri "due terzi" della popolazione mondiale, che vivono in condizioni di povertà, miseria e di guerra, cercano un futuro nel "benessere" occidentale. Migrazioni di tal tipo, ricorrenti nella storia, portano spesso a conflitti, vere e proprie guerre tra poveri: gli Italiani in America di più di un secolo fa, oggi in Inghilterra, i Nigeriani nel Sudafrica del dopo-apartheid, via via sino ai migranti che da metà mondo provano a giungere in Europa, spesso attraverso l'Italia.
Un governo e una classe politica così razzista come la nostra colgono, eccome, questa dinamica: hanno capito che è il momento giusto per soffiare sul fuoco.
Mai come oggi la legislazione sempre più reazionaria, giro di vite dopo giro di vite, dà quotidiano alimento, motivazioni e coperture a chi cerca di "farsi giustizia" da solo, a chi sparge odio contro il diverso, ai fascisti in divisa o giubbotto firmato.
E' di questi giorni l'approvazione al Senato del "pacchetto sicurezza", disegno di legge 733, "disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volto a "rispondere all'aggressione della criminalità diffusa e alla attività riconducibile alla criminalità organizzata, fenomeni che incidono direttamente sulla sicurezza dei cittadini".
Una volta che il testo passerà anche alla Camera si materializzerà una stretta repressiva generale, che andrà a colpire tutti. Saranno legittimate le ronde, verrà limitata la stessa libertà di manifestare, tramite ad esempio l'inasprimento delle pene per imbrattamento e danneggiamento, occupazione di suolo pubblico ecc.(per un quadro generale vedi UN n.3).
Ma a essere colpiti in modo particolare saranno i migranti: tra l'altro col ddl 733 viene soppresso l'art. 35 del Testo Unico sull'immigrazione, che disponeva il divieto di segnalazione dei migranti irregolari da parte del personale medico: misura infame su cui diverse voci si sono levate, prime tra tutte, quelle di alcune associazioni di medici, e che ha creato un giustificato allarme tra i migranti, i quali ci penseranno due volte prima di andare in ospedale.
E' una misura atroce, inumana: una volta toccava a chi veniva pestato in manifestazione, ora a chi non ha le carte in regola.
Il ddl 733 introduce anche altre normative: l'aumento da 80 a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno; l'obbligo di esibire il permesso di soggiorno per sposarsi, così come per tutti gli altri atti di stato civile (non ci potrà più essere quindi la regolarizzazione tramite il matrimonio); il permesso di soggiorno sarà indispensabile per tutte le operazioni di trasferimento di denaro all'estero; per chi non mostra i documenti alle autorità è previsto l'arresto fino a un anno e la multa fino a 2.000 euro; verranno inasprite le pene per chi è accusato di favoreggiamento all'immigrazione (non quelle per chi impiega lavoratori irregolari); verrà introdotto il reato di ingresso e soggiorno irregolare: da 5.000 a 10.000 euro di multa e possibilità di rimpatrio immediato; per ottenere la carta di soggiorno sarà necessario superare un test di lingua italiana e le possibilità di ricongiungimento familiare saranno ulteriormente ostacolate.
Inoltre, per decidere se fare entrare o meno nel paese un migrante, saranno prese in considerazione anche le condanne non definitive; una volta scaduto il permesso di soggiorno da sei mesi, è prevista la cancellazione anagrafica; per iscriversi all'anagrafe – o per qualsiasi variazione – si dovrà presentare la certificazione di "idoneità alloggiativa" (quante abitazioni risponderanno a tale criterio?); verrà creato un registro per i senza fissa dimora: non solo a questi sarà preclusa la possibilità di iscriversi all'anagrafe, ma saranno anche schedati dal Ministero degli Interni.
Infine è rimandato alla Camera il punto che prevede il prolungamento dei tempi di detenzione nei CIE (ex CPT) fino a 18 mesi, ma, c'è da scommetterci, in quel luogo i parlamentari non faranno mancare il proprio appoggio.
Un giro di vite dopo l'altro lo Stato italiano si fa via via più autoritario. E si delineano netti i contorni di uno Stato di polizia, guidato da un piccolo re in cui la macchietta va di pari passo con una sempre più accentuata tendenza bonapartista, o meglio, data la comunanza di origini, neomussoliniana.

Antonio Soto



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