Adesso non ci sono più alibi per nessuno.
Quella che da tempo denunciavamo come deriva nazi-fascista della
società italiana non è più una temuta ipotesi, ma
una realtà nuda e cruda, che la recente legalizzazione delle
ronde padane rende, se possibile, più percepibile.
Le analogie con le camicie brune, che aprirono il percorso perverso nel
quale si avviava la Germania degli anni Trenta, sono appena attenuate
oggi dalla pochezza politico-organizzativa di coloro che queste ronde
promuovono, ma la loro pericolosità eversiva sta proprio nella
logica integralista e xenofoba che le anima, quell'animoso,
persecutorio disprezzo per l'esistenza stessa del diverso che fu il
prologo tragico dello sterminio degli ebrei.
Non facciamoci illusioni: l'italiano che è animato da queste
istanze – e quello che a questa deriva è indifferente – non
è più caritatevole e umanamente più sensibile di
quei lugubri manipoli organizzati che, in Germania, poco più di
ottant'anni fa, accatastarono nelle piazze i libri da bruciare e
devastarono i negozi contrassegnati con la stella di David.
Noi oggi viviamo una stagione molto simile a quella che
consolidò il regime fascista in Italia e promosse l'avvento di
Hitler.
I processi sono chiari e possono essere sottovalutati soltanto da chi
non vuol vedere o, per viltà, non osa opporvisi, facendosene
così complice.
Proprio come allora il Parlamento viene svuotato di tutti i suoi poteri
in favore di un esecutivo che non risponde ad alcuna legge che non sia
quella della sua contingente convenienza.
La Corte dei Miracoli che popola gli scanni delle Camere è ormai
ridotta a supportare il disegno demenziale di un guitto di infimo
ordine, Berlusconi, che in una repubblica presidenziale di stampo
gellista vede la possibilità di imperare imperituramente.
Il potere giudiziario, ondivago e frammentato, si appresta, con il suo
organo più rappresentativo, il CSM, egemonizzato, come prevede
la sua imminente riforma, da membri laici di nomina politica, ad
offrire un'ulteriore sponda ai voleri dell'esecutivo.
Ma la deriva autoritaria ormai permea l'intera società civile.
Dai sindacati non viene alcun segnale di opposizione concreta e
credibile ad una politica che, secondo la consolidata logica
capitalistica, mira a far gravare tutto il peso della recessione in
atto sul mondo del lavoro, un mondo del lavoro anch'esso frammentato e
annichilito, ridotto sulla difensiva dalla preoccupazione di conservare
ad ogni prezzo il posto di lavoro e spesso costretto ad una guerra tra
poveri, funzionale al regime di sfruttamento che è il dato
caratteristico delle dinamiche capitalistiche.
La stampa, tutta la stampa, sia scritta che parlata, è in mano
ad assetti editoriali che rispondono ad interessi consolidati che nulla
hanno a che vedere con la funzione di corretta informazione delle
vicende politiche, economiche e sociali del Paese.
Si tratta di poteri forti, di natura prevalentemente finanziaria, che
ovviamente tendono a utilizzare i mezzi d'informazione per rafforzare
la propria posizione egemonica e che, a loro volta, sono naturalmente
disposti a supportare (quando non a promuovere, come avvenne col
fascismo agli inizi degli anni Venti del secolo scorso) ogni deriva
autoritaria.
Il mondo della cultura è in larga misura silente e non è
un caso che specialmente la produzione letteraria sia una produzione
d'evasione: giallistica in prevalenza. Nelle università il
nepotismo, la lettura qualunquistica della modernità e delle
devianze che le sono connaturate prevalgono su ogni altra istanza: se
Berlusconi dovesse richiedere un giuramento di fedeltà al
regime, dubito che il numero dei renitenti sarebbe oggi maggiore dei
tredici docenti che allora si rifiutarono di giurare fedeltà al
fascismo.
Intendiamoci: a noi della crisi delle istituzioni patrie non importa
proprio nulla. Ma non possiamo rimanere insensibili alle sofferenze che
un contesto politico-economico-sociale devastato procura alle
popolazioni indifese.
Per queste ragioni riteniamo che sia definitivamente tramontato il
tempo delle riforme che non riformano nulla, che apportino sollievi
relativi e temporanei a questo o a quel settore della popolazione
attiva.
Ormai è chiaro che occorre sovvertire la logica stessa del
nostro sistema comunitario e, di fronte a questa esigenza ineludibile,
non vi sono alibi che tengano: bisogna scegliere la propria trincea e
disporsi a difenderla a qualunque costo.
Ogni altra scelta è connivenza.
Antonio Cardella