Umanità Nova, n.6 del 15 febbraio 2009, anno 89

No pasaran!


Adesso non ci sono più alibi per nessuno.
Quella che da tempo denunciavamo come deriva nazi-fascista della società italiana non è più una temuta ipotesi, ma una realtà nuda e cruda, che la recente legalizzazione delle ronde padane rende, se possibile, più percepibile.
Le analogie con le camicie brune, che aprirono il percorso perverso nel quale si avviava la Germania degli anni Trenta, sono appena attenuate oggi dalla pochezza politico-organizzativa di coloro che queste ronde promuovono, ma la loro pericolosità eversiva sta proprio nella logica integralista e xenofoba che le anima, quell'animoso, persecutorio disprezzo per l'esistenza stessa del diverso che fu il prologo tragico dello sterminio degli ebrei.
Non facciamoci illusioni: l'italiano che è animato da queste istanze – e quello che a questa deriva è indifferente – non è più caritatevole e umanamente più sensibile di quei lugubri manipoli organizzati che, in Germania, poco più di ottant'anni fa, accatastarono nelle piazze i libri da bruciare e devastarono i negozi contrassegnati con la stella di David.
Noi oggi viviamo una stagione molto simile a quella che consolidò il regime fascista in Italia e promosse l'avvento di Hitler.
I processi sono chiari e possono essere sottovalutati soltanto da chi non vuol vedere o, per viltà, non osa opporvisi, facendosene così complice.
Proprio come allora il Parlamento viene svuotato di tutti i suoi poteri in favore di un esecutivo che non risponde ad alcuna legge che non sia quella della sua contingente convenienza.
La Corte dei Miracoli che popola gli scanni delle Camere è ormai ridotta a supportare il disegno demenziale di un guitto di infimo ordine, Berlusconi, che in una repubblica presidenziale di stampo gellista vede la possibilità di imperare imperituramente.
Il potere giudiziario, ondivago e frammentato, si appresta, con il suo organo più rappresentativo, il CSM, egemonizzato, come prevede la sua imminente riforma, da membri laici di nomina politica, ad offrire un'ulteriore sponda ai voleri dell'esecutivo.
Ma la deriva autoritaria ormai permea l'intera società civile.
Dai sindacati non viene alcun segnale di opposizione concreta e credibile ad una politica che, secondo la consolidata logica capitalistica, mira a far gravare tutto il peso della recessione in atto sul mondo del lavoro, un mondo del lavoro anch'esso frammentato e annichilito, ridotto sulla difensiva dalla preoccupazione di conservare ad ogni prezzo il posto di lavoro e spesso costretto ad una guerra tra poveri, funzionale al regime di sfruttamento che è il dato caratteristico delle dinamiche capitalistiche.
La stampa, tutta la stampa, sia scritta che parlata, è in mano ad assetti editoriali che rispondono ad interessi consolidati che nulla hanno a che vedere con la funzione di corretta informazione delle vicende politiche, economiche e sociali del Paese.
Si tratta di poteri forti, di natura prevalentemente finanziaria, che ovviamente tendono a utilizzare i mezzi d'informazione per rafforzare la propria posizione egemonica e che, a loro volta, sono naturalmente disposti a supportare (quando non a promuovere, come avvenne col fascismo agli inizi degli anni Venti del secolo scorso) ogni deriva autoritaria.
Il mondo della cultura è in larga misura silente e non è un caso che specialmente la produzione letteraria sia una produzione d'evasione: giallistica in prevalenza. Nelle università il nepotismo, la lettura qualunquistica della modernità e delle devianze che le sono connaturate prevalgono su ogni altra istanza: se Berlusconi dovesse richiedere un giuramento di fedeltà al regime, dubito che il numero dei renitenti sarebbe oggi maggiore dei tredici docenti che allora si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo.
Intendiamoci: a noi della crisi delle istituzioni patrie non importa proprio nulla. Ma non possiamo rimanere insensibili alle sofferenze che un contesto politico-economico-sociale devastato procura alle popolazioni indifese.
Per queste ragioni riteniamo che sia definitivamente tramontato il tempo delle riforme che non riformano nulla, che apportino sollievi relativi e temporanei a questo o a quel settore della popolazione attiva.
Ormai è chiaro che occorre sovvertire la logica stessa del nostro sistema comunitario e, di fronte a questa esigenza ineludibile, non vi sono alibi che tengano: bisogna scegliere la propria trincea e disporsi a difenderla a qualunque costo.
Ogni altra scelta è connivenza.

Antonio Cardella

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