Umanità Nova, n.6 del 15 febbraio 2009, anno 89

Il buco nella brughiera


Il 13 Gennaio è partita finalmente la "nuova" Alitalia.  E' dunque sbocciata l'italianità promessa da Silvio? Tutto fila liscio per il Governo? Non direi, anzi !
La scelta della nuova dirigenza – chiaramente su richiesta del nuovo partner francese – di puntare tutto su Fiumicino quale unico Hub nazionale è certamente una scelta strategica legittima. Peccato però che vada a cozzare in pieno contro gli interessi economici e di faccia(ta) del cosiddetto Partito (trasversale) del Nord al cui interno sono da ricomprendere la Lega, territorialmente nata proprio nelle vicinanze di Malpensa, il "Guvernatur" della Lombardia Formigoni (CL) e la Sindaca di Milano Letizia Moratti, ambedue fiori all'occhiello e simboli del PDL in Lombardia.
E proprio la Moratti, reduce dall'avere astutamente estratto dal mazzo di carte la "Opzione Lufthansa" in alternativa ad AirFrance per ritrovarsi subito dopo smentita dalla Lufthansa stessa, ha esclamato in Tv indignata: «Se la Cai è una compagnia di bandiera, quindi di interesse pubblico, il governo non può sottrarsi a un ruolo di garanzia, cioè deve essere sicuro che la scelta di questa compagnia è la scelta migliore; ma così non è» e ancora, sempre più indignata «Come si fa a pensare che l'interesse nazionale coincida con quelli, pur legittimi, di una cordata di imprenditori privati?». Donna Letizia, presa da sacro furore, è partita lancia in resta senza rendersi conto che, in tal modo, stava sputtanando proprio uno dei principali motivi di vanto del suo Capo (in incazzatura veritas?).
D'altra parte per la Moratti si tratta di una brutta botta poiché un calo di utili per la SEA Spa, che gestisce Malpensa, significa tagliare una buona fonte di dividendi per il Comune di Milano e se a questo si aggiunge anche il drastico ridimensionamento di Linate, si rischia un pesante taglio dei collegamenti aerei internazionali che potrebbe compromettere ulteriormente proprio la riuscita dell'Expo 2015, dalla quale la Moratti conta di ricavare un torrente di denaro che affluirebbe nelle casse comunali, oltre a giocarsi la faccia con gli affamati palazzinari suoi sostenitori.
Da sottolineare che alle veementi parole della Sindaca hanno fatto eco le ire feroci di una notevole fetta del mondo imprenditoriale lombardo (salvo quella parte che nella CAI ha invece investito con l'intenzione di fare lauti guadagni), chiaramente incazzatissimo per la piega che ha preso la vicenda Alitalia e per i riflessi negativi che il declassamento di Malpensa potrà avere sull'economia dell'intera regione.
E non parliamo poi della base Leghista che – nonostante avesse sventolato alla grande una alleanza con la Lufthansa – ha visto all'improvviso svanire nel nulla o quasi l'immagine dell'aeroporto "Lumbard" per eccellenza, fulgido esempio della Grandeur Nordista, e si ritrova ora con in mano un pugno di mosche dato che l'emendamento fatto approvare in fretta e furia dai vertici Leghisti, soprannominato Emendamento salva Malpensa, è in buona sostanza una mezza bufala. Serve solamente a Bossi & Co per contenere l'incazzatura della base e impegna il governo ad un accordo che però è condizionato all'assenso delle compagnie controparti. Inoltre il contenuto dell'emendamento contiene l'obbligo di natura puramente "tecnica" per l'Enac di rilasciare licenze provvisorie per almeno tre stagioni Iata. L'unica concreta possibilità per il rilancio dell'aeroporto è costituita dall'accordo stipulato dalla SEA con Lufthansa, la quale – per il momento – ha inaugurato a fine gennaio le prime due rotte Europee con 2 fiammanti Airbus A319, mirando in prospettiva a crearne altre entro 1 o 2 anni. A parte la soddisfazione di facciata del ceto politico locale ("Miracolo a Malpensa, Lufthansa porta Varese in Europa" titolava un quotidiano locale) si tratta comunque per la Lufthansa di una prospettiva totalmente europea mentre del ripristino dei collegamenti internazionali per il momento non parla più nessuno.
Ma la vera sostanza dell'Affaire Malpensa consiste nel suo risvolto squisitamente politico, sviluppatosi totalmente all'interno del Centro Destra e non privo, in prospettiva, di futuri sviluppi.
Iniziato in contemporanea con la nascita dell'Alitalia di Colaninno e soci, ha dimostrato chiaramente ai diversi schieramenti del Centrodestra che il Capo, pur di raggiungere lo scopo che si prefigge, è tranquillamente disposto a passare su tutto e tutti, ivi compresi i suoi alleati e fiduciari del profondo Nord che ingenuamente si erano fortemente spesi nei confronti del proprio elettorato per favorire l'ipotesi Lufthansa, non comprendendo che in realtà i giochi – quelli veri – venivano svolti ad un livello ben più alto in quanto mettevano direttamente in discussione la figura ed il prestigio di Silvio B.
Detto questo, si può considerare il fatto – non peregrino – che B. abbia voluto cogliere i classici due piccioni con una fava.
Da una parte, quindi, ha prima di tutto risolto il SUO personale problema, consistente nel chiudere in fretta la questione Alitalia mentre dall'altra, con una mano ha accontentato Alleanza Nazionale mantenendo il grosso del traffico aereo su Roma a beneficio di Alemanno e della Capitale e con l'altra ha assestato un colpo all'ala Nordista del Centrodestra composta dalla Lega e soprattutto da Formigoni, da tempo dimostratosi un tantino sopra le righe e con il quale aveva sin dalle ultime elezioni un conto in sospeso.
Questo per riequilibrare gli assetti interni al Centrodestra, ammannendo graziosamente a Fini e seguaci vari un sostanzioso regalo mentre, per quanto riguarda la Lega, dimostratasi ultimamente un po' troppo recalcitrante ed indocile, incline forse a flirtare per pura opportunità con l'opposizione al Nord, ha scelto di passare alle maniere forti per dimostrare che "el paron sun mi".
Ma evidentemente sicuro di poter contare come sempre sulla sostanziale accondiscendenza dei vertici Leghisti, ha preparato anche per loro un bel dono: l'accelerazione della Grande Questione Leghista, ovvero il Federalismo, passato al Senato proprio il 22 gennaio.
Apparentemente quindi tutto fila liscio se non fosse che il Problema Malpensa ha sedimentato, come risulta leggendo i giornali locali, un forte malumore nella base leghista, colpita da una clamorosa perdita di faccia con il territorio di riferimento e – soprattutto – rischia nell'immediato futuro di creare una rilevante emorragia di posti di lavoro sia all'interno degli scali che nell'indotto dato che l'attrattiva immagine di un aeroporto lombardo di livello internazionale ha stimolato negli ultimi anni la nascita di attività commerciali ed alberghiere anche a considerevole distanza dalle piste, attività che ora vedrebbero svanire nel nulla la gallina dalle uova d'oro senza peraltro poter attendere l'Expo 2015, onde evitare nel frattempo una ignominiosa chiusura per fallimento.
Riusciranno i vertici Leghisti nella difficile opera di convincere i propri iscritti ad ingoiare il boccone amaro ed a mantenere dritta la barra del timone in attesa della tanto sospirata alba del Federalismo, magari utilizzando anche la ventilata minaccia (si fa per dire) che la Lega corra da sola alle prossime elezioni?
E' ancora tutto da verificare quindi se le acque agitate dallo tsunami Malpensa si calmeranno oppure se l' "Affaire Alitalia" si rivelerà alla lunga un vero e proprio bubbone per il Centrodestra nordista.

V. Nozières

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