(Osservazioni sul libro "Stalin, Storia e Critica di una Leggenda Nera" di Domenico Losurdo)
Stalin fu celebrato in vita dai più illustri uomini di Stato
"occidentali", per poi subire da morto la sorte di essere
criminalizzato e presentato come un'incarnazione del Male. Questo
paradosso costituisce il punto di partenza del libro del filosofo
Domenico Losurdo: "Stalin, Storia e Critica di una Leggenda Nera".
Il paradosso potrebbe però essere solo apparente. Stalin
può aver riscosso tanta ammirazione da parte dei
controrivoluzionari proprio per la sua attività
controrivoluzionaria, per poi diventare un comodo bersaglio
propagandistico dopo la sua morte, quando la sua figura poteva essere
strumentalizzata in funzione anticomunista.
Losurdo dimostra che a Stalin sono stati attribuiti dalla propaganda
"occidentale" molti crimini non provati, ma è anche vero che non
gli vengono contestati crimini su cui invece abbonda una precisa
documentazione ufficiale. Ad esempio, se da una parte non c'è
nessuna prova che Stalin sia effettivamente responsabile del genocidio
per fame in Ucraina, dall'altra sono invece accertate le sue
responsabilità – sia pure indirette – nel genocidio dei
Palestinesi nel 1948, quando fu proprio la decisa azione diplomatica
dell'Unione Sovietica, contro le remore della Gran Bretagna, a
consentire la nascita dello Stato di Israele.
I sionisti costituivano già da mezzo secolo una banda di
mercenari al soldo del colonialismo britannico, ma la Gran Bretagna e
gli Stati Uniti temevano che la nascita di uno Stato di Israele
costituisse una provocazione eccessiva verso gli Arabi, perciò
risultò determinate alla fine l'atteggiamento favorevole di
Stalin. La propaganda ufficiale non soltanto tace sul fatto che Stalin
sia il vero padre dello Stato di Israele, ma è arrivata ad
inventarsi un suo presunto antisemitismo, in modo che il nesso
Stalin-Israele sia considerato inconcepibile.
A differenza dei leader "occidentali", Stalin non si lasciò mai
andare a dichiarazioni razziste, ma la sua scarsa sensibilità
verso le spinte anticolonialistiche nel mondo arabo fa comunque pensare
che subisse dei pregiudizi in tal senso.
Durante la guerra di Spagna, dalle colonne del suo giornale "Guerra di
Classe", l'anarchico Camillo Berneri si batté perché il
governo repubblicano concedesse l'indipendenza al Marocco spagnolo, in
modo da togliere a Franco la sua base di appoggio; ma anche in quel
caso prevalsero nel governo, controllato dagli stalinisti, sia i
pregiudizi contro società arretrate e tribali, che avrebbero
potuto costituire un ostacolo al progresso se liberate dall'oppressione
coloniale, sia – e soprattutto – il timore di infastidire le grandi
potenze coloniali. Considerando nella giusta dimensione l'importanza
della questione marocchina, l'assassinio di Berneri potrebbe essere
stato concepito dagli stalinisti anche come un favore nei confronti di
Francia e Gran Bretagna.
In tutta la visione staliniana pare completamente assente la
consapevolezza che anche l'Unione Sovietica costituisce un bersaglio
per il colonialismo "occidentale"; un fatto che risulta evidente oggi
che la Russia post-comunista non costituisce più una sfida
ideologica per il sedicente "Occidente", che però continua a
cercare di accerchiarla e smembrarla per impadronirsi dei suoi serbatoi
naturali di materie prime.
Avendo svolto la sua funzione controrivoluzionaria da vivo, Stalin
poteva essere poi infangato da morto, poiché la sua figura
funziona da comodo pretesto per mettere sotto accusa ogni istanza
rivoluzionaria. La destalinizzazione dell'Unione Sovietica ha
sicuramente favorito questa propaganda, poiché gli argomenti
contro Stalin contenuti nel rapporto segreto del XX Congresso del PCUS
del 1956 finivano, volontariamente o meno, per mettere sotto accusa la
stessa idea di Rivoluzione.
Losurdo riferisce nel suo libro di una testimonianza del ministro degli
Esteri sovietico Molotov, secondo cui Stalin avrebbe avuto una
premonizione sul fatto che la sua tomba sarebbe stata ricoperta di
immondizia. Stalin poteva profetizzarlo con cognizione di causa, dato
che doveva essere a conoscenza dell'opportunismo del gruppo dirigente
che egli stesso aveva selezionato. Alla morte di Stalin, il suo pupillo
Beria e l'annessa mafia georgiana vennero eliminati, ma il resto del
gruppo dirigente sovietico era comunque di derivazione staliniana e,
dal punto di vista ideologico, non rappresentò una rottura in
tal senso.
In un discorso all'Assemblea Costituente, Benedetto Croce
affermò che il fascismo continuava nell'antifascismo,
poiché la nuova classe dirigente seguita alla caduta del regime
mussoliniano proseguiva nel costume fascista di denigrare l'Italia.
Anche lo stalinismo è continuato nella destalinizzazione,
poiché è proseguita la pratica staliniana di trovare il
nemico soprattutto a sinistra, e di cercare il potenziale interlocutore
sempre a destra.
Oggi, con Veltroni, siamo addirittura allo stalinismo senza comunismo e
senza sinistra, poiché il segretario del PD è persino
riuscito, contro ogni evidenza, ad attribuire il fallimento del governo
Prodi alla mitica "politica dei no" della cosiddetta "sinistra
radicale", isolandola da ogni futura ipotesi di governo, anche a costo
di condannare se stesso ed il suo Partito Democratico all'estinzione.
Quando Losurdo deve smantellare molti dei miti negativi su Stalin
costruiti dalla propaganda anticomunista, allora si serve di una
puntuale documentazione, che certamente mette in crisi i luoghi comuni
sul fenomeno Gulag. Ma allorché Losurdo si trova di fronte
all'evidenza della eliminazione del gruppo dirigente della Rivoluzione
di Ottobre, allora deve ricorrere a sofismi o a illazioni.
Se abbiamo ben compreso l'argomentazione di Losurdo, Stalin sarebbe
stato costretto ad eliminare la vecchia guardia rivoluzionaria per la
propensione dei sovversivi di professione a continuare la loro
attività anche contro il governo rivoluzionario; quindi la
sovversione viene interpretata come nevrotica coazione a ripetere,
anche quando le circostanze lo sconsiglierebbero.
Che accanto a Stalin non sia rimasto nessuno dei rivoluzionari della
prima ora, costituisce una di quelle evidenze che non si possono
risolvere con argomenti di questo genere. Far fuori i rivoluzionari, in
definitiva, è un'attività controrivoluzionaria; nel caso
di Trotzsky il fatto si può spiegare con la terribile
radicalità della contrapposizione che si è verificata, ma
è un argomento che certo non può valere quando si tratti
di un Kamenev o di un Bucharin.
È la propaganda reazionaria a sostenere che la destabilizzazione
sociale provenga sempre dalla nefasta azione di mostri mitologici, come
i fanatici utopisti, i terroristi, o i tiranni. Un classico
dell'antistalinismo, "Animal Farm" di George Orwell, nonostante i suoi
pregi letterari, costituisce dal punto di vista politico una colossale
mistificazione, poiché colloca la Rivoluzione Russa in una
metafora astratta, un mondo ingiusto ma ordinato, che all'improvviso
viene sovvertito dall'illusione rivoluzionaria dei "maiali",
chiaramente discendenti dei "demoni" di dostoevskiana memoria.
Le motivazioni utopistiche dei "maiali", come quelli dei "demoni", alla
fine si rivelano sempre la maschera di un desiderio di privilegi,
perciò si ristabiliscono gli schemi reazionari della fiaba
ufficialmente imposta, secondo cui la ricchezza soddisfatta viene
minacciata dalla invidia sociale.
È sempre lo stesso luogo comune reazionario per cui bisogna
votare il ricco perché non avrebbe bisogno di rubare, come se
fosse possibile diventare e restare ricchi senza rubare. Già
Aristotele avvertiva invece che la minaccia alla stabilità
proviene dai ceti privilegiati, sempre ansiosi di ulteriori privilegi.
Persino la Rivoluzione Francese cominciò per l'attacco mosso al
potere regio da parte di un'aristocrazia desiderosa non solo di
difendere, ma di estendere i suoi privilegi.
Che la Rivoluzione Russa sia sortita dal macello della prima guerra
mondiale, che si sia radicalizzata sulla questione di uscire dalla
guerra, che sia proseguita in una guerra civile fomentata e sostenuta
dalla aggressione coloniale degli ex alleati della Russia zarista, sono
fatti che si mettono in ombra troppo facilmente.
Nel 1919 era pronto persino un corpo di spedizione italiano per
aggredire la Georgia e strapparla all'Unione Sovietica. Questo
progetto, ispirato e incoraggiato da Francia e Gran Bretagna, fu
liquidato solo per l'arrivo alla Presidenza del Consiglio nel 1919 di
Francesco Saverio Nitti – che ne riferisce nelle sue memorie -;
altrimenti ad aggredire l'Unione Sovietica vi sarebbero state anche
truppe italiane, oltre che francesi, statunitensi, britanniche e
giapponesi.
La propaganda borghese non ha mai dubbi: dietro ogni mossa dei
comunisti c'è sempre un movente utopistico, poiché
secondo questa propaganda esistono due mondi separati, quello delle
"scelte pragmatiche" e quello delle scelte dettate da utopismo e
fanatismo.
Il continuo sospetto nei confronti del movente utopistico, ha
trasformato la ricerca storica su vicende come la collettivizzazione
dell'agricoltura in un processo alle intenzioni a scapito
dell'attenzione ai dati di fatto.
In realtà, parlare di una Russia strappata dal suo idillio e
trasformata a forza dai rivoluzionari in un laboratorio di Utopie,
costituisce un puro falso storico, ma ciò non toglie nulla alla
constatazione che Stalin non abbia contribuito assolutamente a render
chiaro che "rivoluzione" non significa violazione di un ordine,
bensì resistenza ad un'aggressione coloniale e di classe.
Stalin ha condiviso i luoghi comuni reazionari, ed è stato per
tutta la vita soprattutto un cacciatore di utopisti, di "demoni" in
senso dostoevskiano. E per tutta la vita, Stalin ha cercato intese
"pragmatiche" con i mitici e inesistenti "ricchi soddisfatti" di cui
Churchill era solito cantare le lodi. I sedicenti "ricchi soddisfatti"
– ingrati – hanno poi demonizzato anche Stalin.
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