Umanità Nova, n.7 del 22 febbraio 2009, anno 89

Fascisti in doppiopetto


Se ne è parlato nella cronaca locale di Genova e sul "Giornale". Qualche giorno fa Gianfranco Fini ha reso onore al corpo militare fascista della Decima Mas, considerando egualmente «patrioti» partigiani e repubblichini. A una cerimonia delle truppe d'assalto, Fini ha dichiarato: «Essere uomini del Comsubin [ex Decima Mas] è un grande privilegio che richiama pagine tra le più belle della storia militare italiana. Si tratta di eroi che si sono divisi nel momento del 25 luglio e dell'armistizio, ma che sempre e comunque hanno continuato, al nord come al sud, a onorare l'impegno assunto con la nostra Italia». Certo è che in quelle «belle pagine» della storia italica vi è parecchio sangue, violenza, razzismo: torture sui prigionieri, esecuzioni sommarie, stragi, omicidi di gente indifesa, donne, vecchi, malati, bambini. Come, ad esempio, gli eccidi di Forno, di Guadine, di Borgo Ticino, di Castelletto Ticino, di Crocetta del Montello... Dopo l'8 settembre 1943 la Decima Mas fu agli ordini delle SS naziste e continuò l'atroce politica militarista e guerrafondaia del fascismo.
Si vede bene allora che cosa valgano le recenti professioni di «antifascismo» recitate da Gianfranco Fini (vedi L'antifascismo dei fascisti, "Umanità Nova", 26/10/08, anno 88, n. 34). Da una parte, più la democrazia si fascistizza, più i fascisti si democratizzano. Dall'altra, il fascismo ha sempre avuto bisogno di svuotare le parole: il linguaggio non deve più nominare la realtà, ma solo piegarsi al potere e distruggere ogni significato. È un aspetto dell'autoritarismo odierno: l'invenzione revisionista di stereotipi «patriottici» è l'altro lato – quello simbolico e propagandistico – del razzismo di stato, del pacchetto sicurezza, dei provvedimenti anticrisi. Oggi il revisionismo istituzionale è un ingranaggio decisivo nel costituirsi di un regime violento e nazionalista.
È una questione di montaggio. Fini, nel suo discorso, ha detto fra l'altro: «Pochi sanno che dopo la guerra il neonato Stato di Israele chiese ad alcuni ufficiali, ad alcuni antenati del Comsubin, la X Mas, di addestrare i reparti di assalto della Marina israeliana». Lasciamo perdere che ciò dimostra anzitutto la profonda omogeneità di ogni struttura militare. Ciò che va rilevato è la tecnica orwelliana: il dettaglio inedito – completamente decontestualizzato – serve per nascondere e riscrivere una verità facilmente accertabile. Il «pochi sanno che...» rimpiazza una memoria autentica da rimuovere: la Decima Mas fu un corpo militare tra i più attivi nella propaganda contro «l'intossicazione ebraica della Patria» e partecipò energicamente al rastrellamento e alla deportazione di migliaia e migliaia di ebrei italiani, sterminati nei campi di concentramento nazisti. Ma, per i nuovi gerarchi, tutto ciò non deve trovare alcun posto sulle «belle pagine» di storia patria.
Oggi è necessario ridare consistenza a una pratica e a una cultura antifascista. Ed è importante contrastare la strumentalizzazione nazionalista e razzista della memoria storica. Imbrattiamo quelle «belle pagine» con il ricordo del mare di sangue e di dolore che hanno provocato. E iniziamo dal 19 febbraio. Anche quest'anno la Comunità etiopica celebra il ricordo della strage compiuta dai fascisti italiani il 19 febbraio 1937 come rappresaglia per l'attentato condotto da resistenti etiopi contro il viceré fascista Rodolfo Graziani e alcuni gerarchi del suo seguito. Nei tre giorni successivi all'attentato furono massacrati non meno di 30.000 civili nella sola capitale Addis Abeba. L'aggressione coloniale fascista è costata alla popolazione etiope 760.300 vittime accertate. Un genocidio perpetrato anche con l'uso di armi chimiche contro i civili. Un'altra «bella pagina» della storia italiana.

RedB

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