Se ne è parlato nella cronaca locale di Genova e sul
"Giornale". Qualche giorno fa Gianfranco Fini ha reso onore al corpo
militare fascista della Decima Mas, considerando egualmente
«patrioti» partigiani e repubblichini. A una cerimonia
delle truppe d'assalto, Fini ha dichiarato: «Essere uomini del
Comsubin [ex Decima Mas] è un grande privilegio che richiama
pagine tra le più belle della storia militare italiana. Si
tratta di eroi che si sono divisi nel momento del 25 luglio e
dell'armistizio, ma che sempre e comunque hanno continuato, al nord
come al sud, a onorare l'impegno assunto con la nostra Italia».
Certo è che in quelle «belle pagine» della storia
italica vi è parecchio sangue, violenza, razzismo: torture sui
prigionieri, esecuzioni sommarie, stragi, omicidi di gente indifesa,
donne, vecchi, malati, bambini. Come, ad esempio, gli eccidi di Forno,
di Guadine, di Borgo Ticino, di Castelletto Ticino, di Crocetta del
Montello... Dopo l'8 settembre 1943 la Decima Mas fu agli ordini delle
SS naziste e continuò l'atroce politica militarista e
guerrafondaia del fascismo.
Si vede bene allora che cosa valgano le recenti professioni di
«antifascismo» recitate da Gianfranco Fini (vedi
L'antifascismo dei fascisti, "Umanità Nova", 26/10/08, anno 88,
n. 34). Da una parte, più la democrazia si fascistizza,
più i fascisti si democratizzano. Dall'altra, il fascismo ha
sempre avuto bisogno di svuotare le parole: il linguaggio non deve
più nominare la realtà, ma solo piegarsi al potere e
distruggere ogni significato. È un aspetto dell'autoritarismo
odierno: l'invenzione revisionista di stereotipi
«patriottici» è l'altro lato – quello simbolico e
propagandistico – del razzismo di stato, del pacchetto sicurezza, dei
provvedimenti anticrisi. Oggi il revisionismo istituzionale è un
ingranaggio decisivo nel costituirsi di un regime violento e
nazionalista.
È una questione di montaggio. Fini, nel suo discorso, ha detto
fra l'altro: «Pochi sanno che dopo la guerra il neonato Stato di
Israele chiese ad alcuni ufficiali, ad alcuni antenati del Comsubin, la
X Mas, di addestrare i reparti di assalto della Marina
israeliana». Lasciamo perdere che ciò dimostra anzitutto
la profonda omogeneità di ogni struttura militare. Ciò
che va rilevato è la tecnica orwelliana: il dettaglio inedito –
completamente decontestualizzato – serve per nascondere e riscrivere
una verità facilmente accertabile. Il «pochi sanno
che...» rimpiazza una memoria autentica da rimuovere: la Decima
Mas fu un corpo militare tra i più attivi nella propaganda
contro «l'intossicazione ebraica della Patria» e
partecipò energicamente al rastrellamento e alla deportazione di
migliaia e migliaia di ebrei italiani, sterminati nei campi di
concentramento nazisti. Ma, per i nuovi gerarchi, tutto ciò non
deve trovare alcun posto sulle «belle pagine» di storia
patria.
Oggi è necessario ridare consistenza a una pratica e a una
cultura antifascista. Ed è importante contrastare la
strumentalizzazione nazionalista e razzista della memoria storica.
Imbrattiamo quelle «belle pagine» con il ricordo del mare
di sangue e di dolore che hanno provocato. E iniziamo dal 19 febbraio.
Anche quest'anno la Comunità etiopica celebra il ricordo della
strage compiuta dai fascisti italiani il 19 febbraio 1937 come
rappresaglia per l'attentato condotto da resistenti etiopi contro il
viceré fascista Rodolfo Graziani e alcuni gerarchi del suo
seguito. Nei tre giorni successivi all'attentato furono massacrati non
meno di 30.000 civili nella sola capitale Addis Abeba. L'aggressione
coloniale fascista è costata alla popolazione etiope 760.300
vittime accertate. Un genocidio perpetrato anche con l'uso di armi
chimiche contro i civili. Un'altra «bella pagina» della
storia italiana.
RedB