Umanità Nova, n.7 del 22 febbraio 2009, anno 89

informAzione - 2


Campanara. Il nostro agire

Prima la cronaca:
Venerdi 30 Gennaio una quindicina di sbirri di vario genere (forestale, carabinieri) venivano a fare un controllo documenti a chiunque incontrassero sul loro cammino, e perquisizione di quelle case che trovavano al momento vuote, (qui si usa non chiudere a chiave le porte quando si è momentaneamente assenti). Già un anno e mezzo fa un'operazione del genere dava il via a sei denunce di occpazione e a due fogli di via, e ieri ( 11/2)  la conferma che anche queste ultime identificazioni sono sicure denunce, altre 16!
Queste operazioni al di là del semplice logoramento, hanno lo scopo di rinviare all' infinito una possibile concessione, visto che le Comunità Montane (l'ente competente per questo genere di cose) non può, per suo statuto, intrattenere rapporti con chi si trova in condizione di illegalità nei suoi confronti.
C'è poi la questione di uno degli stabili che, ristrutturato circa 10 anni fà, ha gia subito una volta l'apposizione dei sigilli,ormai caduti in prescrizione: da tale vicenda partì una trattativa con la RegioneToscana. Oggi intendono riapporre suddetti sigilli. Già sullo scorso numero in un comunicato si informava di ciò, al momento in cui scriviamo un primo tentativo degli sbirri è stato rintuzzato, e stiamo ora aspettando la seconda "ondata".
Andando sulla questione della trattativa finalizzata alla concessione per l'utilizzo di un'estensione di 120 ettari di terre e di otto stabili compresi, bisogna dire che, a livello istituzionale, c'è lo stanziamento di 800.000€ che sarebbero destinati a finanziare il progetto di chi dovesse aggiudicarsi il bando. E questo è uno dei motivi che vede l'attuale sindaca fascista di Palazzuolo sul Senio, il paese a noi vicino e sede del comune, così impegnata nel cercare di allontanare i circa 30 residenti attuali, essendo lei in cordata con appartenenti alla C.M. promotrice di un progetto con finalità di sfruttamento turistico della zona.
Nella nostra proposta sociale c'è poi il secondo e forse più importante motivo dell'impegno di buona parte degli appartenenti alle diverse istituzioni interessate - Comune, Comunità Montana, Regione Toscana - nel cercare di allontanarci.
Parte di noi (non tutti purtroppo: anche quì come ovunque individualismo egoista, diversità di coscienza, e semplice stupidità mietono vittime!) sostiene la possibilità di voler gestire in prima persona e senza intermediari prezzolati il territorio in cui viviamo.
La storia più antica e quella recente, la conformazione geografica, condizioni politiche e sociali sosterrebbero questa nostra volontà; se non fosse che si mette in moto questo perverso meccanismo che fa si che chi ha la coscienza necessaria per capire quanto importante sarebbe l'autogestione di un territorio di queste dimensioni non è poi disposto o disponibile per venire a farlo, e chi invece, perchè libero da qualunque altro impegno, ora si trova quì lo fa in larga parte senza l'indispensabile livello di coscienza che serve ad allontanare dalle nostre vite l'intromissione statale: perle ai porci, o peggio, l'accusa di rivendicare un privilegio invece che il diritto di poter vivere libereramente una proposta sociale.
Il motivo che nel 2004 sottraeva alla privatizzazione questo territorio che fin allora era di proprietà demaniale, è stato quello di: "sopravvenuta evidenza di un trascorso di usi civici" regola di origine medioevale che dà diritto a una comunità locale di usufruire del territorio circostante a scopo "agro-silvo-pastorale" per il proprio sostentamento, regola che ora noi stiamo con estrema fatica cercando di reintrodurre.
E questo è ora l'appello che facciamo anche attraverso le pagine di questo giornale: il porre la consuetudine degli usi civici come un qualcosa di ormai desueto dà facile gioco a chi vede esclusivamente nella proprietà privata la possibilità di vita e lavoro, mettendo fuori gioco la possibilità di poter gestire direttamente le proprie attività e favorendo così gli interessi di tutte quelle figure intermedie che per proprio interesse impongono la loro presenza. Bisogna invertire la tendenza alla dipendenza dal mercato, modificare stili di vita che ci vedono complici involontari di un processo di mutazione epocale, divenire consapevoli di che potenziale si potrebbe liberare se solo si decidesse di prendere in mano la propria esistenza. Altro che banale contrapposizione tra città e campagna si tratta di, salvando una cultura, affermare un agire che per forza diventa rivoluzionario!

alcuni abitanti di Campanara.

Vittorio Veneto. Pari non sono!

 Nella serata del mercoledi 11 febbraio si è svolta la assemblea-dibattito pubblico sulla parificazione tra repubblichini e partigiani operata (negli intenti) dal governo; ad organizzare la serata c'era l'anpi di Vittorio Veneto relatore il presidente provinciale Lorenzoni, invitato lo storico locale Ceschin, presenti molti coincittadini, il pdci, il Pd, Sd... e un compagno comunista anarchico del locale collettivo giovanile libertario "C. Giuliani".
La critica al disegno di legge per l'equiparazione degli opposti combattenti è stata accompagnata da una lunga rievocazione con critica e analisi sul revisionismo storico straordinariamente esposta dal suddetto storico Ceschin (eccetto la non citazione degli anarchici nella resistenza, come sempre limitata ai catto-comunisti & repubblicani). Nonostante la retorica costituzionalista, molti capisaldi come l'opposizione all'attuale revisionismo, moralismo d'accatto, populismo e la battaglia anti-razzista sono pienamente condivisibili. A sorpresa il capo-gruppo del Pd Nappol ha dichiarato che i valori della resistenza e della costituzione non sono mediabili e che ci dobbiamo tenere pronti a difenderli con tutti i mezzi legali e finiti quelli, anche illegali (!!?!!) .
Inquietante la presenza in fondo sala di sei forzanovisti (alcuni vecchi rimasugli di curva) provenienti dal comprensorio trevigiano, che hanno atteso la fine della serata per avvicinare gli oratori e ingaggiare una critica faccia a faccia pacifica; i ragazzi giovani e meno giovani del locale anpi (compreso l'anarchico in sala) hanno presidiato la sala fin oltre mezzz'ora dopo l'ufficiale chiusura della serata.
A quanto pare non è la prima volta che i camerati trevigiani si infiltrano nelle serate pubbliche addiritura in uniforme (magliette nere con croce celtica) e per quanto Sinistra Democratica si feliciti della loro partecipazione ai fini di una riconversione, rimane il fatto che seppur pacifica, questa  è un'azione provocatoria e intimidatoria nei confronti di liberi/e professori e liberi/e cittadini/e .
Manteniamo alta la guardia.
 
Piccola Incendiaria
del collettivo libertario "C.  Giuliani"
collettivolibertariocarlogiuliani@hotmail.it
 

Livorno. Corteo studentesco

Il corteo organizzato l'11 febbraio mattina dal Coordinamento Studentesco Livornese è pienamente riuscito, ed ha avuto una buona partecipazione da tutte le scuole. E' innanzitutto importante aver portato in piazza, anche a febbraio, oltre 600 studenti da tutte le scuole di Livorno, determinati, che hanno dato vita ad un corteo comunicativo e deciso. E' stata significativa la partecipazione della delegazione di studenti della Rete dei collettivi di Firenze e la presenza di alcuni lavoratori della scuola appartenenti al sindacalismo di base. Sono stati affissi striscioni in luoghi simbolici, ossia su banche, poste, duomo, palazzo del comune, recanti principalmente slogan contro la politica scolastica del Governo e contro uno sistema economico che mette in ginocchio le fasce sociali più deboli, schiacciandole sotto il peso della crisi. Lo striscione affisso invece sulla facciata del duomo "Non occupatevi delle nostre vite", che contesta le sempre più forti ingerenze della chiesa, ora più che mai attuali, in ogni aspetto della vita sociale e privata, abbiamo dovuto spostarlo perché evidentemente in Italia le chiese contano anche più delle banche. Il corteo si è concluso al CSA di Livorno (ex Provveditorato). Dopo momenti di leggera tensione e lunghe trattative, un gruppo di studenti è riuscito ad attaccare sulla facciata uno striscione con su scritto "La lotta non si ferma" e ad inviare un fax all'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana dal fax ufficiale del CSA. Inizialmente intendevamo inviare il fax al Ministero ma ci hano permesso di inviarlo solo all'Ufficio Regionale. Abbiamo purtroppo riscontrato un inasprimento dell'atteggiamento delle forze dell'ordine nel corso della manifestazione, dovuto certamente non ad una provocazione da parte degli studenti che anzi sono entrati tranquillamente dalla porta d'ingresso nell'ex Provveditorato, quanto invece probabilmente al timore per un possibile sviluppo del movimento studentesco in questa città. Nonchè la creazione di una dimensione più ampia ed extra-cittadina di lotta e coordinazione. Al termine del corteo si è svolta un'assemblea fra le varie realtà presenti, allo scopo di mantenere contatti e proporre iniziative. Non sarà certo la repressione a fermarci!!! Rinnoviamo l'invito alla lotta e alla mobilitazione, in vista del corteo regionale che si terrà il 20 Febbraio a Firenze, quale tappa fondamentale dell'azione sinergica e unitaria tra le realtà studentesche in lotta. Per la data del 20 Febbraio il ritrovo è alle ore 7 e 45 alla stazione di Livorno, da dove ci muoveremo in treno sino a raggiungere il concentramento di S.M. Novella alle ore 9.30. Solo lottando possiamo vincere!!!!
Coordinamento
Studentesco Livornese

Jesi. Contro la crisi

Domenica scorsa 15 febbraio, presso la sede degli anarchici di Jesi (zona ex-carceri) c'è stata una iniziativa musicale e di controinformazione sull'attuale crisi economica, dal titolo: "Strangolati dalla crisi.". Buona l'affluenza di pubblico. L'iniziativa è la seconda dopo quella organizzata sabato 7 febbraio con l'apposizione sulla balconata della sede municipale del Comune di Jesi di uno  striscione con su scritto: "Contro la crisi, sostenere lavoro e redditi". In quell'occasione alcuni compagni della FAI di Jesi facevano un volantinaggio nella vicina e centrale Piazza della Repubblica, al fine di ricordare l'importanza nell'attuale crisi di dover sostenere, fuori da chiacchiere propagandistiche di sorta, concretamente i redditi di disoccupati vecchi e nuovi, anche da parte del governo locale in relazione a tasse, sussidi, servizi.
 Il testo del volantino distribuito era il seguente:

A difesa dei salari e dell'occupazione
Più di 1400 nuovi disoccupati in Vallesina negli ultimi 12 mesi. E la situazione tenderà a peggiorare, specie nelle aziende più importanti: Caterpillar, New Holland, Ses, Caimi export, ecc. Le prime vittime sono gli interinali, quei lavoratori vittime due volte del liberismo selvaggio, prima come precari, poi come disoccupati. E questo riguarda solo una parte della Provincia di Ancona, senza tenere conto di situazioni identiche o peggiori come nei distretti della costa o in quello di Fabriano. E' lo specchio regionale di una crisi economica grave che sta investendo l'Italia e tutta l'Europa.
Cassa integrazione, licenziamenti, aumento della pressione fiscale e riduzione generalizzata del potere di acquisto sono le prove tangibili del fallimento di un modello economico sostenuto e teorizzato e che ora mostra tutte le sue miserie. Ma la crisi in atto non è solo il prodotto del liberismo selvaggio, ne è forse, per assurdo, l'espressione più funzionale ed utile allo stesso padronato. Quella in atto sembra sempre più una crisi annunciata e pilotata, prevista ed ingrandita, avvertita e voluta, dal padronato s'intende. Per capirci, quale migliore occasione di questa crisi, per ottenere soldi pubblici (invocati da tutti al fine di sostenere le aziende e banche in difficoltà), e mano libera nelle ristrutturazioni aziendali, sui tagli al personale (se si licenzia in fondo è colpa della crisi, mica del padrone!).
Non a caso forse, proprio in uno dei momenti più drammatici per la classe operaia, governo, padronato, CISL e UIL firmano un accordo che riduce ulteriormente l'importanza, sul piano dei diritti e dei salari, del contratto collettivo nazionale.  Le promesse governative di sostegno a famiglie e ai redditi deboli si rivelano ogni giorno di più solo dei falsi spot elettorali per coprire le responsabilità istituzionali ed imprenditoriali della tragedia in atto.
Per questo diciamo che noi non paghiamo la vostra crisi. Contro la disoccupazione e la miseria chiediamo il sostegno diretto dei redditi dei lavoratori, togliendo tasse ed imposte comunali, regionali e nazionali a tutti i disoccupati, garantendo servizi pubblici gratuiti ed un sostegno monetario diretto a chi ha perso il lavoro.

FAI–Federazione anarchica italiana
Gruppo "M. Bakunin" – Jesi
Gruppo "F. Ferrer" – Chiaravalle

Roma. Chi ha paura del No Vat?

La quarta No Vat, organizzata dal coordinamento ''Facciamo breccia'', si è svolta regolarmente, nonostante l'overdose di uniformi antisommossa. Il corteo, aperto dallo striscione  ''Più autodeterminazione, meno Vaticano'', partito da piazza Esedra si è concluso in Campo dei Fiori, dove c'è il monumento a Giordano Bruno.
Tante le realtà del movimento Lgbt, femministe, libertarie e antagoniste, tra cui Cobas, UAAR, Sinistra Critica, etc.
Presente anche un miserando striscione della federazione romana del Prc, con dietro meno persone di quante era possibile contare dietro quello del Movimento raeliano.
Difficile una stima numerica complessiva, comunque nell'ordine di diverse migliaia di persone (anche se quelli de Il Manifesto hanno "visto" appena un migliaio), in un clima festoso e determinato, tanto che la polizia ha tentato invano di togliere uno striscione con la scritta "Ratzy nazi".
Un numero che, inevitabilmente, ha risentito delle contemporanee manifestazioni a Perugia (contro Forza Nuova), Vicenza (contro il dal Molin), Chiaiano (contro la discarica) e la ri-occupazione del Conchetta a Milano.
Bandiere anarchiche (nere, rosso-nere, verde-nere, fuxia-nere) erano visibili in tutto il corteo, mentre lo striscione del gruppo Cafiero (Fai) col classico "Ne dio nè stato" è apparso attuale come non mai.
 
Un a-postata
 
Sulla manifestazione riportiamo parte di un comunicato di "Facciamo Breccia"
[...] Il 14 febbraio 2009 la Digos ci riprova e si impunta, già alla partenza del corteo, contro uno striscione del gruppo M.E.G.A. (Movimento emergente giovani anticlericali) su cui era scritto 'Ratzi-nazi', accompagnato da un cartellone che rappresenta Ratzinger con i baffetti alla Hitler e la svastica sullo sfondo. Striscione e cartellone, però, riescono a sfilare per tutto il percorso, la voce della minaccia si sparge e le/i attiviste/i di M.E.G.A. ricevono la solidarietà e la protezione dell'intero corteo. Ma i soliti solerti aspettavano dietro l'angolo e, alla fine della manifestazione, mentre quelle/i di MEGA stanno allontanandosi da Campo de' Fiori, vengono fermati da circa dieci agenti della Digos che, dopo l'identificazione, portano in questura un'attivista per procedere con il sequestro del cartellone e dello striscione 'incriminati'. L'attivista viene indagata per 'vilipendio a Capo di Stato estero'.
Non abbiamo paura di fare paura. [...]
Tutta la solidarietà e l'appoggio di Facciamo Breccia [e della redazione di Umanità Nova] a Mega ed in particolare all'attivista indagata.




home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti