Domenico Veronesi
Domenico Veronesi nasce a Conselice il 23 luglio 1884 da Maurelio e
Carlotta Celati, ha due fratelli, Tancredo e Gaetano. Ha appena sei
anni quando nella cittadina, il 20 maggio 1890, mondine e braccianti,
ovviando al divario aberrante di "genere", si recano al municipio a
pretendere aumenti salariali, pane e lavoro dignitoso, le rose, ma li
attende una scarica di fucileria che ne sgomina la protesta tra morti/e
e ferite/i. E' un contesto di necessità, bisogni primari,
miseria, quello che vede Domenico, ultimata la terza elementare,
avviarsi al lavoro. Si inserisce così nella cooperativa
facchini, della quale, grazie a una notevole personalità,
diventa dirigente. Nel 1910 si sposa con Regina Zanni, nel 1911 e nel
1915 nascono Maurelio e Gigina. Il tempo non ha età, ma ci
passiamo: il 26/27 febbraio 1920 esce il primo numero di
"Umanità Nova". "Unico modo per arrivare alla scoperta del
meglio è la libertà", scrive Malatesta, non a controcanto
recita la vignetta di Scalarini sull' "Avanti!", "Andiamo compagno,
faremo un bel tratto di strada insieme". Due persone con le rispettive
bandiere, tracce di identità e condivisione al contempo,
s'incontrano all'inizio di una strada che prosegue fino alla linea
d'orizzonte sormontata dal sole del dì a venire. Così la
pensano, e agiscono davvero, gran parte dei socialisti conselicesi nel
"biennio rosso". Dalle sottoscrizioni pro U.N. possiamo rilevare fino a
120 nomi, comprensivi di consiglieri e amministratori socialisti. E tra
questi Domenico - e il fratello Gaetano - soci della sezione
socialista. Nella seconda metà del secolo invece in questo
stesso paese sarà predominante la condotta escludente del
Partito Comunista a danno dei libertari e non solo, vero e proprio
malcostume settario. Lo scenario di quegli anni muta in breve,
l'afflato ebbro, incandescente, emancipatorio, è insistenza,
Resistenza, son gli arditi del popolo, è l'antifascismo
imprigionato, è l'anarchico Leone Gardi che organizza, cospira e
scavalcando il tempo ancora nel 1940 malridotto di botte viene
riportato a casa da madre e sorella su una carriola. E' potere d'umana
sembianza, a due facce, stato e squadrismo, son fascisti e carabinieri
che presidiano l'unica edicola - e barberia - della cittadina, quando
di dignità sfidante Domenico va a prendere un giornale
nonostante minacce e divieti, dall'amico e compagno Claudio Bartoletti,
il barbiere socialista che per radere gli anziani privi di denti usa la
"palla in bocca". E' il 29 ottobre 1921, viene assassinato con un colpo
di pistola perchè "era un prepotente, basti dire che voleva
leggere solo quei giornali che gli andavano a fagiolo". Una vita
è stroncata mentre Regina ne attende un'altra: Domenica. La
nostra Umanità Nova ha infinite e inesauribili compagne e
comvigni di strade, tensioni e voglie al meglio, con la libertà.
Che ci va a fagiolo.
Marabbo