Umanità Nova, n.7 del 22 febbraio 2009, anno 89

Profili


Domenico Veronesi

Domenico Veronesi nasce a Conselice il 23 luglio 1884 da Maurelio e Carlotta Celati, ha due fratelli, Tancredo e Gaetano. Ha appena sei anni quando nella cittadina, il 20 maggio 1890, mondine e braccianti, ovviando al divario aberrante di "genere", si recano al municipio a pretendere aumenti salariali, pane e lavoro dignitoso, le rose, ma li attende una scarica di fucileria che ne sgomina la protesta tra morti/e e ferite/i. E' un contesto di necessità, bisogni primari, miseria, quello che vede Domenico, ultimata la terza elementare, avviarsi al lavoro. Si inserisce così nella cooperativa facchini, della quale, grazie a una notevole personalità, diventa dirigente. Nel 1910 si sposa con Regina Zanni, nel 1911 e nel 1915 nascono Maurelio e Gigina. Il tempo non ha età, ma ci passiamo: il 26/27 febbraio 1920 esce il primo numero di "Umanità Nova". "Unico modo per arrivare alla scoperta del meglio è la libertà", scrive Malatesta, non a controcanto recita la vignetta di Scalarini sull' "Avanti!", "Andiamo compagno, faremo un bel tratto di strada insieme". Due persone con le rispettive bandiere, tracce di identità e condivisione al contempo, s'incontrano all'inizio di una strada che prosegue fino alla linea d'orizzonte sormontata dal sole del dì a venire. Così la pensano, e agiscono davvero, gran parte dei socialisti conselicesi nel "biennio rosso". Dalle sottoscrizioni pro U.N. possiamo rilevare fino a 120 nomi, comprensivi di consiglieri e amministratori socialisti. E tra questi Domenico - e il fratello Gaetano - soci della sezione socialista. Nella seconda metà del secolo invece in questo stesso paese sarà predominante la condotta escludente del Partito Comunista a danno dei libertari e non solo, vero e proprio malcostume settario. Lo scenario di quegli anni muta in breve, l'afflato ebbro, incandescente, emancipatorio, è insistenza, Resistenza, son gli arditi del popolo, è l'antifascismo imprigionato, è l'anarchico Leone Gardi che organizza, cospira e scavalcando il tempo ancora nel 1940 malridotto di botte viene riportato a casa da madre e sorella su una carriola. E' potere d'umana sembianza, a due facce, stato e squadrismo, son fascisti e carabinieri che presidiano l'unica edicola - e barberia - della cittadina, quando di dignità sfidante Domenico va a prendere un giornale nonostante minacce e divieti, dall'amico e compagno Claudio Bartoletti, il barbiere socialista che per radere gli anziani privi di denti usa la "palla in bocca". E' il 29 ottobre 1921, viene assassinato con un colpo di pistola perchè "era un prepotente, basti dire che voleva leggere solo quei giornali che gli andavano a fagiolo". Una vita è stroncata mentre Regina ne attende un'altra: Domenica. La nostra Umanità Nova ha infinite e inesauribili compagne e comvigni di strade, tensioni e voglie al meglio, con la libertà. Che ci va a fagiolo. 

Marabbo

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