Umanità Nova, n.9 dell'8 marzo 2009, anno 89

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Milano. Contro la repressione autogestione! Cronaca del corteo del 28 febbraio 2009

Riunioni settimanali, nottate a fare locandine e striscioni si sono concretizzate sabato 28 febbraio quando, dal primo pomeriggio, compagne e compagni anarchici di Milano e non solo, ci siamo ritrovati al Circolo dei Malfattori di Via Torricelli.
Dopo aver distribuito bandiere, dispiegato striscioni e montato l'impianto audio su un'auto, ci siamo diretti con un corteo spontaneo fino al concentramento generale in Piazza XXIV Maggio.
Il corteo, non autorizzato, si è mosso verso le vie limitrofe al centro cittadino vietato alle manifestazioni "politiche" per consentire sfilate carnevalesche e di moda…
Il numero è andato crescendo lungo il suo svilupparsi fino a superare le 10000 presenze e questo ha permesso di conquistare, metro dopo metro, un percorso stradale che ha toccato diversi punti "sensibili" della città (università Bocconi, parchi recintati, ecc.).
Un corteo compatto e determinato. Ridotti all'osso i sound-system mentre molto utilizzati gli impianti audio per comunicare le ragioni del corteo e urlare i nostri slogan.
Diverse sono state anche le azioni come quella di issare enormi striscioni da palazzi sotto sgombero (quello dell'U.S.I.-A.I.T. in Viale Bligny) o su alcuni palazzi al posto dei cartelloni pubblicitari. Nei giardini "pubblici" di Piazza Vetra sono state bloccate le porte dei cancelli che ne chiudono la recinzione e affissi striscioni anti-Decorato (lo sceriffo vicesindaco con celtica al petto).
Lo spezzone rosso-nero, aperto dallo striscione "SGOMBERIAMO LO STATO" e seguito dallo striscione della Federazione Anarchica Milanese "CONTRO LA REPRESSIONE – AUTOGESTIONE!" ha raccolto diverse centinaia di compagne e compagni provenienti da diverse parti d'Italia.
Uno spezzone molto compatto, determinato e comunicativo che, per tutta la durata del corteo, non ha lesinato slogan, attacchinaggi lungo il percorso e vendita militante di Umanità Nova.
Giunti in prossimità della fine del corteo così come deciso, le notizie giunte da quanto succedeva a Bergamo - ossia le cariche poliziesche e i fermi a danno di oltre 50 antifasciti/e presenti in città per contrastare l'apertura di un covo nazifascista di Forza Nuova - hanno fatto sì che il corteo non si sciogliesse ma, dopo un breve presidio in piazza XXIV Maggio, oltre un migliaio di compagni/e si dirigesse in forma spontanea in un ulteriore corteo lungo le vie della circonvallazione, mandando completamente in tilt il traffico cittadino del sabato sera.
Questo però ha permesso ai vari robocop P.S., C.C. e G.d.F.  di arrivare in forze e in centinaia di blindare praticamente da ogni lato sia il corteo che tutto il quartiere Ticinese. L'intelligenza dei presenti ha fatto sì che non si dessero pretesti per una carica indiscriminata che, visto i numeri in campo, avrebbe rappresentato una mattanza.
Alle 21.00 il corteo si scioglieva.

Bergamo. La solita sintonia

Sabato 28 febbraio circa 1.000 persone hanno manifestato contro l'apertura a Bergamo di una sede di Forza Nuova. Dopo aver percorso le vie del centro comunicando alla cittadinanza le ragioni dell'antifascismo, il corteo è tornato al concentramento dove è stato violentemente caricato dalla polizia. Nel centro cittadino si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo e 60 compagni sono stati posti in stato di fermo, con le accuse di manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale. Due di questi hanno obbligo di firma, decine sono i denunciati.
Circa 200 i neofascisti che hanno sfilato pressoché indisturbati, con decine di spranghe in mano, tra saluti romani e slogan fascisti e xenofobi. Nel corteo nero vi era fra l'altro anche don Giulio Tam, sacerdote che si definisce "crociato in lotta contro la decadenza, l'invasione islamica e le trame dei perfidi giudei". Per don Tam, infatti, "la tonaca è semplicemente un camicia nera più lunga".
Va segnalata ancora una volta – anche dopo la vicenda bergamasca della Panda Nera – la sintonia tra neofascisti e forze dell'ordine. A Bergamo non solo la polizia ha garantito la sfilata dei fascisti di Forza Nuova nonostante non avessero chiesto l'autorizzazione per un corteo, ma ha pure scatenato una reazione gratuita e rabbiosa contro chi aveva manifestato il proprio antifascismo. Anche espressioni come "pezzo di merda" usate dai poliziotti mentre picchiavano singoli manifestati a terra, dimostrano il carattere vendicativo e intimidatorio delle cariche. È stato malmenato persino chi domandava informazioni sui fermati fuori dalla questura.
Si tratta di una evidente manovra ideologica di criminalizzazione dell'antifascismo. Campo libero a chi, come Forza Nuova, porta in piazza il nazionalismo fascistoide, il razzismo, l'omofobia, un velato antisemitismo. Botte e denunce, invece, a chi protesta e contesta. Non si tratta tuttavia di fenomeni storicamente nuovi. Secondo l'anarchico Luigi Fabbri, che scriveva nel lontano 1922, lo squadrismo è "l'offensiva combinata delle forze illegali e legali". Ed è, a quanto pare, una definizione tuttora valida.
Solidarietà agli antifascisti picchiati, fermati o denunciati.
 

Monfalcone. Corteo per la liberazione degli arrestati

Sabato 28 febbraio si è svolta una giornata di protesta per chiedere la liberazione dei sei arrestati nelle scorse settimane (vedi UN n.8). I sei sono stati accusati di uso e cessione di droghe leggere (ovvero di farsi qualche canna in compagnia) e, solo in base a delle assurde testimonianze, arrestati. La cosa più allucinante nelle motivazioni degli arresti per tre di loro è "l'insofferenza a ogni tipo di controllo"!
Dalle ore 15 nella piazza centrale centinaia di persone, non solo della zona, ma anche provenienti dal resto della regione e dal Veneto (dell'area dei disobbedienti) si sono ritrovate con striscioni, banchetti, volantini e un camion per gli interventi e la musica. Dopo oltre un'ora si è partiti in corteo per passare davanti al commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri per poi ritornare nella piazza. La giornata è finita poi in Officina Sociale (spazio di cui tre degli arrestati erano fra i maggiori attivisti) con concerti e festa. Durante tutta la giornata è stata ribadita con forza l'assurdità di questi arresti di fronte a una realtà del territorio che vede morti sul lavoro e a causa dell'amianto, sfruttamento bestiale nei cantieri, l'emergenza casa, la vergogna del CPT. Alla giornata hanno partecipato compagni/e anarchici dell'isontino, di Trieste, di Udine e della bassa friulana con lo striscione "Basta montature, la polizia delira, solidarietà agli inquisiti", bandiere e diffusione di UN. Particolarmente apprezzato anche l'ironico volantino distribuito dai compagni libertari della zona alla loro prima uscita pubblica e che si stanno costituendo in gruppo. Sicuramente la riuscita di questa giornata sprona a continuare le iniziative fino alla liberazione degli arrestati. Per foto e aggiornamenti: www.info-action.info  

Federico

Torino. Corteo contro il pacchetto sicurezza

Il 28 febbraio si è svolto il corteo contro il pacchetto sicurezza indetto dalla Rete Migranti. Vi hanno preso parte circa un migliaio di persone.
Gli antirazzisti dell'Assemblea Antirazzista di Torino si sono dati appuntamento in piazza della Repubblica, dietro il Palafuksas, nell'area che ogni domenica ospita il mercato abusivo degli immigrati. Da lì, dietro allo striscione "contro il razzismo, azione diretta", hanno fatto il giro della grande piazza, raccogliendo numerosi immigrati, prima di raggiungere corso Giulio Cesare, dove era fissata la partenza.
Il corteo si è diretto in centro attraversando piazza della Repubblica. All'angolo con corso Regina c'era Carossa, esponente di punta del Carroccio torinese, che si riparava dietro ad un folto nugolo di agenti in tenuta antisommossa. Dallo spezzone dell'Assemblea Antirazzista sono partiti slogan e cori finché il leghista non si è allontanato. Carossa non è nuovo a questi show, fatti per dimostrare ai media l'intolleranza dei suoi oppositori. Peccato che abbia poco da dimostrare: l'intolleranza al razzismo ha forti radici sotto la Mole.
Lungo il percorso sono stati affissi manifesti di informazione sul pacchetto sicurezza e numerose "informazioni proletarie" per difendersi da retate e controlli di polizia. Svariate telecamere sono state oscurate per dimostrare che i meccanismi di controllo possono essere inceppati.
In piazza Arbarello la polizia guidata dal vicequestore Mortola, che ha fatto carriera a Genova nel 2001, ha cercato di isolare e caricare lo spezzone dell'Assemblea Antirazzista, schierando la truppa in mezzo al corteo. La provocazione è rientrata subito: il resto dei manifestanti è accorso in coda ed il corteo è proseguito. Numerosi manifestanti si sono aggregati agli antirazzisti dell'Assemblea. In piazza Castello esponenti della Rete Migranti hanno attuato un'azione simbolica lanciando scarpe di gommapiuma contro i fantocci di Maroni e Berlusconi.
Il corteo è poi tornato alla partenza.
Il pacchetto sicurezza e le altre leggi razziste possono essere bloccate tramite l'azione diretta quotidiana nei nostri quartieri. La lotta continua ogni giorno…

R. Em.

Torino. La crisi se la paghino i padroni

Un punto info nella centralissima via Po martedì 24 febbraio ed un'assemblea ricca e partecipata giovedì 26 sono state occasione per fare informazione sulla crisi e sull'opportunità che a pagarla sia chi lucra sulle vite di chi lavora.
Vivo interesse ha suscitato il volantino diffuso al punto info in via Po dove, in una sorta di dialogo immaginario con i padroni, si diceva: "…adesso vorreste che fossimo noi a pagare la vostra crisi. Vi siete avvitati nel delirio chiamato "finanziarizzazione dell'economia", inducendo quelli che sfruttavate ad indebitarsi per lo scarso salario con cui li pagavate. Avete spremuto interessi su interessi dai mutui della gente. (…) Adesso che il mondo è troppo povero per pagarvi gli interessi o per comprare la vostra merce, ora che il giocattolo esausto si è rotto, vorreste che soccorressimo i vostri consigli di amministrazione di maiali bulimici, legati a filo doppio con i politici che per voi approvano leggi e decreti di pubblica rapina. (…) Noi non pagheremo la vostra crisi."
L'assemblea di giovedì 26, aperta dalla precisa relazione di Stefano Capello, che ha illustrato i meccanismi e gli inneschi della crisi, inserendola nel suo contesto geopolitico, è stata un'occasione preziosa per ragionare e coordinarsi sulla necessità di creare e infittire le reti di solidarietà tra i lavoratori: da quelli dei call center agli immigrati in nero dei cantieri, dei mercati, delle campagne e delle fabbrichette, sino a quelli delle partite IVA, i precari, i cassaintegrati, i disoccupati.
Si è inoltre discusso su come mettere i bastoni tra le ruote al caporalato: da quello delle agenzie internali e delle cooperative "sociali", bianche e rosse, a quello "illegale" dei kapò del lavoro nero.
Nuove iniziative di informazione e lotta sul territorio saranno attuate nelle prossime settimane.

R. Em.

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