Riunioni settimanali, nottate a fare locandine e striscioni si sono
concretizzate sabato 28 febbraio quando, dal primo pomeriggio, compagne
e compagni anarchici di Milano e non solo, ci siamo ritrovati al
Circolo dei Malfattori di Via Torricelli.
Dopo aver distribuito bandiere, dispiegato striscioni e montato
l'impianto audio su un'auto, ci siamo diretti con un corteo spontaneo
fino al concentramento generale in Piazza XXIV Maggio.
Il corteo, non autorizzato, si è mosso verso le vie limitrofe al
centro cittadino vietato alle manifestazioni "politiche" per consentire
sfilate carnevalesche e di moda…
Il numero è andato crescendo lungo il suo svilupparsi fino a
superare le 10000 presenze e questo ha permesso di conquistare, metro
dopo metro, un percorso stradale che ha toccato diversi punti
"sensibili" della città (università Bocconi, parchi
recintati, ecc.).
Un corteo compatto e determinato. Ridotti all'osso i sound-system
mentre molto utilizzati gli impianti audio per comunicare le ragioni
del corteo e urlare i nostri slogan.
Diverse sono state anche le azioni come quella di issare enormi
striscioni da palazzi sotto sgombero (quello dell'U.S.I.-A.I.T. in
Viale Bligny) o su alcuni palazzi al posto dei cartelloni pubblicitari.
Nei giardini "pubblici" di Piazza Vetra sono state bloccate le porte
dei cancelli che ne chiudono la recinzione e affissi striscioni
anti-Decorato (lo sceriffo vicesindaco con celtica al petto).
Lo spezzone rosso-nero, aperto dallo striscione "SGOMBERIAMO LO STATO"
e seguito dallo striscione della Federazione Anarchica Milanese "CONTRO
LA REPRESSIONE – AUTOGESTIONE!" ha raccolto diverse centinaia di
compagne e compagni provenienti da diverse parti d'Italia.
Uno spezzone molto compatto, determinato e comunicativo che, per tutta
la durata del corteo, non ha lesinato slogan, attacchinaggi lungo il
percorso e vendita militante di Umanità Nova.
Giunti in prossimità della fine del corteo così come
deciso, le notizie giunte da quanto succedeva a Bergamo - ossia le
cariche poliziesche e i fermi a danno di oltre 50 antifasciti/e
presenti in città per contrastare l'apertura di un covo
nazifascista di Forza Nuova - hanno fatto sì che il corteo non
si sciogliesse ma, dopo un breve presidio in piazza XXIV Maggio, oltre
un migliaio di compagni/e si dirigesse in forma spontanea in un
ulteriore corteo lungo le vie della circonvallazione, mandando
completamente in tilt il traffico cittadino del sabato sera.
Questo però ha permesso ai vari robocop P.S., C.C. e
G.d.F. di arrivare in forze e in centinaia di blindare
praticamente da ogni lato sia il corteo che tutto il quartiere
Ticinese. L'intelligenza dei presenti ha fatto sì che non si
dessero pretesti per una carica indiscriminata che, visto i numeri in
campo, avrebbe rappresentato una mattanza.
Alle 21.00 il corteo si scioglieva.
Sabato 28 febbraio circa 1.000 persone hanno manifestato contro
l'apertura a Bergamo di una sede di Forza Nuova. Dopo aver percorso le
vie del centro comunicando alla cittadinanza le ragioni
dell'antifascismo, il corteo è tornato al concentramento dove
è stato violentemente caricato dalla polizia. Nel centro
cittadino si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo e 60
compagni sono stati posti in stato di fermo, con le accuse di
manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale. Due
di questi hanno obbligo di firma, decine sono i denunciati.
Circa 200 i neofascisti che hanno sfilato pressoché
indisturbati, con decine di spranghe in mano, tra saluti romani e
slogan fascisti e xenofobi. Nel corteo nero vi era fra l'altro anche
don Giulio Tam, sacerdote che si definisce "crociato in lotta contro la
decadenza, l'invasione islamica e le trame dei perfidi giudei". Per don
Tam, infatti, "la tonaca è semplicemente un camicia nera
più lunga".
Va segnalata ancora una volta – anche dopo la vicenda bergamasca della
Panda Nera – la sintonia tra neofascisti e forze dell'ordine. A Bergamo
non solo la polizia ha garantito la sfilata dei fascisti di Forza Nuova
nonostante non avessero chiesto l'autorizzazione per un corteo, ma ha
pure scatenato una reazione gratuita e rabbiosa contro chi aveva
manifestato il proprio antifascismo. Anche espressioni come "pezzo di
merda" usate dai poliziotti mentre picchiavano singoli manifestati a
terra, dimostrano il carattere vendicativo e intimidatorio delle
cariche. È stato malmenato persino chi domandava informazioni
sui fermati fuori dalla questura.
Si tratta di una evidente manovra ideologica di criminalizzazione
dell'antifascismo. Campo libero a chi, come Forza Nuova, porta in
piazza il nazionalismo fascistoide, il razzismo, l'omofobia, un velato
antisemitismo. Botte e denunce, invece, a chi protesta e contesta. Non
si tratta tuttavia di fenomeni storicamente nuovi. Secondo l'anarchico
Luigi Fabbri, che scriveva nel lontano 1922, lo squadrismo è
"l'offensiva combinata delle forze illegali e legali". Ed è, a
quanto pare, una definizione tuttora valida.
Solidarietà agli antifascisti picchiati, fermati o denunciati.
Sabato 28 febbraio si è svolta una giornata di protesta per
chiedere la liberazione dei sei arrestati nelle scorse settimane (vedi
UN n.8). I sei sono stati accusati di uso e cessione di droghe leggere
(ovvero di farsi qualche canna in compagnia) e, solo in base a delle
assurde testimonianze, arrestati. La cosa più allucinante nelle
motivazioni degli arresti per tre di loro è "l'insofferenza a
ogni tipo di controllo"!
Dalle ore 15 nella piazza centrale centinaia di persone, non solo della
zona, ma anche provenienti dal resto della regione e dal Veneto
(dell'area dei disobbedienti) si sono ritrovate con striscioni,
banchetti, volantini e un camion per gli interventi e la musica. Dopo
oltre un'ora si è partiti in corteo per passare davanti al
commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri per poi ritornare
nella piazza. La giornata è finita poi in Officina Sociale
(spazio di cui tre degli arrestati erano fra i maggiori attivisti) con
concerti e festa. Durante tutta la giornata è stata ribadita con
forza l'assurdità di questi arresti di fronte a una
realtà del territorio che vede morti sul lavoro e a causa
dell'amianto, sfruttamento bestiale nei cantieri, l'emergenza casa, la
vergogna del CPT. Alla giornata hanno partecipato compagni/e anarchici
dell'isontino, di Trieste, di Udine e della bassa friulana con lo
striscione "Basta montature, la polizia delira, solidarietà agli
inquisiti", bandiere e diffusione di UN. Particolarmente apprezzato
anche l'ironico volantino distribuito dai compagni libertari della zona
alla loro prima uscita pubblica e che si stanno costituendo in gruppo.
Sicuramente la riuscita di questa giornata sprona a continuare le
iniziative fino alla liberazione degli arrestati. Per foto e
aggiornamenti: www.info-action.info
Federico
Il 28 febbraio si è svolto il corteo contro il pacchetto
sicurezza indetto dalla Rete Migranti. Vi hanno preso parte circa un
migliaio di persone.
Gli antirazzisti dell'Assemblea Antirazzista di Torino si sono dati
appuntamento in piazza della Repubblica, dietro il Palafuksas,
nell'area che ogni domenica ospita il mercato abusivo degli immigrati.
Da lì, dietro allo striscione "contro il razzismo, azione
diretta", hanno fatto il giro della grande piazza, raccogliendo
numerosi immigrati, prima di raggiungere corso Giulio Cesare, dove era
fissata la partenza.
Il corteo si è diretto in centro attraversando piazza della
Repubblica. All'angolo con corso Regina c'era Carossa, esponente di
punta del Carroccio torinese, che si riparava dietro ad un folto nugolo
di agenti in tenuta antisommossa. Dallo spezzone dell'Assemblea
Antirazzista sono partiti slogan e cori finché il leghista non
si è allontanato. Carossa non è nuovo a questi show,
fatti per dimostrare ai media l'intolleranza dei suoi oppositori.
Peccato che abbia poco da dimostrare: l'intolleranza al razzismo ha
forti radici sotto la Mole.
Lungo il percorso sono stati affissi manifesti di informazione sul
pacchetto sicurezza e numerose "informazioni proletarie" per difendersi
da retate e controlli di polizia. Svariate telecamere sono state
oscurate per dimostrare che i meccanismi di controllo possono essere
inceppati.
In piazza Arbarello la polizia guidata dal vicequestore Mortola, che ha
fatto carriera a Genova nel 2001, ha cercato di isolare e caricare lo
spezzone dell'Assemblea Antirazzista, schierando la truppa in mezzo al
corteo. La provocazione è rientrata subito: il resto dei
manifestanti è accorso in coda ed il corteo è proseguito.
Numerosi manifestanti si sono aggregati agli antirazzisti
dell'Assemblea. In piazza Castello esponenti della Rete Migranti hanno
attuato un'azione simbolica lanciando scarpe di gommapiuma contro i
fantocci di Maroni e Berlusconi.
Il corteo è poi tornato alla partenza.
Il pacchetto sicurezza e le altre leggi razziste possono essere
bloccate tramite l'azione diretta quotidiana nei nostri quartieri. La
lotta continua ogni giorno…
R. Em.
Un punto info nella centralissima via Po martedì 24 febbraio
ed un'assemblea ricca e partecipata giovedì 26 sono state
occasione per fare informazione sulla crisi e sull'opportunità
che a pagarla sia chi lucra sulle vite di chi lavora.
Vivo interesse ha suscitato il volantino diffuso al punto info in via
Po dove, in una sorta di dialogo immaginario con i padroni, si diceva:
"…adesso vorreste che fossimo noi a pagare la vostra crisi. Vi siete
avvitati nel delirio chiamato "finanziarizzazione dell'economia",
inducendo quelli che sfruttavate ad indebitarsi per lo scarso salario
con cui li pagavate. Avete spremuto interessi su interessi dai mutui
della gente. (…) Adesso che il mondo è troppo povero per pagarvi
gli interessi o per comprare la vostra merce, ora che il giocattolo
esausto si è rotto, vorreste che soccorressimo i vostri consigli
di amministrazione di maiali bulimici, legati a filo doppio con i
politici che per voi approvano leggi e decreti di pubblica rapina. (…)
Noi non pagheremo la vostra crisi."
L'assemblea di giovedì 26, aperta dalla precisa relazione di
Stefano Capello, che ha illustrato i meccanismi e gli inneschi della
crisi, inserendola nel suo contesto geopolitico, è stata
un'occasione preziosa per ragionare e coordinarsi sulla
necessità di creare e infittire le reti di solidarietà
tra i lavoratori: da quelli dei call center agli immigrati in nero dei
cantieri, dei mercati, delle campagne e delle fabbrichette, sino a
quelli delle partite IVA, i precari, i cassaintegrati, i disoccupati.
Si è inoltre discusso su come mettere i bastoni tra le ruote al
caporalato: da quello delle agenzie internali e delle cooperative
"sociali", bianche e rosse, a quello "illegale" dei kapò del
lavoro nero.
Nuove iniziative di informazione e lotta sul territorio saranno attuate nelle prossime settimane.
R. Em.