L'11 febbraio scorso Pietro Zucca ci ha lasciati. Il ricordo
più nitido, in chi lo ha conosciuto soprattutto negli anni
settanta e ottanta, resta quello di un compagno di grande spessore
culturale; un sapere coniugato ad una capacità di analisi,
d'interpretazione dei fatti quotidiani e di critica davvero
straordinarie; organizzatore e trascinatore naturale, sempre attento
però a non ricreare nuove gerarchie all'interno del gruppo.
Queste sue qualità, cultura e organizzazione, le ha messe a
disposizione del movimento, dei lavoratori, dei raggruppamenti a cui ha
partecipato nel corso del tempo.
Pietro era nato a Tonara (Nuoro) il 25 maggio 1947. Giovanissimo,
diciassettenne, inizia le prime esperienze politiche in Sardegna con un
gruppo di giovani anarchici attivi sul territorio e, per i suoi
interventi contro l'amministrazione comunale ed il sindaco, si trova
costretto a fuggire. Dalla Sardegna si trasferisce in Germania, verso
la metà degli anni sessanta, partecipando attivamente a quel
vasto movimento giovanile che va sotto il nome di "contestazione
globale". Rientrato in Italia, si stabilisce a Milano e lavora presso
la Fantini e Cosmi, una fabbrica metalmeccanica dove si attiva
politicamente all'interno del Consiglio di Fabbrica e, portando questo
organismo sul terreno dell'autorganizzazione, ne sconvolge l'assetto
sindacale. Il capo del personale, in uno dei tempestosi colloqui con
Pietro, gli chiese: "ma lei dove crede di poter arrivare con questa sua
attività?". La risposta è pronta: "voglio arrivare al
punto in cui tutti voi sparirete dalla faccia della terra!" In seguito
lavora alla Motta-Alemagna (1972) dove è tra gli organizzatori
delle clamorose lotte in favore dell'assunzione degli stagionali.
Costruisce con altri compagni un organismo di difesa legale parallelo,
in supporto alla lotta autorganizzata dei lavoratori, dal quale erano
del tutto tagliate fuori le componenti dei sindacati di stato.
Dal maggio 1973, e per dieci anni, lavora alla OM-Fiat dove, con altri
lavoratori, è tra gli organizzatori del "Collettivo Autonomo"
che promuove le lotte in difesa dell'occupazione e per i contratti che
recepiscano le reali aspettative e gli interessi dei lavoratori.
In quella fase, i primissimi anni settanta, soprattutto tra quelle
componenti del mondo libertario più vicine alle tematiche
anarcosindacaliste, è molto sentita la necessità di
portare le lotte anche fuori dai luoghi di lavoro e collegare la
fabbrica con il territorio (ricordiamo il gruppo "Azione Libertaria" e
la sua evoluzione in "Proletari Atonomi", a Milano, con
collegamenti in altre città come Cagliari, Napoli, Roma, Torino,
Firenze, Pavia, Trento..., e successivamente nel CCRAP -Centro
Comunista di Ricerche per l'Autonomia Proletaria - prima, e in
"Collegamenti", poi). Nasce così un Coordinamento Autonomo
cittadino formato dai diversi "Collettivi", "Comitati di Lotta" e
"Assemblee Autonome" trainati, appunto, dai compagni della OM-Fiat,
Sit-Siemens, Motta-Alemagna, Duina, Brionvega, Pirelli, KodaK e
innumerevoli altre realtà del sindacalismo di azione diretta.
Traccia di queste esperienze possono essere lette sulla rivista
"Collegamenti" (primissima serie ciclostilata e poi in quella a
stampa), su fogli e documenti del periodo e, recentemente, su
"Collegamenti/Wobbly" (numero 11, lo speciale per il trentennale della
rivista). Su tutta questa importante esperienza, la figura di Pietro
è centrale.
Dagli anni ottanta la sua attività si lega al territorio di
Pantigliate, dove ha sempre abitato: un centro cresciuto con
l'immigrazione dal Sud Italia e che racchiude le classiche
caratteristiche della città-dormitorio, aggravate dalla
disoccupazione, dall'emarginazione dei giovani e dallo spaccio di
droga. La cocciutaggine di Pietro lo porta ad organizzare i giovani in
cooperative di lavoro, indicando loro la strada del riscatto da una
condizione subalterna e di disagio. Fonda "Immaginazione!", un luogo
dove i giovani di Pantigliate e dintorni trovano un punto di
riferimento e soprattutto di aggregazione: qui vengono organizzati
laboratori artistici e artigianali, scuole informali sul cinema e
teatro, corsi di sperimentazione musicale con spazi per gruppi musicali
sconosciuti e innumerevoli iniziative tendenti a sviluppare le
potenzialità di ogni giovane frequentatore. Ma le lotte
più crude sono quelle legate alle battaglie memorabili contro i
venditori di morte che infestavano il territorio: armato di macchina
fotografica, Pietro documenta lo spaccio di droga denunciando i
responsabili alla pubblica opinione. Per la sua attività,
soprattutto per "il" genere di attività slegata da enti, preti,
stato e quant'altro, è fatto segno di minacce di morte e un
tentativo di attentato, da parte della malavita locale a cui Pietro
risponde adeguatamente.
Il 13 febbraio lo abbiamo salutato per l'ultima volta prima di essere
cremato. Un suo amico ne ha ricordato l'impegno, altri compagni che
sono stati al suo fianco nelle passate lotte hanno voluto ripercorrere
alcuni aspetti della sua vita. Ma, soprattutto, è stato salutato
dalla commozione dei tantissimi presenti. Una bandiera rossa e nera era
dispiegata sul feretro.
Le compagne e i compagni di Milano che hanno conosciuto Pietro