Umanità Nova, n.9 dell'8 marzo 2009, anno 89

Ricordando... Pietro Zucca


L'11 febbraio scorso Pietro Zucca ci ha lasciati.  Il ricordo più nitido, in chi lo ha conosciuto soprattutto negli anni settanta e ottanta, resta quello di un compagno di grande spessore culturale; un sapere coniugato ad una capacità di analisi, d'interpretazione dei fatti quotidiani e di critica davvero straordinarie; organizzatore e trascinatore naturale, sempre attento però a non ricreare nuove gerarchie all'interno del gruppo. Queste sue qualità, cultura e organizzazione, le ha messe a disposizione del movimento, dei lavoratori, dei raggruppamenti a cui ha partecipato nel corso del tempo.
Pietro era nato a Tonara (Nuoro) il 25 maggio 1947. Giovanissimo, diciassettenne, inizia le prime esperienze politiche in Sardegna con un gruppo di giovani anarchici attivi sul territorio e, per i suoi interventi contro l'amministrazione comunale ed il sindaco, si trova costretto a fuggire. Dalla Sardegna si trasferisce in Germania, verso la metà degli anni sessanta, partecipando attivamente a quel vasto movimento giovanile che va sotto il nome di "contestazione globale". Rientrato in Italia, si stabilisce a Milano e lavora presso la Fantini e Cosmi, una fabbrica metalmeccanica dove si attiva politicamente all'interno del Consiglio di Fabbrica e, portando questo organismo sul terreno dell'autorganizzazione, ne sconvolge l'assetto sindacale. Il capo del personale, in uno dei tempestosi colloqui con Pietro, gli chiese: "ma lei dove crede di poter arrivare con questa sua attività?". La risposta è pronta: "voglio arrivare al punto in cui tutti voi sparirete dalla faccia della terra!" In seguito lavora alla Motta-Alemagna (1972) dove è tra gli organizzatori delle clamorose lotte in favore dell'assunzione degli stagionali. Costruisce con altri compagni un organismo di difesa legale parallelo, in supporto alla lotta autorganizzata dei lavoratori, dal quale erano del tutto tagliate fuori le componenti dei sindacati di stato.
Dal maggio 1973, e per dieci anni, lavora alla OM-Fiat dove, con altri lavoratori, è tra gli organizzatori del "Collettivo Autonomo" che promuove le lotte in difesa dell'occupazione e per i contratti che recepiscano le reali aspettative e gli interessi dei lavoratori.
In quella fase, i primissimi anni settanta, soprattutto tra quelle componenti del mondo libertario più vicine alle tematiche anarcosindacaliste, è molto sentita la necessità di portare le lotte anche fuori dai luoghi di lavoro e collegare la fabbrica con il territorio (ricordiamo il gruppo "Azione Libertaria" e la sua evoluzione in  "Proletari Atonomi",  a Milano, con collegamenti in altre città come Cagliari, Napoli, Roma, Torino, Firenze, Pavia, Trento..., e successivamente nel CCRAP -Centro Comunista di Ricerche per l'Autonomia Proletaria - prima, e in "Collegamenti", poi). Nasce così un Coordinamento Autonomo cittadino formato dai diversi "Collettivi", "Comitati di Lotta" e "Assemblee Autonome" trainati, appunto, dai compagni della OM-Fiat, Sit-Siemens, Motta-Alemagna, Duina, Brionvega, Pirelli, KodaK e innumerevoli altre realtà del sindacalismo di azione diretta. Traccia di queste esperienze possono essere lette sulla rivista "Collegamenti" (primissima serie ciclostilata e poi in quella a stampa), su fogli e documenti del periodo e, recentemente, su "Collegamenti/Wobbly" (numero 11, lo speciale per il trentennale della rivista). Su tutta questa importante esperienza, la figura di Pietro è centrale.
Dagli anni ottanta la sua attività si lega al territorio di Pantigliate, dove ha sempre abitato: un centro cresciuto con l'immigrazione dal Sud Italia e che racchiude le classiche caratteristiche della città-dormitorio, aggravate dalla disoccupazione, dall'emarginazione dei giovani e dallo spaccio di droga. La cocciutaggine di Pietro lo porta ad organizzare i giovani in cooperative di lavoro, indicando loro la strada del riscatto da una condizione subalterna e di disagio. Fonda "Immaginazione!", un luogo dove i giovani di Pantigliate e dintorni trovano un punto di riferimento e soprattutto di aggregazione: qui vengono organizzati laboratori artistici e artigianali, scuole informali sul cinema e teatro, corsi di sperimentazione musicale con spazi per gruppi musicali sconosciuti e innumerevoli iniziative tendenti a sviluppare le potenzialità di ogni giovane frequentatore. Ma le lotte più crude sono quelle legate alle battaglie memorabili contro i venditori di morte che infestavano il territorio: armato di macchina fotografica, Pietro documenta lo spaccio di droga denunciando i responsabili alla pubblica opinione. Per la sua attività, soprattutto per "il" genere di attività slegata da enti, preti, stato e quant'altro, è fatto segno di minacce di morte e un tentativo di attentato, da parte della malavita locale a cui Pietro risponde adeguatamente.
Il 13 febbraio lo abbiamo salutato per l'ultima volta prima di essere cremato. Un suo amico ne ha ricordato l'impegno, altri compagni che sono stati al suo fianco nelle passate lotte hanno voluto ripercorrere alcuni aspetti della sua vita. Ma, soprattutto, è stato salutato dalla commozione dei tantissimi presenti. Una bandiera rossa e nera era dispiegata sul feretro.

Le compagne e i compagni di Milano  che hanno conosciuto Pietro

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