Umanità Nova, n.10 del 15 marzo 2009, anno 89

Il proibizionismo infinito


L'ultimo rapporto dell'Osservatorio Ue sulle droghe ha individuato l'Italia quale regina europea del consumo di cocaina, la cui diffusione sarebbe aumentata tra il 2006 e il 2008, mentre i suoi prezzi si sarebbero quasi dimezzati. L'aumento del consumo di cocaina nel Belpaese, d'altra parte, oltre che dalle analisi delle acque reflue delle grandi città, è evidente anche negli elettrocardiogrammi (Ecg): la percentuale di persone sotto i 50 anni con una alterazione dell' Ecg tipica dell'assunzione di sostanze stupefacenti o stimolanti si è recentemente raddoppiata, passando dal 3 al 6%. Lo ha affermato Alessandro Capucci, primario di cardiologia agli Ospedali Riuniti "Le Torrette" di Ancona durante un meeting internazionale sullo scompenso cardiaco tenutosi  a Bologna il 27 febbraio. Secondo il professor Capucci questa grande quantità di tracciati elettrocardiografici anomali è "da attribuirsi soprattutto all'aumento del consumo di cocaina" e non è che la punta dell'iceberg, perché prima che si arrivi ad avere modifiche anomale permanenti dell'Ecg ce ne vuole.  
Non c'è da stupirsi che in Italia sia aumentato tanto il consumo di cocaina. Poche settimane fa un'indagine, su 1.800 studenti tra i 14 e i 19 anni, della Asl Roma F ha evidenziato che un ragazzo su due è convinto che la cocaina sia una droga leggera. D'altra parte, per lo Stato, da quando è in vigore la Legge Fini tutte le "droghe" sono uguali e tutte meritano lo stretto trattamento sanzionatorio. Questo ha favorito a livello culturale la crescita di un terreno favorevole al ritorno delle droghe pesanti, che, dopo il boom dell'eroina tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, per un lungo periodo, avevano visto diminuire il numero dei consumatori. Cosa dovrebbe pensare un ragazzino che ha un sacco di amici e di conoscenti che si fanno le canne e che stanno bene e che poi vede in televisione un assurdo spot "educativo" in cui si vedono dei giovinastri che fumano e le immagini di uno scanning cerebrale con delle macchie colorate indicate come "buchi nel cervello" (e che in realtà, invece, non si sa bene cosa siano,  visto che compaiono anche negli scanning di persone che non hanno mai usato droghe)? Pensa naturalmente che quello che gli stanno raccontando sulle droghe sono delle cretinate e non solo quello che gli hanno detto della cannabis, ma anche quello che gli hanno detto delle droghe pesanti.
Oltretutto, il ragazzino ha molte più possibilità, quando va a cercare qualche canna, di trovare uno spacciatore che gli offra anche dell'eroina e della cocaina. Prima della Legge Fini, infatti, chi spacciava contemporaneamente cocaina, eroina e derivati della cannabis veniva condannato a una pena più pesante, perché si riteneva che commettesse due reati identificabili nello spaccio di droga "pesante" (da 8 a 25 anni, ridotti da 2 a 8 nei casi di lieve entità) e spaccio di droga "leggera" (da 1 a 6 anni, ridotti da 6 mesi a 2 anni nei casi di lieve entità).
Con la Fini-Giovanardi la pena per tutti i trafficanti e spacciatori di droga è, invece, da 6 a 20 anni, ridotti a 1-6 anni nei casi di lieve entità (piccoli spacciatori), a prescindere dal mix di droghe che vengono cedute. Anche la stessa Cassazione in una recente sentenza ha rilevato che la legge Fini, che ha eliminato la distinzione tra droghe "pesanti" e "leggere", rende possibile il fatto che "il concreto trattamento sanzionatorio sia più favorevole rispetto al passato". Così, se prima i piccoli spacciatori di strada vendevano quasi esclusivamente hashish (per cui rischiavano pene abbastanza miti) oggi vanno in giro con dei piccoli campionari di sostanze diverse e con tutto l'interesse a diffondere quelle più pericolose, che sono più remunerative (un grammo di fumo costa al massimo 10 euro, mentre un grammo di eroina o di cocaina costa almeno 40-50 euro) e molto più facili da occultare.
Gli autori di questo disastro si guardano bene dal fare autocritica. Carlo Giovanardi, il Bugiardo di Professione, attuale responsabile governativo della lotta alla droga, di fronte ai rilievi dell'Osservatorio Ue sull'aumento della diffusione della cocaina in Italia tra il 2006 e il 2008, ha avuto l'incredibile faccia tosta di affermare che "Il rapporto Ue dimostra che dove, come in Italia e la Spagna, negli anni scorsi ci sono stati atteggiamenti di lassismo e di permissivismo nei confronti dell'uso delle droghe, la situazione è oggi più preoccupante". Peccato che in Italia sia in vigore dall'inizio del 2006 una delle leggi sulla droga più repressive nel mondo occidentale, conosciuta col nome Fini-Giovanardi (che il Governo Prodi si è guardato bene dal modificare neanche di una virgola, nonostante gli impegni elettorali). E non si capisce bene dove ci sia mai stato in Italia tutto questo "permissivismo" visto che solo dal 1991 al 2005 più di 600mila persone sono state segnalate alle Prefetture e sottoposte a sanzioni amministrative per consumo di droghe.
La Guerra alla Droga del Governo Berlusconi è in realtà una crociata contro la cannabis, la sostanze più innocua, ma che è gravata agli occhi dei fascisti del peccato mortale di essere indissolubilmente legata alle controculture che dagli anni '60 in poi hanno turbato i sonni del Moloch occidentale. Per proseguire la crociata, dal 12 al 14 marzo, si terrà a Trieste la Conferenza Governativa sulle tossicodipendenze. E' fin troppo facile prevedere che la conferenza sarà un luogo blindato dall'ideologia proibizionista, con esperti che giureranno che la marijuana fa male anche se annusata per sbaglio una volta da lontano ad un concerto e altre amenità. Poco prima della Conferenza di Trieste (che avviene quasi in contemporanea con l'assise Onu sulle droghe di Vienna dell'11-12 marzo), il Governo italiano ha pensato bene di essere tra i protagonisti dell'incontro di Shangai dove i paesi più "duri" nella lotta alla droga (oltre alla Cina, tra gli altri l'Iran, il Vietnam, l'Arabia Saudita e Cuba) si sono dati appuntamento a febbraio per celebrare il centenario della Conferenza Internazionale per il Controllo della Droga. L'Italia è così entrata a far parte ufficialmente del Gotha dei paesi più proibizionisti. Le premesse per Trieste, insomma, sono tra le più fosche.
Come dimostra, tra l'altro, quello che è successo non più di un paio di settimane fa a pochi chilometri dal capoluogo giuliano, a Monfalcone, dove tre attivisti di un centro sociale locale sono stati arrestati e sono stati messi in carcere, in via cautelare, con l'ipotesi di essere addirittura al centro dell'intero mercato dell'hashish nella zona, sulla base di indizi inconsistenti: il sequestro di poco più di un grammo di "fumo" a uno di essi, di ben 30 mozziconi di sigaretta (sic) nello spazio sociale di cui sono animatori, e le "voci" di qualche ragazzino terrorizzato perché sorpreso con una canna in tasca.

robertino

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