L'ultimo rapporto dell'Osservatorio Ue sulle droghe ha individuato
l'Italia quale regina europea del consumo di cocaina, la cui diffusione
sarebbe aumentata tra il 2006 e il 2008, mentre i suoi prezzi si
sarebbero quasi dimezzati. L'aumento del consumo di cocaina nel
Belpaese, d'altra parte, oltre che dalle analisi delle acque reflue
delle grandi città, è evidente anche negli
elettrocardiogrammi (Ecg): la percentuale di persone sotto i 50 anni
con una alterazione dell' Ecg tipica dell'assunzione di sostanze
stupefacenti o stimolanti si è recentemente raddoppiata,
passando dal 3 al 6%. Lo ha affermato Alessandro Capucci, primario di
cardiologia agli Ospedali Riuniti "Le Torrette" di Ancona durante un
meeting internazionale sullo scompenso cardiaco tenutosi a
Bologna il 27 febbraio. Secondo il professor Capucci questa grande
quantità di tracciati elettrocardiografici anomali è "da
attribuirsi soprattutto all'aumento del consumo di cocaina" e non
è che la punta dell'iceberg, perché prima che si arrivi
ad avere modifiche anomale permanenti dell'Ecg ce ne vuole.
Non c'è da stupirsi che in Italia sia aumentato tanto il consumo
di cocaina. Poche settimane fa un'indagine, su 1.800 studenti tra i 14
e i 19 anni, della Asl Roma F ha evidenziato che un ragazzo su due
è convinto che la cocaina sia una droga leggera. D'altra parte,
per lo Stato, da quando è in vigore la Legge Fini tutte le
"droghe" sono uguali e tutte meritano lo stretto trattamento
sanzionatorio. Questo ha favorito a livello culturale la crescita di un
terreno favorevole al ritorno delle droghe pesanti, che, dopo il boom
dell'eroina tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, per
un lungo periodo, avevano visto diminuire il numero dei consumatori.
Cosa dovrebbe pensare un ragazzino che ha un sacco di amici e di
conoscenti che si fanno le canne e che stanno bene e che poi vede in
televisione un assurdo spot "educativo" in cui si vedono dei
giovinastri che fumano e le immagini di uno scanning cerebrale con
delle macchie colorate indicate come "buchi nel cervello" (e che in
realtà, invece, non si sa bene cosa siano, visto che
compaiono anche negli scanning di persone che non hanno mai usato
droghe)? Pensa naturalmente che quello che gli stanno raccontando sulle
droghe sono delle cretinate e non solo quello che gli hanno detto della
cannabis, ma anche quello che gli hanno detto delle droghe pesanti.
Oltretutto, il ragazzino ha molte più possibilità, quando
va a cercare qualche canna, di trovare uno spacciatore che gli offra
anche dell'eroina e della cocaina. Prima della Legge Fini, infatti, chi
spacciava contemporaneamente cocaina, eroina e derivati della cannabis
veniva condannato a una pena più pesante, perché si
riteneva che commettesse due reati identificabili nello spaccio di
droga "pesante" (da 8 a 25 anni, ridotti da 2 a 8 nei casi di lieve
entità) e spaccio di droga "leggera" (da 1 a 6 anni, ridotti da
6 mesi a 2 anni nei casi di lieve entità).
Con la Fini-Giovanardi la pena per tutti i trafficanti e spacciatori di
droga è, invece, da 6 a 20 anni, ridotti a 1-6 anni nei casi di
lieve entità (piccoli spacciatori), a prescindere dal mix di
droghe che vengono cedute. Anche la stessa Cassazione in una recente
sentenza ha rilevato che la legge Fini, che ha eliminato la distinzione
tra droghe "pesanti" e "leggere", rende possibile il fatto che "il
concreto trattamento sanzionatorio sia più favorevole rispetto
al passato". Così, se prima i piccoli spacciatori di strada
vendevano quasi esclusivamente hashish (per cui rischiavano pene
abbastanza miti) oggi vanno in giro con dei piccoli campionari di
sostanze diverse e con tutto l'interesse a diffondere quelle più
pericolose, che sono più remunerative (un grammo di fumo costa
al massimo 10 euro, mentre un grammo di eroina o di cocaina costa
almeno 40-50 euro) e molto più facili da occultare.
Gli autori di questo disastro si guardano bene dal fare autocritica.
Carlo Giovanardi, il Bugiardo di Professione, attuale responsabile
governativo della lotta alla droga, di fronte ai rilievi
dell'Osservatorio Ue sull'aumento della diffusione della cocaina in
Italia tra il 2006 e il 2008, ha avuto l'incredibile faccia tosta di
affermare che "Il rapporto Ue dimostra che dove, come in Italia e la
Spagna, negli anni scorsi ci sono stati atteggiamenti di lassismo e di
permissivismo nei confronti dell'uso delle droghe, la situazione
è oggi più preoccupante". Peccato che in Italia sia in
vigore dall'inizio del 2006 una delle leggi sulla droga più
repressive nel mondo occidentale, conosciuta col nome Fini-Giovanardi
(che il Governo Prodi si è guardato bene dal modificare neanche
di una virgola, nonostante gli impegni elettorali). E non si capisce
bene dove ci sia mai stato in Italia tutto questo "permissivismo" visto
che solo dal 1991 al 2005 più di 600mila persone sono state
segnalate alle Prefetture e sottoposte a sanzioni amministrative per
consumo di droghe.
La Guerra alla Droga del Governo Berlusconi è in realtà
una crociata contro la cannabis, la sostanze più innocua, ma che
è gravata agli occhi dei fascisti del peccato mortale di essere
indissolubilmente legata alle controculture che dagli anni '60 in poi
hanno turbato i sonni del Moloch occidentale. Per proseguire la
crociata, dal 12 al 14 marzo, si terrà a Trieste la Conferenza
Governativa sulle tossicodipendenze. E' fin troppo facile prevedere che
la conferenza sarà un luogo blindato dall'ideologia
proibizionista, con esperti che giureranno che la marijuana fa male
anche se annusata per sbaglio una volta da lontano ad un concerto e
altre amenità. Poco prima della Conferenza di Trieste (che
avviene quasi in contemporanea con l'assise Onu sulle droghe di Vienna
dell'11-12 marzo), il Governo italiano ha pensato bene di essere tra i
protagonisti dell'incontro di Shangai dove i paesi più "duri"
nella lotta alla droga (oltre alla Cina, tra gli altri l'Iran, il
Vietnam, l'Arabia Saudita e Cuba) si sono dati appuntamento a febbraio
per celebrare il centenario della Conferenza Internazionale per il
Controllo della Droga. L'Italia è così entrata a far
parte ufficialmente del Gotha dei paesi più proibizionisti. Le
premesse per Trieste, insomma, sono tra le più fosche.
Come dimostra, tra l'altro, quello che è successo non più
di un paio di settimane fa a pochi chilometri dal capoluogo giuliano, a
Monfalcone, dove tre attivisti di un centro sociale locale sono stati
arrestati e sono stati messi in carcere, in via cautelare, con
l'ipotesi di essere addirittura al centro dell'intero mercato
dell'hashish nella zona, sulla base di indizi inconsistenti: il
sequestro di poco più di un grammo di "fumo" a uno di essi, di
ben 30 mozziconi di sigaretta (sic) nello spazio sociale di cui sono
animatori, e le "voci" di qualche ragazzino terrorizzato perché
sorpreso con una canna in tasca.
robertino