Una vicenda veramente orribile è quella che è arrivata
dal Brasile, dove una bambina di nove anni è stata messa incinta
dal patrigno, Jailton José Da Silva, da cui era violentata fin
da quando aveva sei anni. L'infame patrigno ha anche violentato
ripetutamente per anni la sorella maggiore della bambina, una ragazzina
di 14 anni, minorata mentale.
Nel disgusto provocato dalla storia, sono anche le circostanze per cui è stata resa nota a fare orrore.
La bambina, infatti, era incinta di due gemelli, pesava 36 chili e
difficilmente sarebbe sopravvissuta alla gravidanza. In Brasile la
legge consente di abortire solo in caso di violenza carnale o di
effettivo pericolo di vita della madre. Siccome, in questo caso,
ricorrevano tutt'e due le circostanze la piccola è stata
sottoposta ad aborto farmacologico.
La legislazione sull'aborto del Brasile è una legge nata non per
difendere i diritti delle donne e garantirgli assistenza sanitaria, ma
per cercare di rispondere agli assurdi dogmi cattolici in un paese dove
la maggior parte dei giovani vive in maniera molto libera la propria
sessualità.
Questa legislazione è una delle cause degli abbandoni di bambini
nelle strade brasiliane, decine di migliaia ogni anno. La maggior parte
dei "niños de rua", è, infatti, figlio di donne che hanno
partorito fornendo false generalità o che, più
semplicemente, si sono disinteressate delle conseguenze di una
gravidanza indesiderata. Per non parlare delle altre migliaia di donne
uccise da questa legge attraverso l'aborto clandestino.
Ci si aspetterebbe, quindi, che il governo Lula, esaltato dalla
sinistra nostrana alla ricerca di miti da utilizzare, si stia battendo
per realizzare una legislazione maggiormente rispettosa della salute
delle donne. Invece, in Brasile, è la chiesa cattolica che sta
facendo una battaglia per modificare questa legge in senso restrittivo:
vorrebbe eliminare il diritto di abortire nei casi di violenza carnale.
Per cui quando l'infame patrigno, autore dello stupro e desideroso di
aggiungere violenza a violenza, si è proclamato contrario
all'aborto della piccola vittima, chiesto dalla madre, l'arcivescovo
José Cardoso Sobrinho gli ha dato subito ascolto ed ha
rilanciato scomunicando la madre della piccola ed il personale del
«Centro Integrado de salud Amaury De Medeiros» (Cisam)
coinvolto nell'intervento. L'avvocato della diocesi ha anche presentato
una denuncia penale contro la madre ed i medici coinvolti nella vicenda.
Incidentalmente facciamo notare che nulla è stato detto riguardo
il patrigno, la cui pedofilia lo fa sentire evidentemente molto vicino
da parte del clero brasiliano, un collega dei tanti uomini di chiesa
accusati dello stesso reato.
Della scomunica, ovviamente, non ci importa molto, si tratta di una
provvedimento che ha un efficacia solo confessionale e, al più,
potremmo congratularci con gli scomunicati per aver risparmiato i soldi
per l'invio di una raccomandata per sbattezzarsi.Inoltre, per i casi di
aborto, la scomunica è latae sententiae, avviene, cioè,
per il solo fatto di averlo procurato, senza bisogno di pronuncia da
parte di un'autorità ecclesiastica.
La denuncia, probabilmente, finirà archiviata, sul modello di
quelle presentate dalle associazioni cattoliche contro Peppino Englaro
qui in Italia: servono solo a dimostrare che la mancanza di
sensibilità verso i drammi umani della chiesa è
universale.
Quello che ci interessa invece sottolineare è la strategia sempre più oscurantista della chiesa cattolica.
L'additare un caso come questo ad esempio in una lotta antiabortista
è, politicamente, controproducente per la chiesa stessa.
L'unica ragione per cui la chiesa si produce in battaglie di questo
tipo è la riaffermazione dogmatica della propria ortodossia.
L'attuale papa, più ancora del precedente, ha dato spazio nella
gerarchia ecclesiastica a personaggi inquietanti dal punto di vista
dottrinario e comportamentale. In questa vicenda, il degno erede di
Torquemada e Bellarmino ha inizialmente dato sostegno alle
dichiarazioni rese dall'arcivescovo di Olinda e Recife, poi, spaventato
dall'unanimità di reazioni contrarie all'operato del presule
brasiliano, ha fatto precipitosamente prendere le distanze dalle
dichiarazioni della chiesa brasiliana.
Si tratta dell'ennesima marcia indietro da una iniziale posizione di
rigore dottrinario a una successiva più "politically correct"
(dopo quelle sulla revoca della scomunica ai Lefebvriani, sulle
dichiarazioni negazioniste di Williamson, sulla nomina del Vescovo di
Linz, sulla lettera ai vescovi) che testimonia la lotta interna alla
gerarchia vaticana, che usa l'osservanza al dogma per accreditarsi sul
piano dottrinario.
Su quest'argomento torneremo in uno dei prossimi numeri di
Umanità Nova, per ora, nel dare la nostra solidarietà
alle bambine violentate, alla madre ed ai sanitari brasiliani,
esprimiamo anche tutto il nostro disprezzo al violentatore ed ai suoi
complici in tonaca.
Fricche