Umanità Nova, n.11 del 22 marzo 2009, anno 89

La reazione ecclesiastica


Una vicenda veramente orribile è quella che è arrivata dal Brasile, dove una bambina di nove anni è stata messa incinta dal patrigno, Jailton José Da Silva, da cui era violentata fin da quando aveva sei anni. L'infame patrigno ha anche violentato ripetutamente per anni la sorella maggiore della bambina, una ragazzina di 14 anni, minorata mentale.
Nel disgusto provocato dalla storia, sono anche le circostanze per cui è stata resa nota a fare orrore.
La bambina, infatti, era incinta di due gemelli, pesava 36 chili e difficilmente sarebbe sopravvissuta alla gravidanza. In Brasile la legge consente di abortire solo in caso di violenza carnale o di effettivo pericolo di vita della madre. Siccome, in questo caso, ricorrevano tutt'e due le circostanze la piccola è stata sottoposta ad aborto farmacologico.
La legislazione sull'aborto del Brasile è una legge nata non per difendere i diritti delle donne e garantirgli assistenza sanitaria, ma per cercare di rispondere agli assurdi dogmi cattolici in un paese dove la maggior parte dei giovani vive in maniera molto libera la propria sessualità.
Questa legislazione è una delle cause degli abbandoni di bambini nelle strade brasiliane, decine di migliaia ogni anno. La maggior parte dei "niños de rua", è, infatti, figlio di donne che hanno partorito fornendo false generalità o che, più semplicemente, si sono disinteressate delle conseguenze di una gravidanza indesiderata. Per non parlare delle altre migliaia di donne uccise da questa legge attraverso l'aborto clandestino.
Ci si aspetterebbe, quindi, che il governo Lula, esaltato dalla sinistra nostrana alla ricerca di miti da utilizzare, si stia battendo per realizzare una legislazione maggiormente rispettosa della salute delle donne. Invece, in Brasile, è la chiesa cattolica che sta facendo una battaglia per modificare questa legge in senso restrittivo: vorrebbe eliminare il diritto di abortire nei casi di violenza carnale.
Per cui quando l'infame patrigno, autore dello stupro e desideroso di aggiungere violenza a violenza, si è proclamato contrario all'aborto della piccola vittima, chiesto dalla madre, l'arcivescovo José Cardoso Sobrinho gli ha dato subito ascolto ed ha rilanciato scomunicando la madre della piccola ed il personale del «Centro Integrado de salud Amaury De Medeiros» (Cisam) coinvolto nell'intervento. L'avvocato della diocesi ha anche presentato una denuncia penale contro la madre ed i medici coinvolti nella vicenda.
Incidentalmente facciamo notare che nulla è stato detto riguardo il patrigno, la cui pedofilia lo fa sentire evidentemente molto vicino da parte del clero brasiliano, un collega dei tanti uomini di chiesa accusati dello stesso reato.
Della scomunica, ovviamente, non ci importa molto, si tratta di una provvedimento che ha un efficacia solo confessionale e, al più, potremmo congratularci con gli scomunicati per aver risparmiato i soldi per l'invio di una raccomandata per sbattezzarsi.Inoltre, per i casi di aborto, la scomunica è latae sententiae, avviene, cioè, per il solo fatto di averlo procurato, senza bisogno di pronuncia da parte di un'autorità ecclesiastica.
La denuncia, probabilmente, finirà archiviata, sul modello di quelle presentate dalle associazioni cattoliche contro Peppino Englaro qui in Italia: servono solo a dimostrare che la mancanza di sensibilità verso i drammi umani della chiesa è universale.
Quello che ci interessa invece sottolineare è la strategia sempre più oscurantista della chiesa cattolica.
L'additare un caso come questo ad esempio in una lotta antiabortista è, politicamente, controproducente per la chiesa stessa.
L'unica ragione per cui la chiesa si produce in battaglie di questo tipo è la riaffermazione dogmatica della propria ortodossia. L'attuale papa, più ancora del precedente, ha dato spazio nella gerarchia ecclesiastica a personaggi inquietanti dal punto di vista dottrinario e comportamentale. In questa vicenda, il degno erede di Torquemada e Bellarmino ha inizialmente dato sostegno alle dichiarazioni rese dall'arcivescovo di Olinda e Recife, poi, spaventato dall'unanimità di reazioni contrarie all'operato del presule brasiliano, ha fatto precipitosamente prendere le distanze dalle dichiarazioni della chiesa brasiliana.
Si tratta dell'ennesima marcia indietro da una iniziale posizione di rigore dottrinario a una successiva più "politically correct" (dopo quelle sulla revoca della scomunica ai Lefebvriani, sulle dichiarazioni negazioniste di Williamson, sulla nomina del Vescovo di Linz, sulla lettera ai vescovi) che testimonia la lotta interna alla gerarchia vaticana, che usa l'osservanza al dogma per accreditarsi sul piano dottrinario.
Su quest'argomento torneremo in uno dei prossimi numeri di Umanità Nova, per ora, nel dare la nostra solidarietà alle bambine violentate, alla madre ed ai sanitari brasiliani, esprimiamo anche tutto il nostro disprezzo al violentatore ed ai suoi complici in tonaca.

Fricche

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