Umanità Nova, n.12 del 29 marzo 2009, anno 89

Rompere i divieti contro paure e intimidazioni


Come la storia insegna, quando la crisi economica assottiglia i profitti e sconquassa la società, le classi dominanti calano la maschera, ritirano le gentili concessioni che chiamano «garanzie liberali» e mostrano il volto più spietato dell'esercizio del potere. In Italia la crisi è appena cominciata, ma già da tempo vi sono grandi manovre per manipolare la rabbia sociale, reprimere ogni gesto di insubordinazione e far pagare la crisi alle fasce meno garantite della società.
Anzitutto ai migranti: il Pacchetto Sicurezza in discussione alle camere renderà la loro vita ancora più infernale, criminalizzando l'immigrazione clandestina, negando il diritto alle cure sanitarie, rendendo sempre più difficile e costoso ottenere il permesso di soggiorno, e sempre più alto il rischio di finire nei lager ora rinominati CIE (Centri di identificazione ed espulsione). Intanto l'allarmismo «securitario» di amministratori, giornalisti e politici di ogni colore alimenta un clima di xenofobia e intolleranza ogni giorno peggiore, che trova il suo sfogo nelle ronde e nello squadrismo. Ma il disciplinamento e l'intimidazione riguarda tutti: disoccupazione, miseria, ricatti sul lavoro, mancanza di tutele, e ora anche il risibile «sciopero virtuale» progettato dal governo.
Invero, da qualche tempo la fascistizzazione dello spazio pubblico non è più solo questione di macrostrutture, di autoritarismo su larga scala, di tv e giornali, ma anche di provvedimenti minimi, di divieti irragionevoli che servono a ribadire che «il potere è il potere». Come nel film «Il dittatore dello Stato libero di Bananas», quando Woody Allen, arrivato al potere come dittatore, decreta che la lingua ufficiale è lo svedese e le mutande vanno indossate sempre e solo sopra i pantaloni...
Recependo la direttiva Maroni, a Bologna un'ordinanza prefettizia ha sospeso la «libertà di manifestare» in centro durante il sabato e i giorni festivi. Anche nei giorni restanti le manifestazioni non possono comunque sfilare davanti a luoghi di culto o altri «obiettivi sensibili» decisi volta a volta in modo discrezionale. Da un lato, secondo le autorità, le persone non sono autorizzate a manifestare nelle più importanti piazze e strade cittadine; ma dall'altro le sette liste elettorali di estrema destra, con la scusa delle elezioni comunali, possono fare liberamente banchetti razzisti e xenofobi nelle vie principali. Finora al potere bastava il fascismo-razzismo-sessismo profuso attraverso televisioni e giornali; oggi i neofascisti devono stare anche sul territorio, in bella vista, e senza attriti. Mentre si sottrae la città ai cittadini e ai lavoratori, la si regala d'autorità a gruppuscoli neofascisti che, ben provvisti di denaro, istigano democraticamente all'odio e all'intolleranza.
Nella «hit parade degli impresentabili» stilata dall'AAP (http://assembleantifascistabologna.noblogs.org) troviamo ad esempio il candidato di CasaPound, Pietro Paolo Lentini, che nel lontano 1969 frequentò il «Corso di aggiornamento del Msi per dirigenti giovanili» assieme a Delfo Zorzi (imputato per le stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia) e Massimiliano Fachini (imputato per numerosi attentati esplosivi e per la strage di Bologna del 2 agosto 1980). Oppure vi è don Giulio Tam, candidato da Forza Nuova: gesuita, allievo del vescovo negazionista Richard Williamson, don Tam dice messa «per Mussolini Duce d'Italia» e si autodefinisce «crociato in lotta contro la decadenza, l'invasione islamica e le trame dei perfidi giudei». Secondo Tam, «la tonaca è semplicemente un camicia nera più lunga».
Così, è indubbiamente un segno positivo la riuscita mobilitazione di sabato 21 Marzo «Per la libertà di manifestazione e di sciopero». Essendo sabato, la manifestazione non era autorizzata e le forze dell'ordine hanno cercato di chiuderla nell'esiguo perimetro di piazza Nettuno. Ma i manifestanti hanno saputo fuoriuscire dalle limitazioni, aggirando gli ostacoli, circondando i cordoni di polizia in tenuta antisommossa, dimostrando concretamente l'assurdità dell'ordinanza prefettizia. Una banda di tamburini gialli guidava le danze. Alla fine un corteo di oltre mille persone ha sfilato al grido unanime di «Libertà! Libertà!» da piazza Nettuno lungo via Rizzoli, piazza Ravegnana, via Zamboni fino a piazza Verdi. Oggi occorre rompere i divieti, insieme con intelligenza e con determinazione. Bisogna riaprire spazi di lotta affermando con i fatti che scioperi e manifestazioni non si possono vietare. Ed è allora importante sconfiggere la strategia istituzionale della paura e dell'intimidazione.
 
RedB

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