Umanità Nova, n.12 del 29 marzo 2009, anno 89

Matilde Bassani Finzi


Il primo marzo, all'età di 90 anni, è morta Matilde Bassani Finzi, una delle figure di rilievo dell'antifascismo e della Resistenza a Roma, del socialismo e poi del movimento delle donne. Cugina dello scrittore ferrarese Giorgio Bassani (autore de "Il giardino dei Finzi-Contini"), con cui finì nelle carceri fasciste, venne perseguitata al tempo delle leggi razziali.
Nata a Ferrara l'8 dicembre 1918, crebbe in una famiglia antifascista: il padre, insegnante, per le sue idee antifasciste fu costretto a lunghe peregrinazioni per lavoro; lo zio Ludovico Limentani fu uno dei pochissimi firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Matilde ebbe per cugino Eugenio Curiel, antifascista e combattente nella Resistenza, comunista e direttore de "L'Unità" clandestina, assassinato dai fascisti nel 1945. Attiva già ai tempi del liceo nel campo politico e sociale con la sua militanza socialista, entra poi nelle fila di un gruppo antifascista organizzato da Alda Costa nella cui casa si tenevano le riunioni per decidere come organizzre la lotta: fornendo aiuti agli arrestati attraverso il "Soccorso Rosso" clandestino, con volantini di protesta e diffondendo la stampa clandestina nelle fabbriche e nei quartieri.
Dopo la promulgazione delle leggi razziali (1938), Matilde si fece carico dell'insegnamento, insieme ad altri ebrei come Giorgio Bassani e Vito Morpurgo, ai bambini ed ai ragazzi della comunità ebraica ferrarese che, per le leggi razziste, non potevano frequentare le scuole: in città Matilde organizzò un Asilo Infantile, una Scuola Elementare e per i ragazzi delle medie una preparazione per far loro sostenere gli esami di fine anno presso le scuole pubbliche. Attività non sopportata dal regime che intervenne col consueto atto repressivo: il gruppo di  insegnanti venne precettato e spedito a lavorare al reparto estero del Consorzio Agrario Provinciale, a preparare cassette di patate per la Norvegia. E Matilde infilava nelle cassette messaggi e informazioni sulla situazione italiana, in inglese, nella speranza che qualcuno li leggesse.
Negli stessi anni frequentò l'università a Padova laureandosi in lettere nel 1940. Anche qui fa da staffetta con la stampa clandestina e tiene i contatti col gruppo antifascista padovano che faceva capo a Concetto Marchesi e Norberto Bobbio.
Nel 1943 venne arrestata con altri suoi compagni con l'accusa di "azione sovversiva", rimase in carcere 40 giorni, fino alla caduta di Mussolini (25 luglio 1943); si rifugiò a Roma sotto falso nome ed entrò in contatto coi gruppi del PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria) e con quelli vicini a "Bandiera Rossa" proseguendo la sua battaglia partigiana assieme a Carlo e Giorgio Andreoni, Aladino Govoni (fucilato alle Fosse Ardeatine), Angelo Lombardi e tanti altri antifascisti. I nomi di Carlo Andreoni e l'organizzazione "Bandiera Rossa" hanno un significato per gli anarchici: sono stati molti, infatti, i libertari che ne hanno fatto parte nel corso della resistenza romana ed almeno cinque anarchici hanno pagato il prezzo del loro desiderio di libertà finendo sotto i colpi di fucili nazifascisti alle Fosse Ardeatine (solo per citare un esempio). "Bandiera Rossa", tra l'altro, venne fondato da Raffaele De Luca, avvocato ed anarchico in gioventù, organizzatore delle lotte dei contadini e dei ferrovieri. Carlo Andreoni, dopo la Liberazione, unirà il suo movimento partigiano con una parte di anarchici attivi nelle "Brigate Bruzzi-Malatesta" e fuorusciti dalla FAI (Perelli, Pietropaolo, G. Concordia) creando un nuovo organismo politico-resistenziale: la Federazione Libertaria Italiana, che aveva come organo di stampa "L'Internazionale".
Matilde Bassani conosce e sposa Ulisse Finzi: con Finzi e i fratelli Andreoni è tra gli organizzatori del Comando Superiore Partigiano che organizza la formazione di bande partigiane, mantiene contatti con l'Italia centro settentrionale, organizza azioni belliche e di sabotaggio, compilazione e distribuzione di documenti falsi, giornali clandestini (come "Il Partigiano", fondato da Carlo Andreoni, a cui collabora ), trova rifugi a ebrei e perseguitati. Il Comando diventa un vero centro di smistamento e di aiuto ai combattenti per la libertà: una delle azioni più pericolose e riuscite, alla quale Matilde partecipa con un gruppo di suoi compagni, riguarda il trasporto di armi ai partigiani fiorentini della "Brigata Bruno Buozzi" .
Dopo la guerra Matilde Bassani e Ulisse Finzi si trasferiscono a Milano dove Ulisse riprende la sua attività di pellicciaio e Matilde lavora nel campo sociale, occupandosi di rapporti genitori-figli e di problemi di sessuologia. E' attiva nell'UDI (Unione Donne Italiane) e nelle organizzazioni laiche che si battono per il divorzio e l'aborto, ritirandosi dall'impegno politico con l'avvento di Craxi alla guida del partito socialista e approda ad una intermittente scelta astensionista cosciente in occasione delle elezioni. Come le è capitato in gioventù, anche nel dopoguerra conosce i personaggi dell'anarchismo, instaura buoni rapporti con Alfonso Failla e sottoscrive per la stampa anarchica con lo pseudonimo "una partigiana socialista".
Di lei è stato scritto, in questo ultimo mese, di essere la Micol ritratta nel romanzo "Il giardino dei Finzi Contini" (1962) dello scrittore Bassani e tradotto su pellicola da Vittorio De Sica nel 1970. Alcuni hanno aggiunto che non si è mai espressa in merito per un senso di forte discrezione. In verità Matilde Bassani Finzi non c'entra nulla con il personaggio del romanzo scritto da suo cugino e non ne è stata l'ispiratrice. Queste notizie sono delle novità anche per i figli di Matilde e non vi è traccia nemmeno sul libro biografico curato da sua figlia. Sicuramente questa attribuzione, nella mente dei giornalisti e dei critici cinematografici, deriva da una considerazione: alla luce dell'impegno che l'ha sempre vista combattere per giuste cause e che l'ha portata a conoscere anche l'esperienza del carcere, difficile pensare il contario. E poi Micol è un personaggio femminile diverso dal cliché in vigore in quegli anni Trenta: "autoironica, trasgressiva, libera, intelligente, che mette timore nell'uomo perchè in lei non esiste complesso d'inferiorità. E' pragmatica, non coltiva ambizioni, illusioni o utopie".
La sua utopia l'ha vissuta. E ne ha tratto le sue considerazioni: non è un caso che uno dei suoi ultimi pensieri sia andato ad "Umanità Nova", con un'ultima sottoscrizione di "una partigiana socialista".

Franco Schirone

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