Il primo marzo, all'età di 90 anni, è morta Matilde
Bassani Finzi, una delle figure di rilievo dell'antifascismo e della
Resistenza a Roma, del socialismo e poi del movimento delle donne.
Cugina dello scrittore ferrarese Giorgio Bassani (autore de "Il
giardino dei Finzi-Contini"), con cui finì nelle carceri
fasciste, venne perseguitata al tempo delle leggi razziali.
Nata a Ferrara l'8 dicembre 1918, crebbe in una famiglia antifascista:
il padre, insegnante, per le sue idee antifasciste fu costretto a
lunghe peregrinazioni per lavoro; lo zio Ludovico Limentani fu uno dei
pochissimi firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti
promosso da Benedetto Croce. Matilde ebbe per cugino Eugenio Curiel,
antifascista e combattente nella Resistenza, comunista e direttore de
"L'Unità" clandestina, assassinato dai fascisti nel 1945. Attiva
già ai tempi del liceo nel campo politico e sociale con la sua
militanza socialista, entra poi nelle fila di un gruppo antifascista
organizzato da Alda Costa nella cui casa si tenevano le riunioni per
decidere come organizzre la lotta: fornendo aiuti agli arrestati
attraverso il "Soccorso Rosso" clandestino, con volantini di protesta e
diffondendo la stampa clandestina nelle fabbriche e nei quartieri.
Dopo la promulgazione delle leggi razziali (1938), Matilde si fece
carico dell'insegnamento, insieme ad altri ebrei come Giorgio Bassani e
Vito Morpurgo, ai bambini ed ai ragazzi della comunità ebraica
ferrarese che, per le leggi razziste, non potevano frequentare le
scuole: in città Matilde organizzò un Asilo Infantile,
una Scuola Elementare e per i ragazzi delle medie una preparazione per
far loro sostenere gli esami di fine anno presso le scuole pubbliche.
Attività non sopportata dal regime che intervenne col consueto
atto repressivo: il gruppo di insegnanti venne precettato e
spedito a lavorare al reparto estero del Consorzio Agrario Provinciale,
a preparare cassette di patate per la Norvegia. E Matilde infilava
nelle cassette messaggi e informazioni sulla situazione italiana, in
inglese, nella speranza che qualcuno li leggesse.
Negli stessi anni frequentò l'università a Padova
laureandosi in lettere nel 1940. Anche qui fa da staffetta con la
stampa clandestina e tiene i contatti col gruppo antifascista padovano
che faceva capo a Concetto Marchesi e Norberto Bobbio.
Nel 1943 venne arrestata con altri suoi compagni con l'accusa di
"azione sovversiva", rimase in carcere 40 giorni, fino alla caduta di
Mussolini (25 luglio 1943); si rifugiò a Roma sotto falso nome
ed entrò in contatto coi gruppi del PSIUP (Partito Socialista di
Unità Proletaria) e con quelli vicini a "Bandiera Rossa"
proseguendo la sua battaglia partigiana assieme a Carlo e Giorgio
Andreoni, Aladino Govoni (fucilato alle Fosse Ardeatine), Angelo
Lombardi e tanti altri antifascisti. I nomi di Carlo Andreoni e
l'organizzazione "Bandiera Rossa" hanno un significato per gli
anarchici: sono stati molti, infatti, i libertari che ne hanno fatto
parte nel corso della resistenza romana ed almeno cinque anarchici
hanno pagato il prezzo del loro desiderio di libertà finendo
sotto i colpi di fucili nazifascisti alle Fosse Ardeatine (solo per
citare un esempio). "Bandiera Rossa", tra l'altro, venne fondato da
Raffaele De Luca, avvocato ed anarchico in gioventù,
organizzatore delle lotte dei contadini e dei ferrovieri. Carlo
Andreoni, dopo la Liberazione, unirà il suo movimento partigiano
con una parte di anarchici attivi nelle "Brigate Bruzzi-Malatesta" e
fuorusciti dalla FAI (Perelli, Pietropaolo, G. Concordia) creando un
nuovo organismo politico-resistenziale: la Federazione Libertaria
Italiana, che aveva come organo di stampa "L'Internazionale".
Matilde Bassani conosce e sposa Ulisse Finzi: con Finzi e i fratelli
Andreoni è tra gli organizzatori del Comando Superiore
Partigiano che organizza la formazione di bande partigiane, mantiene
contatti con l'Italia centro settentrionale, organizza azioni belliche
e di sabotaggio, compilazione e distribuzione di documenti falsi,
giornali clandestini (come "Il Partigiano", fondato da Carlo Andreoni,
a cui collabora ), trova rifugi a ebrei e perseguitati. Il Comando
diventa un vero centro di smistamento e di aiuto ai combattenti per la
libertà: una delle azioni più pericolose e riuscite, alla
quale Matilde partecipa con un gruppo di suoi compagni, riguarda il
trasporto di armi ai partigiani fiorentini della "Brigata Bruno Buozzi"
.
Dopo la guerra Matilde Bassani e Ulisse Finzi si trasferiscono a Milano
dove Ulisse riprende la sua attività di pellicciaio e Matilde
lavora nel campo sociale, occupandosi di rapporti genitori-figli e di
problemi di sessuologia. E' attiva nell'UDI (Unione Donne Italiane) e
nelle organizzazioni laiche che si battono per il divorzio e l'aborto,
ritirandosi dall'impegno politico con l'avvento di Craxi alla guida del
partito socialista e approda ad una intermittente scelta astensionista
cosciente in occasione delle elezioni. Come le è capitato in
gioventù, anche nel dopoguerra conosce i personaggi
dell'anarchismo, instaura buoni rapporti con Alfonso Failla e
sottoscrive per la stampa anarchica con lo pseudonimo "una partigiana
socialista".
Di lei è stato scritto, in questo ultimo mese, di essere la
Micol ritratta nel romanzo "Il giardino dei Finzi Contini" (1962) dello
scrittore Bassani e tradotto su pellicola da Vittorio De Sica nel 1970.
Alcuni hanno aggiunto che non si è mai espressa in merito per un
senso di forte discrezione. In verità Matilde Bassani Finzi non
c'entra nulla con il personaggio del romanzo scritto da suo cugino e
non ne è stata l'ispiratrice. Queste notizie sono delle
novità anche per i figli di Matilde e non vi è traccia
nemmeno sul libro biografico curato da sua figlia. Sicuramente questa
attribuzione, nella mente dei giornalisti e dei critici
cinematografici, deriva da una considerazione: alla luce dell'impegno
che l'ha sempre vista combattere per giuste cause e che l'ha portata a
conoscere anche l'esperienza del carcere, difficile pensare il
contario. E poi Micol è un personaggio femminile diverso dal
cliché in vigore in quegli anni Trenta: "autoironica,
trasgressiva, libera, intelligente, che mette timore nell'uomo
perchè in lei non esiste complesso d'inferiorità. E'
pragmatica, non coltiva ambizioni, illusioni o utopie".
La sua utopia l'ha vissuta. E ne ha tratto le sue considerazioni: non
è un caso che uno dei suoi ultimi pensieri sia andato ad
"Umanità Nova", con un'ultima sottoscrizione di "una partigiana
socialista".
Franco Schirone