Umanità Nova, n.12 del 29 marzo 2009, anno 89

Bel lAvoro


A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese

Francia: a Nantes occupata la Goss International

Il 6 marzo scorso, i 300 lavoratori dello stabilimento Goss International di Nantes hanno occupato la fabbrica dopo essere stati informati che gli impianti ed i macchinari sarebbero stati trasferiti presso un altro stabilimento nel nord della Francia. La Goss International è una multinazionale che produce macchine da stampa per l'editoria e impiega circa 4.000 addetti negli stabilimenti di Stati Uniti, Francia, Olanda, Giappone e, naturalmente, Cina.
La sua particolarità dipende dal fatto che l'unico azionista della Goss è la MatlinPatterson Global Opportunities Partners, un hedge fund la cui abituale strategia consiste nell'acquistare società finanziariamente deboli, per poi rivenderle con ampi margini di profitto dopo avere effettuato una feroce ristrutturazione. E infatti la chiusura dello stabilimento di Nantes non risponde tanto ad una logica industriale, quanto al progetto di accorpare la produzione in un solo stabilimento francese, per poi poterlo cedere al migliore acquirente. L'occupazione è quindi proseguita sino al successivo mercoledì 11 marzo, quando gli occupanti hanno ottenuto assicurazione circa il mantenimento di alcune lavorazioni in loco e che sarà fatto tutto il possibile per salvare i posti di lavoro che verranno persi.

Mobilitazione contro la chiusura della Fiat a Pomigliano

Gli annunciati esuberi allo stabilimento di Pomigliano d'Arco, dove la Fiat punta a un drastico ridimensionamento dello stabilimento, rappresentano la volontà dei padroni di scaricare la crisi generale dell'auto sulle spalle dei lavoratori.
Solo un anno fa Marchionne era osannato da Fiom, Fim, Uilm, Fismic e da tutti i partiti che ne magnificavano il "piano" che già allora presentava l'amaro conto di 316 operai dislocati a Nola (reparto confine) e licenziamenti politici contro i lavoratori che non abbassavano la testa all'autoritarismo Fiat. Dopo il periodo di cassa integrazione, né governo, né le istituzioni locali, né la Fiat e tantomeno Fiom, Fim, Uilm, Fismic si sono impegnati al mantenimento dei livelli occupazionali. Dopo la grande mobilitazione della città, che ha visto manifestare insieme ai lavoratrori della Fiat e dell'indotto quelli dell'Atitech e i movimenti sociali della Campania, sono previste nuove iniziative di lotta.
"E' necessario intraprendere una lotta ancora più efficace per non soccombere al drammatico destino che governo, Confindustria e sindacati collaborazionisti hanno preparato a questo stabilimento". Il 12 marzo si è tenuta una partecipata assemblea ai cancelli della Fiat di Pomigliano indetta da Cub, Conf. Cobas, SdL. Nell'assemblea, che ha coinvolto lavoratori dei due turni, è stata ribadita "la volontà di continuare la lotta affinché nessun posto di lavoro venga perso. Non possiamo accettare – si è detto – che per l'ennesima volta e dopo milioni di euro di finanziamenti pubblici intascati in questi anni da Fiat, la crisi si scarichi sui lavoratori."

Sciopero autoferrotranvieri

Il Coordinamento nazionale del settore trasporti (RdB/CUB – SULT – FLTU/CUB – SLAI Cobas – Conf. Cobas) il 12 marzo ha promosso uno sciopero nazionale, con manifestazione davanti al Ministero del lavoro a Roma. Uno sciopero per il rinnovo del contratto dei trasporti scaduto da ben 15 mesi, contro le nuove regole liberticide in materia di diritto di sciopero e contro l'accordo concertativo attuato al ribasso il 20 dicembre da governo, aziende e Cgil, Cisl e Uil.
Il coordinamento in un suo comunicato evidenzia l'altissima adesione allo sciopero e precisa: "Nelle grandi città italiane, come nelle piccole, l'adesione ha raggiunto punte che le stesse aziende di trasporto pubblico locale sono costrette a quantificare tra l'85 e il 100% realizzando di fatto un vero e proprio referendum contro l'accordo". Adesso si attende che sia immediatamente aperto un tavolo di confronto con le organizzazioni realmente rappresentative della categoria che restituisca agli autoferrotranviari le proprie spettanze. La mancata apertura del tavolo di trattativa non potrà che produrre nuove iniziative di lotta "sulle cui modalità di attuazione sarà aperto un immediato confronto tra il Coordinamento e i lavoratori".

All'Augusta i lavoratori Palmar in sciopero contro soprusi e licenziamenti

I lavoratori della Palmar - che svolgono la loro attività all'interno dell'Agusta a Varese -  già da diversi mesi avevano informato i propri delegati degli atteggiamenti "arroganti e maleducati dei vari responsabili" sia della propria azienda, ma in particolare di quelli della Augusta "che sono pecore con i superiori ma con gli esterni diventano dei leoni". La RSU era già intervenuta diverse volte per denunciare tale situazione. "Per questi motivi hanno perso lo stipendio due lavoratori Palmar assunti a tempo determinato ai quali non è stato confermato il contratto proprio grazie ai reclami ingiustificati dei responsabili Augusta", che a loro volta hanno scaricato la responsabilità della decisione sulla Palmar, lavandosene le mani. Per solidarietà ai licenziati e contro l'arrogante comportamento dei responsabili Augusta, i lavoratori Palmar hanno effettuato il 12 marzo 1 ora di sciopero e la convocazione dell'assemblea per deliberare future iniziative.

18 morti per cancro e il Pm vuole archiviare

 Pare che per la Giustizia italiana abbia maggior rilevanza penale un danno all'ambiente che la vita di decine di lavoratori. Questo sembrerebbe, alla luce della prossima archiviazione, da parte del Pm presso il tribunale di Bassano del Grappa, di una denuncia sporta dai parenti di 18 operai della Tricom o Galvanica, tutti deceduti per cancro.
Alla Tricom - dove si è operato per più di trent'anni causando nella zona un danno ambientale già oggetto di condanna da parte del Tribunale di Cittadella (Pd), come risulta dalla indagine svolta dal locale "Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e sul territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa" - il lavoro era svolto in condizioni disastrose: "In un unico stanzone c'era il reparto d'imballaggio, di cromatura, di verniciatura, di pulitura… nessuno utilizzava guanti, mascherine, non c'erano sistemi di protezione. I dirigenti non fornivano niente di tutto ciò, così come non fu mai detto a quali rischi effettivi si poteva andare incontro.
Oltre al cromo VI e al nichel sono stati trovati ben 7 tipi di cianuro, piombo, soda e composti, acido cianurico… dalle vasche dove avveniva la cromatura saliva una nebbia persistente… il pavimento in cemento era stato corroso e i veleni sono filtrati nel terreno".
E di coperture, a quanto afferma il Comitato, ce ne sono state molte: "Le omissioni dell'ex sindaco DC (uno degli indiziati), che per circa 20 anni  ha amministrato in maniera irresponsabile il paese, coprendo in tutti i modi l'azienda, presso la quale era egli stesso un dirigente."
Per impedire l'archiviazione il  Comitato ha tenuto il 14 marzo 2009 a Bassano una manifestazione pubblica con corteo.

Per contatti e invio informazioni alla rubrica:
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