A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese
Il 6 marzo scorso, i 300 lavoratori dello stabilimento Goss
International di Nantes hanno occupato la fabbrica dopo essere stati
informati che gli impianti ed i macchinari sarebbero stati trasferiti
presso un altro stabilimento nel nord della Francia. La Goss
International è una multinazionale che produce macchine da
stampa per l'editoria e impiega circa 4.000 addetti negli stabilimenti
di Stati Uniti, Francia, Olanda, Giappone e, naturalmente, Cina.
La sua particolarità dipende dal fatto che l'unico azionista
della Goss è la MatlinPatterson Global Opportunities Partners,
un hedge fund la cui abituale strategia consiste nell'acquistare
società finanziariamente deboli, per poi rivenderle con ampi
margini di profitto dopo avere effettuato una feroce ristrutturazione.
E infatti la chiusura dello stabilimento di Nantes non risponde tanto
ad una logica industriale, quanto al progetto di accorpare la
produzione in un solo stabilimento francese, per poi poterlo cedere al
migliore acquirente. L'occupazione è quindi proseguita sino al
successivo mercoledì 11 marzo, quando gli occupanti hanno
ottenuto assicurazione circa il mantenimento di alcune lavorazioni in
loco e che sarà fatto tutto il possibile per salvare i posti di
lavoro che verranno persi.
Gli annunciati esuberi allo stabilimento di Pomigliano d'Arco, dove
la Fiat punta a un drastico ridimensionamento dello stabilimento,
rappresentano la volontà dei padroni di scaricare la crisi
generale dell'auto sulle spalle dei lavoratori.
Solo un anno fa Marchionne era osannato da Fiom, Fim, Uilm, Fismic e da
tutti i partiti che ne magnificavano il "piano" che già allora
presentava l'amaro conto di 316 operai dislocati a Nola (reparto
confine) e licenziamenti politici contro i lavoratori che non
abbassavano la testa all'autoritarismo Fiat. Dopo il periodo di cassa
integrazione, né governo, né le istituzioni locali,
né la Fiat e tantomeno Fiom, Fim, Uilm, Fismic si sono impegnati
al mantenimento dei livelli occupazionali. Dopo la grande mobilitazione
della città, che ha visto manifestare insieme ai lavoratrori
della Fiat e dell'indotto quelli dell'Atitech e i movimenti sociali
della Campania, sono previste nuove iniziative di lotta.
"E' necessario intraprendere una lotta ancora più efficace per
non soccombere al drammatico destino che governo, Confindustria e
sindacati collaborazionisti hanno preparato a questo stabilimento". Il
12 marzo si è tenuta una partecipata assemblea ai cancelli della
Fiat di Pomigliano indetta da Cub, Conf. Cobas, SdL. Nell'assemblea,
che ha coinvolto lavoratori dei due turni, è stata ribadita "la
volontà di continuare la lotta affinché nessun posto di
lavoro venga perso. Non possiamo accettare – si è detto – che
per l'ennesima volta e dopo milioni di euro di finanziamenti pubblici
intascati in questi anni da Fiat, la crisi si scarichi sui lavoratori."
Il Coordinamento nazionale del settore trasporti (RdB/CUB – SULT –
FLTU/CUB – SLAI Cobas – Conf. Cobas) il 12 marzo ha promosso uno
sciopero nazionale, con manifestazione davanti al Ministero del lavoro
a Roma. Uno sciopero per il rinnovo del contratto dei trasporti scaduto
da ben 15 mesi, contro le nuove regole liberticide in materia di
diritto di sciopero e contro l'accordo concertativo attuato al ribasso
il 20 dicembre da governo, aziende e Cgil, Cisl e Uil.
Il coordinamento in un suo comunicato evidenzia l'altissima adesione
allo sciopero e precisa: "Nelle grandi città italiane, come
nelle piccole, l'adesione ha raggiunto punte che le stesse aziende di
trasporto pubblico locale sono costrette a quantificare tra l'85 e il
100% realizzando di fatto un vero e proprio referendum contro
l'accordo". Adesso si attende che sia immediatamente aperto un tavolo
di confronto con le organizzazioni realmente rappresentative della
categoria che restituisca agli autoferrotranviari le proprie spettanze.
La mancata apertura del tavolo di trattativa non potrà che
produrre nuove iniziative di lotta "sulle cui modalità di
attuazione sarà aperto un immediato confronto tra il
Coordinamento e i lavoratori".
I lavoratori della Palmar - che svolgono la loro attività
all'interno dell'Agusta a Varese - già da diversi mesi
avevano informato i propri delegati degli atteggiamenti "arroganti e
maleducati dei vari responsabili" sia della propria azienda, ma in
particolare di quelli della Augusta "che sono pecore con i superiori ma
con gli esterni diventano dei leoni". La RSU era già intervenuta
diverse volte per denunciare tale situazione. "Per questi motivi hanno
perso lo stipendio due lavoratori Palmar assunti a tempo determinato ai
quali non è stato confermato il contratto proprio grazie ai
reclami ingiustificati dei responsabili Augusta", che a loro volta
hanno scaricato la responsabilità della decisione sulla Palmar,
lavandosene le mani. Per solidarietà ai licenziati e contro
l'arrogante comportamento dei responsabili Augusta, i lavoratori Palmar
hanno effettuato il 12 marzo 1 ora di sciopero e la convocazione
dell'assemblea per deliberare future iniziative.
Pare che per la Giustizia italiana abbia maggior rilevanza
penale un danno all'ambiente che la vita di decine di lavoratori.
Questo sembrerebbe, alla luce della prossima archiviazione, da parte
del Pm presso il tribunale di Bassano del Grappa, di una denuncia
sporta dai parenti di 18 operai della Tricom o Galvanica, tutti
deceduti per cancro.
Alla Tricom - dove si è operato per più di trent'anni
causando nella zona un danno ambientale già oggetto di condanna
da parte del Tribunale di Cittadella (Pd), come risulta dalla indagine
svolta dal locale "Comitato per la difesa della salute nei luoghi di
lavoro e sul territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa" - il
lavoro era svolto in condizioni disastrose: "In un unico stanzone c'era
il reparto d'imballaggio, di cromatura, di verniciatura, di pulitura…
nessuno utilizzava guanti, mascherine, non c'erano sistemi di
protezione. I dirigenti non fornivano niente di tutto ciò,
così come non fu mai detto a quali rischi effettivi si poteva
andare incontro.
Oltre al cromo VI e al nichel sono stati trovati ben 7 tipi di cianuro,
piombo, soda e composti, acido cianurico… dalle vasche dove avveniva la
cromatura saliva una nebbia persistente… il pavimento in cemento era
stato corroso e i veleni sono filtrati nel terreno".
E di coperture, a quanto afferma il Comitato, ce ne sono state molte:
"Le omissioni dell'ex sindaco DC (uno degli indiziati), che per circa
20 anni ha amministrato in maniera irresponsabile il paese,
coprendo in tutti i modi l'azienda, presso la quale era egli stesso un
dirigente."
Per impedire l'archiviazione il Comitato ha tenuto il 14 marzo 2009 a Bassano una manifestazione pubblica con corteo.
Per contatti e invio informazioni alla rubrica:
bel-lavoro@federazioneanarchica.org