Umanità Nova, n.13 del 5 aprile 2009, anno 89

Scioperi virtuali e mazze da cava


Bisogna proprio ritornare sull'argomento. Qualche sera fa abbiamo visto un'intervista televisiva dell'abominevole ministro Sacconi che illustrava le sue idee sugli scioperi. Al di là delle conosciute nefandezze del noto provvedimento antisciopero nei servizi ci è piaciuta la soave levità, il bon-ton, l'allegria contagiosa con cui tale sgradevole personaggio descriveva le potenzialità dello sciopero virtuale. Suvvia, sembrava dicesse, che bisogno c'è di esasperare il clima sociale, già così teso, con le vecchie brutte abitudini tipo scioperi, picchetti, cortei. Se i lavoratori sono insoddisfatti delle loro condizioni vadano a lavorare con una fascia bianca al braccio, così tutto si svolgerà regolarmente e avranno manifestato il loro dissenso. Se poi gli scioperanti virtuali vorranno andare a forme di lotta più dura, potranno, sempre lavorando regolarmente, rinunciare allo stipendio della giornata, che sarà devoluto a fondi di solidarietà (gestiti, si suppone con la stessa oculatezza dei fondi pensione...). Grande intuizione quella sacconiana: riportare le buone maniere nel conflitto di classe, espungerne la rozzezza delle forme storiche di lotta a favore di un clima di convivialità e gioia. Chi potrà non essere d'accordo? E' già previsto un emendamento che soddisferà i duri della CGIL, i loro iscritti potranno portare un bel basco rosso invece dell'imbelle fascia bianca.
Tutto ciò è molto buffo, non perché divertente in sé, ma perché mai come nella presente era della virtualità, dove tutto è simboleggiato, rappresentato, iconizzato, lo sfruttamento e l'oppressione di classe sono materialmente, molto materialmente, esibiti e, soprattutto, esercitati sfoggiando l'arroganza di chi non teme opposizioni di sorta. Insomma come disse qualche bello spirito: "La lotta di classe sarà pure finita, ma bisogna che qualcuno avverta i padroni".
Detto questo e siccome non si vorrebbe rattristare nessuno facendo discorsi troppo seri, sarà meglio adeguarci al clima burlesco (tanto si fa per scherzare, già dicono spesso la caccola umana Brunetta e il sommo Merdusconi) e vorremmo immaginare uno scenario fantastico in cui i lavoratori riprendano l'invito di Emile Pouget: "a cattivo salario, cattivo lavoro" e ancor di più, preso atto di vivere in una società militarizzata, riprendano in considerazione le forme di lotta che i loro nonni (nel primo massacro mondiale) avviati come pecore al macello della trincea, avevano pensato e praticato: dal boicottaggio al sabotaggio, alla diserzione, alla punizione degli ufficiali fanatici. Un bel sogno è vero, però un sogno. Allora, molto più semplicemente e realisticamente, si potrebbe adottare gli strumenti dialettici che proponeva Woody Allen nei confronti dei neonazisti: mazze da baseball per rompere i ...tavoli di trattativa. E siccome siamo autarchici, magari invece mazze da cava, seguendo l'esempio carrarino.

Lady Skimmington e Captain Pouch

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