Bisogna proprio ritornare
sull'argomento. Qualche sera fa abbiamo visto un'intervista televisiva
dell'abominevole ministro Sacconi che illustrava le sue idee sugli
scioperi. Al di là delle conosciute nefandezze del noto
provvedimento antisciopero nei servizi ci è piaciuta la soave
levità, il bon-ton, l'allegria contagiosa con cui tale
sgradevole personaggio descriveva le potenzialità dello sciopero
virtuale. Suvvia, sembrava dicesse, che bisogno c'è di
esasperare il clima sociale, già così teso, con le
vecchie brutte abitudini tipo scioperi, picchetti, cortei. Se i
lavoratori sono insoddisfatti delle loro condizioni vadano a lavorare
con una fascia bianca al braccio, così tutto si svolgerà
regolarmente e avranno manifestato il loro dissenso. Se poi gli
scioperanti virtuali vorranno andare a forme di lotta più dura,
potranno, sempre lavorando regolarmente, rinunciare allo stipendio
della giornata, che sarà devoluto a fondi di solidarietà
(gestiti, si suppone con la stessa oculatezza dei fondi pensione...).
Grande intuizione quella sacconiana: riportare le buone maniere nel
conflitto di classe, espungerne la rozzezza delle forme storiche di
lotta a favore di un clima di convivialità e gioia. Chi
potrà non essere d'accordo? E' già previsto un
emendamento che soddisferà i duri della CGIL, i loro iscritti
potranno portare un bel basco rosso invece dell'imbelle fascia bianca.
Tutto ciò è molto
buffo, non perché divertente in sé, ma perché mai
come nella presente era della virtualità, dove tutto è
simboleggiato, rappresentato, iconizzato, lo sfruttamento e
l'oppressione di classe sono materialmente, molto materialmente,
esibiti e, soprattutto, esercitati sfoggiando l'arroganza di chi non
teme opposizioni di sorta. Insomma come disse qualche bello spirito:
"La lotta di classe sarà pure finita, ma bisogna che qualcuno
avverta i padroni".
Detto questo e siccome non si
vorrebbe rattristare nessuno facendo discorsi troppo seri, sarà
meglio adeguarci al clima burlesco (tanto si fa per scherzare,
già dicono spesso la caccola umana Brunetta e il sommo
Merdusconi) e vorremmo immaginare uno scenario fantastico in cui i
lavoratori riprendano l'invito di Emile Pouget: "a cattivo salario,
cattivo lavoro" e ancor di più, preso atto di vivere in una
società militarizzata, riprendano in considerazione le forme di
lotta che i loro nonni (nel primo massacro mondiale) avviati come
pecore al macello della trincea, avevano pensato e praticato: dal
boicottaggio al sabotaggio, alla diserzione, alla punizione degli
ufficiali fanatici. Un bel sogno è vero, però un sogno.
Allora, molto più semplicemente e realisticamente, si potrebbe
adottare gli strumenti dialettici che proponeva Woody Allen nei
confronti dei neonazisti: mazze da baseball per rompere i ...tavoli di
trattativa. E siccome siamo autarchici, magari invece mazze da cava,
seguendo l'esempio carrarino.
Lady Skimmington e Captain Pouch