Umanità Nova, n.13 del 5 aprile 2009, anno 89

Bel lAvoro


A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese

Dalla Francia: Come convincere i dirigenti a firmare gli accordi

A riprova del fatto che in Francia i lavoratori siano ancora in grado di decidere autonomamente cosa e come fare per difendersi, ecco che il precedente caso della Sony France comincia a fare scuola.
25 marzo 2009, prime ore del mattino: siamo a Pithiviers, regione del Loiret, nella sede della locale fabbrica 3M, dove si sta svolgendo da ore una trattativa che verte sulla richiesta di pagamento delle ore di sciopero, richiesta alla quale il direttore, Luc Rousselet, si oppone, definendola una "ingiustizia" nei confronti di coloro che invece hanno lavorato. Da notare che la fabbrica è in sciopero a tempo indeterminato sin dal giorno 20 per opporsi a una ristrutturazione che eliminirebbe 110 posti di lavoro su 235, a fronte di una indennità per chi viene licenziato considerata irrisoria.
I lavoratori chiedono invece garanzie certe per chi resta al lavoro e una indennità di mobilità per 24 mesi per chi perde il posto di lavoro. Giunti alle 3 del mattino, quando le trattative vengono interrotte senza che si sia arrivati a un minimo accordo, i lavoratori decidono di "trattenere" a tempo inderminato monsieur Rousselet nel suo ufficio e dichiarano: "Se dobbiamo fare come alla Sony, lo faremo, non abbiamo nulla da perdere! Se la 3M vuole ristrutturare, allora deve pagare".
L'ospitalità di cui ha goduto controvoglia il Signor Rousselet è infine terminata nella nottata  tra il 25 ed il 26 marzo, dopo che la 3M ha firmato un protocollo con il quale si impegna a farsi carico di tutte le conseguenze sociali della ristrutturazione, compreso il ricollocamento dei licenziati, mediante un aumento significativo del proprio apporto finanziario.

Sciopero nazionale dei lavoratori Comdata

La decisione della direzione della Comdata, società torinese specializzata nella cosiddetta "Information Technology" e nel settore del customer care, di procedere ad una pesante ristrutturazione con conseguenti tagli del personale nelle varie sedi (Torino, Ivrea, Asti, Genova, La Spezia, Scarmagno e Milano) è stata oggetto il 23 marzo di uno sciopero dei lavoratori dell'intero gruppo, che ha coinvolto le varie sedi con una partecipazione molto alta. E' importante prima di tutto sottolineare come questa ristrutturazione non sia causata dalle difficoltà della crisi economica, dato che l'azienda in questione gode di ottima salute. Anzi, proprio perchè la Comdata naviga a gonfie vele, si appresta a consolidare il suo posizionamento nel settore nel quale opera, magari puntando anche ad una diversificazione degli investimenti. Il problema è che a fare le spese di questo "salto di qualità" dovrebbero essere circa 1.500 lavoratori!
Sono stati organizzati presidi dalla FLMUniti Cub a Torino e dai Cobas ad Ivrea. A Torino si è svolto un riuscito presidio davanti alla sede della Comdata, nonostante il tentativo da parte della direzione di mettere i bastoni tra le ruote sia mediante il transennamento di una porzione della strada, sia posizionando due furgoni in posizione strategica davanti all'entrata. Tentativo non riuscito in quanto i lavoratori hanno, a loro volta, parcheggiato un auto bloccando la manovra. Il presidio si è poi trasferito davanti alla sede della Regione Piemonte. Lo sciopero è da considerarsi ben riuscito soprattutto considerando l'elevata partecipazione dei lavoratori precari, che nella sede di Torino rappresentano circa il 60 per cento della forza lavoro.
Nota divertente: la polizia locale ha multato l'azienda per il transennamento abusivo e per la vicenda dei due furgoni e l'ha denunciata per occupazione abusiva di suolo pubblico.

Sciopero alla Telecom contro i tagli

Durante lo sciopero promosso nella giornata del 13 marzo dai Cobas Lavoro Privato e FLMUniti CUB è stata organizzata una manifestazione nazionale di protesta dei lavoratori della Telecom davanti alla sede della direzione generale del gruppo a Roma, in Corso Italia, L'iniziativa di lotta è stata indetta contro i tagli previsti dal piano 2009-2011, presentato lo scorso dicembre dall'amministratore delegato dell'azienda Franco Barnabè.
Telecom prevede una riduzione di circa 4.300 persone, che si vanno ad aggiungere ai 5.000 che sono stati mandati in mobilità con un accordo sottoscritto a settembre del 2008. "I lavoratori non ci stanno a subire questo ulteriore taglio di personale, che si facciano investimenti seri sulla telefonia in Italia e ci si occupi un po' meno di questioni finanziarie". Lo ha detto Alessandro Pullara, Cobas Telecom. Marina Buggero, Rsu Cobas Telecom, aggiunge: "Noi non siamo disposti a rinunciare a nulla, perché tutti i lavoratori e le lavoratrici di Telecom Italia hanno duramente sofferto in questi ultimi dieci anni; c'è stata un'azienda che è stata letteralmente spolpata, saccheggiata: era un bene pubblico, una ricchezza per tutto il paese. Sarebbe opportuno tagliare gli stipendi dei nostri cari dirigenti e del consiglio di amministrazione, oltre le buone uscite degli ex, che pesano il 25% del costo del lavoro. Invece di accanirsi verso il lavoratori, i cui stipendi non consentono di arrivare alla fine del mese".

Cade la montatura contro i licenziati alla Fiat di Pomigliano per rappresaglia

Con ordinanza depositata il 25 marzo si chiede il reintegro in fabbrica degli altri tre degli otto licenziati (all'epoca dipendenti TNT, poi DHL – oggi il ramo d'azienda è stato rilevato di nuovo dalla Fiat). I licenziamenti sono stati una rappresaglia per ciò che avvenne all'assemblea di 'San Valentino' del 2006, tenutasi nello stabilimento di Pomigliano D'Arco, quando migliaia di lavoratori, con lo Slai Cobas, contestarono vivacemente Fiom – Fim – Uilm – Fismic  per la "stipula del contratto bidone dei metalmeccanici". Successivamente la Fiat deportò dallo stabilimento di Pomigliano al reparto-confino di Nola 316 lavoratori tra attivisti sindacali e ammalati, di cui 137 militanti dello Slai Cobas: "L'illecita operazione di 'depurazione sindacale' fu sottoscritta tra Fiat e Fiom – Fim – Uilm – Fismic all'unico scopo di eliminare l'opposizione interna per dare il via all'accordo sul 'piano Marchionne'. Accordo che oggi sta portando alla chiusura della fabbrica".

Sciopero alla Bang e Olufsen che liquida i suoi dipendenti

È stato indetta il 19 marzo una giornata di sciopero dei lavoratori della Bang e Olufsen, con presidio davanti alla sede milanese, contro il licenziamento di 13 dei 19 dipendenti. La filiale italiana di Bang e Olufsen, azienda di dispositivi elettronici audio e video, oltre a cellulari, telefonia per auto e digital media di alto livello, riduce a sei i propri lavoratori. "Quando in una filiale si licenzia oltre il 68% dei dipendenti è abbastanza evidente che si voglia chiudere definitivamente i battenti", questa la convinzione espressa dai dipendenti. Promotori dell'agitazione i lavoratori della Flaica-CUB e Filcams-CGIL che si sono opposti al provvedimento chiedendo il ritiro immediato dei licenziamenti. Finora l'azienda non ha dato una risposta e le trattative sono ancora in corso.
Anche la mobilitazione.

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