"La crisi finanziaria è recessione economica globale e
la realtà della situazione è sotto gli occhi di noi
tutti: rialzo dei prezzi e taglio dei salari, licenziamenti e
indebitamenti crescenti. Le istituzioni governative e dell'economia
mondiale fanno pagare a noi i loro errori (...) Governo e padroni, nel
proteggere i propri interessi, perdono legittimità e la rabbia
dei lavoratori diventa via via più evidente, dopo un decennio di
forzata 'pace sociale'". Così gli anarchici di Londra iniziavano
il proprio comunicato che chiamava alle mobilitazioni contro il G20.
"Freedom", storico periodico libertario, nel numero del 14 marzo dava
loro voce nell'intenzione di contribuire a quella che i media
mainstream chiamano la "nuova estate di rabbia". Gli avvenimenti a
cavallo tra marzo e aprile, i grandi e determinati cortei di
contestazione al G20 e al vertice per il sessantesimo anno della NATO a
Strasburgo, sul confine tra Francia e Germania, hanno "bucato lo
schermo" e trovato spazio nelle analisi sociologiche dei giornali
mainistream, ma sono solo uno dei segni più spettacolari di una
conflittualità crescente che investe l'Europa. Le azioni dirette
operaie, le occupazioni, i sequestri dei dirigenti, gli scioperi
selvaggi crescono contemporaneamente alla protesta di studenti e
lavoratori delle scuole e dell'università determinati a opporsi
alla svendita del sistema pubblico di istruzione e ai tagli mirati che
investono il mondo della formazione di tutta Europa. In Inghilterra,
Francia e Germania, in Grecia, Spagna, Italia, in Croazia e nell'Est
Europa l'insofferenza verso padroni e governanti cresce. Una situazione
esplosiva, nella quale possono d'altra parte trovare terreno fertile
slogan nazionalisti, come quel "British Jobs for British Workers"
che abbiamo letto sui cartelli dei lavoratori inglesi qualche settimane
fa, conseguenza spesso di un razzismo di stato dispiegato a gonfie vele
e contro cui anche in Italia si combatte quotidianamente. E però
la "turbolenza" europea mostra caratteri evidenti di solidarietà
tra sfruttati, di internazionalismo, forte, anche, di anni di lotte
antirazziste contro la legislazione dei campi per migranti, delle
barriere, delle "sciagure" in mare. Nuovi soggetti prendono la parola e
scendono in strada: non sono più solo coloro che hanno dato vita
al movimento antiglobalizzazione degli ultimi anni, quanto piuttosto
lavoratori, disoccupati, studenti che vivono sulla propria pelle la
crisi, qui e ora. Intanto i "Grandi della terra" mettono in scena la
solita pagliacciata, nel tentativo di mascherare la paura di
un'élite che dimostra di non volere capire la portata della
crisi, salvo proporre mezze misure, spacciate come la "nuova
Bretton-Woods", nel tentativo di trasformare la caduta in atterraggio.
A costoro, il benvenuto glielo hanno dato i trentacinquemila che nella
giornata del 28 marzo si sono riversati nelle strade al grido di "Put
the people first!", per darsi un successivo appuntamento il 1 aprile.
Nonostante l'isterica campagna di criminalizzazione preventiva,
migliaia di persone si sono concentrare nella piazza antistante la
Banca d'Inghilterra, decisi non solo a "mettere le persone al primo
posto", ma di mettervi la rabbia operaia ("Put working class anger
first"). La polizia – in assetto antisommosa, forte di cavalli, cani,
spray urticante – ha circondato chi dimostrava: al tentativo di uscire
dalla trappola, le cariche hanno causato diversi feriti e un uomo, Ian
Tomlinson, è morto. Secondo i testimoni, i poliziotti lo hanno
spinto violentemente sull'asfalto, manganellandolo più volte; ha
cercato quindi di rialzarsi per poi perdere i sensi: un arresto
cardiaco ne avrebbe determinato la morte. Mentre i "Grandi"
discettavano di "mancanza di moralità" i loro difensori
obbedivano agli ordini e continuavano così a macchiarsi delle
solite brutalità, attaccando in serata i dimostranti che avevano
dato vita al Climate camp, per denunciare il collasso ecologico
prodotto dall'economia di mercato. Azioni e scontri si sono susseguiti
in varie parti della città; il giorno dopo centinaia di persone
sono tornate di fronte alla Banca di Inghilterra per denunciare la
brutalità poliziesca, mentre decine di poliziotti irrompevano in
due squats in East London arrestando alcuni attivisti. La polizia
inglese ha mostrato i denti, ma questo dà ancora maggiore forza
allo "stare fianco a fianco con tutti quelli che agiscono direttamente
conto la situazione attuale contro lo stato e le sue istituzioni, i
padroni e il capitalismo a cui sono aggrappati e andare contro a chi
cerca di bloccare o recuperare queste pratiche – fascisti, forze
governative, élite sindacale e l'industria dei media (...)".
Così avevano detto gli anarchici di Londra.
A. Soto