Umanità Nova, n.14 del 12 aprile 2009, anno 89

Put working class anger first


"La  crisi finanziaria è recessione economica globale e la realtà della situazione è sotto gli occhi di noi tutti: rialzo dei prezzi e taglio dei salari, licenziamenti e indebitamenti crescenti. Le istituzioni governative e dell'economia mondiale fanno pagare a noi i loro errori (...) Governo e padroni, nel proteggere i propri interessi, perdono legittimità e la rabbia dei lavoratori diventa via via più evidente, dopo un decennio di forzata 'pace sociale'". Così gli anarchici di Londra iniziavano il proprio comunicato che chiamava alle mobilitazioni contro il G20. "Freedom", storico periodico libertario, nel numero del 14 marzo dava loro voce nell'intenzione di contribuire a quella che i media mainstream chiamano la "nuova estate di rabbia". Gli avvenimenti a cavallo tra marzo e aprile, i grandi e determinati cortei di contestazione al G20 e al vertice per il sessantesimo anno della NATO a Strasburgo, sul confine tra Francia e Germania, hanno "bucato lo schermo" e trovato spazio nelle analisi sociologiche dei giornali mainistream, ma sono solo uno dei segni più spettacolari di una conflittualità crescente che investe l'Europa. Le azioni dirette operaie, le occupazioni, i sequestri dei dirigenti, gli scioperi selvaggi crescono contemporaneamente alla protesta di studenti e lavoratori delle scuole e dell'università determinati a opporsi alla svendita del sistema pubblico di istruzione e ai tagli mirati che investono il mondo della formazione di tutta Europa. In Inghilterra, Francia e Germania, in Grecia, Spagna, Italia, in Croazia e nell'Est Europa l'insofferenza verso padroni e governanti cresce. Una situazione esplosiva, nella quale possono d'altra parte trovare terreno fertile slogan nazionalisti, come quel  "British Jobs for British Workers" che abbiamo letto sui cartelli dei lavoratori inglesi qualche settimane fa, conseguenza spesso di un razzismo di stato dispiegato a gonfie vele e contro cui anche in Italia si combatte quotidianamente. E però la "turbolenza" europea mostra caratteri evidenti di solidarietà tra sfruttati, di internazionalismo, forte, anche, di anni di lotte antirazziste contro la legislazione dei campi per migranti, delle barriere, delle "sciagure" in mare. Nuovi soggetti prendono la parola e scendono in strada: non sono più solo coloro che hanno dato vita al movimento antiglobalizzazione degli ultimi anni, quanto piuttosto lavoratori, disoccupati, studenti che vivono sulla propria pelle la crisi, qui e ora. Intanto i "Grandi della terra" mettono in scena la solita pagliacciata, nel tentativo di mascherare la  paura di un'élite che dimostra di non volere capire la portata della crisi, salvo proporre mezze misure, spacciate come la "nuova Bretton-Woods", nel tentativo di trasformare la caduta in atterraggio. A costoro, il benvenuto glielo hanno dato i trentacinquemila che nella giornata del 28 marzo si sono riversati nelle strade al grido di "Put the people first!", per darsi un successivo appuntamento il 1 aprile. Nonostante l'isterica campagna di criminalizzazione preventiva, migliaia di persone si sono concentrare nella piazza antistante la Banca d'Inghilterra, decisi non solo a "mettere le persone al primo posto", ma di mettervi la rabbia operaia ("Put working class anger first"). La polizia – in assetto antisommosa, forte di cavalli, cani, spray urticante – ha circondato chi dimostrava: al tentativo di uscire dalla trappola, le cariche hanno causato diversi feriti e un uomo, Ian Tomlinson, è morto. Secondo i testimoni, i poliziotti lo hanno spinto violentemente sull'asfalto, manganellandolo più volte; ha cercato quindi di rialzarsi per poi perdere i sensi:  un arresto cardiaco  ne avrebbe determinato la morte. Mentre i "Grandi" discettavano di "mancanza di moralità" i loro difensori obbedivano agli ordini e continuavano così a macchiarsi delle solite brutalità, attaccando in serata i dimostranti che avevano dato vita al Climate camp, per denunciare il collasso ecologico prodotto dall'economia di mercato. Azioni e scontri si sono susseguiti in varie parti della città; il giorno dopo centinaia di persone sono tornate di fronte alla Banca di Inghilterra per denunciare la brutalità poliziesca, mentre decine di poliziotti irrompevano in due squats in East London arrestando alcuni attivisti. La polizia inglese ha mostrato i denti, ma questo dà ancora maggiore forza allo "stare fianco a fianco con tutti quelli che agiscono direttamente conto la situazione attuale contro lo stato e le sue istituzioni, i padroni e il capitalismo a cui sono aggrappati e andare contro a chi cerca di bloccare o recuperare queste pratiche – fascisti, forze governative, élite sindacale e l'industria dei media (...)". Così avevano detto gli anarchici di Londra.

A. Soto

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