Umanità Nova, n.14 del 12 aprile 2009, anno 89

Cinema. Louise (trattino) michel


Regia e sceneggiatura di Benoit Delépine, Gustave Kervern.

Per prima cosa va chiarito che il titolo fa riferimento ai nomi di due personaggi e non alla compagna protagonista dell’epopea della Comune di Parigi, anche se questa scelta - furbetta o meno che sia - non è assolutamente casuale, come si capirà guardando il film.
La storia si apre mostrando come il comunismo, nonostante sia stato dichiarato morto, è ancora molto difficile da eliminare e si chiude con l’incontestabile affermazione che la liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi. In mezzo scorre una vicenda che prende le mosse da una situazione tragicamente concreta e reale, come la rabbia di un gruppo di lavoratrici per la sparizione della fabbrica dove lavoravano e che poi si sviluppa attraverso una specie di fiaba per adulti nella quale si susseguono scene simboliche e metaforiche, che corrono veloci verso una sorta di doppio finale. Uno, scontato lieto fine degno delle peggiori commedie e un secondo, per certi versi più amaro, che però arriva solo dopo i titoli di coda.
Ridurre la trama, come hanno fatto molti, alla storia di un killer maldestro assoldato da operaie incavolate per aver perso il lavoro non rende giustizia al film, nella vicenda principale si innestano le storie personali dei due protagonisti la cui vita ci viene raccontata attraverso flash-back, brevi ma essenziali. Sono Louise e Michel i veri eroi del film, personaggi forse eccessivi, ma che sicuramente rappresentano un condensato di una serie di personalità molto diverse, alcune con tratti piacevoli, altre meno.
Nonostante non manchino diversi momenti esilaranti, non si tratta certo di un film comico o satirico, piuttosto ricorda un po’ certi film indipendenti degli anni ‘70, con tutti i loro pregi e difetti, alcuni dei quali dovuti solo al fatto che si tratta di una produzione a basso costo e non un colossal. Il film piacerà a quelli che hanno apprezzato “Delicatessen”, un film del 1991 che condivide con questo non solo l’humor noir e una certa atmosfera onirica, ma anche alcuni cromatismi e piacerà anche a chi ama i film politicamente scorretti, visto che una delle sue cifre principali è una certa ambiguità di fondo. Il film ha avuto, anche grazie a quello che sta succedendo in Francia, e non solo, un discreto lancio pubblicitario, anche se il fatto che sul giornale del padronato italiano sia stato recensito più che favorevolmente dovrebbe comunque dare da pensare.

Pepsy

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