Umanità Nova, n.14 del 12 aprile 2009, anno 89

Ricordando. Michelangelo de Pinto


Michele, per noi tutti Michele la scopa, lo conoscevo da quasi 40 anni. Militante di L.C. "duro e puro" fino allo scioglimento di Rimini, si era ritrovato un cane sciolto del "movimento", dividendo i suoi interessi tra la politica, il fumo ed il reggae. Quando mi prestava la sua copia del quotidiano LC esigeva che non ne fosse sgualcita la piega, ne aveva un archivio a casa. Poi, una sorta di metamorfosi esistenziale ce lo aveva restituito, insieme a non pochi altri, ad una dimensione sgombra dai  pregiudizi ideologici. Michele la scopa era un "tipo" che non si poteva non notare: bassino, occhiali fondi di bottiglia, capelli lunghi riccioluti sempre scomposti e arruffati, un poco ingobbito, trasandato nel vestire, rappresentava anche fisicamente l'altro, il deviante, il marginale. Aveva poco più di cinquant'anni ed era in forte credito con la vita o, almeno, con quello che molti di noi reputiamo la vita ci debba. Con il lavoro aveva un vero e proprio rifiuto (sono mitici i contrasti con i medici compagni che si stancavano di rilasciargli certificati), non credo abbia mai avuto altro mezzo che le proprie gambe e queste cose, insieme a molte altre, facevano di lui uno "sfigato", snobbato anche da molti compagni. Negli ultimi anni, credo almeno da  una quindicina, si era avvicinato all'anarchia e ne aveva interpretato gli aspetti che meglio si legavano alla sua personalità: istintivo, irriverente, graffiante, urlante, irriducibile, refrattario. Sono ormai più di vent'anni che non vivo a Molfetta, ma mi è capitato divederlo, in qualche manifestazione, di sentirlo insultare apertamente, in faccia, sindaci e politici. Il suo ambiente politico di riferimento era quello dei "nuovi" anarchici, ragazzi e giovani dei centri sociali, tra i quali si ritrovava benissimo nonostante il divario anagrafico. Aveva delle remore, invece, nei confronti degli anarchici "storici", ormai "normalizzati" tra lavoro, casa, famiglia, mutuo auto e vacanze. Aveva una grande socievolezza che era l'espressione di una grande voglia di vivere e di cercare in terra almeno qualche briciola di felicità. L'ultima volta l'ho visto al 25 aprile del'anno scorso quando, con i compagni delle "Macerie" e i neo extraparlamentari  aveva organizzato una manifestazione alternativa a quella del sindaco, senatore di Forza Italia, e che quarant'anni fa con Michele e lotta continua, e noi del  gruppo comunista anarchico, esponente del Manifesto Pdup, rappresentava la scommessa di un mondo nuovo. Michele la scopa non era un teorico né uno stratega, si muoveva sopra un suo particolare piano di umana simpatia e irriverenza verso tutto e tutti. Ho due immagini di lui che mi si affacciano più prepotenti alla memoria: il suo ghigno irritante e corrosivo mentre grida "Vaccac!" (vai a cagare) e la "pietas" della sua sciarpa rossa messa dentro la bara di un compagno morto di incidente stradale in un gennaio di quasi trent'anni fa. Spero che qualcuno la metta anche a te, Michele, e che la mettano dei colori giusti. Statt' 'bbune M'ché.

Antonio S.

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