Umanità Nova, n.15 del 19 aprile 2009, anno 89

Bel lAvoro


A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese

In Gran Bretagna occupazioni di fabbriche contro la crisi

La crisi dell'auto colpisce duramente in Inghilterra nelle tre fabbriche della Visteon, produttrice di pezzi di ricambio per marche famose quali Ford, Janguar e Land Rover, che dal 2000 a oggi ha accumulato perdite per ben 669 milioni di sterline. Di qui la messa in amministrazione della società ed il licenziamento per 565 lavoratori.
La prima fabbrica a muoversi è stata quella situata nel Nord Irlanda, a Belfast, dove gli impianti sono stati occupati dai 210 dipendenti, per ottenere almeno un aumento dell'indennità di disoccupazione.
A seguire le altre due fabbriche in Gran Bretagna, a Enfield e Basildon. A Enfield i 227 dipendenti erano stati invitati il 1 aprile a raccogliere i loro beni personali e a uscire, ma molti si sono rifiutati di obbedire: 70 di loro sono saliti sul tetto dell'impianto mentre gli altri picchettavano i cancelli. "Resteremo qui finchè ce ne sarà bisogno – ha detto uno di loro – vogliamo dimostrare che non possono prender la gente e buttarla fuori, non siamo dei manichini", e un altro: "Sono disgustato, un collega che era uscito da qui un anno fa sta ancora cercando un lavoro qualsiasi". I lavoratori stanno progettando ora di andare in massa allo stabilimento Ford di Dagenham per convincere i colleghi a attuare uno sciopero di solidarietà.
Stessa vicenda alla fabbrica di Basildon, nell'Essex, dove 173 dipendenti sono stati lasciati a casa. Anche qui lo stabilimento è stato occupato da una parte dei lavoratori.

Anche in Italia i manager non hanno sempre vita facile

Mentre in Francia e poi anche in Belgio si diffondeva la risposta dei lavoratori licenziati, nel bel paese invece tutto filava liscio, senza scosse, grazie a quell'opera di moderazione sindacale di cui si è ultimamente vantato il segretario generale della CGIL Epifani, attribuendosene (a ragione) il merito.
Eppure, pare invece che non sia sempre andata così. Solo ora infatti è filtrata la notizia di un curioso fatterello al quale, chissà poi per quale strano motivo, la stampa italiana non ha dedicato la minima attenzione. Il 25 febbraio, allo stabilimento di piobesi (to) della olimpias, società del gruppo benetton, si sta svolgendo l'ultimo atto di un dramma che riguarda ben 143 lavoratori. Il dirigente della benetton sta trattando da ore con i sindacati, ma non molla: i 143 dipendenti saranno tutti licenziati, senza cassa integrazione per ristrutturazione e senza incentivi. Questo è il diktat della olimpias, che ora non si vanta più dal sito ufficiale della società: "la nostra struttura industriale è all'avanguardia, ma si basa prima di tutto sulle persone e sulle loro sapienti conoscenze artigianali".
All'annuncio che la proprietà non cede di un passo, gli operai invadono gli uffici e assediano furibondi il dirigente e il suo segretario fin quando, verso le 18 saranno proprio i dirigenti sindacali a chiamare i carabinieri per impedire il peggio. Neanche l'intervento della benemerita riesce tuttavia a calmare gli animi finché, solo alle 22,30, i due malcapitati verranno fatti uscire furtivamente da una porta secondaria.
Risultato: la trattativa è stata in seguito riaperta e si è chiusa ai primi di aprile concedendo questa volta due anni di cassa integrazione, un incentivo per l´uscita e l´impegno della olimpias a ricollocare una parte dei dipendenti. Con le buone maniere si ottiene tutto...

Torino: presidio dei lavoratori Comdata alla sede dell'Unione industriale

Martedì 7 aprile 2009 si è svolto presso la sede dell'Unione industriale di Torino un presidio dei lavoratori Comdata. La FLMUniti-CUB ha dichiarato quattro ore di sciopero in concomitanza dell'incontro tra azienda e sindacati confederali presso la sede di via Fanti a Torino.  Il presidio, iniziato alle 10 e si è concluso alle 14,  ha visto la partecipazione di oltre 50 lavoratori ai quali si sono aggiunti numerosi altri provenienti da altre realtà in lotta come la Indesit, Dyaco, Fiat Iveco. Inoltre hanno portato la loro solidarietà anche gli ex-operai della Thyssen che fanno riferimento alla "Associazione Legami d'Acciaio".
Durante l'incontro l'azienda avrebbe dovuto presentare il piano industriale. Da alcune indiscrezioni raccolte al termine del confronto non sono state fornite cifre sugli esuberi, che secondo alcune autorevoli fonti (SLC-CGIL), riguarderebbero 1000-1500 dipendenti. L'azienda si è rifiutata di smentire questa ipotesi in quanto nega di aver mai dichiarato tali cifre.

Presidio a Malpensa in difesa del posto di lavoro

Nella mattina del 24 marzo alcuni lavoratori all'aereoporto di Malpensa hanno promosso un presidio di protesta, seguito da un tentativo di occupazione dell'ufficio direzionale di Aviapartner, al terzo piano di Terminal1. Successivamente la situazione si è un po' stemperata, portando adun diretto confronto con la controparte.
Il motivo dell'iniziativa di lotta, che ha coinvolto 13 lavoratori addetti alla pulizia degli aerei, è stato quello della chiusura della società Gs Serice nella quale lavoravano e che fino alolo scorso 31 dicembre deteneva l'appalto di Aviapartner. In un primo momento, della loro vicenda si erano interessati Cgil-Cisl-Uil, che avevano concordato di mantenere i posti di lavoro fino il 31 gennaio presso il committente e, successivamente, non trovando soluzioni adeguate, di far continuare il loro lavoro in "cooperativa". Ma i 13 lavoratori hanno rifiutato questa soluzione di precarietà, organizzandosi con lo Slai Cobas, con l'obbiettivo dell'assunzione definitiva nella stessa azienda dove svolgono il proprio lavoro.

Blocco della portineria alla So.gester contro i licenziamenti

Una quindicina di compagni, fra cui i quattro lavoratori rumeni licenziati, il 9 aprile hanno organizzato il secondo picchetto alla So.gester di S.Giuliano milanese (MI), bloccando per circa 3 ore i cancelli dell'azienda.
"Ricordiamo che la vertenza – riporta un comunicato del Comitato antirazzista milanese – è iniziata un mese fa (vedi Bel lAvoro del 15 marzo 2009) con un picchetto durato l'intera giornata in risposta alle manovre della ditta, in stato fallimentare e in regime di Prodi/bis, che nei mesi precedenti aveva provveduto a cambiare la cooperativa cui appaltava i lavori di facchinaggio, riducendo i salari di tutti i dipendenti e licenziando coloro che si erano rifiutati di sottostare alle nuove condizioni di maggior sfruttamento".
Nell'incontro con i legali dell'azienda dopo il primo picchetto sono stati ottenuti scarsi risultati (si rivendicava il reintegro dei licenziati alle stesse condizioni di partenza;  il pagamento di circa 9000 euro di arretrati persi, tra contributi e stipendi). Per tenere sotto pressione l'azienda, messa recentemente sotto controllo di un "commissario del tribunale", si è arrivati a questa seconda iniziativa, bloccando i camion carichi (con la solidarietà dei stessi camionisti) sia in arrivo che in partenza, in gran parte verso il porto di Genova, provocando ingenti danni. Solo così si è arrivati velocemente ad impegnare "il commissario" ad un incontro a breve tempo con i lavoratori per affrontare le questioni lasciate aperte. Seguiranno aggiornamenti suld proseguo della lotta.


Per contatti ed invio informazioni a questa rubrica:
bel-lavoro@federazioneanarchica.org

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