Umanità Nova, n.16 del 26 aprile 2009, anno 89

Bel lAvoro


A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese

In Francia continuano i sequestri di manager

Questa volta è toccata a quattro dirigenti (il responsabile per l'Europa, quello per la Francia, la responsabile delle risorse umane e il direttore finanziario) della società Scapa France SAS con stabilimento a Bellegarde (Francia del Sud Est),  filiale del gruppo britannico Scapa.
Il 7 aprile, informati che le trattative per impedire la chiusura dello stabilimento erano fallite dopo un mese di incontri, i sessanta dipendenti della Scapa France hanno "trattenuto" negli uffici i quattro dirigenti per convincerli a recedere dalla decisione.
Dopo una notte passata scomodamente, nella mattinata del giorno 8 i quattro managers sono stati rilasciati solo dopo che le trattative erano state riaperte.
Vale la pena di notare che tutte queste iniziative di lotta, per quanto estreme, diversamente da quanto sarebbe avvenuto da parte delle Confermazioni sindacali di casa nostra, non hanno incontrato la scomunica delle segreterie generali dei sindacati locali (CGT, CFDT, FO ecc.).
"Non dico di approvarle, ma mettetevi nei panni di questi lavoratori che non hanno nulla da perdere" ha detto un rappresentante di Force Ouvrière. E infatti i lavoratori, vista la situazione, hanno autonomamente trovato in questa forma di lotta l'unica via per spuntare le migliori condizioni possibili.
Da un recente sondaggio pubblicato dal quotidiano Le Parisien risulta che il 45% dei Francesi giudica "accettabile" il sequestro dei manager, il 50% lo ritiene invece "inaccettabile", mentre il 5% non si pronuncia.
Quello della Scapa France è il quarto caso in Francia nel giro di meno di un mese e la cosa preoccupa il presidente Sarkozy che ha già recentemente dichiarato: "In uno Stato di diritto la legge va rispettata".
Al presidente Sarkozy una curiosa domanda: "Secondo le regole della vostra democrazia borghese, in caso di pronunciamento del 51% della pubblica opinione francese, tale pratica non dovrebbe avere… legittimità democratica"?

Effetti della crisi economica: sciopero generale nel principato di Monaco

Chiuse le banche, chiusi i supermercati, chiusi ristoranti e caffè, chiusi i grand hotels e anche il casinò. Non sono stati solo i lavoratori dell'ospedale, della società del gas e della Monaco Telecom a scendere in piazza insieme ai dipendenti del settore pubblico.
Anche i croupiers e i musicisti dell'orchestra filarmonica di Montecarlo hanno aderito allo sciopero generale di una intera giornata, indetto il 16 aprile dai sindacati monegaschi, per protestare contro la crisi occupazionale che da tempo colpisce il piccolo principato, il cui tasso di occupazione è sceso in dieci anni dell'11 per cento.
"E' uno sciopero storico, il più importante degli ultimi dieci anni" dice l'Union des Sindycats de Monaco, e continua "Il principato non è mai stato un paradiso per i lavoratori".
Ed ora anche qui, ma ovviamente solo per una parte della società, si preparano tempi grami con licenziamenti e cassa integrazione.
Ma proprio da questa parte della società monegasca è partita la protesta, alla quale hanno partecipato circa 3.000 persone, con una manifestazione notevolmente vivace che ha attraversato la cittadina fino ai piedi della rocca.

Sciopero al Laboraf: il laboratorio analisi esternalizzato dal San Raffaele

Il Laboraf è il laboratorio analisi all'ospedale San Raffaele di Milano, esternalizzato nel 2002, che attualmente, oltre a svolgere tale servizio alla stessa struttura ospedaliera per i pazienti ricoverati e per i centri prelievi, serve alcuni altri piccoli ospedali con propri punti prelievo.  In questa struttura è stato proclamato lo sciopero per tutta la giornata del 30 marzo dalla RSU dell'azienda e dalla segreteria provinciale U.S.I – Sanità.
Lo sciopero era stato deciso in una assemblea generale dei lavoratrori sulla base di una piattaforma che rivendicava: formazione e aggiornamento professionale; colmare le carenze di personale, richiedendo anche l'assunzione dei diversi lavoratori con contratti precari; maggiori equità salariali tra le diverse figure professionali presenti.
L'adesione allo sciopero è stata totale. Uno striscione con la scritta "laboraf on strike" è stato calato dall'alto della palazzina della sede. I lavoratori nella tarda mattinata hanno deciso per un corteo interno percorrendo la struttura ospedaliera fino agli uffici dell'azienda.

Alla Cabind assediano dirigente per difendere il posto di lavoro

Di fronte alla messa in mobilità di tutti i dipendenti della Cabind di Chiusa San Michele  (Torino) che partirà il 5 maggio, in pratica il licenziamento in massa, continuano e si intensificano le iniziative di lotta.
Si è tenuta recentemente una assemblea dei lavoratori che, esasperati da una situazione che non si sblocca (la proprietà non  vuol sentire parlare di eventuali compratori interessati) e in attesa del proprietario americano che arriverà in Italia per dare comunicazioni sulla destinazione del sito Chiusa San Michele, hanno assediato l'ufficio del dirigente Caglieri, in attesa di risposte. Successivamente hanno occupato la strada statale.
"I lavoratori della Cabind hanno dimostrato di non volere attendere pratiche concertative che hanno come fine soltanto quello di rendere meno amara una sorte segnata…" commenta Vincenzo Graziano che segue per il settore metalmeccanici CUB la vicenda, aggiungendo: "C'è in gioco il destino di 78 lavoratori, come organizzazione sindacale dobbiamo essere capaci di dimostrare che solo le forme di lotta conflittuali, fuori da logiche concetative, siano le sole utili alla difesa degli interessi dei lavoratori".

I risultati della mobilitazione contro l'amianto

Tanti anni di lotte degli operai e dei lavoratori della ex Breda di Sesto San Giovanni sono serviti anche per far valere in tribunale il riconoscimento di sacrosanti diritti e nello stesso tempo per aprire una trattativa che ha portato al riconoscimento dei risarcimenti pensionistici per quasi trecento lavoratori. Questa esperienza è frutto di una mobilitazione consistente e determinata, portata avanti attraverso il "Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio".
La scorsa settimana un altro lavoratore ha vinto anche in appello la causa contro l'INPS per il riconoscimento dei contributi pensionistici.  La sentenza della corte d'appello di Milano ha confermato quella di primo grado, condannando l'Inps a riconoscere i contributi pensionistici, ma ha anche ammesso  che il lavoratore fino al giugno 2004 è "stato esposto ad amianto in concentrazioni superiori ai limiti: esposizione diretta, indiretta e ambientale".
La sentenza sgretola uno dei capisaldi su cui finora si basavano l'Inail e l'Inps che, riconoscendo l'esposizione all'amianto solo fino al 1992, cercano di risparmiare sulla pelle dei lavoratori, stabilendo arbitrariamente che da quella data l'amianto è sparito come per incanto dai luoghi di lavoro.

Per contatti e invio informazioni:
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