Umanità Nova, n.18 del 10 maggio 2009, anno 89

Il nostro maggio


Da Spezzano a Torino, da Piombino a Verona, le piazze e le strade si sono riempite di bandiere rossonere. Le voci ferme e altisonanti dei compagni, dai palchi scandivano con decisa determinazione le denunce sociali che nel recente hanno caratterizzato l'impegno del movimento: dalle lotte a fianco dei migranti, all'opposizione a un sistema oramai bancarottiere e decaduto che vorrebbe scaricare i propri fallimenti sulle spalle dei lavoratori, ancora una volta.  
Distanti, ma vicini nella lotta. Le centinaia di chilometri hanno unito ancor più, facendo diventare una sola voce quel grido di libertà e di battaglia, che ha travalicato le inumane frontiere del capitalismo per unirsi allo stesso grido dei compagni di altre zone: dalla Grecia alla Germania, dall'Italia alla Bielorussia, tutti uniti con quella grande forza internazionale e internazionalista che ci ha sempre contraddistinto, rompendo le barriere che ci vorrebbero divisi.
Una forza che nasce dalla efficacia dell'idea anarchica che, attraversando la storia, è arrivata ai giorni nostri ancora attuale e mai scalfita dai mutamenti che in più di un secolo hanno ribaltato, mostrandole nella loro ipocrisia e falsità, tutte le più ragguardevoli credenze politiche.
Un'idea che deve essere portata con energia in ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro ai rapporti sociali, una lotta che deve diventare punto di riferimento di ogni individuo che voglia sentirsi e vivere libero in una società più giusta e solidale.
Autogestione e autodeterminazione. Queste parole sono riecheggiate nelle piazze e nella vie del Primo Maggio Anarchico come indicazione dell'unica strada percorribile per uscire dalla crisi sociale che sta devastando i popoli di tutto il mondo.
Opporsi a un mondo, quello del capitale, che ci vuole sempre più succubi e che sta realizzando il proprio disegno fascistizzando sempre più ogni forma di attività sociale.
L'Anarchia è l'unica soluzione valida da contrapporre al prepotente asservimento. Il Primo Maggio è passato, ma solo come data del calendario, le lotte e l'impegno devono essere le stesse tutti i giorni, tutti assieme lavoratori, disoccupati, migranti e oppressi di ogni luogo, in una partecipazione unitaria per costruire un mondo senza palizzate e muri e abbattere un sistema basato sullo sfruttamento e il depauperamento dei popoli.
Questo è il grido che si è levato il Primo Maggio e che continuerà ininterrotto finché ci sarà anche un solo individuo oppresso!

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