Umanità Nova, n.18 del 10 maggio 2009, anno 89

il nostro mAggio - 2


Milano

"Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte"
I Martiri di Chicago
Stiamo vivendo anni terribili: la crisi economica mondiale sconquassa le dinamiche solidaristiche di classe costruite faticosamente dalle lotte operaie e proletarie negli ultimi decenni.
Gli stati e i governi con le loro associazioni padronali ed economiche, legali e criminali, manovrano la crisi per far pagare il conto ai lavoratori di tutto il mondo.
Non è retorica dire " lavoratori di tutto il mondo".
A Milano come ad Istanbul, a Madrid, a Shangai i lavoratori provengono da ogni angolo della terra e hanno i medesimi problemi.
In ogni nazione vige lo sfruttamento capitalista e milioni di sfruttati stanno soffrendo per dare benessere a una minoranza di privilegiati; affaristi, banchieri, trafficanti di ogni genere... Ciò significa che ogni centimetro quadrato del globo terrestre è un luogo da liberare.
Il nemico è in casa nostra
Sono i padroni e i loro governi
Questo è lo striscione che apriva la manifestazione del 1° Maggio a Milano.
Circa 1000 persone hanno partecipato al corteo.
Un 1° Maggio nato all'insegna della lotta internazionalista e con un obiettivo chiaro: ricostruirne il suo tessuto solidaristico e rivoluzionario originario sintetizzato dallo slogan "sfruttati di tutto il mondo unitevi".
Il Comitato Antirazzista Milanese insieme con il Sindacato di Base Slai Cobas e il Comitato per la Salute e la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, hanno promosso una mobilitazione per la mattina.
Appuntamento era in via dei Transiti dove esiste la più antica occupazione di case di Milano, ma anche dove, da 15 anni, pratica l'Ambulatorio Medico Popolare.
L'AMP è una struttura autorganizzata e autogestita da medici per garantire cure e assistenza gratuita ai cittadini provenienti da tutte le parti del mondo; cure che spesso lo stato italiano rifiuta.
L'Amp non è una struttura assistenziale e caritatevole, ma vuole costruire con il suo intervento una presa di coscienza e di capacità autorganizzativa e solidaristica da parte degli utenti e con gli utenti.
L'Amp è in questo momento sotto l'attacco del comune con uno sfratto politico.
In questi ultimi mesi si è vista una recrudescenza degli attacchi contro chiunque manifesti dissenso o comportamenti "fuori norma": il Comune di Milano, con i suoi accoliti, cerca di rendere la vita dei cittadini un inferno continuo.
Inferno che viene costruito con i mezzi più brutali, anche sgomberi di intere comunità. La campagna di odio portata avanti dalla Lega e dai fascisti che governano Milano ha portato allo sgombero del campo rom del cavalcavia di Bacula. Sicuramente quello era un posto infame per vivere, ma la soluzione è stata il nulla e gli abitanti sono stati buttati in mezzo alla strada, senza alcun posto dove andare e avendo perso anche le poche cose di cui disponevano.
Non è stata migliore la sorte dei rifugiati di guerra del Corno d'Africa, che venerdì 17 aprile avevano occupato un vecchio albergo in disuso a Bruzzano, periferia nord di Milano. 300 persone, donne, uomini e bambini, tutti con i permessi di rifugiati in regola, chiedono diritti e vengono massacrati da una polizia sempre più brutale, che riceve l'appoggio dei padroni dell'EXPO e delle istituzioni locali e nazionali.
Ma la quotidianità è segnata da moltissimi altri episodi: in Via Pietro Crespi, a due passi da via Padova, in un quartiere dove migliaia di lavoratori italiani e "stranieri" convivono, un intero palazzo abitato da decine di lavoratori immigrati viene preso di mira da carabinieri e polizia.
Diverse perquisizioni in grande stile terroristico, e fatte apposta per essere messe sotto i riflettori dei media (a giugno ci sono le elezioni europee), vengono attuate con la scusa di cercare armi e droga; il solito grimaldello che serve per poter perquisire qualsiasi posto senza avere alcun mandato. Quello che trovano sono solo lavoratori che aspettano di andare al lavoro; li terrorizzano, alcuni rischiano di perdere il posto di lavoro faticosamente trovato. Ma questo non basta: schedature e deportazioni di massa vengono attuate in puro stile nazista riempiendo caserme, questure e cpt.
A tutto questo vanno aggiunte le perquisizioni sulle linee dei mezzi pubblici da parte della polizia locale che continuano ad intervalli più o meno regolari.
Insomma a Milano si respira un clima incandescente e intollerabile.
E in questo clima nasce la manifestazione antirazzista del primo maggio.
Ad essa, oltre a centinaia di immigrati della zona, partecipano decine di lavoratori arrivati da via Crespi. Ci sono i protagonisti delle lotte alla Bennett di Origgio, della DHL di Corte Olona che, con il Sindacato di Base Slai Cobas, hanno vinto importanti battaglie, ci sono i lavoratori della ex Breda e degli esposti all'amianto che da sempre portano avanti lotte per la sicurezza sui posti di lavoro e sul territorio, interpreti veri di lotte unitarie tra lavoratori italiani e di altri paesi.
Ma c'erano anche tanti giovani, ragazze e ragazzi con cartelli che richiamavano alle lotte per la chiusura dei CPT, alle violenze contro gli immigrati, alle persecuzioni dei Rom. Giovani compagne e compagni che davano anche un segnale di passaggio generazionale della lotta, con un obiettivo chiaro; quello antiautoritario e dell'autorganizzazione. Non mancavano anche i rappresentanti di organizzazioni più attente ai processi reali e non di potere.
Gli slogan più urlati sono stati "Permesso di soggiorno per tutti" "il nemico è in casa nostra, sono i governi e i padroni", "chiusura di tutte le galere e di tutti i CPT", " via l'esercito e la polizia nei quartieri".
L'incontro con il quartiere è stato festoso e positivo; il corteo al passaggio nella centralissima via Padova si è ingrossato, molti immigrati si sono fatti coraggio e hanno partecipato attivamente a questa giornata di lotta tutt'altro che retorica.
Il comitato ha lavorato bene in questi mesi. Non ci fermeranno certo i fogli di via, le denunce, le provocazioni di cui, quotidianamente, siamo oggetto sia noi sia gli immigrati che alzano la testa.
Oggi Milano, in via Padova, il 1° Maggio ha ripreso a vivere come momento di lotta e non come festa istituzionale o come kermesse festaiola.
Sarebbero contenti anche coloro che hanno dato la vita per la liberazione dallo sfruttamento, come i 5 anarchici che furono uccisi a Chicago nel 1887, a cui dobbiamo questa giornata di lotta che in tanti vorrebbero abolire o, ancora peggio, privare di senso e contenuti.
Chi non ha memoria non ha futuro!!!!

Anto
Commissione Antirazzista della FAI

Verona

Quest'anno il primo maggio coincideva con il primo anniversario dell'assassinio, per mano fascista, di Nicola Tommasoli; così è stata occasione per un corteo antifascista che, partendo dal cuore di Veronetta, il quartiere multietnico di Verona, ha raggiunto Porta Leoni il luogo dell'infame e mortale aggressione. Lungo il percorso, sono state effettuate alcune tappe utili per rinnovare la memoria dell'intolleranza: al cinema Enbassi, dove vennero sgomberate alcune famiglie di migranti; a Ponte Navi, per commentare la targa all'onorevole squadrista Nicola Pasetto; davanti alla chiesa di S.Tomaso, occupata per alcuni giorni dai rom già scacciati da Boscomantico; il cortile del tribunale da cui furono sgomberati i senzatetto; piazza Viviali, davanti al bar Posta dove lo scorso gennaio avvenne una vile aggressione da parte di un manipolo di tifosi nazi dell'Hellas. All'arrivo a Porta Leoni, il circa mezzo migliaio di manifestanti ha intonato Bella Ciao, rompendo la normalità degli avventori dei locali di quella zona teatro dell'omicidio. Un omicidio che, iniziando a rimuovere la lapide dedicata a Nicola, in troppi – a partire dal sindaco Tosi – vorrebbero archiviare.
 
UN reporter

Carrara

Carrara ormai è abituata, una volta l'anno, a risvegliarsi a suon di musica:
sono gli anarchici!
Una volta l'anno non sono le campane del fratacchione di turno, quelle che un tempo scandivano la giornata dei cavatori, e che ancora oggi si ostinano inutili a voler segnalare la loro infausta presenza a tutta la popolazione, ma sono le nostre canzoni a svegliarla.
E anche quest'anno sono stat* in molt* ad accorrere alla piazza, lentamente, con calma in una giornata di operosa liberazione dal e del lavoro.
Fin dalle otto i compagni erano impegnati per addobbare, con le bandiere dei gruppi storici locali, il palco e "la vecchia carretta", il fidato pickup da cava che ogni anno, in prima ridotta, apre il corteo per le strade del centro.
La musica va avanti e la piazza si veste in rosso e nero.
Tocca ad Italino Rossi aprire il comizio a nome dei gruppi carraresi con una breve e puntuale nota storica e il tradizionale resoconto delle iniziative e delle lotte in corso, soffermandosi in particolar modo sulla questione del Palazzo Politeama, sull'archivio del Germinal e sulla vergognosa e tutta politica nomina del nuovo presidente della locale Accademia di Belle Arti; dopo è la volta di Giovanni Pedrazzi dei Cobas del Marmo che illustra lo scempio ad opera della triplice del nuovo contratto del settore: "un contratto storico" a detta dei firmatari. E sarà infatti la storia a fare il ragguaglio di tutte le sconfitte che questi signori dalla penna facile hanno, anche in questa occasione, perpetrato ai danni dei lavoratori: noi siamo pronti, la battaglia è aperta.
Urbano, a nome del comitato lavoratori cileni esiliati introduce il discorso sulla situazione dei rifugiati, quest'anno è stato naturale dedicare più di un pensiero ai nostri fratelli migranti, ai clandestini, ai senza diritti. Concetti approfonditi poi anche da Walter Siri nel suo significativo intervento che si è sviluppato partendo da alcune righe del programma di Malatesta, per poi soffermarsi sui principi fondamentali della lotta di classe, ovvero indipendenza da istituzioni, partiti e partitini, per quanto rossi ed operai, l'autorganizzazione e la gestione diretta delle lotte nella progettualità dell'autogestione generalizzata della nuova società: una società basata, appunto, sulla cooperazione e la solidarietà, rispettosa dell'ambiente in cui vive, capace di valorizzare e non sfruttare le risorse naturali e l'ambiente, una società in cui la proprietà privata sia abolita, in cui il diritto all'uso di mezzi e beni sia regolata dal principio che è la base del comunismo: da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.
Soffermandosi ancora una volta sull'importanza della lotta con e a fianco degli immigrati, ricordando come a Torino, a Milano, a Bologna, a Trapani, a Palermo e in tante altre città i nostri compagni e le nostre compagne sono in prima fila negli organismi di lotta dei lavoratori immigrati.
A sostegno, ancora una volta, dell'autonomia di questi movimenti dalle varie chiese o patronati che ne vogliono fare delle docili masse di manovra, a sostegno sempre dell'autoorganizzazione, dell'indipendenza e delle loro rivendicazioni dal quadro legislativo.
Un quadro legislativo ogni giorno sempre più asfissiante ed autoritario; e dove non bastano le guardie o l'esercito, arrivano le truppe di complemento: i leghisti, i fascisti, le teste rasate e dietro, a spingerli, finanziarli, coccolarli, di nuovo loro: i benestanti e benpensanti borghesi.
Rammentando che con questi presupposti, forse, ancora una volta, saremo chiamati ad una dura lotta contro un fascismo montante e alla minaccia di una nuova "grande guerra".
Dopo pochi minuti il corteo è pronto a partire, seppur con qualche fuori tema e non invitata bandiera rossa (evidentemente nella zona, dopo i mancati tentativi elettoralistici, accodarsi agli anarchici è l'unico modo per ottenere un po' di visibilità, anche per i nipotini di Stalin) e, ancora più numeroso degli anni passati, si snoda attraverso la città per la deposizione delle corone alle varie lapidi e ai monumenti della nostra storia, davanti al monumento ad Alberto Meschi è Manù, del Gruppo Germinal, a ricordare degnamente la figura del sindacalista e a dare l'ennesima tirata d'orecchie a sindaco, giunta e sindacati confederali, e ancora avanti verso il duomo per la lapide a Giordano Bruno, dove, come per tutta la durata del corteo, le note della N€banda si sono alternate a quelle degli altoparlanti per gli ormai classici stornelli anticlericali, le campane non hanno suonato…
Dopo la sbicchierata in piazza Gino Lucetti (già piazza Alberica) e quel po' di pecorino e fave tanto per fermare un minimo l'appetito, alla spicciolata, il corteo si è sparso verso il parco della padula, appena sopra la città dove musica cibo e convivialità varie sono continuate fino a dopo le nove di sera.
Un ringraziamento e un abbraccio a tutt* i/le partecipanti, e a tutt* quei/lle compagn* che hanno contribuito alla buona riuscita di questa gioiosa giornata di lotta libertaria...
Viva l'anarchia!
Viva il primo maggio anarchico!

RedC

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