"Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte"
I Martiri di Chicago
Stiamo
vivendo anni terribili: la crisi economica mondiale sconquassa le
dinamiche solidaristiche di classe costruite faticosamente dalle lotte
operaie e proletarie negli ultimi decenni.
Gli stati e i governi
con le loro associazioni padronali ed economiche, legali e criminali,
manovrano la crisi per far pagare il conto ai lavoratori di tutto il
mondo.
Non è retorica dire " lavoratori di tutto il mondo".
A Milano come ad Istanbul, a Madrid, a Shangai i lavoratori provengono da ogni angolo della terra e hanno i medesimi problemi.
In
ogni nazione vige lo sfruttamento capitalista e milioni di sfruttati
stanno soffrendo per dare benessere a una minoranza di privilegiati;
affaristi, banchieri, trafficanti di ogni genere... Ciò significa che
ogni centimetro quadrato del globo terrestre è un luogo da liberare.
Il nemico è in casa nostra
Sono i padroni e i loro governi
Questo è lo striscione che apriva la manifestazione del 1° Maggio a Milano.
Circa 1000 persone hanno partecipato al corteo.
Un
1° Maggio nato all'insegna della lotta internazionalista e con un
obiettivo chiaro: ricostruirne il suo tessuto solidaristico e
rivoluzionario originario sintetizzato dallo slogan "sfruttati di tutto
il mondo unitevi".
Il Comitato Antirazzista Milanese insieme con
il Sindacato di Base Slai Cobas e il Comitato per la Salute e la
Sicurezza nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, hanno promosso una
mobilitazione per la mattina.
Appuntamento era in via dei Transiti
dove esiste la più antica occupazione di case di Milano, ma anche dove,
da 15 anni, pratica l'Ambulatorio Medico Popolare.
L'AMP è una
struttura autorganizzata e autogestita da medici per garantire cure e
assistenza gratuita ai cittadini provenienti da tutte le parti del
mondo; cure che spesso lo stato italiano rifiuta.
L'Amp non è
una struttura assistenziale e caritatevole, ma vuole costruire con il
suo intervento una presa di coscienza e di capacità autorganizzativa e
solidaristica da parte degli utenti e con gli utenti.
L'Amp è in questo momento sotto l'attacco del comune con uno sfratto politico.
In
questi ultimi mesi si è vista una recrudescenza degli attacchi contro
chiunque manifesti dissenso o comportamenti "fuori norma": il Comune di
Milano, con i suoi accoliti, cerca di rendere la vita dei cittadini un
inferno continuo.
Inferno che viene costruito con i mezzi più
brutali, anche sgomberi di intere comunità. La campagna di odio portata
avanti dalla Lega e dai fascisti che governano Milano ha portato allo
sgombero del campo rom del cavalcavia di Bacula. Sicuramente quello era
un posto infame per vivere, ma la soluzione è stata il nulla e gli
abitanti sono stati buttati in mezzo alla strada, senza alcun posto
dove andare e avendo perso anche le poche cose di cui disponevano.
Non
è stata migliore la sorte dei rifugiati di guerra del Corno d'Africa,
che venerdì 17 aprile avevano occupato un vecchio albergo in disuso a
Bruzzano, periferia nord di Milano. 300 persone, donne, uomini e
bambini, tutti con i permessi di rifugiati in regola, chiedono diritti
e vengono massacrati da una polizia sempre più brutale, che riceve
l'appoggio dei padroni dell'EXPO e delle istituzioni locali e nazionali.
Ma
la quotidianità è segnata da moltissimi altri episodi: in Via Pietro
Crespi, a due passi da via Padova, in un quartiere dove migliaia di
lavoratori italiani e "stranieri" convivono, un intero palazzo abitato
da decine di lavoratori immigrati viene preso di mira da carabinieri e
polizia.
Diverse perquisizioni in grande stile terroristico, e
fatte apposta per essere messe sotto i riflettori dei media (a giugno
ci sono le elezioni europee), vengono attuate con la scusa di cercare
armi e droga; il solito grimaldello che serve per poter perquisire
qualsiasi posto senza avere alcun mandato. Quello che trovano sono solo
lavoratori che aspettano di andare al lavoro; li terrorizzano, alcuni
rischiano di perdere il posto di lavoro faticosamente trovato. Ma
questo non basta: schedature e deportazioni di massa vengono attuate in
puro stile nazista riempiendo caserme, questure e cpt.
A tutto
questo vanno aggiunte le perquisizioni sulle linee dei mezzi pubblici
da parte della polizia locale che continuano ad intervalli più o meno
regolari.
Insomma a Milano si respira un clima incandescente e intollerabile.
E in questo clima nasce la manifestazione antirazzista del primo maggio.
Ad
essa, oltre a centinaia di immigrati della zona, partecipano decine di
lavoratori arrivati da via Crespi. Ci sono i protagonisti delle lotte
alla Bennett di Origgio, della DHL di Corte Olona che, con il Sindacato
di Base Slai Cobas, hanno vinto importanti battaglie, ci sono i
lavoratori della ex Breda e degli esposti all'amianto che da sempre
portano avanti lotte per la sicurezza sui posti di lavoro e sul
territorio, interpreti veri di lotte unitarie tra lavoratori italiani e
di altri paesi.
Ma c'erano anche tanti giovani, ragazze e ragazzi
con cartelli che richiamavano alle lotte per la chiusura dei CPT, alle
violenze contro gli immigrati, alle persecuzioni dei Rom. Giovani
compagne e compagni che davano anche un segnale di passaggio
generazionale della lotta, con un obiettivo chiaro; quello
antiautoritario e dell'autorganizzazione. Non mancavano anche i
rappresentanti di organizzazioni più attente ai processi reali e non di
potere.
Gli slogan più urlati sono stati "Permesso di soggiorno
per tutti" "il nemico è in casa nostra, sono i governi e i padroni",
"chiusura di tutte le galere e di tutti i CPT", " via l'esercito e la
polizia nei quartieri".
L'incontro con il quartiere è stato
festoso e positivo; il corteo al passaggio nella centralissima via
Padova si è ingrossato, molti immigrati si sono fatti coraggio e hanno
partecipato attivamente a questa giornata di lotta tutt'altro che
retorica.
Il comitato ha lavorato bene in questi mesi. Non ci
fermeranno certo i fogli di via, le denunce, le provocazioni di cui,
quotidianamente, siamo oggetto sia noi sia gli immigrati che alzano la
testa.
Oggi Milano, in via Padova, il 1° Maggio ha ripreso a
vivere come momento di lotta e non come festa istituzionale o come
kermesse festaiola.
Sarebbero contenti anche coloro che hanno dato
la vita per la liberazione dallo sfruttamento, come i 5 anarchici che
furono uccisi a Chicago nel 1887, a cui dobbiamo questa giornata di
lotta che in tanti vorrebbero abolire o, ancora peggio, privare di
senso e contenuti.
Chi non ha memoria non ha futuro!!!!
Anto
Commissione Antirazzista della FAI
Quest'anno
il primo maggio coincideva con il primo anniversario dell'assassinio,
per mano fascista, di Nicola Tommasoli; così è stata occasione per un
corteo antifascista che, partendo dal cuore di Veronetta, il quartiere
multietnico di Verona, ha raggiunto Porta Leoni il luogo dell'infame e
mortale aggressione. Lungo il percorso, sono state effettuate alcune
tappe utili per rinnovare la memoria dell'intolleranza: al cinema
Enbassi, dove vennero sgomberate alcune famiglie di migranti; a Ponte
Navi, per commentare la targa all'onorevole squadrista Nicola Pasetto;
davanti alla chiesa di S.Tomaso, occupata per alcuni giorni dai rom già
scacciati da Boscomantico; il cortile del tribunale da cui furono
sgomberati i senzatetto; piazza Viviali, davanti al bar Posta dove lo
scorso gennaio avvenne una vile aggressione da parte di un manipolo di
tifosi nazi dell'Hellas. All'arrivo a Porta Leoni, il circa mezzo
migliaio di manifestanti ha intonato Bella Ciao, rompendo la normalità
degli avventori dei locali di quella zona teatro dell'omicidio. Un
omicidio che, iniziando a rimuovere la lapide dedicata a Nicola, in
troppi – a partire dal sindaco Tosi – vorrebbero archiviare.
UN reporter
Carrara ormai è abituata, una volta l'anno, a risvegliarsi a suon di musica:
sono gli anarchici!
Una
volta l'anno non sono le campane del fratacchione di turno, quelle che
un tempo scandivano la giornata dei cavatori, e che ancora oggi si
ostinano inutili a voler segnalare la loro infausta presenza a tutta la
popolazione, ma sono le nostre canzoni a svegliarla.
E anche
quest'anno sono stat* in molt* ad accorrere alla piazza, lentamente,
con calma in una giornata di operosa liberazione dal e del lavoro.
Fin
dalle otto i compagni erano impegnati per addobbare, con le bandiere
dei gruppi storici locali, il palco e "la vecchia carretta", il fidato
pickup da cava che ogni anno, in prima ridotta, apre il corteo per le
strade del centro.
La musica va avanti e la piazza si veste in rosso e nero.
Tocca
ad Italino Rossi aprire il comizio a nome dei gruppi carraresi con una
breve e puntuale nota storica e il tradizionale resoconto delle
iniziative e delle lotte in corso, soffermandosi in particolar modo
sulla questione del Palazzo Politeama, sull'archivio del Germinal e
sulla vergognosa e tutta politica nomina del nuovo presidente della
locale Accademia di Belle Arti; dopo è la volta di Giovanni Pedrazzi
dei Cobas del Marmo che illustra lo scempio ad opera della triplice del
nuovo contratto del settore: "un contratto storico" a detta dei
firmatari. E sarà infatti la storia a fare il ragguaglio di tutte le
sconfitte che questi signori dalla penna facile hanno, anche in questa
occasione, perpetrato ai danni dei lavoratori: noi siamo pronti, la
battaglia è aperta.
Urbano, a nome del comitato lavoratori cileni
esiliati introduce il discorso sulla situazione dei rifugiati,
quest'anno è stato naturale dedicare più di un pensiero ai nostri
fratelli migranti, ai clandestini, ai senza diritti. Concetti
approfonditi poi anche da Walter Siri nel suo significativo intervento
che si è sviluppato partendo da alcune righe del programma di
Malatesta, per poi soffermarsi sui principi fondamentali della lotta di
classe, ovvero indipendenza da istituzioni, partiti e partitini, per
quanto rossi ed operai, l'autorganizzazione e la gestione diretta delle
lotte nella progettualità dell'autogestione generalizzata della nuova
società: una società basata, appunto, sulla cooperazione e la
solidarietà, rispettosa dell'ambiente in cui vive, capace di
valorizzare e non sfruttare le risorse naturali e l'ambiente, una
società in cui la proprietà privata sia abolita, in cui il diritto
all'uso di mezzi e beni sia regolata dal principio che è la base del
comunismo: da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i
suoi bisogni.
Soffermandosi ancora una volta sull'importanza della
lotta con e a fianco degli immigrati, ricordando come a Torino, a
Milano, a Bologna, a Trapani, a Palermo e in tante altre città i nostri
compagni e le nostre compagne sono in prima fila negli organismi di
lotta dei lavoratori immigrati.
A sostegno, ancora una volta,
dell'autonomia di questi movimenti dalle varie chiese o patronati che
ne vogliono fare delle docili masse di manovra, a sostegno sempre
dell'autoorganizzazione, dell'indipendenza e delle loro rivendicazioni
dal quadro legislativo.
Un quadro legislativo ogni giorno sempre
più asfissiante ed autoritario; e dove non bastano le guardie o
l'esercito, arrivano le truppe di complemento: i leghisti, i fascisti,
le teste rasate e dietro, a spingerli, finanziarli, coccolarli, di
nuovo loro: i benestanti e benpensanti borghesi.
Rammentando che
con questi presupposti, forse, ancora una volta, saremo chiamati ad una
dura lotta contro un fascismo montante e alla minaccia di una nuova
"grande guerra".
Dopo pochi minuti il corteo è pronto a partire,
seppur con qualche fuori tema e non invitata bandiera rossa
(evidentemente nella zona, dopo i mancati tentativi elettoralistici,
accodarsi agli anarchici è l'unico modo per ottenere un po' di
visibilità, anche per i nipotini di Stalin) e, ancora più numeroso
degli anni passati, si snoda attraverso la città per la deposizione
delle corone alle varie lapidi e ai monumenti della nostra storia,
davanti al monumento ad Alberto Meschi è Manù, del Gruppo Germinal, a
ricordare degnamente la figura del sindacalista e a dare l'ennesima
tirata d'orecchie a sindaco, giunta e sindacati confederali, e ancora
avanti verso il duomo per la lapide a Giordano Bruno, dove, come per
tutta la durata del corteo, le note della N€banda si sono alternate a
quelle degli altoparlanti per gli ormai classici stornelli
anticlericali, le campane non hanno suonato…
Dopo la sbicchierata
in piazza Gino Lucetti (già piazza Alberica) e quel po' di pecorino e
fave tanto per fermare un minimo l'appetito, alla spicciolata, il
corteo si è sparso verso il parco della padula, appena sopra la città
dove musica cibo e convivialità varie sono continuate fino a dopo le
nove di sera.
Un ringraziamento e un abbraccio a tutt* i/le
partecipanti, e a tutt* quei/lle compagn* che hanno contribuito alla
buona riuscita di questa gioiosa giornata di lotta libertaria...
Viva l'anarchia!
Viva il primo maggio anarchico!
RedC