Umanità Nova, n.18 del 10 maggio 2009, anno 89

Terremoti e prevenzione


Il testo rappresenta una delle prime note informative sulle cause del terremoto e su quello che dovrebbe essere approntato per affrontare adeguatamente il rischio sismico.
E' stato redatto a cura dei Geologi del Laboratorio EcoAmbientale di Forte Prenestino di Roma in seguito all'incontro avuto il 17 Aprile con gli abitanti del campo di Fossa, organizzato dai compagni e dalle compagne dello Spazio Libero 51 di L'Aquila. Con questo testo inauguriamo una pratica che avevamo annunciato: qui leggete un sunto, il testo completo lo trovate su Umanità Nova on-line: http://isole.ecn.org/uenne/inedicola.html
Pensiamo sia utile questa segnalazione sulle pagine cartacee per i contenuti tecnici del rapporto e per il proposito chiaramente espresso di dare vita ad una gestione autonoma dal territorio.
 
TERREMOTI E PREVENZIONE
 
Il 17 aprile 2009, in seguito al terremoto de L'Aquila, si è svolta, nel campo di Fossa, la prima assemblea pubblica convocata dallo Spazio Libero 51 di L'Aquila e dai geologi del Laboratorio Eco-Ambientale del Forte Prenestino. L'assemblea ha avuto lo scopo di informare i/le partecipanti riguardo le dinamiche geologiche che generano i terremoti e riguardo le cause principali che portano al collasso dei manufatti durante i terremoti stessi. Si è cercato, inoltre, di discutere gli scenari futuri possibili, marcando il dibattito su una ricostruzione eco-sensibile che porti ad una gestione autonoma del territorio, in virtù delle grandi potenzialità ecologiche territoriali. Di seguito vengono riportate, in estrema sintesi, le tematiche tecniche sviluppate nell'assemblea.
[…] In particolare, la penisola italiana si è formata dalla collisione tra la placca tettonica africana e quella europea e dalla collisione tra la placca tirrenica e quella adriatica. Le prime due placche si sono unite e sollevate, formando la catena alpina, mentre le seconde hanno formato due archi di […] collisione e scivolamento di una placca sotto l'altra, quello dell'Appennino settentrionale e quello dell'Appennino meridionale e calabro-siciliano.
Attualmente questi archi continuano a sollevare la catena appenninica e generano la maggior parte dei terremoti della penisola. Tutta la fascia appenninica si trova, quindi, in una zona di sutura tra due placche in cui le rocce che occupano la parte superficiale della crosta terrestre vengono coinvolte prevalentemente in movimenti orizzontali compressivi e, secondariamente, in movimenti orizzontali trascorrenti e rotativi al contatto dei due archi, in Italia centrale.
[…]
Quello che ha colpito la zona de L'Aquila, la cui scossa principale ha avuto una profondità dell'ipocentro di circa 9 km ed una magnitudo inferiore ai 6 gradi della scala Richter, in altri paesi sismici, come ad esempio il Giappone, molto probabilmente non avrebbe provocato nemmeno dei lievi danni architettonici e forse avrebbe spinto gli impiegati di un ufficio ad avere la scusa per andare a bere un tè! Questo perché in Giappone gli edifici vengono costruiti con criteri antisismici in quanto si è investito sulla sicurezza strutturale delle abitazioni anche in senso dinamico. In Italia, invece, pur essendo note le aree sismicamente attive (Appennino e gran parte della Sicilia) non vengono praticati i criteri costruttivi e ristrutturativi adeguati in senso antisismico.
In realtà nel nostro paese le leggi e le normative tecniche per costruire in zona sismica ci sono (vedi tutte le NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI che si sono susseguite nel tempo fin dagli anni '70 e che sono culminate ad oggi nel DM 14/01/2008). Solo che, al solito, tali leggi vengono spesso disattese, specialmente nella fase realizzativa degli edifici, perché costruire con i giusti criteri antisismici ha un costo maggiore e le imprese edili realizzano spesso maggiori guadagni risparmiando sul materiale e sulle tecniche costruttive, pur ricevendo compensi per manufatti antisismici.
[…]
Sulla base dei dati sperimentali si può passare alla fase progettuale di una nuova struttura o all'adeguamento di una struttura già esistente. A seconda dei casi si potranno usare nuovi materiali o migliorare le caratteristiche dei materiali in posto (nei centri storici o nelle vecchie case in muratura). Una delle caratteristiche importanti nella scelta del materiale è la leggerezza; più una struttura è pesante e più le forze sismiche che la investiranno saranno grandi.
Un'altra caratteristica importante è la deformabilità; il materiale si deve cioè deformare il più possibile ritardando al massimo, in termini di quantità di sforzo, il punto di collasso totale. I materiali devono essere in grado di dissipare l'energia attraverso le oscillazioni elastiche e, qualora questa aumenti oltrepassando il campo elastico della deformazione, devono essere in grado di assorbire l'energia attraverso le deformazioni plastiche, senza arrivare al collasso strutturale. Da questo punto di vista i materiali con un comportamento fragile (come il calcestruzzo), se non hanno alti livelli di resistenza non sono idonei, perché hanno un ristretto campo di deformabilità elastica e specialmente plastica.
Sembra che uno dei materiali che racchiuda in sé la maggior parte delle caratteristiche antisismiche sia il legno, specialmente quello "lamellare", con cui è possibile costruire anche travi molto più lunghe di quelle in calcestruzzo, con ottime caratteristiche di resistenza e deformabilità.
La muratura semplice, costituita da elementi resistenti artificiali (laterizi) o naturali (blocchi di roccia) è svantaggiosa per la sua pesantezza e disomogeneità, con molte linee di debolezza (la malta) rispetto alla resistenza dei blocchi, che provocano la concentrazione degli sforzi sismici.
Tuttavia è con questo materiale che sono costruiti la maggior parte degli edifici storici dei centri abitati italiani, anche quelli in zona sismica, quindi, è a partire da questo materiale che si dovrebbe iniziare l'adeguamento antisismico.
[…]
Che significa una struttura antisismica in calcestruzzo fatta bene?
Innanzitutto devono essere rispettate le dimensioni degli elementi resistenti, travi e pilastri, che la normativa antisismica prevede siano maggiori nelle zone a rischio sismico.
[…]
È importante sottolineare che qualsiasi caratteristica dei materiali da costruzione e delle strutture con essi realizzate, può essere controllata, sia in fase costruttiva che ad opera finita. […]
Purtroppo il maggiore ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza strutturale degli edifici è rappresentato dalle brame di profitto degli imprenditori edili, perché controllare tecnicamente l'operato delle imprese di costruzione italiane significherebbe impedire loro di realizzare quella fetta di guadagni che scaturisce dalla mancata applicazione di tecniche costruttive adeguate al rischio sismico, seppure queste siano già state previste dal capitolato d'appalto e quindi conteggiate economicamente. Spesso anche in quelle grandi opere, dove sembrerebbe maggiore il controllo della qualità strutturale e dei materiali, ciò non si realizza concretamente a causa delle connivenze economiche tra amministratori pubblici, professionisti e imprese. Un intero blocco sociale duro a morire perché catalizzatore di enormi interessi finanziari e produttivi. Per cui si assiste a finti controlli, o a controlli mirati, dove è l'impresa costruttrice a indicare al "controllore" quali elementi indagare.
D'altronde, cosa ci si può aspettare da un sistema dove chi sceglie e paga il laboratorio preposto ai controlli è la stessa impresa costruttrice, cioè colei che dovrebbe essere controllata? Il minimo è una situazione di sudditanza del controllore.
È evidente, però, che la responsabilità delle vittime del terremoto de L'Aquila non ricade soltanto su quelle imprese costruttrici che non hanno voluto il bene della comunità, ma anche sulla classe politico-scientifica, incapace di organizzare aiuti tempestivi alla popolazione e insensibile alle opinioni non accademiche. Infatti, davanti ai dubbi sollevati dal tecnico Giuliani, il gotha scientifico italiano è stato in grado solo di rispondere che l'aumento dell'emissione del Radon e lo sciame sismico che da ottobre del 2008 veniva registrato nell'area, non per forza dovevano far pensare al verificarsi di un evento catastrofico.
[…]
Perché si è risolto il tutto con un'oretta di riunione dove sono state dette una serie di ovvietà sulla pericolosità della situazione, senza però decidere niente? (vedi il verbale della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo 2009 su http://abruzzo.indymedia.org/article/6327). Perché Bertolaso si è sentito in dovere di dare dell'imbecille al tecnico Giuliani, comunicando una denuncia per procurato allarme nei suoi confronti?. Chi è Bertolaso? Perché si è fatto un gran parlare degli sciacalli? Chi sono i veri sciacalli e speculatori del terremoto in Abruzzo? Dopo quello che è successo si potrebbe creare un precedente giudiziario denunciando la protezione civile per "MANCATO procurato allarme" o per "supponente e manifesto menefreghismo"? …ma, al di là della rabbia e del senso di impotenza che tutti noi abbiamo di fronte a tutto questo, si può lavorare per rendere possibile l'autonomia del territorio distrutto dal sisma, per far diventare quei paesi distrutti dei villaggi ecologici che si autosostengono (attraverso  la realizzazione di pannelli solari, termici ed elettrici, la rivalutazione di una microeconomia agricola) per non sottostare più alle leggi del più becero consumismo sciacallo. Si può lavorare per fare uscire le persone dai campi di "incivili protezionismi civili", perché quelle persone si riprendano la loro socialità e dignità di uomini e donne.
Perché non sia l'ennesimo disastro culturale di questo paese.
 
I Geologi del Laboratorio Eco-Ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino

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