Il testo rappresenta una delle
prime note informative sulle cause del terremoto e su quello che
dovrebbe essere approntato per affrontare adeguatamente il rischio
sismico.
E' stato redatto a cura dei Geologi
del Laboratorio EcoAmbientale di Forte Prenestino di Roma in seguito
all'incontro avuto il 17 Aprile con gli abitanti del campo di Fossa,
organizzato dai compagni e dalle compagne dello Spazio Libero 51 di
L'Aquila. Con questo testo inauguriamo una pratica che avevamo
annunciato: qui leggete un sunto, il testo completo lo trovate su
Umanità Nova on-line: http://isole.ecn.org/uenne/inedicola.html
Pensiamo sia utile questa
segnalazione sulle pagine cartacee per i contenuti tecnici del rapporto
e per il proposito chiaramente espresso di dare vita ad una gestione
autonoma dal territorio.
TERREMOTI E PREVENZIONE
Il 17 aprile 2009, in seguito al terremoto de L'Aquila, si è
svolta, nel campo di Fossa, la prima assemblea pubblica convocata dallo
Spazio Libero 51 di L'Aquila e dai geologi del Laboratorio
Eco-Ambientale del Forte Prenestino. L'assemblea ha avuto lo scopo di
informare i/le partecipanti riguardo le dinamiche geologiche che
generano i terremoti e riguardo le cause principali che portano al
collasso dei manufatti durante i terremoti stessi. Si è cercato,
inoltre, di discutere gli scenari futuri possibili, marcando il
dibattito su una ricostruzione eco-sensibile che porti ad una gestione
autonoma del territorio, in virtù delle grandi
potenzialità ecologiche territoriali. Di seguito vengono
riportate, in estrema sintesi, le tematiche tecniche sviluppate
nell'assemblea.
[…] In particolare, la penisola italiana si è formata dalla
collisione tra la placca tettonica africana e quella europea e dalla
collisione tra la placca tirrenica e quella adriatica. Le prime due
placche si sono unite e sollevate, formando la catena alpina, mentre le
seconde hanno formato due archi di […] collisione e scivolamento di una
placca sotto l'altra, quello dell'Appennino settentrionale e quello
dell'Appennino meridionale e calabro-siciliano.
Attualmente questi archi continuano a sollevare la catena appenninica e
generano la maggior parte dei terremoti della penisola. Tutta la fascia
appenninica si trova, quindi, in una zona di sutura tra due placche in
cui le rocce che occupano la parte superficiale della crosta terrestre
vengono coinvolte prevalentemente in movimenti orizzontali compressivi
e, secondariamente, in movimenti orizzontali trascorrenti e rotativi al
contatto dei due archi, in Italia centrale.
[…]
Quello che ha colpito la zona de L'Aquila, la cui scossa principale ha
avuto una profondità dell'ipocentro di circa 9 km ed una
magnitudo inferiore ai 6 gradi della scala Richter, in altri paesi
sismici, come ad esempio il Giappone, molto probabilmente non avrebbe
provocato nemmeno dei lievi danni architettonici e forse avrebbe spinto
gli impiegati di un ufficio ad avere la scusa per andare a bere un
tè! Questo perché in Giappone gli edifici vengono
costruiti con criteri antisismici in quanto si è investito sulla
sicurezza strutturale delle abitazioni anche in senso dinamico. In
Italia, invece, pur essendo note le aree sismicamente attive (Appennino
e gran parte della Sicilia) non vengono praticati i criteri costruttivi
e ristrutturativi adeguati in senso antisismico.
In realtà nel nostro paese le leggi e le normative tecniche per
costruire in zona sismica ci sono (vedi tutte le NORME TECNICHE PER LE
COSTRUZIONI che si sono susseguite nel tempo fin dagli anni '70 e che
sono culminate ad oggi nel DM 14/01/2008). Solo che, al solito, tali
leggi vengono spesso disattese, specialmente nella fase realizzativa
degli edifici, perché costruire con i giusti criteri antisismici
ha un costo maggiore e le imprese edili realizzano spesso maggiori
guadagni risparmiando sul materiale e sulle tecniche costruttive, pur
ricevendo compensi per manufatti antisismici.
[…]
Sulla base dei dati sperimentali si può passare alla fase
progettuale di una nuova struttura o all'adeguamento di una struttura
già esistente. A seconda dei casi si potranno usare nuovi
materiali o migliorare le caratteristiche dei materiali in posto (nei
centri storici o nelle vecchie case in muratura). Una delle
caratteristiche importanti nella scelta del materiale è la
leggerezza; più una struttura è pesante e più le
forze sismiche che la investiranno saranno grandi.
Un'altra caratteristica importante è la deformabilità; il
materiale si deve cioè deformare il più possibile
ritardando al massimo, in termini di quantità di sforzo, il
punto di collasso totale. I materiali devono essere in grado di
dissipare l'energia attraverso le oscillazioni elastiche e, qualora
questa aumenti oltrepassando il campo elastico della deformazione,
devono essere in grado di assorbire l'energia attraverso le
deformazioni plastiche, senza arrivare al collasso strutturale. Da
questo punto di vista i materiali con un comportamento fragile (come il
calcestruzzo), se non hanno alti livelli di resistenza non sono idonei,
perché hanno un ristretto campo di deformabilità elastica
e specialmente plastica.
Sembra che uno dei materiali che racchiuda in sé la maggior
parte delle caratteristiche antisismiche sia il legno, specialmente
quello "lamellare", con cui è possibile costruire anche travi
molto più lunghe di quelle in calcestruzzo, con ottime
caratteristiche di resistenza e deformabilità.
La muratura semplice, costituita da elementi resistenti artificiali
(laterizi) o naturali (blocchi di roccia) è svantaggiosa per la
sua pesantezza e disomogeneità, con molte linee di debolezza (la
malta) rispetto alla resistenza dei blocchi, che provocano la
concentrazione degli sforzi sismici.
Tuttavia è con questo materiale che sono costruiti la maggior
parte degli edifici storici dei centri abitati italiani, anche quelli
in zona sismica, quindi, è a partire da questo materiale che si
dovrebbe iniziare l'adeguamento antisismico.
[…]
Che significa una struttura antisismica in calcestruzzo fatta bene?
Innanzitutto devono essere rispettate le dimensioni degli elementi
resistenti, travi e pilastri, che la normativa antisismica prevede
siano maggiori nelle zone a rischio sismico.
[…]
È importante sottolineare che qualsiasi caratteristica dei
materiali da costruzione e delle strutture con essi realizzate,
può essere controllata, sia in fase costruttiva che ad opera
finita. […]
Purtroppo il maggiore ostacolo alla diffusione della cultura della
sicurezza strutturale degli edifici è rappresentato dalle brame
di profitto degli imprenditori edili, perché controllare
tecnicamente l'operato delle imprese di costruzione italiane
significherebbe impedire loro di realizzare quella fetta di guadagni
che scaturisce dalla mancata applicazione di tecniche costruttive
adeguate al rischio sismico, seppure queste siano già state
previste dal capitolato d'appalto e quindi conteggiate economicamente.
Spesso anche in quelle grandi opere, dove sembrerebbe maggiore il
controllo della qualità strutturale e dei materiali, ciò
non si realizza concretamente a causa delle connivenze economiche tra
amministratori pubblici, professionisti e imprese. Un intero blocco
sociale duro a morire perché catalizzatore di enormi interessi
finanziari e produttivi. Per cui si assiste a finti controlli, o a
controlli mirati, dove è l'impresa costruttrice a indicare al
"controllore" quali elementi indagare.
D'altronde, cosa ci si può aspettare da un sistema dove chi
sceglie e paga il laboratorio preposto ai controlli è la stessa
impresa costruttrice, cioè colei che dovrebbe essere
controllata? Il minimo è una situazione di sudditanza del
controllore.
È evidente, però, che la responsabilità delle
vittime del terremoto de L'Aquila non ricade soltanto su quelle imprese
costruttrici che non hanno voluto il bene della comunità, ma
anche sulla classe politico-scientifica, incapace di organizzare aiuti
tempestivi alla popolazione e insensibile alle opinioni non
accademiche. Infatti, davanti ai dubbi sollevati dal tecnico Giuliani,
il gotha scientifico italiano è stato in grado solo di
rispondere che l'aumento dell'emissione del Radon e lo sciame sismico
che da ottobre del 2008 veniva registrato nell'area, non per forza
dovevano far pensare al verificarsi di un evento catastrofico.
[…]
Perché si è risolto il tutto con un'oretta di riunione
dove sono state dette una serie di ovvietà sulla
pericolosità della situazione, senza però decidere
niente? (vedi il verbale della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo
2009 su http://abruzzo.indymedia.org/article/6327). Perché
Bertolaso si è sentito in dovere di dare dell'imbecille al
tecnico Giuliani, comunicando una denuncia per procurato allarme nei
suoi confronti?. Chi è Bertolaso? Perché si è
fatto un gran parlare degli sciacalli? Chi sono i veri sciacalli e
speculatori del terremoto in Abruzzo? Dopo quello che è successo
si potrebbe creare un precedente giudiziario denunciando la protezione
civile per "MANCATO procurato allarme" o per "supponente e manifesto
menefreghismo"? …ma, al di là della rabbia e del senso di
impotenza che tutti noi abbiamo di fronte a tutto questo, si può
lavorare per rendere possibile l'autonomia del territorio distrutto dal
sisma, per far diventare quei paesi distrutti dei villaggi ecologici
che si autosostengono (attraverso la realizzazione di pannelli
solari, termici ed elettrici, la rivalutazione di una microeconomia
agricola) per non sottostare più alle leggi del più
becero consumismo sciacallo. Si può lavorare per fare uscire le
persone dai campi di "incivili protezionismi civili", perché
quelle persone si riprendano la loro socialità e dignità
di uomini e donne.
Perché non sia l'ennesimo disastro culturale di questo paese.
I Geologi del Laboratorio Eco-Ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino