Umanità Nova, n.18 del 10 maggio 2009, anno 89

Afghanistan. Omicidio colposo? Minimo preterintenzionale!


I titoli dei giornali. "…Herat, militari italiani sparano Uccisa bimba di 13 anni, tre feriti ..".
I commenti: tragico incidente.
I precedenti: Afghanistan, Iraq, Bosnia, Serbia, Kossovo, Libano, Somalia.

Il solito "fuoco amico" che colpisce gli inermi o fa fuori gli "impiccioni" come Calipari.
La logica della guerra che viene rivendicata dalla patriottarda compagine di governo e dall'altrettanto sciovinista opposizione con tanto di benedizione del capo dello stato.
E, soprattutto, la logica di militari invasati e ben remunerati che, come succede a pattuglie cittadine o autostradali si macchiano di "eccesso di zelo".
Quella afgana è una guerra dimenticata che si sta combattendo da decine di anni nella quale le truppe del "mondo libero" hanno sostituito, assumendone tutte le modalità e gli esiti, i soldati russi.
Oscurata dal conflitto iracheno, oscurata dalle tensioni iraniane, messa in secondo piano dalle guerre in Libano e Palestina. Ma tant'è: in Afghanistan capita di morire ad un posto di blocco e a sparare sono quei soldati inviati dal governo italiano in missione di pace.
Come dimostrano le citazioni (che riportiamo di seguito) del signor ministro Massimo D'Alema, questi signori dichiarano che l'impegno internazionale dell'Italia serve a portare la pace nel mondo, a difendere le popolazioni dalla barbarie dei "signori della guerra", per la buona pace di chi ancora gli dà credito ma poi si affrettano a precisare che l'esercito  viene mantenuto e impiegato per difendere gli interessi della nazione "là dove vengono messi in discussione".
E per la difesa di questi interessi nazionali i militari con il tricolore possono ammazzare e ammazzano anche donne e bambine inermi.
Ridicole sono le dichiarazioni a difesa dell'"incidente": pioveva, la visibilità era scarsa, l'auto non ha risposto all'alt.
Troppe volte le abbiamo lette e sentite per prestarvi fede.
Ancora dichiarazioni che mettono in evidenza l'imbarazzo da una parte e la sfrontatezza dall'altra; dichiara il generale Bartolini: "...Noi siamo qui per il bene del popolo afghano. Questa tragedia non rovinerà i rapporti, non giudicate questo incidente come se fosse avvenuto a Roma, in questa zona siamo continuamente sotto attacco"
Così come la tragica ricorrenza di una Corolla crivellata di colpi ci fa mettere in evidenza come ci sono sempre due verità (a volte anche tre o quattro). Sulla Corolla di Bagdad c'era un funzionario dello stato e lo stato, in quel caso, cercò (per quanto in modo a dir poco pusillanime) di fare "piena luce"; sulla Corolla di Herat c'erano persone "nemiche" che chiederanno, invano, allo stato di fare "piena luce".
Sono passati pochi giorni dall'annuncio dell'invio di nuove truppe in Afghanistan a sostegno dell'estensione del fronte verso il Pakistan; ne aveva dato il primo annuncio il ministro degli esteri Frattini, l'aveva confermato Berlusconi dopo il suo "faccia a faccia" con Obama, il parlamento, supino, l'aveva deliberato con l'approvazione dell'opposizione.
Ma sulla politica internazionale non c'è opposizione, gli interessi nazionali sono by-partisan. Se uno non ci credesse basterebbe che leggesse queste brevi note: "…la pattuglia di soldati non si è accorta di aver ferito alcuno. Ha incrociato la macchina, sparato e poi ha proseguito la marcia. I soldati non si sono fermati: forse è una consuetudine da seguire in casi del genere. Sta di fatto che la notizia della morte della bambina è arrivata parecchio tempo dopo al comando. Di certo, morti come queste fanno soffrire molto e allontanano il raggiungimento della pace. Posso testimoniare che grande importanza viene riservata dai nostri militari ai rapporti con i civili - ha detto Rosato - ma non possiamo dimenticare che qui in Afghanistan siamo in guerra"
Chi parla è Rosato del PD. Di seguito alcuni eloquenti brani di D'Alema sul ruolo dell'esercito italiano nei Balcani che, è bene ricordarlo, ha comportato anche il bombardamento aereo.

w.s.

KOSOVO 1999: UNA GUERRA SINISTRA


"Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei settantotto giorni del conflitto, il terzo paese, dopo gli Stati Uniti (che hanno fatto la parte del leone con l'80% delle forze) e la Francia, e prima della Gran Bretagna […] parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri cinquantadue aerei, delle nostre navi. L'Italia si trovava veramente in prima linea.

[…] Nel breve tempo del mio governo questo è stato un evento eccezionale: il primo vero conflitto combattuto in Europa dalla fine della guerra fredda. Sancisce l'inizio di un'epoca, ne segnala tutti i pericoli e le sfide. E' destinato a lasciare tracce profonde. Essersi trovati a fare i conti con questo evento straordinario è senza dubbio la pagina più importante del governo.

[…] Sul Kosovo bisogna aggiungere che è stata un'operazione «bipartisan», sostenuta da maggioranze e opposizioni in tutti i paesi della Nato. Penso che i governi di sinistra abbiano saputo gestirla con minor rischio di lacerazione nelle opinioni pubbliche. Comunque la destra ha sostenuto l'operazione con senso di responsabilità, e quindi la guerra non è mai diventata oggetto di campagna elettorale".

(Massimo d'Alema, brani tratti da Kosovo. Gli italiani e la guerra, Mondadori, Milano 1999)

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