La polemica mediatica intorno alla conferenza Durban 2 sul razzismo
ha confermato che la xenofobia è, prima di tutto, istituzionale.
Non per niente una potenza come gli Stati Uniti non poteva che
declinare l'invito per motivi puramente affaristici, seguita a ruota da
nazioni con più o meno interessi vari, dalla Germania
all'Australia. Ad esempio, i Paesi Bassi hanno pensato che il razzismo
si può combattere con l'ultimo giocattolo per bambine (la Barbie
col velo islamico, per la gioia della miliardaria società degli
emirati "Dubai NewBoy"). In Italia, invece, dove il ministro Frattini
dichiara che il nostro non è uno stato razzista, oltre a
introdurre aule scolastiche e mezzi pubblici distinti per italiani ed
immigrati, appare sul tavolo del ministro Maroni un'ordinanza
anti-burqa della prefettura di Pesaro dopo che un sindaco leghista si
è indignato vedendo nella "sua" città (Fermignano) donne
musulmane passeggiare in burqa, mentre è quotidiana norma
osservare il sacrestano di Vigevano passeggiare con una svastica sul
braccio.
La gara di retorica che si è innescata tra i rappresentanti dei
vari Stati, ha visto protagonista il Vaticano, in una manovra ad ampio
raggio, che va dai vari accordi politici ed economici all'imperialismo
evangelico in Africa e all'unione dei vari fondamentalismi religiosi.
Per quanto "il Foglio" e/o il suo direttore filo-sionista possano dir
male della presenza vaticana al meeting, mons. Silvano Tomasi,
osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite di Ginevra,
ha avuto un ruolo cruciale nell'incontro internazionale. Oltre a
proporre la "Santa Sede" come mediatore tra le parti, che
aumenterà notevolmente la sua influenza non solo sui tavoli Onu,
ma su tutte le organizzazioni internazionali, fa inserire nel documento
finale tra le possibili concause del razzismo l'eugenetica, la
selezione embrionale e l'aborto come ipotetiche discriminazioni
prenatali.
Ovviamente, come stato teocratico, non poteva mancare la sua influenza
sullo sviluppo delle discriminazioni religiose, evidenziando
soprattutto i diritti delle religioni abramitiche e condannando
categoricamente ogni forma di cristianofobia e islamofobia.
Sono finiti i tempi in cui il monarca cacciava relativisti e
comunità religiose, ed affermava che l'unica verità che
garantiva la salvezza eterna era il cattolicesimo. Ora, tra un paio di
scarpe "Prada" e un ridicolo cappello colorato, egli prova il vestito
da portarsi nel suo viaggio in Palestina indossando una kefiah Olp di
Arafat, proprio nei giorni in cui la commissione di lavoro bilaterale
permanente tra lo Stato di Israele e il Vaticano si riuniva presso il
Ministero degli Affari Esteri di Gerusalemme "per proseguire i
negoziati sull' "Accordo Finanziario" riguardante questioni fiscali e
di proprietà", come dichiarato in un comunicato stampa.
Ma tra i doni ricevuti per il 25° anniversario della consegna della
croce e quelli affaristici di Israele, Ratzinger e il segretario per i
rapporti con gli Stati, l'arciv. Dominique Mamberti hanno accolto anche
il segretario generale della Lega degli Stati Arabi, Amre Moussa, che
la scorsa settimana aveva firmato in Vaticano il Memorandum of
Understanding con lo Stato pontificio. Il documento garantisce al
Vaticano agibilità politica in medio Oriente, cooperazione e
dialogo interreligioso con la Lega Araba, che ebbe esperienza di
mediazione durante la guerra in Iraq, e che quindi può avere un
ruolo importante nello sfruttare il conflitto israeliano-palestinese.
L'ex ministro degli esteri egiziano, Moussa, che punta su Gaza (ha
espresso, nell'ambito della presidenza italiana del G8, un forte
ringraziamento a Berlusconi per il generoso contributo economico
italiano alla conferenza sulla ricostruzione della città), ha
assicurato a mons. Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto e
delegato della Santa Sede presso l'Organizzazione della Lega degli
Stati Arabi, un lungimirante intervento evangelico sul territorio. Per
fare questo, però, le due più grandi organizzazioni del
fondamentalismo religioso devono tener conto anche della confraternita
dei Fratelli musulmani, ideologicamente vicina ad Hamas, che ha sede
principale in Egitto e centinaia di filiali in tutto il mondo, e che in
passato non avevano gradito l'atteggiamento anti-islamico di Ratzinger.
Una rete contorta che, se ben tessuta, estenderebbe il dogmatismo
cattolico anche ai Paesi mediorientali e renderebbe ancora più
difficile il percorso verso l'emancipazione individuale.
'Gnazio