Umanità Nova, n.20 del 24 maggio 2009, anno 89

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Appello Canapisa 2009

 Nove anni fa si costituiva a Pisa il comitato promotore di una street-parade a cui fu dato il simbolico nome di canapisa, che, ogni ultimo sabato di maggio, invade gioiosamente la città per testimoniare il valore della pianta canapa. Dopo nove anni la posizione del comitato su questo specifico tema non è cambiata. Le false accuse a questa pianta continuano a imperversare ingiustamente, per questo le nostre richieste sono univoche e chiare: libertà di coltivazione per qualsiasi uso (ricreativo, medico, alimentare, manifatturiero, ornamentale, energetico ecc.) E scarcerazione di tutti i detenuti per reati connessi alla canapa. Riconoscimento della canapa come risorsa e bene facente parte della natura e a disposizione dell'intera umanità.
Quest'anno però Canapisa, oltre al tema della canapa, dell'uso delle sostanze psicoattive e della repressione dei comportamenti ad esso correlati, tratterà del controllo sociale che da una parte produce stili di vita standardizzati, conformi alla società così com'è, e dall'altra reprime tutto ciò che è diverso, "non conforme", deviante e soprattutto critico e alternativo all'idea di società dominante.
Storicamente, in questa riflessione, possiamo inserire le lotte per l'emancipazione delle donne, l'autodeterminazione dei gay e delle lesbiche, di liberazione tutti i popoli e minoranze oppresse accanto a quelle per il superamento dei manicomi.
In questa scia vogliamo che si inserisca idealmente Canapisa. Ai nostri occhi sono evidenti i tentativi dell'apparato statale di negare i diritti civili storicamente acquisiti, a partire da quelli sul lavoro fino ad arrivare a quelli sulla libera circolazione delle persone e delle idee. Con le politiche sulla sicurezza vengono violati anche i diritti umani più elementari: i dispositivi di produzione, controllo e manipolazione della coscienza umana, messi in campo dai governi, per rendere possibile tutto ciò, hanno posto le basi a un annullamento della memoria storica e alla diffusione di un senso di paura ed insicurezza generalizzato che spesso sfocia in xenofobia e, ancora, nella rinuncia dei propri diritti in cambio di una sicurezza ilusoria. La memoria storica collettiva, bene comune di un'intera società, risultato millenario dell'attività di socializzazione del sapere di molte generazioni, viene sempre più manipolata, riscritta, reinventata, rivista, revisionata dall'opera dei governi locali e nazionali.
La tesi proibizionista, secondo la quale una libera discussione sulle sostanze equivale a pubblicità per le sostanze illegali e a un incentivo alla loro diffusione, ha dato vita a imponenti, capillari e costose campagne d'informazione sulle droghe con il fine di terrorizzare i più giovani. Il risultato: aumento della produzione e dei consumi di sostanze illecite. Ma conseguenza ancora più grave di questa orgia oscurantista è il freno posto alla ricerca, allo sviluppo delle conoscenze in materia e alla libera circolazione del sapere insieme alla negazione delle libertà individuali, sino ad arrivare a quelle più intime, anche quando queste rientrano nella logica del rispetto degli altri e soprattutto non ledono le libertà altrui.
Basta con le menzogne. Non si può rimanere a guardare. Se le istituzioni non sanno, non vogliono o non possono intervenire in maniera sensata per superare il problema droga è necessaria un'azione autonoma degli stessi consumatori (users) che si organizzano per la salvaguardia della loro salute e della loro libertà, in altre parole della loro stessa vita ed esistenza. Il compito di chi si sente coinvolto in prima persona nella questione non può che essere quello di favorire l'informazione, la nascita e la diffusione di una cultura dell'uso critico e consapevole, capace di neutralizzare i disastri causati dall'ignoranza provocata dal proibizionismo.

Osservatorio  Antiproibizionista/canapisa crew


30 Maggio: mobilitazione antifascista a Venezia

La storia del sestiere popolare di Cannaregio ha visto molte importanti pagine della lotta contro il fascismo, dal 1921 sino al 1945.
In Cannaregio, infatti, aveva sede il Circolo Ferrovieri in calle Priuli assaltato, nell'aprile del '21, durante una spedizione degli squadristi tricolorati e vi fu anche una combattiva sezione degli Arditi del popolo che rese difficile l'agibilità dei fascisti nel sestiere. Durante il Ventennio, fu sempre considerata una zona ribelle e ostile al regime di Mussolini; tanto che l'8 settembre del 1943, l'iniziativa popolare impedì la deportazione dei "marinaretti" della Scuola di meccanica dell'Arsenale, grazie soprattutto al coraggio delle donne che, al ponte delle Guglie, misero in salvo i ragazzi condotti incolonnati verso la stazione per essere consegnati ai militari tedeschi.
Nel 1944, per rappresaglia a un'azione partigiana, i repubblichini di Salò uccisero per strada cinque persone sospettate di antifascismo (Ubaldo Belli, Luigi Borgato, Bruno Crovato, Piero Favretti, Augusto Picutti) e un'altra (Giuseppe Tramontin) venne gravemente ferita tanto da essere ritenuta morta dai fascisti: ancora oggi nel sestiere vi sono le lapidi che ricordano il loro assassinio. Inoltre in Cannaregio, nel Ghetto, vi è la lapide che ricorda la deportazione e lo sterminio di 230 ebrei veneziani (solo 8 tornarono vivi dai lager nazisti), tra cui tanti bambini, servilmente rastrellati dai fascisti italiani.
E' in questo sestiere che, per il prossimo 30 maggio, è stata convocata una manifestazione del partitino d'estrema destra Movimento Sociale - Fiamma Tricolore. Il carattere neofascista di tale formazione, oltre a essere testimoniato dal coinvolgimento in innumerevoli aggressioni, è pubblicamente rivendicato dai suoi stessi dirigenti nazionali e regionali, tra i quali il noto picchiatore Puschiavo, già fondatore del Veneto Front Skinhead: anche il coordinatore veneziano Roberto Quintavalle ha infatti sottolineato che i suoi camerati "portano avanti l'idea e la tradizione dal 1946" . Alleata della Fiamma, è comparsa la Lega Lombardo Veneta, gruppo marginale del venetismo ma fortemente razzista, al punto da valorizzare l'istituzione del Ghetto ebraico ai tempi della Serenissima Repubblica.
L'annunciato corteo della Fiamma Tricolore, indetto per ripristinare "la sovranità nazionale e veneta" a Venezia contro l'immigrazione, aldilà della brevità del suo percorso blindato, sarà comunque il primo corteo fascista in laguna dopo la Liberazione e, per di più, proprio nel sestiere di Cannaregio.
In nome dei valori della Resistenza e dell'antirazzismo, quindi, per il 30 maggio è prevista a Venezia una giornata di mobilitazione di tutte le realtà antifasciste per contrastare, con ogni mezzo necessario, tale offensiva adunata.
 
Per info:
Aranea – Rete veneta di comunicazione anarchica
www.autistici.org/aranea

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